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Vangelo secondo Matteo 8,1-4

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

DALLE PAROLE ALLE OPERE

Conclusi i tre capitoli del Vangelo di Mattero dedicati al ‘discorso della montagna’. La gente rimane affascinata dalle parole di Gesù e continua a seguirlo. Adesso, alle parole seguono i fatti. Non che Gesù ne vada in cerca. Egli anzi è sempre reticente nel compiere azioni che possano suscitare clamore. Il lebbroso gli si pianta davanti, e gli chiede non solo la guarigione, ma anche la purificazione legale. E’ il mondo degli esclusi che viene riconciliato. Gesù comincia a rendersi noto attraverso le azioni.

Vangelo secondo Matteo 7,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

COSA RISPONDE AL CUORE?

Queste parole di Gesù invitano a guardarci attorno. Siamo circondati da ‘profeti’ di tutte le dimensioni, che promettono un presente e un futuro fiorito, oppure che minacciano sventure.
Sono parole al vuoto, provocate da illusioni o legate a doppio filo ad interessi economici. Gesù offre un prezioso metro di valutazione: valutarne i frutti. Chi segue questi ‘profeti’ ne esce migliore? Viene formata una comunità migliore, una società più giusta? E soprattutto, trova risposta il desiderio profondo del cuore?

 

Domenica 27 Giugno 2021, XIII del Tempo Ordinario

Giornata per la carità del Papa

Introduzione del celebrante

Anche noi, come la gente che ha incontrato personalmente Gesù, ci avviciniamo a Lui in questa Eucaristia e gli affidiamo le nostre domande per le necessità della nostra vita e del mondo che ci circonda.

Ripetiamo: SALVACI, SIGNORE

  1. Signore Gesù che hai guarito la donna malata e risuscitato la bambina, ti presentiamo tutte le persone malate nel corpo e nello spirito. Dona la tua presenza che consola e dona la vita,

preghiamo: SIGNORE, NOSTRO SALVATORE, ASCOLTACI

  1. Signore Gesù, che ti sei fatto accompagnare da Pietro, Giacomo e Giovanni, sostieni l’opera dei medici e di tutte le persone che lavorano nella sanità; dona fortezza ai familiari e quanti stanno vicino a chi soffre,

preghiamo: SIGNORE, NOSTRO SALVATORE, ASCOLTACI

  1. Signore Gesù, tu ci arricchisci con il dono della fede e desideri farti incontrare anche da chi non crede, rendici generosi nel sostenere l’opera di carità del Papa e di tutta la Chiesa, soprattutto s favore dei popoli più bisognosi,

preghiamo: SIGNORE, NOSTRO SALVATORE, ASCOLTACI

  1. Signore Gesù, illumina e sostieni quanti hanno un compito di responsabilità nella vita sociale, perché ricerchino il bene di tutti,

preghiamo: SIGNORE, NOSTRO SALVATORE, ASCOLTACI

Conclusione del celebrante

Padre della vita, a te consegniamo la nostra preghiera, in comunione con tutta la Chiesa che vive nell’unità con il nostro Papa Francesco. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

QUESTO GESU’ COSI’ VICINO

Questo Gesù, stretto dalla folla sulla spiaggia, raggiunto da un papà capo della sinagoga, che lo supplica per la sua bambina, e poi tirato per la veste da una donna malata, ci affascina. Egli vive proprio la nostra vita, partecipa ai nostri malanni, si fa vicino alle nostre situazioni di vita. Egli, il Dio fatto uomo, il Creatore qui presente. Ecco lo scopo che Egli ha avuto quando ci ha messo al mondo: ci ha fatto per la vita e combatte con noi la nostra vicenda umana perché abbiamo la vita. Scopriamo che i due miracoli di oggi avvengono attraverso l’audacia della preghiera, insistente e decisa, capace di attraversare la folla di persone, di ostacoli, di fatiche, per arrivare a Lui. Gesù desidera con noi e più di noi il nostro bene, la nostra salvezza totale.

Vangelo secondo Matteo 7,6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

IL CANTICO DI DIO

Non profanare le cose sante! Non profanate le persone, Dio e i suoi Santi. Bestemmia, irrisione, superficialità non solo offendono altri, ma avviliscono chi le usa, con sciocca disinvoltura. C’è chi, da ragazzo, da giovane o da adulto, si lascia trascinare in un giro avvilente, dal quale non riesce più a sottrarsi. Quanto più bello e vero è aprire cuore e labbra alla lode, alla gratitudine, alla contemplazione. Per noi e per le persone davanti alle quali facciamo risuonare il cantico di Dio e delle sue creature.

Vangelo secondo Matteo 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

CON QUALE SGUARDO

E’ la storia di sempre. Andiamo sparati nel giudicare gli altri, con puntiglio e severità, e non arriviamo ad accorgerci dei nostri limiti e difetti. Il metro per misurare noi stessi è benevolo, comprensivo, indulgente; quello verso gli altri è pieno di pretese. Potremmo provare a scambiare i ruoli, mettendoci al posto degli altri. Più semplicemente, impariamo ad assumere lo sguardo di Dio, che ci guada come figli; di Gesù, che ci tratta come fratelli. Lo sguardo dei santi, come Luigi Gonzaga

Vangelo secondo Marco 4,35-41

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

NELLA NOSTRA BARCA
Dio è grande: lo descrive il libro di Giobbe e vediamo le sue opere attorno a noi, nella bellezza dell’estate che comincia. Nel Vangelo l’opera di Dio diventa un’esperienza concreta con Gesù che calma il vento e le onde del lago. Chi è dunque costui? Un Dio grande e buono che è venuto a navigare nella nostra barca, per attraversare con noi il mare della vita. C’è dunque speranza, e la nostra speranza viene dalla sua presenza. Riconoscendo Gesù presente, rinasce la meraviglia, riprende il coraggio, si apre il cuore all’amicizia e le mani si stendono alla collaborazione e alla condivisione. Ne abbiamo immenso bisogno.

 

Vangelo secondo Matteo 6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

CHI SERVIRE, CHI AMARE?

Un unico padrone, al quale affezionarsi e al quale servire. Un unico Padre che ci vuole bene e ci dona il necessario per vivere. Un unico regno, da cercare e al quale dedicare le energie. Non qualcosa di esterno a noi, come il peso di un compito che viene da fuori, ma la consistenza e il cuore della vita. Per che cosa vale la pena vivere, lavorare e amare, attraversare i propri limiti e quelli degli altri, senza arrendersi, camminando verso il compimento della vita?

Vangelo secondo Matteo 6,19-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

TESORI IN CIELO?

Come si fa ad accumulare tesori in cielo? E’ questione di soldi dati in carità, di tempi non dispersi e usati per il bene? Può essere un accumulo di buone azioni, di iniziative utili? Tutte queste cose possono valere, e indicare una strada da percorrere. Più profondamente e globalmente, è in questione la nostra vita, la direzione che prendiamo, il cuore che abbiamo. Il nostro tesoro percorre tutte le strade: dolore e gioia, solitudine e compagnia: fino al cielo.

Vangelo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

GRAZIE GESU’, PER IL PADRE TUO E NOSTRO

Grazie, Signore Gesù di averci mostrato Dio come Padre, e averci donato la sua Provvidenza, il suo perdono, la sua liberazione dal male, il suo Regno. Il volto Del Padre ci viene donato attraverso il tuo essere Figlio, divenuto nostro fratello in questo mondo, splendido di luce e ricco di misericordia; immenso nel dono di te, desideroso di muovere in noi la libertà e il desiderio che conducono alla felicità. Grazie Gesù di averci donato l’origine dell’amore, dell’amicizia, della fraternità.

Domenica 20 giugno 2021 – XII del Tempo Ordinario, Ciclo B

Introduzione del celebrante

Arriviamo a questa eucaristia con tutta la nostra vita, con speranze e problemi. Domandiamo che la presenza del Signore Gesù ci salvi.

  1. Ci rivolgiamo al Signore Gesù, che naviga con noi nella barca della Chiesa: domandiamo fortezza e fiducia, per attraversare insieme con Lui le tempeste della vita,

Preghiamo: SALVACI O SIGNORE

  1. Affidiamo al Signore la vita delle nostre famiglie e dei nostri giovani in questa ripresa dell’estate, per vivere con intensità e verità ogni proposta di bene,

Preghiamo. SALVACI O SIGNORE

  1. Domandiamo che tutto serva al bene di coloro che cercano il Signore, e diventi occasione di crescita personale e di collaborazione fraterna,

Preghiamo: SALVACI O SIGNORE

  1. Affidiamo i poveri, i malati, i profughi a causa della guerra e della fame; il Signore rinnovi la volontà di pace e di giustizia nel mondo,

Preghiamo: SALVACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante

A te, nostro Padre, giunga la preghiera di noi tuoi figli e di tutta la Chiesa. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

NELLA NOSTRA BARCA

Dio è grande: lo descrive il libro di Giobbe e vediamo le sue opere attorno a noi, nella bellezza dell’estate che comincia. Nel Vangelo l’opera di Dio diventa un’esperienza concreta in Gesù che calma il vento e le onde del lago. Chi è dunque costui? Un Dio grande e buono che è venuto a navigare nella nostra barca, per attraversare con noi il mare della vita. C’è dunque speranza, e la nostra speranza viene dalla sua presenza. Riconoscendo Gesù presente, rinasce la meraviglia, riprende il coraggio, si apre il cuore all’amicizia e stendono le mani alla collaborazione e alla condivisione. Ne abbiamo immenso bisogno.