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I MATTONI DEL MEETING DI RIMINI, DONO DI VITA PER LA CASA COMUNE 

In un Meeting multiforme e ricco, ciascun visitatore può ricavarsi una sua mappa personale. Ad ogni ora della giornata il programma propone dai tre ai sette incontri in contemporanea, mentre sono aperte nove grandi mostre e restano attivi decine di altri spazi espositivi, con progetti e iniziative originali. Cosa scegliere? Il titolo del Meeting, comprensivo ed espansivo, dice con il poeta Eliot: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi.” In compagnia di amici per non smarrirsi nel dedalo delle sigle dei saloni, mattone su mattone la costruzione personale del Meeting si sviluppa attorno al tema del ‘dono di sé’, ‘dare la vita’, come Gesù nel Vangelo.                                                             Già nel primo incontro al quale partecipo, il tema trova rilievo nel dono reciproco tra uomo e donna, verso i figli e oltre, con i relatori che ruotano attorno all’intervento del vescovo Dianin, In seguito prende volto nella giornalista russa Katerina Gordeeva; dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina, viaggia nei centri profughi per raccogliere testimonianze di donne russe e ucraine sulla guerra, riunite in un libro di ’24 voci’, e abbandona la patria in segno di protesta.  L’incontro tra due madri – l’una israeliana, l’altra palestinese – a ciascuna delle quali è stato ucciso il figlio, diventate amiche e sorelle, rappresenta il simbolo del Meeting dell’amicizia; le accompagna Suor Aziza, religiosa comboniana presente in Sudan, Etiopia e nei territori palestinesi. Ci sono persone che la vita l’hanno data corpo e anima, come i diciannove beati uccisi in Algeria tra il 1994 e il 1996, tra i quali Henri Teissier arcivescovo di Algeri e i sette monaci di Tibhirine; nella mostra, le loro storie risaltano nella testimonianza di amici e parenti. Il giro dei santi percorre il tempo da San Francesco a Carlo Acutis, dalle cattedrali romaniche ai sentieri dei pellegrinaggi. Passato e presente intrecciano guerre e repressioni, lager e gulag. Vasilij Grossman, scrittore russo ai tempi di Stalin, dopo aver sperimentato l’inganno dell’ideologia comunista, ne descrive i delitti. Libertà e iniziativa: la vita ricomincia nelle situazioni più diverse e improbe, come tra i migranti non solo italiani nella California degli anni ’20 del 1900, quando Giannini, geniale imprenditore, rischia tutto fondando una banca che offre prestiti senza esigere garanzie, e fornisce a persone e famiglie occasioni formidabili di sviluppo. Il lavoro c’entra, eccome.  Lo si vede nelle testimonianze che fioriscono nello stand della Compagnia delle opere, non solo per la varietà delle imprese, ma anche nella dinamica del perché e del come si lavora, e nel contesto della scoperta di nuovi materiali e degli imprevisti dell’intelligenza artificiale.                                                        Il Meeting apre al futuro. La dignità dell’uomo, dono di vita trasmesso all’umanità attraverso il Figlio di Dio fatto uomo, viene richiamata negli interventi del Cardinal Kock e del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, e risplende nella mostra sul Concilio di Nicea, presentata con entusiasmo da un giovane universitario.           Nella vastità dei padiglioni della fiera, non solo tabelloni, stand, luoghi di ristorazione. Accadono incontri con amici di casa, con altri nuovamente ritrovati, con persone con le quali spunta un dialogo sincero alla tavola della ristorazione. La vita scorre con i bambini che spuntano dal seggiolone, genitori che portano figli in braccio e ragazzini che palleggiano nei corridoi, dopo che all’arrivo i giovani volontari ti indicano il posteggio macchina. La sorpresa è un popolo nuovo, una costruzione ancora in atto come la Sagrada Familia di Gaudi, che incanta pure i bambini. Con i mattoni di Eliot: “C'è un lavoro comune. Una Chiesa per tutti. E un impiego per ciascuno. Ognuno al suo lavoro.”

Tutti gli incontri sono reperibili su YouTube alla voce ‘Meeting di Rimini 2025’

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