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Vangelo secondo Matteo 18,12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

CERCATI E AMATI

Stupisce che Gesù impieghi esempi che rimangono nella memoria anche in ambienti estranei a ogni forma di pastorizia. I monti custodiscono nei recinti le 99 pecore, e il pastore può uscire a cercare quella smarrita. Dio va in cerca di noi per tutti i versanti del nostro smarrimento. Le circostanze che accadono, le persone che incontriamo, i dolori e le gioie che incontriamo sono segnali che richiamano la cura del Buon Pastore. Siamo felici con lui, quando ci ritrova e ci abbraccia.

Vangelo secondo Luca 5,17-26

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

E’ VENUTO A SALVARE

Questo episodio dice tutta intera la missione di Gesù: Egli viene a salvare, cuore e anima e corpo. Una salvezza non automatica, a gettone. C’è quella straordinaria collaborazione degli amici che portano il paralitico fino a calarlo dal tetto davanti a Gesù. C’è il bisogno di quest’uomo che si lascia condurre e si lascia perdonare e guarire, e se ne va deciso col suo lettuccio glorificando Dio. Si va da Gesù con tutto il proprio bisogno e grazie a chi ci porta da Lui.

Vangelo secondo Luca 3,1-6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

GESU’ AL CENTRO

Il Vangelo di Luca colloca Cristo al centro della storia umana. Attraverso la presenza della Chiesa e la testimonianza dei cristiani, Cristo entra nel cuore del mondo. Abbiamo la missione di non far dimenticare il protagonista del Natale. La liturgia ci ricorda tutti coloro che hanno atteso e preparato la prima venuta del Signore; la vita della Chiesa e la tradizione cristiana ci affidano la preparazione del Presepio e dell’albero, la disponibilità alla preghiera e alla carità. Camminiamo verso il Natale di Gesù perché non si spenga la speranza nostra e del mondo, nel deserto e nelle contraddizioni del nostro tempo.

Vangelo secondo Matteo 9,35-10,1.6-8

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

OPERAI NELLA SUA MESSE

Questo Cristo che percorre città e villaggi, incontra gente ferita e pecore disperse. Egli intraprende la sua missione salvando a destra e a sinistra. La sua compassione avvolge il mondo e percorre i secoli, attraverso i dodici discepoli e tutti coloro che il Maestro invia nel mondo a scacciare satana e guarire le malattie. C’è compito più grande, vita più vera, di chi accetta di diventare operaio nella sua messe e collaboratore suo per la salvezza del mondo?

 

Vangelo secondo Matteo 9,27-31

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

LA MISURA DELLA FEDE

«Credete che io possa fare questo?». Credi che Gesù possa salvarti mentre vivi carico di problemi, sei in difficoltà con il lavoro, sei in prigione, sei in crisi con la famiglia, mentre sei malato, mentre sei... Quanti miracoli di apertura degli occhi, di risurrezione del cuore, oltre che di guarigione del corpo, abbiamo visto? Gesù non va in cerca di pubblicità: ”Badate che nessuno lo sappia!”, ma domanda di avere fede in Lui. Secondo la misura della nostra fede Lui risponde.

Vangelo secondo Matteo 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

 

LA ROCCIA E LA SABBIA

 

Dov’è il punto di consistenza della vita? Come una casa, che può essere comoda, bellissima e perfino ecologica, ma non si regge da sola. Su che cosa poggia la casa, su che cosa poggia la vita? Non ci sostiene una teoria, un ideale astratto che scivola dalle mani. E’ un appoggio, è un’appartenenza, è altro da noi. Quando questo determina la coscienza che abbiamo di noi stessi, quando viene desiderato e domandato ogni giorno, allora la casa della vita si regge e diventa lieta e ospitale.

Vangelo secondo Matteo 15,29-37

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

GESU’ SALVA

In avvento invochiamo Gesù come iSalvatore, e il Vangelo ricorda il suo sguardo, il suo cuore, le sue mani che hanno salvato. L’opera del Signore continua, nel tempo, attraverso coloro che gli prestano mani e braccia, insieme con i pani e i pesci. Poca cosa, ma necessaria al miracolo. Gesù moltiplica quello che portiamo e aggiunge quel di più che è il ‘pane del cielo’ nel compimento del Paradiso. E’ bello presentare le proprie mani e il proprio cuore per il miracolo di Gesù.

 

Vangelo secondo Matteo 4,18-22

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

DOVE TUTTO E’ COMINCIATO

 

E pensare che tutto è cominciato prima sulla riva del fiume Giordano e poi sulle rive del lago, con due amici – Giovanni e Andrea – e poi con quattro pescatori! Cosa doveva essere Gesù per quei primi? Come lo guardavano, lo ascoltavano, lo seguivano? Una vita presa, una persona coinvolta. Fino a seguirlo giorno per giorno, a stare con Lui sempre, Fino a comunicarsi a noi, risvegliandoci dal nostro qualunquismo e dal nostro conformismo. E noi siamo ancora qui, a guardarlo e seguirlo.

Vangelo secondo Matteo 8,5-11

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

LA SALVEZZA CHE DOMANDIAMO

La risposta del centurione a Gesù arriva fino al nostro Avvento. Oggi noi domandiamo: “Vieni, Signore Gesù. Di te e della tua opera di Salvatore abbiamo bisogno.” Una domanda che vorremmo porre con la stessa umiltà del centurione e la sua stessa fiducia. La salvezza – la salvezza del cuore, della mente, della vita – non la produciamo noi e nemmeno tutte le pratiche mediche o scientifiche. La salvezza è Lui stesso che si avvicina a noi e ci fa vivere della Sua vita.