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L’INCONTRO CON IL NUOVO VESCOVO: UNA CORRENTE DI GIOIA PER L’INTERA DIOCESI

Abbiamo un nuovo vescovo, si chiama Michele di Tolve, viene da Roma e proviene da Milano.
Non è stato lungo il periodo di attesa: poco più di due mesi, da luglio a settembre. Eppure abbiamo percepito un senso di vuoto, anche se la vita della diocesi e delle comunità è proseguita con il suo ritmo, incrociando problemi e prendendo decisioni sotto la responsabilità dell’Amministratore diocesano. Anche il fatto di non pronunciare il nome del vescovo nella preghiera eucaristica provocava un certo disagio. Improvvisamente a metà settembre arriva l’annuncio della
convocazione che rende noto il nome del nuovo vescovo. Con iniziativa sorprendente, ben prima del suo insediamento ufficiale in Diocesi, vediamo il vescovo Michele partecipare alla celebrazione di inizio dell’anno pastorale, alla due giorni dei sacerdoti, a vari momenti pastorali e celebrativi, fino al giorno della presa di possesso come vescovo di Chioggia. Ora è ben sistemato nell’antico e
bell’episcopio, in compagnia dell’anziana madre e delle persone che la accudiscono. Una presenza che è divenuta già familiare.
L’arrivo del vescovo Michele, la sua presenza già effettiva nella nostra vita ha un effetto rassicurante. La diocesi di Chioggia – la più piccola del Veneto ma non tra le più piccole in Italia – viene riconosciuta nella sua specifica valenza dentro la grande Chiesa guidata da papa Leone, al quale siamo grati per lo sguardo verso ogni diocesi del mondo, con il quale ha considerato anche a noi. Abbiamo ancora un vescovo da guardare e seguire. Non un pastore da inseguire ma un vescovo
presente, capace di incontrare, conoscere, accompagnare, proseguendo la linea di vicinanza al popolo di Dio seguita in modo particolare dagli ultimi due vescovi, Adriano e Giampaolo.
La grande celebrazione per il suo insediamento, sabato 31 ottobre, è stata una festa straordinaria. Siamo stati tutti sorpresi per la presenza di tanti vescovi del Triveneto, con il patriarca di Venezia, il cardinale vicegerente di Roma, il Nunzio pontificio, altri sacerdoti di Roma, Milano, Vicenza insieme a una sessantina di seminaristi del Seminario Romano e vari amici e parenti del nuovo
vescovo, insieme con la quasi totalità dei preti della nostra diocesi. Significativa la presenza della città e della diocesi di Chioggia: tanti sindaci e tantissime persone desiderose di incontrare e di partecipare. L’imponente assemblea della nostra gente alla celebrazione di insediamento non è stata certo formale: tante persone pervase da un desiderio che le ha fatte correre in cattedrale, con la pazienza di attendere e magari resistere in piedi per tutta la celebrazione. Di questi tempi, un buon segno. Siamo ancora pieni di domanda, desiderio, attesa, poiché siamo pieni di bisogno di qualcosa di grande e di vero per la vita, e non ci bastano le promesse della politica, né tantomeno le illusioni dei social. La fede continua a vivere nel popolo e nel cuore di ciascuno: non ostentata ma fatta di piccoli gesti e di affezione a Cristo che salva perché rende diverso e più buono il nostro stare al mondo. Mentre si va dicendo che la fede è morta, ci troviamo ancora immersi in un grande popolo cristiano che si rende visibile e si presenta unito.
Ora vedremo il vescovo muoversi tra le varie comunità, lo vedremo incontrare tante uomini e donne, giovani e bambini, e in primis ciascun sacerdote. Tanti incontri personali che definiscono il volto di una chiesa che incontra e si fa incontrare per camminare insieme, riannodando il vincolo della fraternità.

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