Anche Papa Leone, come già Benedetto XVI, nel viaggio in Spagna il prossimo giugno visiterà la Chiesa della Sagrada Família, con la celebrazione della Messa e l’inaugurazione della torre di Gesù Cristo. L’edificio imponente e originale si è imposto all’attenzione del mondo per la sua bellezza e originalità, scoperte e indagate con invadente meraviglia. Percorrere le mura esterne della chiesa, che raccontano la storia della salvezza e la vita dei santi, entrare nella navata che subito fa alzare gli occhi al cielo, produce un’impressione indescrivibile. Sorge a domanda: chi l’ha concepita così, chi ha voluto e curato questa costruzione?
Quando si viene a conoscere la storia del suo architetto, Antoni Gaudì, la meraviglia passa dalle cose alla persona. Con una sorpresa: Gaudì è morto esattamente cent’anni fa, il 10 giugno 1926, a settantaquattro anni, e la costruzione della chiesa è andata avanti fino ai nostri giorni, come una buona semente che ha prodotto tutto il frutto desiderato. Chi era dunque Gaudì? Questo libretto ne racconta la vita e ne delinea la personalità. Battezzato subito dopo la nascita, forse per la precarietà della salute, il bambino cresce riservato e con gli occhi spalancati sul creato: gli animali, le piante, l’opera degli uomini. Nella sua carriera di architetto inaugura uno stile in cui trasferisce la fantasia e la genialità delle cose che vede. Il colpo di grazia avviene quando pone mano a una costruzione già avviata in un luogo periferico di Barcellona. Inizia la grande impresa della Sagrada Familia che non è fatta solo di progetti, disegni, pareti, colonne e torri innalzate. E’ prima di tutto un rapporto vivo con gli operai e le loro famiglie, nelle case e scuole realizzate nei pressi della Chiesa; è il coinvolgimento di tante persone nella elaborazione e attuazione del progetto e nel reperimento dei fondi per realizzarlo. E’ la vita stessa di Gaudi, povero come un francescano e caritatevole come san Vincenzo. Non per nulla è stata avviata la causa per la sua beatificazione. In poche pagine lineari ed essenziali, in questo libro andiamo alla scoperta di questo grande uomo e cristiano. Nella ultime pagine potremo indugiare sulle foto della Sagrada Familia e di alcune altre costruzioni di quest’uomo santo e geniale.
Alessandro Grittini, ANTONI GAUDI’, Il mondo come lo vedono gli angeli, Itaca 2025, pp 96 € 12,00
Angelo Busetto
E’ piuttosto il panorama di una vita a sbalzi, nel tumulto di un ragazzo che cresce con l’agilità di un fisico perfetto, l’audacia della curiosità, la misura senza calcolo del suo desiderio. Uno di quei giovani di cui verrebbe da dire: ”Chissà cosa sarebbe diventato da grande!” Marco è diventato quello che desiderava, nella misura che Dio gli ha concesso. Questo libro potrebbe avere come titolo: “Eh! Si può vivere così.”, come il suo diario iniziato il giorno nel quale compie nove anni, 7 marzo 2011, qui in buona parte trascritto, insieme con preziose testimonianze di chi ha conosciuto Marco. Il quale cerca la felicità nelle buche scavate in spiaggia, nei giochi con gli amici, nell’osservazione dei fiori e in tutto il miracolo della botanica, nelle corse in cui raggiunge il primato, nello studio appassionato, nella vivacità dell’amicizia. Percepisce se stesso ‘come un piccolo seme che può diventare una sequoia gigante’; immergendosi nell’acqua, gli ‘sembra di essere un legno che ha solcato gli oceani’. Per un lungo periodo rimane inceppato in un’idea: trovare una compagnia fissa come quella di sua sorella Francesca. Quando la trova, il suo cuore galoppa alla scoperta della vita di Gesù e della sua reale presenza. Nei compiti a scuola al Liceo don Gnocchi di Monza, negli incontri con il gruppo di studenti, nelle gite, nelle imprese sempre aperte all’avventura, i suoi genitori ‘non sapevano come contenerlo’. Il 1° maggio 2011 partecipa a Roma alla beatificazione di Giovanni Paolo II, e scrive agli amici una lettera che l’arcivescovo di Milano Angelo Scola leggerà in una meditazione di avvento ai giovani della diocesi di Milano. Marco muore il mattino del 5 novembre 2011 mentre va a scuola in moto. Il giorno prima era morto un suo amico di Varese, Giovanni, nello stesso modo. Al pomeriggio del giorno 5 la mamma di Marco trova sul muro accanto al suo letto queste parole scritte a matita la notte precedente: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Nella prefazione a questo libro il vescovo di Pavia Corrado Saguineti, che conosceva Marco e famiglia, scrive: “Mi auguro che leggere questo libro possa ridestare tutto il desiderio di vita che segna il cuore di ogni uomo e far accadere la sorpresa di una Presenza che ci permette di attraversare anche la morte, come ultimo passo al nostro Destino”. Ogni anno un pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Montallegro, in diocesi di Chiavari dove Marco era nato, raduna più di un migliaio di persone in memoria della sua nascita al cielo.
Nel corso della sua vicenda scientifica e umana, Teilhard De Chardin è stato spalleggiato tra due fronti: da una parte la Congregazione dei Gesuiti che vedeva in lui l’uomo geniale ma indomabile nei riguardi della ricerca scientifico-teologica; dall’altra le riserve avanzate dalle istituzioni romane che avvertivano in alcune sue teorie il sovvertimento della dottrina cristiana circa l’origine dell’uomo e il peccato originale.
La prima parte dalla terra e raggiunge il cielo, andando a bussare al ‘cuore’ di Dio; percorrendo questa strada arriviamo a scoprire che Dio è amore nella costituzione stessa del suo essere: è Padre che ama il Figlio nell’unità dello Spirito. Dio non è solitario, ma comunione. Il Figlio non è un ‘derivato’, non è una nobile creatura celeste, né un intermediario privilegiato; il Figlio è costituito della stessa natura di Dio. Nicea dice in modo nuovo quello che Gesù annuncia nel Vangelo: “Io e il Padre siamo una cosa sola”; “Chi vede me vede il Padre”. Lo dice con il linguaggio del tempo, usando un termine inequivocabile della filosofia greca, secondo la quale ogni essere è determinato dalla sua sostanza: il Figlio divino è della stessa sostanza del Padre; unità della sostanza nella diversità delle tre persone divine. E’ come entrare nell’abisso profondo del cielo, in un viaggio senza confini che conduce a scoprirne tutta l’immensità. Dio, in se stesso, nell’essenza che lo costituisce, è amore, comunione, donazione.
Le preghiere più semplici, come l’Ave Maria e l’Angelo di Dio, senza dimenticare l’Eterno riposo per i defunti: queste e altre preghiere si sedimentano nel cuore e nella mente delle persone e salgono alla mente e alle labbra in tanti momenti della vita. Tutte insieme formano una collana da non perdere. C’è anche il Ti adoro per il mattino e per la sera, la Salve Regina e gli Atti di dolore e poi di fede, speranza, carità. C’è chi dice di voler parlare ‘con parole sue’, con il rischio di scadere nella banalità o nella dimenticanza. C’è chi dice che bisogna attenersi alle preghiere già comprese nella Bibbia e nella liturgia. Va bene. Ma le preghiere consuete sono una sintesi di Bibbia, liturgia, storia, conducono con sé quel filo di tradizione diffuso nella chiesa, che ha vivificato persone e famiglie. Occorre dunque entrarci dentro, coglierne il senso e il valore, inserite come sono nel contesto biblico, nelle vicende della Chiesa, nel bisogno del cuore. Questo libro introduce alla scoperta di queste preghiere che possiamo definire ‘primarie’, definendo il senso letterale delle parole, raccontandone la storia, evocando circostanze della vita. L’autore ci prende per mano e con sapienza discreta conduce alla loro scoperta. Come quando si innaffiano i fiori: resistono e rinverdiscono, danno ristoro e consolazione a chi li guarda, e aprono il cuore alla speranza.
Mentre sta portando a compimento la pubblicazione dell’OPERA OMNIA di Papa Benedetto-Ratzinger, l’Editrice Vaticana presenta l’ultima sapiente eredità del papa emerito: le sue omelie inedite dal 2005 al 2017 riferite ai tempi liturgici dei Avvento, Quaresima, Pasqua. Si tratta di testi che il più delle volte si estendono per cinque-sei pagine proponendosi alla lettura e alla meditazione, per diventare occasione di rilancio al popolo dei fedeli. La vasta conoscenza teologica di Ratzinger, la profondità del suo pensiero, la finezza del suo animo, la limpidezza e determinazione della sua fede vanno a esprimersi con semplicità in queste omelie delle messe festive celebrate nei tempi liturgici di Avvento, Quaresima, Pasqua, nel monastero dei giardini che lo ospitò negli ultimi anni di vita. Papa Benedetto le preparava con diligenza lungo il corso della settimana, permettendo al suo pensiero di svolgersi attorno al mistero di Cristo che alimentava e sosteneva la sua vita, con chiarezza della lettura biblica, puntualità dei riferimenti patristici, capacità di leggere la storia con gli occhi della Parola di Dio. La fede si esprimeva non nella pulita aridità del ragionamento, ma nell’intensità della relazione personale con Gesù. Come rècita la frase dell’ultima di copertina, “Cristo non è solo un passato, è un oggi, è un futuro”. L’anno liturgico è il ‘luogo’ e il modo privilegiato che racconta e comunica questo ‘eterno presente’ di Cristo. A titolo di esempio, nell’omelia della Pentecoste del 2013, che coincideva con l’anno C, papa Benedetto ricordava il Concilio come nuova Pentecoste, come anelava Giovanni XXIII; tuttavia ‘neanche un concilio può ‘organizzare’ una Pentecoste. Per questo la Chiesa prega ogni anno ‘perché ci sia una nuova Pentecoste’; l’omelia prosegue presentando i tre segni della Pentecoste indicati negli Atti, il vento, il fuoco, le lingue. Comincia così l’avventura della Chiesa, ‘cattolica’ fin dall’inizio, per una Pentecoste in cui ‘siamo pieni della sua gioia e doniamo la gioia agli altri’.
Una storia bella raccontata in modo vivace fino a diventare un romanzo. E’ la storia di otto ragazze della buona società romana che nel crogiolo degli anni dell’ultima guerra mondiale intraprendono un nuovo cammino che le porterà alla fondazione dell’Associazione Guide Italiane, primo nucleo in Italia del ramo femminile dello scoutismo. Per una serie di incontri fortuiti e con l’accompagnamento di un saggio sacerdote il loro cuore, che già anela alla verità e alla libertà, si apre a un futuro di speranza. «Ma voi,- si interrogano a vicenda le otto amiche - una volta finita la guerra, non vorreste prendere in mano il vostro futuro, partecipare alla ricostruzione politica, morale e culturale di questo Paese?» E’ un tempo in cui, anche per la pressione della politica fascista, alla donna viene chiesto di vivere remissiva e obbediente, relegata alla casa e senza relazioni significative con il pubblico. Dapprima in modo clandestino e poi apertamente, le ragazze intraprendono una nuova vita, diventando protagoniste e sbaragliando tante convenzioni: vivono all’aperto, vestono con l’abbigliamento scout, abbandonano i confort della vita borghese, attuano la carità. Il libro documenta vari passaggi storici, facendo lievitare le vicende attraverso la forma del racconto, che vivacizza le situazioni e identifica i personaggi inventando dialoghi e circostanze che trasmettono al vivo quello che è accaduto realmente. Il percorso storico con i riferimenti agli ultimi mesi di guerra e all’oppressione del fascismo si intreccia con i richiami alla emancipazione della donna, anticipo di un sano femminismo, con tratti sapientemente ironici e spunti poetici. Una bella storia che rimane viva a ottant’anni di distanza.
La figura di Giuda viene indagata con grande sapienza, mettendo in confronto i racconti più stringati dei Vangeli sinottici – Matteo, Marco, Luca -, con quello più analitico di Giovanni. La tesi del nostro autore è interessante e paradossale. Giuda partecipa attivamente alla redenzione attuata da Cristo attraverso la passione e la croce. Gli apostoli e con essi tanti altri discepoli riconoscono Gesù come Messia, e fremono di desiderio che Lui porti a compimento questa missione secondo le loro attese: “Quando instaurerai il tuo regno?”. Giuda va oltre questa pretesa. In una decisione estrema, suggerita da Satana, egli offre a Gesù un’ultima occasione affinché possa manifestare la sua potenza salvatrice. Si protende fino ad accompagnare i soldati alla cattura di Gesù nell’orto degli Ulivi, con l’intento di farlo finalmente reagire sovrastandoli con la sua potenza di Messia vincitore. Il che non avviene. Seguono invece la cattura di Gesù, la condanna e la crocifissione. Giuda rimane deluso e sconvolto e si uccide. In una sintesi semplificata, possiamo riassumere in questo modo la tesi svolta dall’autore in più di cento fitte pagine.