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Vangelo secondo Luca 9,7-9

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

LA MERAVIGLIA PER GESU’

La meraviglia suscitata da Gesù è tale che per definirlo la gente lo assimila ai personaggi più importanti della sua storia. Tuttavia, Gesù non è un fenomeno per curiosi come Erode. Egli si presenta alla nostra umanità con la sua grandezza divina e con la debolezza della croce. Non ci chiede di ammirarlo, ma di amarlo e seguirlo. Accade per noi quel che è accaduto per i primi che l’hanno incontrato.

Vangelo secondo Matteo 9,9-13

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

LA SORPRESA DI MATTEO

Un racconto spiccio per una chiamata precisa e una risposta immediata. L’evangelista Matteo, o colui al quale questo avvenimento è stato riferito per l’ultima redazione del Vangelo, ha in mente piuttosto quel che segue: Gesù a pranzo con pubblicani e peccatori. Non è una religione rovesciata ma un’umanità raddrizzata: persone incontrate e amate, peccatori e malati guardati e salvati. Se Gesù è venuto a ‘chiamare non i giusti ma i peccatori’, non faremo più fatica a considerarci per quel che siamo: peccatori.

Vangelo secondo Luca 8,19-21

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

FINO AI CONFINI DEL MONDO

Se li va a pescare in tutto il mondo, fino alla Corea, coloro che gli diventano madre, fratelli e sorelle. Il martirio dei discepoli di Gesù non conosce confini, come l’invito ad annunciare il Vangelo fino ai confini del mondo. Quale attrattiva, quale fascino, quale risposta al cuore offre Gesù, se tanti uomini e donne sono disposti a dare la vita per Lui? La felicità che Egli promette e dona, è risposta piena al cuore per il tempo e per l’eternità.

Vangelo secondo Luca 8,16-18

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

IL VANGELO E’ VIVO

Il Vangelo è visibile come le persone che lo vivono. Il Vangelo vive nelle persone. La missione, prima di essere un progetto o un programma, è una vita che cresce, è una luce che illumina, è una presenza che si pone. Gesù non ha proposto dottrine segrete, per iniziati, non percorre i territori dell’occulto, non confonde con teorie misteriche. Il cristianesimo è Gesù accolto, amato, seguito, conosciuto, raccontato, testimoniato. Cristo risorto è vivo oggi.

Vangelo secondo Luca 16,1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

SCALTREZZA E DECISIONE

Di quanta intelligenza e scaltrezza c’è bisogno per vivere? Gesù ci mette in paragone con chi usa intelligenza e scaltrezza per salvarsi da situazioni difficili attraverso l’imbroglio. Usiamo per il bene quello che altri usano per il male! Uno spunto di intelligenza, un lampo di decisione, una presa di iniziativa che smuova noi e il mondo attorno. Senza stare al balcone (balconear, direbbe papa Francesco). Ciascuno si muova in base alla propria vocazione e alle proprie capacità, perché le circostanze diventino occasioni. Il Vangelo dice: “Sveglia cristiani”.

Vangelo secondo Luca 8,4-15

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

UN FRUTTUOSO GERMOGLIO

Il cuore è composto di tutti i terreni descritti nella parabola di Gesù: aridità, superficialità, fecondità. Il seme della Parola arriva attraverso la testimonianza della Chiesa e la vita delle persone. Può rimanere sepolto nel profondo per lungo tempo. Poi improvvisamente si risveglia e germoglia. Nel cuore, nella mente e nelle azioni di Ildegarda, le sementi gettate dallo Spirito Santo sono germogliare in frutti di scienza, sapienza, amore che ne rendono utile la vita per la Chiesa e per tutta l’umanità.

 

Vangelo secondo Luca 8,1-3

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

SEGUIRE E SERVIRE GESU’

E’ sempre una sorpresa imbattersi in questa preziosa nota di Luca, l’evangelista attento a tutte le persone che ai suoi tempi (e non solo…) erano poco considerate. Tra le donne che seguono Gesù, alcune occupano una posizione di prestigio e tutte lo servono ‘con i loro beni’. Con Gesù, anche la società umana si raddrizza e ogni persona viene guardata nella sua dignità. Peccatori e peccatrici incontrano il liberatore, e ciascuno può esprimere in pienezza la sua personalità.

Vangelo secondo Giovanni 19,25-27

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

IL FIGLIO E LA MADRE

Accanto al Figlio, la Madre, con immediatezza semplice e drammatica. Avviene una consegna, uno scambio Figlio-Madre, che si amplifica nel tempo e nello spazio, abbracciando l’intera Chiesa e protendendosi all’umanità. ‘Prendiamo in casa nostra’ Maria, come Giovanni, per accogliere Gesù e partecipare alla Sua Morte e Risurrezione. Come figli, domandiamo di partecipare al suo cuore di Madre, per poter amare il Figlio Gesù e testimoniarlo al mondo come crocifisso e risorto.

 

Vangelo secondo Giovanni 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

LA CROCE INNALZATA

La croce piantata sulla terra e innalzata al cielo: Cristo si immerge nel profondo della nostra umanità debole e ferita, e ci solleva fino alla ‘vita eterna’ del Paradiso. Nella Croce si vede di più e meglio la totalità dell’amore di Cristo: egli raccoglie tutto di noi, assume anche la nostra morte e ci innalza alla salvezza. Veniamo salvati guardando la croce - come gli ebrei che nel deserto guardavano il serpente di rame - attaccandoci alla croce e prendendo la nostra croce dietro a Gesù.

Vangelo secondo Luca 7,11-17

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

PERCHE’ LA VITA RINASCA

Questo miracolo è un segno. Un segno che la morte può essere vinta. Non solo la morte fisica, vinta dalla risurrezione finale. Ma anche quella ‘morte nel tempo’ che colpisce tante persone, particolarmente giovani, spazzando via la voglia di vivere, lo slancio e la capacità di affrontare ogni giorno l’impresa della vita. Gesù dice: “Ragazzo, dico a te, àlzati!”. Domandiamo a Gesù di ripetere ancora tante volte queste parole, e di sospingerci a ripeterle noi stessi, testimoniando la gioia di vivere.