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Giovedì 21 marzo 2024, San Nicola di Flue, padre di famiglia, eremita, Svizzera 1417 – 21 marzo 1487

Vangelo secondo Giovanni 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: ‘Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno’». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘È nostro Dio!’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

IL ‘PRESENTE’ DI GESU’

La contesa con i Giudei sospinge Gesù a pronunciare la più grande promessa di vita: ‘Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno’. Chi garantisce la verità di queste parole? Nessun uomo, fosse grande come Abramo, che pure è morto. Solo il Padre, che è Dio. A questo punto, Gesù definisce la sua persona identificandosi con il nome che Dio si è dato nella rivelazione a Mosè, ‘Io Sono’: prima di Abramo, da sempre e per sempre, generato dal Padre in un eterno Presente.

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