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Vangelo secondo Giovanni, 19,25-27

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

MADRE E FIGLIO

Questa Madre sotto la croce mostra che al sacrificio del Figlio corrisponde il sacrificio della Madre. L’affidamento reciproco della Madre a Giovanni e di Giovanni alla Madre inaugura la reciprocità del rapporto tra ciascun cristiano e Maria, e definisce la Chiesa come Madre. Una maternità alla quale tutti partecipiamo: perché ciascuno accolga e serva gli altri come fa una madre; perché ciascuno viva come figlio amato e protetto. La nostra piccola vita vive dentro un Mistero più grande.

Vangelo secondo Giovanni 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

LA CROCE INNALZATA

La croce su cui viene inchiodato un uomo è la condanna più crudele. Quando Gesù viene innalzato in croce, esprime l’offerta totale della vita donata per amore. Oggi la croce risplende nelle nostre chiese; il crocifisso si trova nelle case cristiane come richiamo che Cristo è morto e risorto ed è presente lì dove viviamo. Il segno di croce accompagna i gesti di preghiera e i momenti significativi della giornata e della vita. La croce di Cristo diventa segno di amore e speranza.

Vangelo secondo Matteo 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

LA CHIESA, CASA DI MISERICORDIA

Chi non desidera esser accolto e perdonato, vivendo in pace in famiglia, al lavoro, a scuola, nella vita sociale? L’Eucaristia è scuola di comunione reciproca, la Chiesa è casa di tutti. Questa è la strada da percorrere, imparando dai santi della misericordia, e da tante testimonianza di vita. Iniziamo ogni giornata chiedendo perdono a Dio e donando il perdono ai nostri fratelli. Il mondo nuovo comincia a casa nostra e nel nostro cuore. Fin da adesso.

Vangelo secondo Luca 6,43-49

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

QUALE ROCCIA?

Albero buono, uomo buono; albero cattivo, uomo cattivo. Frutti buoni, frutti cattivi; bene, male. Gesù descrive la nostra vita, il cuore, la famiglia. Quel che siamo, dove appoggia? La nostra casa, su quale terreno viene costruita? Sulla roccia o sulla nuda terra? Gesù dice che la roccia è mettere in pratica le sue parole. E quando non siamo capaci e continuiamo a cedere? La prima ‘messa in pratica’ è l’adesione a Gesù, la domanda a Lui, un desiderio senza limiti di appartenergli e di fare la sua volontà.

Vangelo secondo Luca 6,39-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

DISCEPOLI E MAESTRI

La parola di Gesù ci spiazza, mentre pretendiamo di fare da soli senza bisogno di alcun maestro. Tranne poi a diventare succubi di mode, tendenze, abitudini altrui: tutti solitari e tutti dipendenti. Non si diventa maestri se non si è stati e non si è discepoli. Che cosa è necessario? E’ una grazia trovare maestri di vita, persone affidabili per sapienza e lealtà, che non ingannano e non ci possiedono, ma ci aprono a riconoscere e seguire l’unico Maestro, il Signore Gesù.

Non sono riusciti a trattenere l’uomo che, dopo aver gettato la donna dal ponte, s’è buttato lui stesso nel baratro. Così è stato per gli agenti che erano accorsi. Chiunque veda un uomo o una donna farsi del male o tentare il suicidio non può trattenersi dall’intervenire. E’ la bellezza della istintiva solidarietà umana. Ancora nel nostro mondo chiuso e indifferente viene spontaneo dare la mano a chi è caduto. Ancora si tiene in casa la persona cara anziana e malata, fin quando, tra medicine, igiene, stato di salute, è possibile ai familiari sostenuti dalla badante e altri servizi. La cronaca racconta di presenze amorevoli accanto a persone costrette a lunghe degenze, come Mary Sangalli, la giovane mamma malata di sla. Quando il ricovero si fa inevitabile, spesso accade una fatale accelerazione del deperimento della persona. A chi potrebbe venire in mente di spegnere una vita prima del suo inesorabile e naturale tramonto?

Può accadere che la persona sofferente chieda di porre fine alla sua vita: “Vorrei morire…”. Quasi sempre si tratta di frasi dettate da sofferenza e solitudine, che escono di bocca per il desiderio di trovare partecipazione. Oggi la medicina sa alleviare al massimo la sofferenza fisica. Per la solitudine e lo stato di prostrazione, ci vuole altro. Non solo l’aiuto del personale sanitario e la presenza di familiari e volontari. Ci vuole di più. Dove trovare il senso di una vita che sembra non valere più nulla? Non basta l’orizzonte del mare e del cielo a dare senso alla nostra umana navigazione. Quando ci si sente inutili, quando ci si considera un peso e un ostacolo per altri, togliersi di mezzo sembra quasi un atto di amore. Ma se uno si accorge di essere amato? Se, malato e anziano, si strugge di tenerezza accanto a un bambino piccolo che lo guarda, a una persona che sorride? Era straordinario un servizio tv con bambini piccoli e persone anziane insieme per buona parte della giornata: una esplosione di vita con giochi, sorrisi, lavoretti, passatempi, canzoni. Le persone stanno bene insieme; esperienze piccole o grandi di condivisione, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. Non rinascono solo gli anziani, rinasciamo tutti. Occorre aprire l’orizzonte della fede: Dio ci ama e ci ha creato, il Figlio Gesù si mette accanto al povero e alla donna perduta, ai bambini e ai nemici, soffre e muore promettendo al ladrone il paradiso. Alla giovane suora Clare Crockett morta a trentatre anni nel terremoto del 2013 in Equador piaceva la canzone di San Filippo nel film con Gigi Proietti ‘Preferisco il Paradiso’.

E’ inumana e terribile una legge - come accade in Veneto - che permetta e sostenga la possibilità di spegnere la propria vita. E’ la massima delusione del vivere, l’estrema sconfitta della società senza senso, della politica senza giudizio. La stessa cosa accade con la propaganda in favore dell’aborto e con gli ostacoli posti a chi vuole aiutare il proseguire della vita nel seno materno. Una società solitaria, disperata e violenta trova nella morte la risposta al vuoto del suo cuore e al nulla della sua esistenza. Perduto il senso del vivere, la soluzione rimane non solo il morire, ma il procurare la morte, persino con la violenza verso se stessi, verso il coniuge e i figli.

Per grazia riconosciamo il Dio della vita, che si è fatto uomo perché noi possiamo vivere nel tempo e nell’eternità, avvolti da un grande amore. Una possibilità offerta a tutti.

Foto: Suor Clare Crockett

 

Vangelo secondo Luca 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

IL MONDO RADDRIZZATO

Se non fosse che Gesù ha vissuto così come dice ai suoi discepoli, non potremmo credere a queste sue parole. Se non fosse che tanti cristiani hanno percorso la sua strada, perdonando persecutori e uccisori, e anche nelle nostre case, nei nostri paesi, vivono persone che perdonano, accolgono e donano… Attorno a noi, un mondo di violenza, in strade e case, nei paesi d’Europa e oltre. Pazientemente, fiduciosamente, domandiamo per noi e per tutti la grazia di credere al Vangelo.

 

Vangelo secondo Luca 6,20-26

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

BEATI

Lasciamoci sfiorare dall’onda delle beatitudini proclamate da Gesù. Ci riportano a uno sguardo vero verso noi stessi, fiducioso verso il prossimo, positivo verso il futuro. Ci viene promessa la beatitudine, cioè la felicità, in un futuro che è già qui. Quando non abbiamo pretese sulla vita ma la affrontiamo con desiderio e dedizione, quando riconosciamo di essere amati da Dio e da qualcuno sulla terra, e amiamo i fratelli e le sorelle che incontriamo. Grazie Gesù, perché ci guardi con amore e verità.

13 settembre 2026 - Domenica XXIV, Tempo Ordinario, Anno A

Introduzione del celebrante
Il Signore ci ha accolto in questa Eucaristia con la Sua Misericordia, facendo di noi la sua comunità e la sua famiglia. Ci rivolgiamo a Lui con fiducia.

  1. Signore Dio, siamo di fronte a te come figli amati e perdonati. Donaci di aprire il nostro cuore e le nostre braccia alla misericordia e all’accoglienza verso tutti,

Preghiamo: PADRE MISERICORDIOSO, ASCOLTACI

  1. Signore Gesù, che fai di noi una cosa sola partecipando al tuo Corpo e tuo Sangue insieme con i nostri fratelli e sorelle, donaci di sperimentare la gioia del perdono offerto e ricevuto. Sostieni tutti i nostri pastori,

Preghiamo: PADRE MISERICORDIOSO, ASCOLTACI

  1. Signore Dio, Padre di tutti, nel mondo diviso da guerre e violenze, nella società attraversata da indifferenza e cattiveria, fa risplendere il sole della carità e della pace, per vivere da uomini e donne riconciliati,

Preghiamo: PADRE MISERICORDIOSO, ASCOLTACI

  1. Signore Dio nostro, apri il cammino dei ragazzi e dei giovani alla ricerca di ciò che è bello, vero, buono, accogliendo gli uni i doni degli altri, a scuola e nella società,

Preghiamo: PADRE MISERICORDIOSO, ASCOLTACI

Conclusione del celebrante
Signore Dio nostro Pare, con la grazia della Croce di Cristo e con l’intercessione di Maria Addolorata, rendi efficace la nostra preghiera: Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen

LA CHIESA, CASA DI MISERICORDIA

Chi non desidera esser accolto e perdonato, vivendo in pace in famiglia, al lavoro, a scuola, nella vita sociale? L’Eucaristia è scuola di comunione reciproca, la Chiesa è casa di tutti. Questa è la strada da percorrere, imparando dai santi della misericordia, e da tante testimonianza di vita. Iniziamo ogni giornata chiedendo perdono a Dio e donando il perdono ai nostri fratelli. Il mondo nuovo comincia a casa nostra e nel nostro cuore. Fin da adesso.