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Sabato 26 ottobre 2019 San Folco Scotti di Piacenza e Pavia, vescovo 1165-1229

Vangelo secondo Luca 13,1-9

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

IL FRUTTO DELLA CONVERSIONE

 

Non abbiamo del tutto abbandonato l’idea che le disgrazie dovrebbero capitare solo ai cattivi e le cose belle solo ai buoni. Gesù taglia via ogni automatismo e ogni legalismo, e ci sospinge tutti a conversione, sia che ci consideriamo buoni, sia che ci consideriamo cattivi.
Certo, Dio ha pazienza, e potrà attendere a lungo che l’albero infruttuoso si risvegli, ma a noi tocca comunque rispondere alla sua chiamata, per noi perdere il frutto del presente e del futuro.