Vai al contenuto

Vangelo secondo Matteo 5,38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

UN’ALTRA DIMENSIONE

E’ la dimensione del Padre che ci ha creati a sua immagine, di Gesù che ci ha aperto una nuova via, dello Spirito Santo che ci sospinge a camminare. Certamente queste parole di Gesù superano il comune sentimento umano, le pur nobili conquiste di civiltà e culture, i propositi del cosiddetto ‘uomo della strada’. Il Vangelo presenta un’altra misura e domanda un altro cuore, che possiamo chiedere con umiltà e fiducia. La grazia del Signore è capace di condurci a ‘vivere così’, con una carità e una misericordia che possono cambiare non solo i rapporti interpersonali, ma la faccia della terra.

IL CRISTIANO E LA SOFFERENZA

La via per conoscere il cristianesimo non è solo la familiarità con la dottrina, ma anche la frequentazione dei santi che l’hanno impersonata. In alcuni di essi il mistero cristiano si svela con profondità e chiarezza. Ne riscontriamo un esempio clamoroso nella breve esistenza di Elisabetta della Trinità. Scrive acutamente P. Antonio Sicari. “La grandezza di Elisabetta della Trinità è stata quella di aver afferrato il problema nel momento in cui il pensiero del suo tempo, anche in teologia, considerava la questione trinitaria in modo accessorio. Tanto che oggi, dopo quasi cento anni, i nodi sono venuti al pettine: i cristiani non capiscono più la differenza fra la loro fede e qualunque altra fede in Dio.” Un altro tema teologico trascurato o malamente interpretato, è quello della sofferenza. Elisabetta sperimenta la sofferenza fin da piccola, con la morte dei nonni e del padre e il trasloco forzato della famiglia in un appartamento provvidenzialmente a pochi metri dal Carmelo che la affascinerà. La sua fortissima attrazione verso il Carmelo trova l’insistita opposizione della mamma; entrata in Carmelo, ha da soffrire da parte di alcune consorelle. La sua vita si conclude a 26 anni dopo una dolorosissima malattia. Nella sua esperienza, la sofferenza viene vissuta come strada privilegiata per assimilarsi a Gesù e per partecipare alla sua azione redentrice. Significativa la sua considerazione dell’eucaristia, che la conduce a vivere la sua vita come partecipazione, prolungamento e attualizzazione del sacrificio di Gesù. Su questa via, la sofferenza diventa esperienza di gioia: “Posso dire di essere felice come un pesce nell’acqua”. Ospite nell’infermeria, dice: “Il mio Maestro è qui con me e noi viviamo notte e giorno in un dolce cuore a cuore”. I vari aspetti della sua vita vengono considerati in questo libro, che nella parte finale espone in parallelo la dottrina spirituale degli scritti di San Giovanni della Croce e il cammino di Elisabetta della Trinità.
Juan De Bono, Il perché della sofferenza, Elisabetta della Trinità,                             Edizioni OCD, Roma 2018 pp 210 € 18,00
Angelo Busetto

Vangelo secondo Matteo 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

 

LA CHIESA EDIFICATA

 

Nel gruppo di coloro che sono chiamati da Gesù, gli apostoli, Simon Pietro è il più chiaro e il più pronto a riconoscere ‘il Cristo, il Figlio del Dio vivente’. Un riconoscimento che gli viene dal Padre, ma che diventa cosciente attraverso la convivenza vissuta con il Signore Gesù. La fede professata da Pietro è il fondamento della fede di tutti coloro che parteciperanno alla Chiesa edificata da Cristo, e diventano pietre vive del tempio di Dio nel mondo.

 

Domenica 23 febbraio 2020, VII del Tempo Ordinario

Introduzione del celebrante

La grazia del Signore ci accompagna a praticare nella vita il Vangelo che ci è stato annunciato. Lo domandiamo con fiducia.

Noi ti preghiamo:  SANTIFICA LA TUA CHIESA O SIGNORE

  1. Signore nostro Dio, rendici santi come tu sei santo. Apri il nostro cuore e la nostra vita all’amore sincero e generoso verso i fratelli,

Noi ti preghiamo: SANTIFICA LA TUA CHIESA O SIGNORE

  1. Signore nostro Dio, ti affidiamo il papa, i vescovi e i sacerdoti, dispensatori del tuo perdono, maestri del tuo vangelo e ministri dell’Eucaristia.

Noi ti preghiamo: SANTIFICA LA TUA CHIESA O SIGNORE

  1. Signore nostro Dio, il tuo Vangelo di amore e di misericordia si manifesti al mondo attraverso la pratica della misericordia e della carità. Sostieni quanti lavorano contro ogni forma di malattia,

Noi ti preghiamo: SANTIFICA LA TUA CHIESA O SIGNORE

  1. Signore nostro Dio, sostieni il lavoro educativo delle famiglie e delle comunità cristiane in favore dei ragazzi, per testimoniare la gioia della vita nuova del Vangelo,

Noi ti preghiamo: SANTIFICA LA TUA CHIESA O SIGNORE

Conclusione del celebrante

O Signore, con la fiducia dei discepoli e la gioia dei figli, affidiamo a te le nostre invocazioni. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli

Spunto della domenica

Gesù Maestro prosegue il discorso della montagna. Egli per primo è testimone della legge nuova che propone: accondiscendenza e amore verso tutti. Gesù dà un giudizio preciso sul bene e sul male, ma pone dentro il mondo la sua Presenza che rinnova il cuore dell’uomo. E’ la novità espressa nella storia della Chiesa attraverso la santità e l’opera di tanti cristiani, in famiglia, nelle comunità, nel mondo. Quello che il Vangelo annuncia si manifesta in coloro che seguono Gesù e, per sua grazia, lo imitano.

 

Vangelo secondo Marco 8,34-9,1

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

VADO AL MASSIMO

Proposta audacissima: Gesù ci invita a seguirlo, dando la nostra vita per lui. Risultato: la salvezza della nostra vita. Che significa: non vivere una vita inutile e sprecata, ma una vita compiuta, realizzando il proprio destino fino alla pienezza della gloria del Padre celeste. Gesù spacca le mezze misure, domanda tutto di noi, perché niente di quel che siamo perduto e anzi possiamo realizzarci al massimo. Come facciamo a credergli? Guardando chi lo segue con verità e sperimentandolo noi stessi.

Vangelo secondo Marco 8,27-33

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

LA STRADA DEL MESSIA

Possiamo arrivare a riconoscere Gesù come Colui che egli è realmente, il Cristo.Messia che realizza le promesse di Dio. Tuttavia, può accadere che manteniamo una nostra idea di Messia, sulla linea della potenza e del progetto umano. Vorremmo noi segnare la strada al Messia, che dovrebbe camminare dietro a noi. Chi vuole anteporsi a Gesù, è come Satana. Occorre mettersi dietro a Gesù e seguirlo per la via che egli apre. Con sorpresa, l’ultima tappa sarà la risurrezione, per lui e per noi.

Vangelo secondo Marco 8,22-26

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

MIRACOLO IN PROGRESSIONE

Quanti verbi, in questo breve testo del Vangelo di Marco, per descrivere l’azione di Gesù nei riguardi del cieco! Il miracolo avviene in progressione, come il sole che sale all’orizzonte e cresce fino alla piena luce del mezzogiorno. Gesù compie la guarigione in una successione di gesti, e anche il cieco emerge progressivamente verso la luce, fino a vedere da lontano distintamente ogni cosa. E’ anche la nostra avventura, la nostra guarigione, fino alla visione chiara del Paradiso.

Vangelo secondo Marco 8,14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

LE DOMANDE DI GESU’

Hanno vissuto un’esperienza straordinaria, e non se ne accorgono, cioè non ne tengono conto per il resto della vita, per le nuove circostanze che accadono. I discepoli hanno partecipato alla moltiplicazione dei pani per cinquemila persone, e sono intimoriti per il fatto che hanno un solo pane. Non della loro penuria devono temere, essi che hanno Gesù nella loro barca. Devono temere invece il lievito avariato dei farisei e di Erode: la presunzione, la falsificazione della realtà e la chiusura del cuore.

Un intreccio di incontri, di esperienze, di persone. Nel mezzo del dramma del Venezuela, distrutto dal potere politico, dilaniato da contese, avvilito dalla fame, accade che qualcuno alzi il capo. Prende coscienza di un popolo che ancora vive e spera, e che esprime nel canto l’attesa del futuro, la lotta per la vita, la contemplazione per il creato. Francesco, il giovane musicista, Alejandro Marius, l’imprenditore che incontra Madre Cristiana arrivata in Venezuela dal monastero trappista di Vitorchiano, Monica che coordina il rapporto con l’Editore italiano, e insieme la genialità di un popolo che canta. Un popolo che sorge da radici indigene, cresce con l’esperienza della schiavitù, la fatica del lavoro, l’attrattiva della famiglia. Mettendosi insieme, queste persone hanno avviato un progetto di valorizzazione della tradizione e di proposta di innovazione, condividendo la storia del popolo venezuelano, e rendendosi partecipi del momento drammatico che incombe su ciascuno.

Il magnifico risultato è sotto i nostri occhi e i nostri orecchi con questa produzione: un cd con le canzoni e un libro con testo, traduzione, foto, sviluppo, ricreandone l’atmosfera. Bellissimi i canti, a solo, in gruppo, in coro, eseguiti con strumenti originali. Si apre una strada di speranza per un popolo un tempo ricco e ora dilaniato dai dissidi politici e dalle sventure economiche. “Ciò che commuove in questi canti è l’evidenza che la vita cambia, fiorisce e si comunica per una forza attrattiva, per una bellezza, per una verità che appare in una circostanza particolare, ma non dipende dalle circostanze.

José Francisco Sanchez (a cura), Venezuela, il popolo il canto il lavoro,

Itaca Castel Bolognese 2019, pp 128, con allegato cd € 20,00

Angelo Busetto

Lunedì 17 febbraio 2020

Santi Sette Fondatori dell’Ordine de Servi di Maria, sec. XIII-XIV

Vangelo secondo Marco 8,11-13

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

CI BASTA LA SUA GRAZIA

Possiamo pretendere altri ‘segni’ oltre a quelli che incontriamo, come bambini viziati, mai contenti dei giochi che hanno e dei cibi che mangiano? Siamo circondati dalle meraviglie della natura e dalla premura delle persone. Abbiamo il dono della fede nella compagnia della Chiesa che ci sostiene nelle circostanze della vita. Certamente abbiamo dolori, contraddizioni, contrattempi; ma anche l’energia del vivere e la testimonianza dei fratelli. Gesù ha detto a San Paolo che si lamentava della sua spina: “Ti basta la mia grazia”.