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Vangelo secondo Luca 12,35-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

PRONTI…

Pronti a che? Siamo presi dalle nostre cose: scadenze, impegni, lavori. E anche disagi, paure, sospetti. Chiusi in una prigione di cose da fare e di progetti da immaginare. Invece, Gesù ci domanda di essere pronti a riconoscerlo. Quando? Egli viene nell’istante che viviamo, nell’amore che cerchiamo, nella fatica che sosteniamo, nel pericolo che evitiamo. Gesù è la presenza buona che ci accompagna in ogni momento della giornata. Sorprenderci di Lui, e gioirne, dona uno slancio nuovo ad ogni iniziativa.

Vangelo secondo Luca 11,15-26

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

ROVESCIAMENTO

Il bene che Gesù opera, agli occhi degli oppositori diventa male. E’ il rovesciamento della verità e della realtà, lo stesso procedimento che oggi viene praticato all’inverso, quando il male diventa bene, il delitto diventa diritto: è il caso dell’aborto e dell’eutanasia, delle guerre ‘preventive’ o per ‘esportare la democrazia’. Le leggi che le propongono e le piazze che le acclamano, diventano forme di usurpazione della libertà e della vita. Richiamano le leggi e le piazze che acclamavano il nazismo e simili.

Vangelo secondo Luca 11,5-13

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

PIENEZZA DEL ROSARIO

Qual è il contenuto del Rosario? I misteri della vita di Gesù: i fatti accaduti a Maria e a Giuseppe nell’accoglierlo e vivere con Lui bambino; Il racconto della sua missione pubblica, e poi la dolorosissima passione e morte e quindi la resurrezione, ascensione e missione dello Spirito Santo e infine la gloria di Maria. Il ritmo dell’Ave Maria è il binario sul quale scorre il lungo treno dell’invocazione che affida tutta la nostra vita: un abbraccio, una compagnia.

Vangelo secondo Luca 8,16-18

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

LA GRAZIA DELLA LUCE

Una luce che c’è, fa chiaro a tutti. Una vita cristiana che c’è, si vede. Diventa testimonianza e annuncio. Il cristianesimo non è dottrina segreta, ma presenza che conforma la vita. Questo può avere due effetti. Il primo è la conversione di altre persone. Il secondo effetto, parallelo a questo, è l’opposizione e l’odio, che possono trasformarsi in persecuzione. E’ accaduto ai martiri coreani che ricordiamo oggi, e continua ad accadere oggi. Perseverare nella testimonianza, è grande grazia.

Vangelo secondo Matteo 9,9-13

 

In quel tempo Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

UN UOMO LIBERO

 

Gesù è un uomo libero. A chi di noi sarebbe venuto in mente di aggregare alla nostra compagnia, lanciata in missione, un uomo come Matteo, intrigato in soldi e affari?

Chi di noi, trovandosi nella condizione di Matteo, avrebbe la libertà di spirito di seguire subito colui che ci chiama? E’ uno straordinario gioco di libertà, capace di raggiungere ogni persona e di entrare nel cuore del mondo. Gesù, è Lui il Salvatore. Chiama chi vuole e come vuole. E’ bello dirgli sì.

 

Vangelo secondo Matteo 9,1-8

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

LIBERI DAL MALE

Ancora una barca, una riva, una città. Un uomo malato e un incontro di salvezza. Non solo la guarigione, ma la liberazione dal male profondo della vita. Il peccato – qualunque esso sia - toglie libertà e mobilità. Il perdono è lo sguardo di Dio che dice: ti voglio bene, abbandona la barella, la prigione che ti condiziona, torna alla tua vera casa. Noi tutti – paralitici almeno un po’ – saltiamo di gioia e ringraziamo chi ci ha condotto davanti al Signore liberatore.

Vangelo secondo Giovanni 15,12-17

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

AMORE E AMICIZIA

Solo una esperienza autenticamente umana può suggerire a Gesù queste parole. Egli ci mostra in che cosa consiste l’amore: non solo un sentimento e un’attrattiva. Piuttosto, il dono della propria persona, fino a dare la vita per gli amici. E l’amicizia, che cos’è? E’ la strada per consegnare all’altro il ‘segreto’ della propria vita, come Gesù, che fa conoscere agli amici ‘tutto ciò che ha udito dal Padre suo’. Gesù realizza queste parole nella sua esperienza umana. Guardando Lui, impariamo a vivere l’amore e l’amicizia.

 

Vangelo secondo Giovanni 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

PERCHE’ CERCARE GESU’

Cerchiamo Dio perché può fare miracoli, dandoci il pane da mangiare a la salute da recuperare. Poi abbiamo fame ancora, e ancora la salute decade. Di che abbiamo bisogno per vivere? In questo momento e nel nostro futuro immediato e lontano abbiamo bisogno della sua presenza e della sua compagnia, per vivere con dignità e pace in tempo di fame e di sazietà, di malattia e di salute. Occorre ricercare i segni che Lo fanno riconoscere presente e ci salva oggi.

Vangelo secondo Luca 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

UN NUOVO INCONTRO

Quel giorno capita di tutto. Corse, sorprese, pianti, apparizioni. Incredulità e fede. Lo documentano perfettamente i due discepoli del Signore che tornano via da Gerusalemme, per niente convinti della testimonianza delle donne e di Pietro e Giovanni. La sorpresa li coglie in cammino. In due tappe: il viandante che si unisce a loro e spiega le Scritture; la sosta al villaggio e il suo spezzare il pane. Accade anche a noi la stessa cosa: solo un nuovo incontro cambia il cuore.

I COLORI DELLA RISURREZIONE

Mi scorre davanti agli occhi l'avvenimento della risurrezione nella sequenza colorata di quattro dipinti famosi.

Nel primo, Pietro e Giovanni corrono al sepolcro con la velocità e l'affanno di chi è sorpreso da una notizia impossibile, che vuole subito verificare.

 

Il secondo quadro vede i due apostoli all’arrivo al sepolcro, sbigottiti e commossi davanti al lenzuolo che copriva il corpo di Gesù.

Nel terzo dipinto la figura del Risorto si staglia imponente sopra il sepolcro come un monumento di vittoria.

 

Ed ecco nel quarto dipinto la Maddalena protendere le braccia verso Gesù che le si presenta risorto e la allontana mentre quasi la tocca.

Eugène Burnand, nel 1898, Giovanni Francesco Romanelli nel 1640, Piero della Francesca nel 1450, Giotto nel 1303 ci conducono a ritroso nel tempo fino alla corsa della Maddalena e di Pietro e Giovanni, e poi al loro incontro con il Signore, che nessuno ha potuto scorgere nel momento stesso in cui è uscito dal sepolcro. L'istante della risurrezione appartiene al mistero del seme che, morto e sepolto, spunta improvvisamente dal terreno e germoglia alla vita del sole. Da quel primo istante, la risurrezione di Cristo si espande nel tempo e nello spazio come dal primo big-bang che dà origine all’universo. Si insinua nel terriccio del cuore di uomini e donne, e va a germogliare in vaste aree del mondo, fino a condurre la creazione al punto omega della Sua ultima Venuta. Nell’attesa di questa nuova nascita - dice San Paolo - la creazione geme e soffre nelle doglie del parto. “Sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce; spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un'altra via”, racconta Eliot. Le nostre umane ferite sono le ferite del risorto. Nel nostro drammatico ‘frattempo’, Cristo risorto si rende presente. Viene a toccare la storia di tanti piccoli uomini e donne che manifestano nella loro carne risanata un raggio della sua nuova vita. ‘Si rende sperimentabile, per l’uomo di ogni giorno, nella Sua forza redentrice di tutta l’esistenza del singolo e della storia umana, nel cambiamento radicale di chi si imbatte in Lui, e come la Maddalena e i primi discepoli, lo segue”, annuncia don Giussani. “La luce onde s’infiora vostra sustanza, rimarrà con voi etternalmente’ afferma Dante, come “l’orizzonte che si rischiari” sopra e dentro di noi. E ancora Dante ci garantisce che la nostra speranza è ‘uno attendere certo della gloria futura’. Più che nelle tele dei grandi pittori, la risurrezione risplende di luce e colore nel fluire della nostra umana avventura.

Don Angelo

Nuova Scintilla, 4 aprile 2021