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Vangelo secondo Luca 10,17-24

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

LA PICCOLA GRANDE VIA DI TERESA

Teresa dal chiuso del suo monastero ha riportato alla fede un giovane condannato a morte e ha sostenuto un missionario in terre lontane. Ha amato con cuore intero il Signore Gesù e le persone che le stavano accanto. Teresa fa parte dei piccoli ai quali è rivelato il mistero della potenza e della benevolenza di Dio. In Teresa e in tanti cristiani che camminano per sua stessa via, possiamo vedere e ascoltare quello che molti profeti e re non hanno visto e ascoltato.

IL GERMOGLIO DEL PERDONO

Fino a che punto si può raccontare se stessi, il cuore travolto da una sofferenza che di per sé è indicibile? Occorre che il buio si diradi, il vuoto torni ad essere abitato, la strada nuovamente si apra. Un marito viene violentemente strappato alla moglie venticinquenne che è in attesa del terzo figlio: la pianta folgorata dal fulmine. La vicenda di Gemma, vedova del commissario Calabresi ucciso dalle Brigate rosse esattamente nel 1972, cinquant’anni fa, era andata svelandosi in questi ultimi mesi attraverso testimonianze e articoli apparsi in riviste e social, dopo che nel 2017 era stata sinteticamente raccontata, accanto ad altre storie analoghe, dal figlio Mario. Ora è lei a raccontarsi in prima persona. Scrive nelle prime pagine del libro: “Ho 75 anni, non so quanto ancora durerà questo mio viaggio qui. Scrivo questo libro per lasciare una testimonianza di fede e di fiducia. Per raccontare l’esperienza più significativa che mi sia capitata nella vita, quella che le ha dato un senso vero e profondo: perdonare”.                                                                                                                  Il drammatico cammino che conduce al perdono e al riscatto della sua stessa vita, Gemma lo inizia già a poche ore dall’assassinio del marito, quando sua madre le suggerisce la frase di Gesù in croce, da mettere nell’annuncio funebre: ”Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Un lungo travaglio, con i giornalisti alle costole, il tormentone dei processi avendo davanti i volti immobili degli imputati. Suo padre la sollecita a riprendere il lavoro: insegnerà religione. E’ un passaggio provvidenziale. Proprio nell’ambito della scuola incontra colui che diventerà il secondo marito e che la accompagnerà nella memoria feconda del suo dramma. Nasce il quarto figlio e la crepa del cuore si allarga maggiormente a far trasparire la luce.                                                                                                                            Il trascorrere degli anni, gli incontri con gli attori del delitto e qualcuna delle loro madri, il nuovo dramma per la morte anche del secondo marito, tutto diventa strada di verità, domanda di vita, esperienza di perdono. Siamo fatti per il bene. Il bene dell’accoglienza e della misericordia, che prima di alleggerire il peso sulla coscienza dei colpevoli, è esperienza di liberazione per la protagonista. I tempi bui che hanno attraversato l’Italia vengono schiariti da una luce che apre alla vita. E’ un lampo di riconciliazione capace di risanare altri cuori feriti dai drammi della vita. “E’ stato, ed è, un viaggio di amore e di libertà. Ho fatto tutte le salite: ho le gambe forti e il cuore pieno. Ho dato tanto, ho ricevuto tanto. Grazie”.

Gemma Calabresi Milite, La crepa e la luce, Sulla strada del perdono. La mia storia, Mondadori 2022, pp 136, € 17,50

Angelo Busetto

Vangelo secondo Luca 10,13-16

In quel tempo, Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

LA SUA VISITA

Anche noi abbiamo ricevuto e riceviamo la visita del Signore e contempliamo ogni giorno i suoi doni nelle meraviglie della natura e nei prodigi della grazia. Possiamo aprire occhi e mente per riconoscerli. Possiamo andare lì dove la presenza del Signore si svela. Girolamo è andato a Betlemme per scoprire l’ambiente dove Gesù aveva vissuto e per farsi raggiungere dalla sua parola e dalle sue azioni svelate nella Bibbia. Poniamo i nostri passi e il nostro cuore sullo stesso cammino.

Vangelo secondo Giovanni 1,47-51

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

LA MERAVIGLIA DEGLI ARCANGELI

La meraviglia dell’universo si dispiega nella creazione ‘di tutte le cose visibili e invisibili’, che veniamo progressivamente a scoprire nella loro immensità e varietà. Quello che possiamo chiamare ‘universo invisibile’ comprende gli angeli, e tra questi i tre che hanno avuto un compito speciale nella storia della salvezza: Michele combattente contro satana, Gabriele l’annunciatore della incarnazione del Figlio di Dio, Raffaele accompagnatore nel cammino. L’azione di questi tre arcangeli continua nella storia e noi possiamo fiduciosamente invocarli.

Vangelo secondo Luca 9,57-62

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

UNA SCELTA DECISIVA

Quante volte corriamo da Gesù per stare con lui, e poi una difficoltà, una paura, un ripensamento ci bloccano? Gesù provoca la nostra libertà per mettere il nostro cuore di fronte alla totalità, all’infinito, per una scelta globale e decisiva. O Cristo è tutto, oppure si riduce a uno dei tanti ‘amori’ da perseguire quando ci pare e piace. Come deciderci? E’ il salto della fede. Solo l’esperienza che ne segue, di pienezza e di pace, dona la conferma di aver fatto la scelta giusta

Vangelo secondo Luca 9,51-56

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

UNA FERMA DECISIONE

Da questo momento in poi nel Vangelo di Luca, Gesù è tutto proteso nel cammino verso Gerusalemme, consapevole che nella città santa porterà a compimento la missione che il Padre gli affida. Gesù sembra volere accelerare i tempi, e per questo manda messaggeri ad aprirgli il passaggio attraverso la Samaria. Il rifiuto dei samaritani sembra un segno premonitore dell’opposizione che egli troverà a Gerusalemme. Gesù riprende il cammino deciso, senza la pretesa di sbarazzarsi di difficoltà e impedimenti. Lo seguiamo!

Vangelo secondo Luca 9,46-50

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

UN BAMBINO

Non conta essere grandi, né valere più degli altri. Gesù, il più grande, si identifica e si impersona nel bambino: uno che riceve tutto ed è spalancato a tutto. Gesù riceve tutto dal Padre: è Figlio; Gesù entrando nel mondo accoglie persone e cose. Se abbiamo davanti agli occhi il volto di un bambino, vi riconosciamo l’immagine umanamente più vera di Gesù; e riconosciamo anche la nostra identità,  quello che siamo chiamati a diventare: totalmente aperti a Dio e al mondo.

Vangelo secondo Luca 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

“TORNIAMO AL GUSTO DEL PANE”

Un pranzo sontuoso: alla porta, un povero malato e affamato. Ciascuno può colmare un poco questo dislivello soccorrendo il vicino e il lontano. La carità trova le sue vie, e sa incontrare sempre una (almeno una!) persona da soccorrere. Nel pane dell’Eucaristia, Gesù dona se stesso, per nutrirci con la sua presenza, il suo amore, la sua parola: una condivisione che diventa fraternità e dona gioia per la vita altrui e nostra. Non una vita da spensierati e buontemponi - profeta Amos - ma una strada di vita buona: Paolo a Timoteo. Il pane sulla tavola e il pane eucaristico sono il segno di questa condivisione.

Cfr Messaggio del vescovo di Matera per il Congresso Eucaristico.

Vangelo secondo Luca 9,43-45

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

LA CONSEGNA

Non ce lo metteremo mai in mente: Gesù ‘consegnato nelle mani degli uomini’! Una consegna che conduce alla croce e alla morte (e quindi alla risurrezione!). Una consegna per cui anche ogni cristiano che segue Gesù, percorre il suo cammino di croce, morte, risurrezione: una vicenda che si ripete molte volte nella vita. Tuttavia, possiamo ben pensare anche che Gesù ‘si consegna’, alle nostre mani e al nostro cuore per essere amato e seguito con libertà e decisione…

Vangelo secondo Luca 9,18-22

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

IL VANGELO IN VETTA

Il Vangelo ci conduce in vetta, lì dove Gesù entra in contatto con il Padre nella preghiera, e dove i discepoli che sono con lui intuiscono chi è veramente Gesù. E’ una scoperta che viene dalla convivenza con il Signore, aperta alla rivelazione del Padre. Per arrivare allo svelamento totale della personalità di Gesù, sarà necessario percorrere il cammino della croce e della morte, fino alla risurrezione. In modo diverso, questo è il cammino di chiunque segue il Signore. Padre Pio apre la strada.