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Colori, suoni, volti nella Chiesa di Chioggia che accoglie il nuovo vescovo Michele

Per un pomeriggio di sole e vento Chioggia diventa capitale religiosa dell'Italia. Il Municipio risplende di biancore nel primo saluto del Sindaco e altre autorità al vescovo Michele che entra ufficialmente in città, sabato 31 ottobre. Il vescovo procede poi verso la Chiesa di San Giacomo dove si ferma a pregare davanti alla Madonna della Navicella, così come al mattino aveva indugiato davanti alla immagine mariana nel santuario di Sottomarina. Con lui entra un gruppetto di vescovi che poi, insieme con il Nunzio apostolico, il cardinale vicario di Roma Reina e il Patriarca di Venezia Moraglia, diventeranno una ventina. Si esce in processione lungo il Corso di Chioggia, invaso dal suono delle campane fedeli: una lunga schiera di seminaristi provenienti dal seminario di Roma di cui il vescovo Michele è stato rettore, sacerdoti della nuova diocesi ma anche da Milano, Vicenza e altre provenienze, due file di vescovi che precedono il vescovo Michele. L’inusitato
corteo incuriosisce gruppetti di persone e qualche sciame di ragazzetti addobbati per Halloween.
L’ingresso in cattedrale è un fiume bianco e colorato che fende una folla immensa, assiepata sulle panche e lungo i corridoi, un variopinto calore umano fatto di occhi spalancati e sorrisi curiosi, mentre le voci schiette e imponenti della Corale Serafin di Cavarzere conducono verso l’altare.
L’Amministratore diocesano fa gli onori di casa rivolgendo il saluto ufficiale al nuovo vescovo. La solennità del momento risalta con la Bolla pontificia che affida il vescovo Michele Di Tolve come pastore alla diocesi di Chioggia: viene mostrata ai fedeli nel testo originale e scandita dal Cancelliere vescovile. Il pastorale consegnato dal Nunzio Pontificio al vescovo Michele segna il momento preciso dell’inizio del suo ministero. La ‘moltitudine immensa che nessuno poteva contare’ annunciata dalla lettura dell’Apocalisse e qui visualizzata dalla grande assemblea eucaristica, esplode in un grande applauso.
Questa Chiesa convocata, ripercorsa dalla sua storia passata fino al presente, è segno visibile della presenza del Signore Gesù che continua ad abitare in mezzo a noi, e nella figura del vescovo si mostra come pastore e maestro; anche come discepolo e fratello, dice il vescovo Michele nell’omelia che termina citando la frase di Sant’Agostino letta nella bolla pontificia: “Davanti a Te stanno la mia forza e la mia debolezza: conserva la prima, guarisci la seconda”. Potremo camminare sulla via delle beatitudini annunciate nel Vangelo come ‘artigiani di fraternità’, secondo la consegna che ci ha lasciato il vescovo Dianin. In questa Chiesa c’è un posto per me, un posto per noi, un posto per tutti, amati, accolti, e anche cercati.
Alla fine il vescovo Michele si adopera in una lunga fila di ringraziamenti rivolti a tutti coloro che l’hanno accompagnato nella sua storia di fede, dai genitori alla prima parrocchia, da chi lo ha ordinato sacerdote e poi vescovo agli amici che l’hanno accompagnato, fino a coloro che hanno predisposto e sostenuto questo momento così imponente ed eccezionale. Nel ricco buffet preparato
in Seminario si scambiano saluti e si inaugurano nuove conoscenze.
Da casa, qualcuno fa volare ancora ringraziamenti whatsapp, che si diffondono ‘in questa notte piena della luce dei Santi’.

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