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Lunedì 13 luglio 2026, + Sant’Enrico II, imperatore, 973 – Bamberga, Germania, 13 luglio 1024
Vangelo secondo Matteo 10,34-11,1I
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
GESU’ AL CENTRO
Queste parole di Gesù tagliano ogni pretesa di chi vuole mettere se stesso al centro. Non possediamo gli altri, e neppure noi stessi. Né possiamo lasciarci possedere da nessuno che non sia Dio stesso. Qui c’è la scelta di Benedetto che raduna i monaci, di Francesco che abbandona il padre e le ricchezze, e di un numero sterminato di donne e uomini che amano Gesù e per amore suo amano e servono il prossimo, nella consacrazione religiosa, nella vita di famiglia e di lavoro.
12 Luglio 2026 XV DOMENICA, Tempo ordinario, Anno A: omelia
Sabato 11 luglio 2026 + San Benedetto da Norcia, abate, patrono d’Europa – Festa – Norcia (Perugia), 480 – Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543
Vangelo secondo Matteo 19,27-29
In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
RICOSTRUIRE IL MONDO
Il Vangelo praticato crea nuove forme di vita e di socialità. Per Benedetto, dapprima è una fuga dalla confusione e dalla distrazione di Roma, in solitudine. Poi diventa una scelta di vita comunitaria, specificata da una regola che forma la struttura della persona e della comunità: un ordine della vita personale e dei rapporti comunitari, dove tutto è orientato a Dio: mente, cuore, attività, convivenza. Anche il mondo attorno impara a vivere.
Venerdì 8 maggio 2026 + BEATA VERGINE del Santo Rosario di Pompei + Beati 19 Martiri d’Algeria, beatificati nel 2018, Algeria, 1994/1996
Mercoledì 29 Aprile 2026 + Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, patrona d’Italia, Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380 + Beata Itala Mela, oblata benedettina, La Spezia, 28 agosto 1904 – 29 aprile 1957
Vangelo secondo Matteo 11,25-30
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
CATERINA: L’AMORE PIU’ GRANDE
C’è un’altra sapienza, rispetto alle furbizie e alle strategie del potere, della cupidigia, dell’avarizia. E’ la sapienza di un cuore libero e appassionato, disposto a consegnarsi all’amore più grande, per il quale vivere e morire. Caterina è pervasa da questo amore e invasa da questa sapienza. Anche quando non viene riconosciuta e apprezzata in casa sua e lavora umilmente; anche quando entra nella scena del mondo, parla ai potenti e consola i sofferenti, circondata da tanti amici e attratta dall’amore di Cristo.
Giovedi 16 Aprile 2026, II.a settimana di Pasqua; + Santa Bernardetta Soubirous, veggente delle apparizioni di Maria, Lourdes, 7 gennaio 1844 – Nevers, 16 aprile 1879
Vangelo secondo Giovanni 3,31-36
Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
LUCE DI SALVEZZA
Nel dialogo con Nicodemo, sapiente di Israele, Gesù porta il discorso fino al cielo, lì dove sgorga la sua origine: “Egli attesta ciò che ha visto e udito” nel rapporto infinitamente amorevole con il Padre. Accettando la testimonianza di Gesù, anche noi partecipiamo alla eterna vita, e a nostra volta testimoniamo ‘quello che abbiamo visto e udito’ in Gesù, al quale il Padre ‘ha dato in mano ogni cosa’ perché la comunicasse al mondo. Una comunicazione di salvezza.
Martedì 3 marzo 2026; + San Tiziano di Brescia, vescovo, m. Brescia, 540 + Sant’Anselmo di Nonantola, abate, m. 3 marzo 803
Vangelo secondo Matteo 23,1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
SENZA SCOLLAMENTO
Persone scollegate: parole e insegnamento non corrispondono alla vita e vanno ad appesantire il cammino delle persone a cui ci si rivolge. Non è in gioco un’impossibile perfetta coerenza tra le parole e la pratica, quanto piuttosto l’adesione sincera e la tensione a vivere ciò che annunciamo, nell’unità con il Maestro e con il Padre da cui provengono la vita, l’insegnamento morale, la grazia per praticarlo. L’unità in noi stessi e con l’origine ci rendono veri ed efficaci.
Mercoledì 28 gennaio 2026; + San Tommaso D’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa, Roccasecca, Frosinone, 1225 circa – Fossanova, Latina, 7 marzo 1274; + San Giuseppe Freinademetz, sacerdote missionario, Oies, Val Badia, Bolzano, 15 aprile 1852 – Taickianckwang, Cina, 28 gennaio 1908
Vangelo secondo Marco 4,1-20
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
TOMMASO: IL CENTO PER UNO
Se c’è una persona che ha portato frutto con la parola di Dio seminata nella sua vita, questi è Tommaso d’Aquino. Egli ha accolto e spiegato tutto il mistero cristiano, inserendolo ed esprimendolo in categorie razionali e ordinate, in modo che la teologia - che deriva dalla fede - sia una vera scienza documentata. Tuttavia, il suo amore a Cristo e la sua santità superano la sua immensa dottrina, che alla fine della vita egli considerava come paglia da bruciare….
14 Dicembre 2025, III DOMENICA DI AVVENTO, anno A – GAUDETE; + San Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa, Fontiveros, Spagna, 1540 – Ubeda, Spagna, 14 dicembre 1591
Vangelo secondo Matteo 11,2-11
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
SEI TU COLUI CHE DEVE VENIRE?
‘Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?’ Quante cose, quante persone, quante novità attendiamo? Che cosa e chi risponde al nostro desiderio e al nostro bisogno? L’Avvento ci riporta alle sorgenti, ci propone nuovamente l’iniziativa di Dio per la salvezza nostra e del mondo. Riconosciamo i segni della sua venuta nella testimonianza di tanti fratelli e sorelle che vivono la fede e la carità. Disponiamoci ad accogliere la grazia del sacramento della confessione e decidiamo una particolare azione di accoglienza e carità.