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Vangelo secondo Giovanni 17,1-11

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

LA GLORIA DI DIO

La gloria di Dio è la sua vita stessa, che splende nel Figlio Gesù crocifisso e risorto. Questa gloria si riversa sui discepoli del Signore, e diventa per essi pienezza di vita. Agli uomini infatti, a noi, Dio si è manifestato attraverso la vita e la parola del Figlio Gesù. Nell’Ultima Gesù, Gesù rivolge al Padre un’intensa preghiera perché tutto quello che è stato consegnato ai discepoli, fruttifichi in loro, attraverso un’unità perfetta con Lui, il Figlio donato.

Vangelo secondo Giovanni 16,29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

IL PORTO DELLA SALVEZZA

Tra fede e incredulità, tra collaborazioni e dispersioni, si agita la nostra vita. Così accadde ai primi discepoli, sconcertati per l’imminente partenza del Signore, che essi avevano seguito con fiducia, ma attaccati ai loro progetti. Egli, il Risorto, rimane il punto stabile, il porto sicuro verso il quale puntare la barca della vita. Gesù è con il Padre che lo ama, e la sua vittoria sul male e sulla morte diventa speranza e certezza anche per noi, suoi discepoli, smarriti in un tempo travagliato.

Vangelo secondo Matteo 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

IO SONO CON VOI

Ridotti a undici i discepoli, obbedendo al comando di Gesù vanno ad attenderlo in Galilea. A loro, ancora presi dal dubbio, Gesù affida la consegna inaudita di essere suoi messaggeri e testimoni nel mondo. Con quale garanzia? La garanzia è questa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. L’evangelista Matteo non racconta l’ascensione al cielo di Gesù proprio per sottolineare la sua permanente presenza. Gli apostoli, i discepoli, tutti i seguaci di Gesù vivono per la missione di annunciare il Signore e piantare nel cuore di ogni uomo la semente della salvezza. Questo è il volto e il cuore della Chiesa; questo è il compito di ciascun cristiano.

Domenica 24 Maggio 2020, VII di Pasqua, Ascensione del Signore, Anno A, Solennità (bianco)

Giornata mondiale per le comunicazioni sociali

Introduzione del celebrante
L’Ascensione al cielo non allontana Gesù, ma lo rende presente in modo più personale e universale, mentre Egli siede alla destra del Padre e intercede per noi. A Lui rivolgiamo la nostra preghiera.

1. Gesù sale al Padre per consegnare la sua missione e rimanere con noi senza limiti di tempo e di spazio. Gli affidiamo tutti gli uomini sulla terra, perché possano vivere con il desiderio del cielo,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

2. Salendo al cielo, Gesù ha consegnato agli apostoli la sua Chiesa. A Lui affidiamo la missione di Papa Francesco, dei vescovi (del nostro vescovo), dei sacerdoti, dei missionari, dei consacrati e di tutte le famiglie cristiane,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

3. La divina provvidenza sostenga il mondo nella ricerca del vero bene di tutti, particolarmente di quanti sono colpiti dalla malattia e dalla povertà. Affidiamo i giovani e le famiglie,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

4. Nella Giornata delle comunicazioni sociali, domandiamo che venga sostenuta la speranza dei popoli e delle persone in questo tempo difficile, aprendo le vie dell’intesa e della solidarietà,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
Affidiamo a Dio Padre, in Gesù asceso al cielo, la preghiera del popolo cristiano e la nostra personale preghiera per la missione della Chiesa nel mondo. Per Cristo nostro Signore.

Spunto della festa
L’Ascensione dice il compimento della vita di Gesù e la sua consegna al Padre. Da qui comincia la missione ‘mondiale’ affidata agli apostoli e a tutti i discepoli. Dalla Ascensione la presenza di Gesù non è più costretta entro i limiti del tempo e dello spazio: “Io sono con voi tutti i giorni”. Cristo si colloca nel cuore Chiesa ed entra nella realtà della storia e della vita del mondo. I mezzi di comunicazione sociale, intelligentemente scelti e usati possono contribuire alla missione della chiesa e alla comunicazione tra le persone. Ne stiamo facendo particolare esperienza in questo tempo difficile.

Vangelo secondo Giovanni  16,23-28

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

DOMANDARE LA SALVEZZA

Siamo amati da Dio, e Padre e Figlio collaborano alla nostra salvezza. Vale in modo particolare per coloro che hanno riconosciuto il Figlio Gesù, il quale non solo è stato ‘mandato’ da Dio, ma ‘è uscito’ dal Padre celeste, cioè proviene dalla sua stessa altezza. Per questo non restiamo passivi davanti all’opera di Dio, cioè alla venuta del Figlio. Vi partecipiamo con il desiderio, la domanda, l’impegno della vita. La salvezza che domandiamo ci verrà donata, per noi e per il mondo.

 

Vangelo secondo Giovanni 16,20-23

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

GENERARE UN UOMO

Un paragone straordinario. Il giorno che ricorda Santa Rita coincide con un vangelo ricco promessa di vita, come una madre che genera un figlio. La vita che nasce dalla sofferenza, dal dono di sé, dalla pienezza dell’amore, come l’amore di una madre, come l’amore donato Gesù in croce. Chiediamo la grazia di non avere paura della fatica, della dedizione, della sofferenza che generano vita. Chiediamo il dono dello Spirito Santo e l’intercessione dei santi, e di santa Rita in particolare.

CHE COSA RESTA?

E’ la domanda che ci si pone dopo un grande avvenimento, una grande festa o un grande disastro. Quello che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo è uno di quegli avvenimenti che non càpita a tutte le generazioni di vivere. Evocando la memoria storica, la pandemia viene vissuta come una guerra, e il suo superamento è una vittoria. Si progetta di risanare i disastri del coronavirus con un’ondata di decreti, con prestiti e agevolazioni. Si agita la fantasia con gettiti di miliardi scaricati dalla bocca dei telegiornali. Come un coccodrillo che avanza dal fiume, emerge la pretesa di mettere tutto a posto con montagne di carte e di prescrizioni. L’uguaglianza che ci ha resi tutti fragili di fronte al coronavirus, diventa la ghigliottina di un’ideologia che taglia la testa a chi pretende ancora di averla. Che cosa ci resta?
Resta, semisommersa fino a boccheggiare sottacqua, la flotta di barche e barchini che per tutto questo tempo ha continuato a navigare e a salvare. Famiglie piccole e grandi, genitori e figli e nonni, sani o malati, lavoratori o disoccupati o pensionati, in case grandi o piccoli appartamenti, isolate o collegate, hanno portato con gioia e fatica tutto il peso della vita. Attraversate dalla paura, appesantite da problemi, minacciate da dissapori e violenze, private di alcuni beni materiali e spirituali, hanno continuato a vivere, a far studiare i figli, sperando nel sole di primavera. Navigando a remi o a bracciate, proseguono il percorso. Venisse il vento a soffiare, ora che possono alzare la vela. Quale vento? Spirasse vigoroso il vento del riconoscimento, venissero la pioggia e il sole di aiuti concreti, con provvedimenti mirati e intelligenti a sostegno di padri e madri, per la nascita e la cura dei figli e per l’accoglienza degli anziani in casa, per l’accudimento dei bambini più piccoli e per il sostegno alla scuola. Un bambino alla scuola materna e un figlio alla scuola pubblica paritaria, quale provvedimento lo sostiene? I giovani delle scuole professionali, perché vengono esclusi dalla sanatoria che salva l’anno scolastico? Lo Stato tiene sotto pressione i suoi figli; anche andando contro i propri interessi dimentica una buona schiera di ragazzi e giovani e ne trascura i genitori e gli insegnanti. Opere dimenticate, famiglie abbandonate, persone declassate. Come una macchina che perde pezzi, e alla fine si inceppa. C’è nelle famiglie una voglia di vivere, di lavorare, di educare, di collaborare, che viene dispersa: come stormi di uccelli e ai quali vengano tolti l’aria e un pezzo di cielo. Cosa resta ancora all’intreccio del bosco della società, se non vengono protetti gli alberi e restano ostruiti torrenti e ruscelli?

Vangelo secondo Giovanni 16,16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

QUANTO POCO?

Potremmo dire: quanto poco, in questa valle di lacrime? Quanto poco o tanto in questa pandemia, con ristrettezze, incertezze, tristezze? Ce ne accorgiamo: il Signore proprio ci manca. Lo percepiamo dal disagio e dal desiderio che ci agitano il cuore. Mai soddisfatti, mai a posto, anche quando riusciamo a risolvere alcuni problemi. Il lancio del cuore mira sempre più in là. La promessa di Gesù e la nostra stessa esperienza ci confermano che ogni nostra tristezza ‘si cambierà in gioia’.

Vangelo secondo Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

IL COMPIMENTO

Ecco la missione dello Spirito Santo: portare a compimento l’opera di Gesù. Prima di tutto nella comprensione e nell’adesione di coloro che hanno vissuto con Lui, e che nel tempo si renderanno conto della portata dell’avvenimento al quale hanno partecipato. Inoltre lo Spirito Santo accompagnerà lo sviluppo della fede di Gesù nei vari popoli e nelle varie epoche, nelle culture e nelle tradizioni, nella profondità dei cuori e nelle imprese della vita. C’è davanti tutta la storia del mondo e la nostra stessa vicenda.