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Dove nasce speranza – DALL’ATEISMO ALLA FEDE: LA DOMANDA, LA RICERCA, L’INCONTRO

“Sono ateo”: la frase pronunciata con noncuranza come ovvia, è una staffilata alle orecchie di chi segue in streaming la lezione di storia o di letteratura e di seguito una inconsueta lezione sull’origine e i misteri della matematica. Diventa una ferita quando la sentiamo ripetere da un familiare o da un amico. Dire ‘sono ateo’ è un decadimento dell’intelligenza. Per dire ‘sono ateo’, uno deve aver chiuso la porta della ragione e aver buttato la chiave. A quante domande dovrà rinunciare, quanti problemi dovrà nascondere? Mentre la scienza nelle sue mille strade – fisica, quantistica, matematica, astronomia e tutte le filosofie – allarga l’orizzonte delle cose da conoscere e scoprire, l’ateo invece proclama: “Sono arrivato al limite. Non c’è più nulla. Nulla da domandare, nulla da ricercare”. E’ la fine della storia! A cosa si riduce una vita che spegne le domande e dichiara inutile ricercare l’origine e il senso delle cose? Contemplando il cielo stellato o camminando sulla sabbia del mare percepiamo il tremolio del cuore che ama e sospinge verso l’oltre. Con Leopardi domandiamo: “Che fai tu luna in ciel?... A che tante facelle?...” La sapienza di Sant’Agostino, indomabile ricercatore di verità e leale scopritore aperto alla fede, confessa: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Arrancando dietro a lui potremmo forse dire: “Non so, non conosco, non capisco, ma continuo a cercare”. La vita delle nostre giornate si rivela insufficiente, incoerente, fastidiosa, e sospinge a cercare nuove vie, nuove possibilità di realizzazione e di felicità. Ci mettiamo a scrutare con gli strumenti sofisticati dello scienziato e con l’acume dello storico o anche solo con gli occhi spalancati di un bambino.

Nel corso della storia gli uomini hanno continuato a cercare sul filo di due percorsi. Il primo percorso riguarda le domande sulla vita e il bisogno di salvezza: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perché il bene e il male. Nei tempi moderni la teoria dell’evoluzione induce a percorrere un cammino a ritroso che non arriva mai alla prima origine e ci lascia in balia di nuove domande: ‘cosa c’era prima?’, “cosa accadrà dopo?”...

 

Il secondo percorso si apre sul panorama della storia. In tutte le epoche incontriamo uomini che affermano di aver trovato i segni del divino: nel sole, nel volo degli uccelli, nelle viscere di un animale o nel cuore dell’uomo; alcuni personaggi sono stati identificati come profeti e messaggeri di Dio. A un certo punto della traiettoria storica, un uomo nato da donna è stato riconosciuto come figlio di Dio, inviato dal cielo. Di fronte a tale pretesa, come restare indifferenti? E’ vero o non è vero? Veniamo sospinti a una verifica, costretti ad ‘andare a guardare’. Fossimo nati sulle sponde del lago di Galilea, avessimo visto quell’Uomo con i nostri occhi… Oggi ci accontentiamo di scorgere la cupola della Basilica di San Pietro o di riconoscere il profilo dei campanili domandando: “Perché il papa di Roma? Perché la gente crede ancora?” Chi risponderà? Se un giorno ci accadesse di incontrare qualcuno a cui brillano gli occhi come ad Andrea che dice al fratello Simone: “Abbiamo incontrato il Messia”; se ci troveremo sorpresi come dal fremito che ha scosso la Maddalena sentendosi chiamare per nome da Gesù, quel giorno sarà un bel giorno, quando la  navigazione della vita ci condurrà alla riva dove Egli ci attende con un fuoco acceso per noi.

don Angelo Busetto

 

Van Gogh, Cielo stellato

Gesù risorto sulla riva del lago

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