Il calendario cristiano è segnato da eventi che richiamano l’alba della vita. Giovanni Battista ne è il prototipo nel grembo sterile della madre Elisabetta, nel dramma del padre Gioachino anziano e perplesso e quando, concepito da sei mesi, rimbalza alla presenza di Gesù nel grembo della giovane madre Maria. Giovanni e Gesù, due bimbi concepiti per un miracolo di grazia, bimbi e madri reali, gestazioni puntuali alla scadenza, figli nati come ogni figlio nasce. Bimbi consapevoli del proprio destino ancor prima di venire alla luce. Che ne sappiamo di che cosa vede, sente, assapora un bimbo nel seno materno? La più grande stupidità l’ha propagandata chi parlava del concepito come di ‘un grumo di cellule’.
Ma quando mai! Già prima che la scienza arrivasse ad ‘andare a vedere’ lo spuntare della vita umana nel grembo materno (con la stessa audacia che l’ha condotta a penetrare l’inizio del tempo fino al fantastico big-bang) tutti sapevano che il concepito è realmente un bimbo. Dio lo fa essere, lo mette nel mondo, lo fa crescere, lo ama, e lui si lascia cullare dal canto della mamma, rabbrividisce quando lei ha paura, assorbe la linfa e l’umore della mamma, sorride e piange con lei, ne aspira i profumi e li riconosce alla nascita. Se i bimbi dialogano con il corpo della madre e con i suoi sentimenti, perché non possono dialogare con il Dio che li ha creati? Il bimbo nel grembo interagisce con l’esterno, il suo orecchio ascolta e gli occhi scrutano, sussulta ai rumori. Il bimbo si ritrae di fronte alla minaccia di venire eliminato; intercettato nel suo moto di vita e violato, potrà lasciarsi prendere da un istinto di consegna, fino a proiettarsi verso il Padre celeste e dirgli: “Amami perché ci sono”. I I bimbi travolti dal pungiglione della morte vengono coinvolti nel mistero della passione e morte di Gesù e vi si immergono con tutto l’essere. Vale per essi la parola di San Paolo: “Sia che viviate sia che moriate, voi siete di Cristo”, e l’invito di Gesù nel Vangelo: “Lasciate che i bambini vengano a me”.
Scrive don Divo Barsotti, teologo e mistico vissuto dal 1914 al 2006: “La perfezione dell’anima è lo stato d‘infanzia. No, c’è un grado più alto. Bisogna non esser nati, bisogna essere ancora nel seno della mamma. E’ questa la perfezione del cristiano: stare nascosto nel seno del Padre, nascosto con Cristo in Dio”. Uniti al Figlio di Dio che vive nel seno del Padre, come dice il Vangelo di Giovanni 1,28, noi suoi figli siamo chiamati a vivere nel seno di Dio dal principio del nostro essere fino al compimento. Secondo la promessa del profeta: “Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome”, Is 49,1. Con l’eco del salmo 71,6: “Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno”.
Da dove deriva questo audace approfondimento sulla condizione dei bambini concepiti e non ancora nati? Ne parla un libretto ricco di testimonianze di ‘coppie che hanno scelto di portare a buon fine la gravidanza nonostante una diagnosi di incompatibilità del bambino stesso’, come nota il cardinal Zuppi nell’introduzione. Vite nascoste e potenti, il cui valore non sta nella durata di tempo, ma nel fatto di esserci e di abitare per l’eternità nel cuore di Dio.