Cristo risorto si presenta con tratti di vita così reali da dare l’impressione di essere tornato a vivere la normale condizione umana: lo vediamo che incontra, guarda, parla, mangia, si intrattiene con Maddalena presso il sepolcro,
con gli apostoli nel cenacolo e sulla riva del lago, percorre un lungo tratto di strada con due discepoli. E’ ritornato dunque a vivere come prima? In realtà, non sono i discepoli a vedere Gesù risorto, ma è Lui che si fa vedere, dove, come, da chi vuole. Le ‘apparizioni’ del Risorto sono diverse dalle ‘apparizioni’ di Cristo o di Maria che avverranno in tempi successivi. I quattro Vangeli mostrano Gesù risorto in carne e ossa, con le ferite del corpo risanate. Tuttavia la sua umanità è diversa. Non più soggetto ai condizionamenti terreni del tempo e dello spazio, il Risorto si muove di luogo in luogo e di tempo in tempo senza limitazioni. Egli vive la condizione in cui anche noi ci troveremo quando nella risurrezione finale il nostro corpo potrà partecipare alla gloria del Paradiso. E’ ben vero che, dopo il momento drammatico e misterioso della morte, il corpo viene privato dello spirito vitale e inizia a consumarsi, ma crediamo che sarà richiamato alla vita nell’ultimo giorno. Nell’insondabile frattempo di questa separazione, la nostra anima, cioè l’identità personale, potrà venire chiamata a entrare nell’eternità del paradiso, in attesa che il corpo risorga e ricomponga l’unità personale. Preghiamo perché tutti coloro che muoiono siano preservati dalla dannazione dell’inferno; intercediamo che si affretti il tempo della purificazione per coloro che dovranno passare per il purgatorio. Certamente conosciamo persone che già in vita sembrano destinate al Paradiso: la loro morte appare come un ‘naturale’ passaggio alla pienezza della vita. È sconvolgente scoprire il ragazzo di vent'anni che desidera andare in paradiso, la mamma che abbandonando questo mondo sa di non lasciare soli i suoi piccoli, l'anziana che attende il paradiso per incontrare lo sposo. Già l’esperienza di Cristo presente quaggiù è l’inizio del Paradiso. Mi viene da pensarlo per alcune care persone morte in questi giorni: quale destinazione se non il Paradiso? Don Carlo che con fede e fervore ha accompagnato tanti gruppi in Terrasanta, verrà ora introdotto al cielo nuovo e alla terra nuova. Don Romano che mi sosteneva durante il pellegrinaggio di dieci giorni a piedi fino al Santuario di Czestochowa, sarà giunto finalmente al santuario del cielo. L’amico Totò che con la moglie Gianna ha ospitato in casa centinaia di persone, possiamo ben immaginare che verrà accolto nella casa celeste. Ora anche Gigi Bielo è stato abbracciato dal Padre. Si tratta di persone che provengono da una chiara esperienza di fede, ma veniamo a conoscenza di gente che emerge alla luce dopo anni di traviamento e dispersione. La celebrazione del loro funerale, intercettato via internet o partecipato di persona, appare una festa, una gioia, un'amicizia coinvolgente.
In questa prospettiva, i giorni e gli anni che il Signore ci concede da vivere diventano preziosi come perle di una collana. Si apre un paragone esaltante: se ora, in questa vita difficile e contrastata, l’amicizia con Gesù si presenta così bella e vera, che cosa sarà la comunione con Lui a faccia a faccia, senza ombra alcuna? Se di giorno in giorno il Vangelo, la liturgia, l'amicizia condivisa, la partecipazione al mistero del Signore si mostrano così luminosi e appaganti pur tra mille contraddizioni, che cosa sarà il futuro promesso?