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Vangelo di Matteo 16,13-13

In quel tempo Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

“QUESTO CRISTO”

E’ cosa buona imbattersi periodicamente nella domanda che Gesù rivolge ai suoi discepoli. La risposta non può essere data una volta per tutte. Nasce invece dall’esperienza di ogni giorno, e ogni giorno va sottoposta a verifica. Soprattutto per quel che segue: “questo Cristo” percorre la via della croce, per giungere alla risurrezione. Così vale anche per il discepolo, che ogni giorno deve chiedere la grazia di seguire ‘questo Cristo’ reale, e non l’idea che si è fatta di Lui.

Vangelo di Matteo 15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

LA FEDE ALLA PROVA

In sintonia con la logica del tempo, Gesù prende le distanze dal grido della donna straniera. Né si adegua alla logica sbrigativa dei discepoli. Le sue riserve e le sue resistenze sollecitano la fede di quella donna, che si difende replicando a tono a Gesù che la provoca. Questo episodio provoca anche noi. A volte Dio sembra resistere alle nostre invocazioni. Ci domandiamo: un figlio si arrende o insiste nella domanda? A Maria viene attribuita una 'onnipotenza supplice'.

Vangelo di Matteo 14,22-36

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

CAMMINARE SULLE ACQUE

Camminare sulle acque: si può? Gesù può. E anche noi possiamo, per la fede in Lui che ci sostiene. Pietro si lancia, con il solito entusiasmo. E subito cede, con il solito timore. La fede non è solo un impeto fugace, ma una costante fiducia che permette di superare tutti i marosi della vita, sostenuti dallo sguardo di Gesù e anche afferrati dal suo braccio. La preghiera e la compagnia dei fratelli: questa è la voce, questo è il braccio di Gesù oggi per noi.

Vangelo di Matteo 14,13-21

In quel tempo, avendo udito (della morte di Giovanni Battista), Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

DONARE è MOLTIPLICARE

La lettura continua del Vangelo di Matteo nei giorni feriali si intreccia con il racconto della moltiplicazione dei pani in Giovanni. Gesù risponde di rimbalzo ai discepoli che vorrebbero congedare la folla: “Voi stessi date da mangiare!”. Come? I nostri cinque pani e due pesci basterebbero appena per accontentare malamente qualche persona. Consegnati a Gesù, diventano cibo sufficiente per molte migliaia di persone. Una logica straordinaria: i tuoi beni, la tua vita donata a Gesù, sfamano un mondo. Donare è moltiplicare.

 

Vangelo secondo Giovanni  6,24-35

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

L’ESPERIENZA DEL BENE PIU’ GRANDE

Un passaggio fondamentale: dal pane che Gesù dà, al pane che Gesù è. Di che cosa abbiamo bisogno per vivere? Cibo, ricchezze, cose, e persino ogni persona amata, niente risponde al desiderio e al bisogno del cuore. Gesù propone se stesso, domandando di credere in Lui, mandato dal Padre. ‘Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete’. E’ l’esperienza dei santi: Alfonso e la ‘pratica di amare Gesù Cristo’; il Curato d’Ars e chi si confessava da lui. Lo testimoniano tanti cristiani.

 

Vangelo secondo Matteo 14,1-12

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

 

IL PRINCIPIO DELLA VITA

 

La lettura continua del Vangelo di Matteo intercetta la storia drammatica del Battista, anticipo e premonizione della passione di Gesù. Per tutti i santi vale il raffronto con Gesù. L’amore a Gesù, e prima ancora l’attrattiva per la sua persona, è via di santità. Accadde a Ignazio di Loyola. Rimasto ferito in battaglia, non aveva altro modo per passare il tempo se non la lettura; e non aveva altri libri a disposizione, se non il Vangelo e la vita dei santi. Il principio di tutto.

Vangelo secondo Matteo 13,54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

CONOSCERE GESU’

Chi può dire di conoscere veramente Gesù? Non solo nelle circostanze storiche della sua vita. Non solo per la conoscenza dottrinale sulla sua persona. Conoscerlo come si conosce una persona che si ama e di cui si diventa familiari: per esperienza diretta. Conoscere per quello che la persona esercita sulla tua vita, per una convivenza che ti accompagna di giorno in giorno e, dentro i giorni, e segnala il compimento del tuo destino. Questa è una grande grazia, alla quale aprire il cuore con umile domanda.

Vangelo secondo Giovanni 11,19-27

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

GLI AMICI DI GESÙ

Citati nel Vangelo di Luca, e più abbondantemente in quello di Giovanni, Marta, Maria e Lazzaro, fratelli che risiedevano a Betania, vicino Gerusalemme, sono per Gesù un ‘luogo umano’ di amicizia. “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella Maria e a Lazzaro” (Gv11,5). Questa amicizia ospitale, ricca di episodi, consola Gesù e libera Lazzaro dalla morte. Una cosa grandiosa e vera per la vita, l’amicizia: accoglie, sostiene, corregge; ci libera da noi stessi e ci sospinge verso il vero Amico, Gesù stesso.

Vangelo secondo Matteo 13,44-46

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

ALLA RICERCA DEL TESORO

Tutti alla ricerca del tesoro. Viviamo per questo! Occorre vedere se si tratta di un sasso che luccica e di una farfalla che vola. Cerchiamo un punto stabile, un amore durevole, un motivo valevole. Non teorie, che restano astratte, né possesso di cose, che non riempiono l’anima. Ogni cosa bella e ogni persona vera aprono la strada che porta al vero tesoro: Colui che ha in mano il nostro destino, la nostra felicità, il nostro presente e il nostro futuro. Il tesoro è Gesù.