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Vangelo di Marco 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

DUE MONETINE

E’ l’ultima stoccata di Gesù nei confronti degli scribi. Dopo aver risposto alle loro domande e obiezioni, Gesù prima li sconfessa pubblicamente e poi mette in paragone la folla e i ricchi con la vedova povera. La misura non è data dalla quantità di denaro versato al tempio, ma dal dono deella nostra persona. Il tintinnio delle due monetine della donna vale più del frastuono di tante grosse monete gettate per superbia: la donna ha versato al tempio ‘tutto quanto aveva per vivere’.

 

La figura del cardinal Ravasi, tante volte incontrata in tv e nelle pagine di libri e di innumerevoli articoli, si è finalmente concretizzata nell’atteggiamento di una persona cordiale e aperta, lucida di mente e lineare nell’esposizione. La folla che ha gremito la cattedrale di Chioggia in occasione del Festival Biblico, lo ha accolto con un applauso che alla fine dell’incontro è diventato quasi un’ovazione. Siamo tutti stati catturati dalla sua descrizione piana, precisa, coerente, di che cos’è il limite secondo la Bibbia. Con un’autorevolezza pacata e convincente, il cardinale ha disegnato due ‘tavole’ per descrivere quel ‘limite’ strutturale che ci definisce come creature. Secondo Wittgenstein, filosofo del Novecento, studiare l’uomo è come circoscrivere i contorni di un’isola, ma da qui ‘ho visto le frontiere dell’oceano’. Paradossalmente, è un limite dentro il quale Dio stesso si ritira per far posto all’uomo creato. E’ il limite che sospinge Adamo – l’uomo! - nel desiderio dell’altro, dell’altra che gli viene donata in una corrispondenza perfetta al suo bisogno di relazione. E’ anche il limite che Adamo-Eva sorpassano invadendo il territorio di Dio, e sprofondando nella solitudine. Sarà altra la risposta che Dio, nel corso della storia successiva, gli darà, attraverso il Figlio fatto uomo: il divino diventa creatura. Cristo raccoglie tutto il limite umano: paura, solitudine, tradimento, torture, silenzio di Dio, morte per asfissia; la sua estrema ferita diventa feritoia attraverso la quale passa la luce della risurrezione e per noi il dono di una vita senza confini.

Nel limite di Gesù, il cardinale fa brillare la bellezza della sua umanità, percepita perfino dai soldati inviati a catturarlo, i quali tornano indietro a mani vuote e dicono ai capi-popolo loro mandanti: “Non abbiamo sentito mai nessuno parlare come quest’uomo”. A mezzo fra l’Adamo della Genesi e il nuovo Adamo Cristo, ci viene mostrato il racconto di Giobbe, che il cardinale definisce ‘uno dei dieci libri più preziosi dell’umanità’, dove viene  descritta la maledizione del peccato e dell’abbandono di Dio. Chi ci può salvare da questo limite estremo se non l’intervento di Dio? E’ Lui che rovescia i potenti e innalza i piccoli. Ravasi propone una carrellata di personaggi che stanno tutti in ultima della fila. Dio sceglie Giacobbe, Mosè, Geremia, Davide, i più difettosi e i più piccoli, e continua poi con Maria la serva innalzata, con le beatitudine che esaltano i poveri, con la scelta di Pietro pescatore e di Paolo persecutore; costui avverte il limite di una spina che gli brucia la carne, e non gli viene sottratta nonostante ripetute richieste; Dio gli dice: “Ti basta la mia grazia”.

Dovremo dunque pregare perché ci siano tolti i nostri limiti? Ravasi cita uno scrittore decisamente ateo, restio per tutta la vita a svelare il segreto della figlia fortemente limitata nella salute; in un racconto di Ennio Flaiano Gesù torna sulla terra, tutti i malati gli corrono incontro e lui guarisce tutti, con grande clamore. Un giorno Gesù se ne va finalmente solitario in una strada deserta; incontra un padre con una figlioletta malata in carrozzina. Gesù si avvicina per guarirla. Il padre gli dice: “Non voglio che tu la guarisca, ma che la ami”. Gesù la bacia e la lascia com’è. Realmente, nella normale esperienza e in quella più drammatica che sperimentiamo in noi stessi e negli altri - conclude il vescovo Giampaolo – “i limiti sono benedetti perché fanno desiderare Dio, fanno amare la terra e amare gli altri”. Ci basta la Sua Grazia.

 

Vangelo secondo Marco 12,35-37

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri

L’IDENTITA’ DEL MESSIA

L’evangelista Marco ha raccontato le domande e le contestazioni dei capi religiosi. Ora è Gesù a fare una domanda che apre uno squarcio sulla sua origine. Secondo gli scribi, il Messia sarebbe figlio di Davide. Gesù nota però che Davide - nel salmo 110 - non chiama il Messia figlio, ma Signore: quindi ben più superiore di quanto possa essere un figlio. Con una botta diretta, Gesù apre la strada a svelare la sua identità divina.

Vangelo di Marco 12,28-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

RELIGIONE DI VITA

Quante volte carichiamo la fede di pratiche, adempimenti, doveri. Come un dipendente ligio al suo mansionario; come un servo, uno schiavo, davanti al ‘datore di lavoro’. Gesù apre un altro orizzonte, ponendoci davanti a Dio che ci ha creati, ci vuole bene e desidera per noi la vita; facendoci vedere chi ci sta vicino o ci passa vicino. Questa è la religione donata da Cristo all’umanità: amore a Dio, amore al prossimo. Quando viviamo così, viviamo una vita vera.

Vangelo secondo Marco 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

VOGLIA DI RISURREZIONE

Anche la domanda di chi non crede alla risurrezione e tenta Gesù con un trabocchetto, mostra un desiderio di vita oltre l’orizzonte terreno e oltre la morte. Gesù non si ferma alla casistica, non stabilisce né abolisce i contratti matrimoniali, ma apre l’orizzonte fino all’orizzonte del Dio della vita, che vive da sempre e per sempre, e ci dona non una vita provvisoria che si spegne con la morte, ma un vita di figli eternamente amati dal Padre.

Introduzione del Celebrante
Oggi ringraziamo Gesù che ci convoca non solo per comunicarci la sua parola, ma per donarci se stesso nel segno del pane e del vino, e unirci alla sua vita. Domandiamo a Gesù la grazia di riconoscerlo e di accoglierlo per diventare una sola cosa con lui.

1. Signore Gesù, grazie per il dono del tuo corpo e del tuo sangue. Apri il nostro cuore e la nostra volontà ad accoglierti nella Messa festiva, insieme con familiari e amici e tutti i fedeli cristiani, testimoni della tua presenza e del tuo amore
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

2. Signore Gesù, che ti doni alla Chiesa perché diventi tuo Corpo, fa di tutti noi un corpo e un’anima sola, in unità con Papa Leone, il nostro vescovo, i sacerdoti e quanti consacrano a te la loro vita,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

3. Signore Gesù, ti presentiamo tutto il mondo, che tu hai amato fino donare la vita. Conduci alla pace le nazioni e i loro capi, i gruppi e i loro responsabili, dona amicizia e fraternità alle comunità e alle famiglie,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

4. Signore Gesù, ti affidiamo i giovani e i ragazzi; a conclusione dell’anno scolastico dona loro la grazia della tua amicizia attraverso genitori ed educatori aperti alla vita e alla fede. Ti affidiamo i cristiani impediti di partecipare alla Messa nelle loro chiese,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
Uniti a te nella celebrazione eucaristica e nella vita, Signore Gesù, come gli apostoli nell’ultima Cena, ti affidiamo le nostre persone e tutte le nostre intenzioni. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

EUCARISTIA, VITA E UNITA’
L’Eucaristia, Gesù con noi, con il corpo e il sangue, con il dono della sua persona, fonte di unità e vincolo di pace, è la grazia a noi donata nella Messa, nell’adorazione, nella vita di carità e missione. Un dono da proclamare e vivere di fronte al mondo, un dono da condividere. L’Eucaristia è il pane necessario per vivere; la parola di Gesù accolta nella Messa è luce del cammino; l’esperienza dell’unità eucaristica ci sostiene settimane in tutti i luoghi della vita.

Vangelo secondo Marco 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

IL POTERE PER LA LIBERTA’ DI TUTTI

Coincidenza vuole che oggi - ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana – incontriamo queste parole di Gesù che sono alla base della distinzione tra il potere politico e statale e la professione della fede in modo personale e pubblico. Lo Stato repubblicano garantisce la libertà di tutti i cittadini, sostenendo ciascuna persona e ciascuna comunità nelle loro libere scelte e combinandole in un rispetto reciproco. Un compito delicato e difficile, sempre in via di attuazione nel corso della storia.

Vangelo secondo Marco 12,1-12

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

LA SCELTA DELLA VITA

Chiaramente, questa parabola delinea la storia di Dio con gli uomini, fino alla venuta del Figlio. Il dramma dell’accoglienza di Gesù o del suo rifiuto, si propone nella vita di ciascuno. Non solo per l’impostazione fondamentale della vita, ma anche nelle decisioni e nelle scelte quotidiane. Di fronte a Gesù, occorre scegliere, come di fronte all’occasione di scoperta di una miniera d’oro, di uno spettacolo imperdibile, di un amore immenso. Con chi stare?

Vangelo secondo Giovanni 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

TRINITA’: MISTERO CHE VIVE E FA VIVERE

Trinità: Dio non lontano e solitario, ma comunione di sapienza e amore, che si dona nella creazione e nella missione del Figlio Gesù. Padre, Figlio, Spirito Santo si rivelano nella vita umana di Gesù e vivono nell’azione della Chiesa, nei sacramenti e nella carità. Ogni persona, ogni comunità è riflesso della Trinità. Lo riconosciamo con gioia, lo viviamo con desiderio. Siamo fatti per la comunione vissuta nella fraternità: è la vita per il presente, è la speranza per il futuro.