Non sono riusciti a trattenere l’uomo che, dopo aver gettato la donna dal ponte, s’è buttato lui stesso nel baratro. Così è stato per gli agenti che erano accorsi. Chiunque veda un uomo o una donna farsi del male o tentare il suicidio non può trattenersi dall’intervenire. E’ la bellezza della istintiva solidarietà umana. Ancora nel nostro mondo chiuso e indifferente viene spontaneo dare la mano a chi è caduto. Ancora si tiene in casa la persona cara anziana e malata, fin quando, tra medicine, igiene, stato di salute, è possibile ai familiari sostenuti dalla badante e altri servizi. La cronaca racconta di presenze amorevoli accanto a persone costrette a lunghe degenze, come Mary Sangalli, la giovane mamma malata di sla. Quando il ricovero si fa inevitabile, spesso accade una fatale accelerazione del deperimento della persona. A chi potrebbe venire in mente di spegnere una vita prima del suo inesorabile e naturale tramonto?
Può accadere che la persona sofferente chieda di porre fine alla sua vita: “Vorrei morire…”. Quasi sempre si tratta di frasi dettate da sofferenza e solitudine, che escono di bocca per il desiderio di trovare partecipazione. Oggi la medicina sa alleviare al massimo la sofferenza fisica. Per la solitudine e lo stato di prostrazione, ci vuole altro. Non solo l’aiuto del personale sanitario e la presenza di familiari e volontari. Ci vuole di più. Dove trovare il senso di una vita che sembra non valere più nulla? Non basta l’orizzonte del mare e del cielo a dare senso alla nostra umana navigazione. Quando ci si sente inutili, quando ci si considera un peso e un ostacolo per altri, togliersi di mezzo sembra quasi un atto di amore. Ma se uno si accorge di essere amato? Se, malato e anziano, si strugge di tenerezza accanto a un bambino piccolo che lo guarda, a una persona che sorride? Era straordinario un servizio tv con bambini piccoli e persone anziane insieme per buona parte della giornata: una esplosione di vita con giochi, sorrisi, lavoretti, passatempi, canzoni. Le persone stanno bene insieme; esperienze piccole o grandi di condivisione, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. Non rinascono solo gli anziani, rinasciamo tutti. Occorre aprire l’orizzonte della fede: Dio ci ama e ci ha creato, il Figlio Gesù si mette accanto al povero e alla donna perduta, ai bambini e ai nemici, soffre e muore promettendo al ladrone il paradiso.
Alla giovane suora Clare Crockett morta a trentatre anni nel terremoto del 2013 in Equador piaceva la canzone di San Filippo nel film con Gigi Proietti ‘Preferisco il Paradiso’.
E’ inumana e terribile una legge - come accade in Veneto - che permetta e sostenga la possibilità di spegnere la propria vita. E’ la massima delusione del vivere, l’estrema sconfitta della società senza senso, della politica senza giudizio. La stessa cosa accade con la propaganda in favore dell’aborto e con gli ostacoli posti a chi vuole aiutare il proseguire della vita nel seno materno. Una società solitaria, disperata e violenta trova nella morte la risposta al vuoto del suo cuore e al nulla della sua esistenza. Perduto il senso del vivere, la soluzione rimane non solo il morire, ma il procurare la morte, persino con la violenza verso se stessi, verso il coniuge e i figli.
Per grazia riconosciamo il Dio della vita, che si è fatto uomo perché noi possiamo vivere nel tempo e nell’eternità, avvolti da un grande amore. Una possibilità offerta a tutti.
Foto: Suor Clare Crockett