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Vangelo secondo Giovanni 6,16-21

Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

LA TRAVERSATA

Dopo il miracolo dei pani e prima del discorso di Gesù sul pane di vita, avviene la traversata del lago. I discepoli salgono in barca da soli, e trovano il mare agitato. Gesù, improvvisamente, li raggiunge camminando sulle acque. La traversata è compiuta. E’ un segno della traversata della vita e del passaggio dal pane da mangiare al cibo promesso per dare la vita. Noi ci siamo, con il nostro bisogno e la nostra fatica. Ma è Gesù che arriva, ci sorprende, e ci salva.

Vangelo secondo Giovanni 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

IL SEGNO DEL PANE

Dopo il segno del Battesimo nell’acqua e nello Spirito nel dialogo con Nicodemo, l’evangelista Giovanni propone il segno del pane: Gesù prende i pani offerti dal ragazzo, rende grazie, li consegna ‘a quelli che erano seduti’. Alla fine, fa raccogliere i pezzi di pane avanzato. I richiamo al gesto che Gesù compirà nell’ultima Cena, e che oggi si compie nella celebrazione eucaristica, è evidente. Gesù si accorge ancora della nostra fame, e ci consegna un pane che supera ogni aspettativa.

 

Vangelo secondo Giovanni 3,16-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

LUCE DI SALVEZZA

Gesù è di fronte al rifiuto del mondo. L’amore infinito del Padre manda il Figlio; il Figlio innalzato in croce dona se stesso; la sua luce illumina il senso della vita. Che cosa fanno gli uomini? Chi fa il male, perturba la verità: l’ingiustizia diventa giustizia, la guerra diventa operazione di pace, il tradimento azione di difesa. Com’è bello e giusto invece, stare con la luce del Vangelo che illumina vie di verità e sostiene opere che ‘sono fatte in Dio’.

Vangelo secondo Giovanni 3,7-15

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

UN ALTRO LIVELLO

Nicodemo, maestro di Israele, non capisce le parole di Gesù, che si pongono su un altro livello, non per una fantasia filosofica, ma perché trasmettono le ‘cose del cielo’ vedute e sperimentate. Gesù infatti è colui ‘che è disceso dal cielo’ a rivelare e donare un altro livello alla condizione umana. Come potremo accedervi noi? Credendo in Colui che, dopo essere disceso dal cielo, viene innalzato - sulla croce – per diventare principio di salvezza come il serpente innalzato da Mosè.

Vangelo secondo Giovanni 3,1-8

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

SORGENTE DI VITA

La Pasqua di Gesù apre nuovi percorsi. A partire dalla nuova nascita dall’acqua e dallo Spirito. Non ci basta vivere la nostra umanità ferita dal peccato di Adamo, di tutta l’umanità e nostro. Gesù risorto è il nuovo Adamo che fa nascere una persona nuova, salvata dalla misericordia e continuamente risanata, perdonata e rilanciata verso l’alto. Non rimaniamo vittime della nostra fragilità e del male degli altri. In Gesù risorto il Battesimo permane in noi come sorgente di vita.

Vangelo secondo Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

LA PASQUA DELLA VITA

La Pasqua è un fatto che continua. Gesù vive nella Chiesa, nella fede, unità e speranza dei discepoli che testimoniano gli uni agli altri l’incontro con il Risorto, superando debolezze e incertezze, come per Tommaso e per tutti.  Guardiamo Gesù risorto, mentre siamo riuniti nel cenacolo dell’Eucaristia, mentre viviamo nelle case, quando incontriamo le persone, con i colleghi, nelle imprese e nei problemi della vita. L’esperienza della misericordia determini i tratti del nostro rapporto con tutti, perché Gesù risorto risplenda nel mondo.

Vangelo secondo Marco 16,9-15

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

IL RISORTO CI FA VIVERE

Alla fine della settimana di Pasqua, il Vangelo di Marco elenca alcune apparizioni del Risorto e lancia la consegna di Gesù agli Apostoli: “Andate in tutto il mondo…” Attraverso la loro vita e il loro insegnamento, in una lunga catena storica, il Vangelo è giunto fino a noi. Non solo come notizia di un fatto, ma come il perpetuarsi di una Presenza di salvezza nella comunione della Parola e dei Sacramenti della Chiesa. Una missione che rigenera il mondo.

Vangelo secondo Giovanni 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: "Figlioli, non avete nulla da mangiare?". Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il Signore!". Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: "Portate un po' del pesce che avete preso ora". Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 1Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

UNA VITA CON IL RISORTO

Con la risurrezione di Gesù, la vita non è più quella di prima. Anche se Pietro sembra tornare indietro, al mestiere che aveva abbandonato: “Io vado a pescare”, e altri lo seguono. Ancora una volta Gesù prende l’iniziativa svelandosi attraverso una pesca miracolosa. Seguendo una sequenza che appare ovvia, Giovanni è il primo a riconoscere il Signore, mentre Pietro non esita a gettarsi in mare per raggiungerlo. E’ nelle circostanze del vivere che Gesù ci incontra e ci offre da ‘mangiare’.

Vangelo secondo Luca 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

GESU’ IN PERSONA

Non una figura evanescente, ma il suo vero corpo, mani e piedi, uno che assapora e mangia con gusto il pesce arrostito dagli apostoli. La concretezza della figura di Gesù risorto diventa una promessa della nostra risurrezione. Quel corpo perfetto, pieno di vita, agile e mobile che in qualche modo tutti pretenderemmo, è il corpo di Gesù e potrà essere il nostro nella risurrezione finale. E’ l’annuncio di misericordia che attraverso la testimonianza degli apostoli e nostra, dovrà raggiungere tutti i popoli.