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IN USCITA DALLA PANDEMIA

In casa nostra, in Italia e nel mondo, il coronavirus realizza il suo imperioso percorso. Ci difendiamo con le armi della medicina e con una colluvie di prescrizioni e di protezioni. Che cosa ci sta succedendo? Dobbiamo fare i conti con una realtà imprevista che scombina la vita personale e familiare, sociale ed ecclesiale. Che cosa stiamo imparando?  Questo piccolo libro, uscito da qualche settimana in e-book e prossimo a uscire in cartaceo, ci accompagna a non buttare a mare l’esperienza umana di cui tutti siamo protagonisti. La realtà che stiamo vivendo ci costringe a ‘fermarci e pensare’. Dopo aver vissuto per tanto tempo dentro una bolla che ci pareva difesa da ogni invasione, avvertiamo ora l’inevitabile impatto con la realtà. Emergono domande che sfidano la ragione, ci rivelano la comune fragilità umana e scoprono il desiderio incolmabile del cuore. Le piccole risposte con le quali cercavamo di accontentarci, non bastano più. La realtà ci chiama a riconoscere che la vita è legata un mistero più grande che non possiamo dominare. L’autore ci conduce a guardare fino in fondo la realtà che ci cade addosso, per accorgerci siamo messi di fronte a qualcosa che sconcerta tutte le nostre sicurezze e che non possiamo dominare. Qui si introduce la novità dell’esperienza cristiana. Chi e che cosa ci salva? “E’ per questo che Dio si è fatto uomo, è diventato una presenza storica carnale, vicina, un compagno di cammino”. “Non rispondiamo da soli al dramma della vita, solo questo Dio ci salva dalla paura del mondo e dal vuoto della propria esistenza”  Ma come possiamo accorgerci di questa presenza buona, e come possiamo aderirvi? “Più di qualunque discorso rassicurante o ricetta morale, quello di cui abbiamo bisogno è di intercettare persone in cui possiamo vedere incarnata l’esperienza di questa vittoria.” Attraverso la sua personale testimonianza e con il racconto di esperienze vissute, l’autore ci avvia a percorrere il cammino della vita fino riconoscere, dentro tutto ciò che accade, la presenza di Colui che ci accompagna a vivere e ci salva, aprendoci all’impegno per il presente e alla speranza per il futuro. Un percorso ragionevole, proposto ad ogni uomo.

Julian Carron, Il risveglio dell’umano, Riflessioni da un tempo vertiginoso BUR Rizzoli 2020,  € 8,00 - ebook € 2,49 -

Angelo Busetto

Van Thuan, uomo libero

Non è semplice coincidenza leggere il racconto della prigionia del cardinale van Thuan, proprio nel pieno delle settimane dell’aggressione del coronavirus. E’ un dono di Gesù risorto che accompagna a vivere e sostiene nei giorni della chiusura e della desolazione. Certamente, imparagonabile è la violenza subita da van Thuan il quale, il 15 agosto del 1975, appena nominato vescovo aggiunto di Saigon a 47 anni, viene arrestato dal regime comunista insediato da pochi mesi nel Viet Nam del sud. Un calvario durato più di 13 anni, fino al 21 novembre 1988. Senza processo e condanna, veniva accusato di cospirazione contro il regime in favore di un ‘governo straniero’. Gli veniva imposto di sottoscrivere una lettera di autoaccusa. Anni di totale isolamento in una celletta umida e maleodorante, vari trasferimenti tra freddo e privazioni, umiliazioni e violenze. Van Thuan non solo non cede, ma mantiene un tratto di benevolenza e perfino di amore, fino al punto che i suoi carcerieri devono essere cambiati o la località di detenzione deve essere mutata, perché i suoi carcerieri ne ricevono un influsso benefico, fino a convertirsi e a ricevere i sacramenti cristiani. Da dove viene a Van Thuan questa fortezza e bontà, perfino capace di ironia? Tra le sbarre, libero di amare, di perdonare, di donare. Occorre risalire alla sua famiglia, perseguitata per la fede cristiana, fino all’uccisione di alcuni componenti; il ricordo della mamma e dei suoi insegnamenti; l’incontro con alcuni dei nuovi movimenti e associazioni, avvenuto negli anni di permanenza a Roma come studente. Durante la lunga prigionia, uno stratagemma gli permette di celebrare l’Eucaristia con poche gocce di vino e frammenti di pane, e di conservarla. C’è un momento di svolta, descritto nel capitolo diciasettesimo. In un misterioso dialogo Dio gli domanda: “Ami me, o le opere che fai per me?”. Van Thuan capisce che Dio stesso si prende cura delle opere e delle persone e decide di dedicargli interamente la propria vita, in qualunque condizione.
Il libro racconta tutta la vicenda con la vivacità di un romanzo pieno di dialoghi. L’autrice ha interrogato decine di amici e conoscenti di Van Thuan, dai quali ha ricavato una storia autentica. Inoltre, confessa di avere lei stessa rivissuto personalmente la vicenda: “Incarcerata da una malattia, toccando il fondo spirituale e umano, mi chiedevo: anch’io posso vivere questa esperienza di libertà?” E’ la conseguenza che ne trae ogni lettore.
Teresa Gutierrez De Cabiedes, Van Thuan, libero tra le sbarre

Città Nuova. Roma 2018, pp 350 € 20,00

Esperienza di amore

Non si può dire in prosa la poesia: sarebbe come denudare un albero. La poesia va letta e cantata, con l’onda delle parole e il rimbalzo delle cose che evoca. La poesia dice e rivela, e nello stesso tempo nasconde e rimanda. Lo si percepisce in modo più esplicito quando la poesia si riferisce all’esperienza dell’amore (ma non nasce da simile esperienza ogni poesia?). Allora l’evocazione dei sentimenti e la descrizione degli atteggiamenti non si chiudono nel cerchio delle cose definite, ma si apre a un’altra vastità, fino a spalancarsi all’infinito. L’ultimo verso di questa raccolta, pubblicata già nel 1933, annuncia: ‘…l’amore inventa il suo infinito’. E’ quasi un rimando al biblico Cantico dei Cantici, recentemente evocato da Benigni pur nell’equivoco di un amore ‘pluralista’. Qui invece, di un uomo e di una donna si tratta. Non della donna che cerca l’uomo – come nel Cantico – ma di un uomo che percepisce vicina la donna e nello stesso tempo la avverte inafferrabile e sfuggente. Pedro Salinas, nato a Madrid nel 1891, morto a Boston nel 1951, che ha avuto un’intensa vita di insegnante in varie università e di traduttore, esprime in questo ‘poema’ l’esperienza dell’amore come un avvenimento che accade e ti possiede, eppure non può essere posseduto e non ti basta. Come nei versi richiamati in copertina: “Al di là di te ti cerco. / Non nel tuo specchio / e nella tua scrittura, /nella tua anima nemmeno. / Di là, più oltre”.
Pedro Salinas, La voce a te dovuta, poema Giulio Einaudi Editore Torino 2019 pp 234 € 16,00
Angelo Busetto

Una Via Crucis per te
Nei commenti della Via Crucis si evocano spesso i mali del mondo e i peccati dell’umanità. Il dramma di Cristo si intreccia con le tragedie che percorrono la terra. Eppure, nonostante l’efficacia di certi commenti, si rischia sempre un poco di considerarsi fuori del percorso compiuto da Gesù, a distanza dalla sua condanna e dal suo percorso fino alla morte in croce e al sepolcro. Gesù invece ci vuole discepoli partecipi, come sua madre Maria, come il Cireneo e la Veronica, come le donne e Giovanni sotto la croce, e i tanti che nei secoli e nel presente si sono immedesimati con la sua passione. Questo nuovo testo, con i commenti di don Vincent Nagle, cappellano d’Ospedale a Milano e sacerdote della Fraternità San Carlo Borromeo, rende il lettore personalmente partecipe del percorso di Gesù, in una viva attenzione al fatto descritto dai Vangeli e rivissuto nella viva esperienza di tante persone, con racconti da Madre Teresa alla vita dello stesso autore.
Vincent Nagle, Via Crucis, Fraternità San Carlo, Milano 2020, Stampa pro manuscripto, p.34 s.i.p
a.b.

Giornali on-line
In tempo di coronavirus, molti giornali si rendono reperibili via on-line, e in alcuni casi interrompono la pubblicazione cartacea. Il quotidiano Avvenire, che continua ad arrivare in edicola o per abbonamento, si può leggere gratis nel suo sito. L’Osservatore Romano la settimana scorsa ha interrotto la stampa e si incontra solo on line. Il quotidiano della Santa Sede offre la possibilità di leggere o rileggere tutte le parole del Papa, così dense di significato e di valore nella drammatica circostanza che il mondo sta vivendo. In questi giorni è uscito anche l’allegato mensile «donne chiesa mondo», dedicato alle martiri, alle donne che, dando una testimonianza estrema di fede, non obbedendo a chi pretende l’abiura o l’abdicazione ai doveri cristiani, sacrificano la vita. Una lettura che in questi giorni possiamo mettere in paragone con la dedizione di tanti sacerdoti e suore, medici e operatori sanitari, che danno la vita accanto ai fratelli malati.
a.b.

La preghiera del pellegrino

Riprendere in mano i racconti di un pellegrino russo, la cui invocazione ripetuta ha accompagnato per decenni tanti nostri pellegrinaggi e sentieri di montagna, produce una calma emozione. “Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”. Per migliaia, per milioni di volte questa invocazione viene ripetuta da migliaia, milioni di pellegrini, ritmata sulla cadenza del respiro e sull’incedere dei passi. L’incipit del libro è famoso quasi come il manzoniano “Quel ramo del lago di Como…”: “Per grazia di Dio sono cristiano, per le mie azioni un grande peccatore, per condizione un pellegrino senza dimora del genere più umile, che vaga da un luogo all’altro”. Qui è tutta la storia del pellegrino. E pure, di pagina in pagina, il lettore si sorprende di ritrovare la vera medicina dell’anima che nasce dalla memoria continua del cuore, della mente e delle labbra, di giorno e di notte, identificandosi dapprima con il respiro e poi con il battito del cuore. Di capitolo in capitolo rimbalzano episodi, alcuni dei quali hanno il sapore dei Fioretti francescani, e rinfrancano la lettura come le soste del pellegrino nel suo lungo camminare… In appendice una ‘nota critica’ del curatore e alcune notizie biografiche dei Padri e autori citati.

Anonimo, Racconti di un pellegrino russo, Paoline, Milano 2019 nuova edizione, pp  266 € 14,00

Angelo Busetto

Come si può vivere di Gesù

Se non si vedesse scritto che si tratta di un autore di sette secoli fa, non si farebbe difficoltà a riconoscervi un testo moderno. Nicola Cabasilas nasce a Tessalonica, in Grecia, nel 1322 e muore attorno al 1397, acquisisce da giovane un’accurata formazione intellettuale, nel contesto della guerra civile per la conquista del seggio imperiale di Costantinopoli. Finalmente, rimanendo laico, si dedica a una vita di silenzio, preghiera, riflessione presso i monasteri della sua città. Proprio la sua condizione esistenziale crea lo sfondo dei suoi scritti spirituali, dai quali emana vivissimo il sapore di un’esperienza vissuta. Per Cabasilas il cristianesimo è veramente una vita nuova, una vita vissuta in Cristo. Il grande protagonista della storia e quindi anche della vita dell’uomo, è Cristo che assume tutta intera la nostra umanità, vive un’esistenza umana concreta, che viene comunicata a coloro che partecipano ai suoi misteri. I suoi misteri: vale a dire – in modo particolare – il battesimo e l’eucaristia, nei quali Egli viene a vivere personalmente in noi. E’ commovente leggere come il nostro autore passa in rassegna i segni e i gesti del battesimo per descrivere questo passaggio della vita di Cristo in noi, valorizzano in modo particolare il miron, cioè l’unzione con la quale lo Spirito Santo permea e muove la nostra vita. Analogo approfondimento queste pagine esprimono nei riguardi dell’eucaristia, dove Cristo non comunica semplicemente i suoi doni, ma se stesso, rendendoci parte del suo corpo. L’iniziativa rimane quindi di Dio, rispetto alla nostra vita.

E a noi, che cosa spetta? Cabasilas sottolinea in modo particolare due posizioni del cristiano, quasi anticipando le acquisizioni del moderno personalismo: il desiderio, che apre a un continuo superamento di noi stessi, e la memoria, che rende viva e attiva in noi la presenza del Signore, e orienta quindi tutti i nostri movimenti e le nostre azioni.

E’ un gioco interessante rilevare come molte sottolineature di questa ‘vita in Cristo’ pervadano le strade ‘spirituali’ percorse nei secoli successivi, da Ignazio di Loyola Teresa d’Avila, da Escrivà de Balaguer a Luigi Giussani.

Nicola Cabasilas, La vita in Cristo, Città Nuova, Roma 2017 pp 238 € 12,00

 

PER VIVERE IL CRISTIANESIMO

Quando l’annuncio cristiano intercetta la vita reale, allora si dimostra convincente e conveniente. Occorre avere la grazia di venire introdotti a capire e a vivere, così come è accaduto ai primi discepoli del Signore: non sono stati convinti attraverso una dottrina, ma nell’incontro con una Presenza. L’incarnazione è la chiave per comprendere: il Figlio di Dio si fa uomo e vive la nostra stessa esperienza umana, riscattandola e salvandola dal di dentro. Egli prosegue la sua compagnia all’uomo e alla donna di ogni tempo nella sua condizione di risorto. Facendo eco a Sant’Agostino che si rivolge ai pelagiani, potremmo ripeterci: “Questa è l’orrenda radice del vostro errore: voi pretendete di far consistere il dono di Cristo nel suo esempio, mentre quel dono è la sua persona stessa”. Il metodo per seguire Cristo, quindi, non è appena fare nostra la sua dottrina o imitare il suo esempio, ma riconoscerlo e seguirlo attraverso il segno nel quale Egli permane, la Chiesa, suo Corpo, come afferma decisamente San Paolo. E’ possibile quindi concepire la vita come ‘rapporto costitutivo con il Mistero che mi fa all’istante’. Sulla linea di questi fondamenti, si delinea il percorso proposto da don Giussani negli Esercizi annuali della Fraternità di Comunione e Liberazione. In questo libro trovano posto quelli svolti nel 1988-89-90, rispettivamente con questo titolo: Vivere con gioia la terra del Mistero. - Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne. - Guardare Cristo. Riprenderli in mano dopo averli vissuti rinnova il desiderio e la decisione di farne esperienza: “Che cos’è il cristianesimo se non l’avvenimento di un uomo nuovo che per sua natura diventa un protagonista nuovo sulla scena del mondo?”

Luigi Giussani, La verità nasce dalla carne. A cura di Julian Carron, BUR Rizzoli  Milano 2019, pp 276 € 14,00

IL CRISTIANO E LA SOFFERENZA

La via per conoscere il cristianesimo non è solo la familiarità con la dottrina, ma anche la frequentazione dei santi che l’hanno impersonata. In alcuni di essi il mistero cristiano si svela con profondità e chiarezza. Ne riscontriamo un esempio clamoroso nella breve esistenza di Elisabetta della Trinità. Scrive acutamente P. Antonio Sicari. “La grandezza di Elisabetta della Trinità è stata quella di aver afferrato il problema nel momento in cui il pensiero del suo tempo, anche in teologia, considerava la questione trinitaria in modo accessorio. Tanto che oggi, dopo quasi cento anni, i nodi sono venuti al pettine: i cristiani non capiscono più la differenza fra la loro fede e qualunque altra fede in Dio.” Un altro tema teologico trascurato o malamente interpretato, è quello della sofferenza. Elisabetta sperimenta la sofferenza fin da piccola, con la morte dei nonni e del padre e il trasloco forzato della famiglia in un appartamento provvidenzialmente a pochi metri dal Carmelo che la affascinerà. La sua fortissima attrazione verso il Carmelo trova l’insistita opposizione della mamma; entrata in Carmelo, ha da soffrire da parte di alcune consorelle. La sua vita si conclude a 26 anni dopo una dolorosissima malattia. Nella sua esperienza, la sofferenza viene vissuta come strada privilegiata per assimilarsi a Gesù e per partecipare alla sua azione redentrice. Significativa la sua considerazione dell’eucaristia, che la conduce a vivere la sua vita come partecipazione, prolungamento e attualizzazione del sacrificio di Gesù. Su questa via, la sofferenza diventa esperienza di gioia: “Posso dire di essere felice come un pesce nell’acqua”. Ospite nell’infermeria, dice: “Il mio Maestro è qui con me e noi viviamo notte e giorno in un dolce cuore a cuore”. I vari aspetti della sua vita vengono considerati in questo libro, che nella parte finale espone in parallelo la dottrina spirituale degli scritti di San Giovanni della Croce e il cammino di Elisabetta della Trinità.
Juan De Bono, Il perché della sofferenza, Elisabetta della Trinità,                             Edizioni OCD, Roma 2018 pp 210 € 18,00
Angelo Busetto

Viene da un autore proveniente dall’Africa profonda – Makombo, Goma, in Congo – questo limpido testo sui primi due sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo e la Cresima. Un discorso lineare, condotto sui testi biblici del Nuovo Testamento, sui Padri della Chiesa, sul magistero e sui teologi dei vari secoli, per dire che cosa sono questi due sacramenti, quale origine e quale sviluppo hanno avuto. E’ evidente che nei primi secoli i due sacramenti venivano celebrati nello stesso rito, esprimendo la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo e al dono dello Spirito Santo e la relazione con la Santa Trinità. Motivi prevalentemente pastorali hanno indotto una distinzione e separazione dei due momenti, che sottolineano l’uno la nuova nascita, l’altro la missione originata dallo Spirito. La nascita si rapporta evidentemente a tutta la persona e alla sua crescita e richiama la comunione di vita degli apostoli con il Signore Gesù. La missione fa riferimento in modo particolare al dono dello Spirito nella Pentecoste. Si evidenzia così che i doni del Signore si rapportano allo sviluppo e alle tappe progressive della vita del cristiano, il quale si rende partecipe della vita della Chiesa e della storia del mondo secondo la sua specifica vocazione. ‘Così il Battesimo è stato concepito come il sacramento della fede e la Cresima come il sacramento della missione e della testimonianza’. Dopo avere dettagliatamente e ordinatamente presentato i singoli due sacramenti, l’autore dedica una terza parte del suo lavoro al ‘rinnovamento della teologia del Battesimo e della Cresima’, tirandone le conseguenze per la crescita nella fede, per la formazione cristiana e per la missione. Sia per l’esposizione dottrinale, sia per le osservazioni conclusive, il testo si presenta come base per tutte le conseguenze di tipo pastorale, catechistico, educativo.

Innocent Hakizimana Ndimubanzi, Teologia del Battesimo e della Cresima

Edizioni OCD> Sussidi, Via Vitellia,14, Roma 2018 pp 210 € 14,00

Scoperta di Dio, scoperta dell’uomo

Quando Dio non rimane ridotto a parola o a generico concetto filosofico? Succede quando non ci limitiamo a pensare Dio con la nostra fantasia, ma quando, con la mente, il cuore, la vita, ne accogliamo l’identità che Egli stesso svela percorrendo la strada che lo conduce in faccia all’uomo. Dobbiamo solo avere l’umiltà di lasciarci prendere per mano dalla sua parola e dalla sua azione, trasmesse da coloro che hanno visto e udito, e scopriremo un panorama di meraviglie. L’alibi della Trinità ‘mistero difficile’ viene smontato appena ci si lascia condurre da questo brevissimo ‘saggio’ che concentra in poche chiare pagine il lungo cammino della storia e della teologia. L’autore, nato in Moravia nel 1919 e morto nel 2010, sacerdote, gesuita, teologo, cardinale, riassume la sapienza dell’Oriente e dell’Occidente. La rivelazione di Dio è la risposta alla ricerca di senso della realtà, dai secoli antichi al presente. L’unità e la pluralità del mondo, la sua origine e il suo senso, trovano fondamento nel dinamismo del Dio Uno e Trino, sapienza e amore, principio e compimento di ogni essere. Il dinamismo delle persone divine le costituisce nell’unità che si comunica nella creazione e si palesa nell’incarnazione del Figlio. In poche stringate pagine l’autore riassume il cammino di rivelazione e di donazione di Dio dall’Antico Testamento al Nuovo, indagato dalla teologia di due millenni. La comprensione del mistero della Trinità – nella sua profondità e nei limiti della capacità umana – svela il senso della persona, della famiglia, della società, della storia, della Chiesa e dei suoi sacramenti e di tutto l’agire umano. Non un mistero intellettuale e astratto, ma una storia, una strada nella quale camminiamo, viviamo, respiriamo e amiamo. Un itinerario che auguriamo di percorrere a tutti i cristiani e a tutti coloro che desiderano e che cercano.
Tomas Spidlik, Noi nella Trinità. Breve saggio sulla Trinità, Lipa, Roma 2019 pp 137 € 13,00
Angelo Busetto