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Vangelo secondo Matteo 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

INVIATO IN MISSIONE

Il Battesimo di Gesù al Giordano è fatto di due momenti. Nel primo, Gesù compie la ‘giustizia di Dio’ assumendo su di sé il peccato dell’umanità, come l’aveva segnalato il Battista indicando in Lui l‘Agnello di Dio che toglie i peccati’. Nel secondo momento Gesù viene mostrato a tutti come Figlio amato dal Padre, riempito di Spirito Santo. Egli è inviato a mostrare agli uomini il volto e il cuore di Dio e ad attuare la sua azione di salvezza. Ora comincia realmente per Gesù la grande avventura missionaria, che non ha fine.

Vangelo secondo Luca, 4,14-22

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca

RICONOSCERE GESU’

Ecco un avvenimento decisivo degli inizi della missione di Gesù. Gesù torna a casa, e nella sinagoga del suo paese proclama la sua identità attraverso le parole del profeta Isaia. Lo guardano tutti, stupiti. E’ il primo moto del cuore: riconoscere la realtà e con trasporto aderirvi, accogliendo la sorpresa di ciò che accade. Permanere in questo atteggiamento, superando l’invasione del pregiudizio e delle possibili contestazioni, è una grazia ricca di promesse. Una grazia tutta da chiedere.

Vangelo secondo Marco 6,45-52

[Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare.
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.
Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò.
E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

GESU’ SALVA

Ecco Gesù attraversare il nostro mare in tempesta, raggiungere la barca dei discepoli e salvarli dal naufragio. Questo episodio diventa metafora della nostra vita umana e di tutta la storia, nella quale Gesù è venuto ad abitare per salvarci. La salvezza che Gesù opera non è una frase e non si riduce a fantasia. Il Vangelo è pieno delle azioni salvifiche di Gesù, e tuttavia la salvezza non coincide con qualche gesto passeggero, ma con la piena liberazione dal male e dalla morte.

 

Vangelo secondo Marco 6,34-44

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

PRIMI CONTATTI

Matteo, Marco, Luca: questa settimana i tre evangelisti ‘sinottici’ ci spalancano lo sguardo su Gesù nei suoi primi contatti: la gente delle città vicine, la folla affamata, i discepoli sul lago in tempesta, l’annuncio ai poveri e ai malati. Sono i grandi percorsi della sua missione nel mondo. Sorprendono le due direzioni: Gesù si muove verso tutti, e tutti si muovono verso di lui. Un inizio esplosivo che pone Gesù in mezzo al mondo, incontrando il bisogno e suscitando sorpresa e domanda.

Vangelo secondo Matteo 4,12-17.23-25

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

LASCIO’ NAZARET

La notizia dell’arresto di Giovanni Battista segna un passo decisivo per Gesù. Egli si era già allontanato da Nazaret; presso il fiume Giordano era stato riconosciuto dal Battista; dopo il battesimo aveva ricevuto lo Spirito e la conferma da ‘una voce dal cielo’. Aveva poi lottato con satana nel deserto. Facendo capo a Cafarnao, Gesù non attende che altri lo raggiungano, ma si muove per strade, paesi e sinagoghe. L’eco delle sue parole e delle sue azioni provoca il primo movimento delle folle verso di lui.

Vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

DA MOLTO LONTANO

Da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, tutti i popoli e tutti gli uomini anelano al Salvatore. Scrutano i segni del cielo e percorrono le vie del cuore, della terra e del mare. Lungo la strada incontrano conferme e delusioni, e sono tentati di fermarsi a mète provvisorie. Chi prosegue fino in fondo camminando in semplicità di cuore, riconosce Dio nella piccolezza del Bambino di Betlemme. Allora s’accorge che il Bambino ha percorso il cammino più lungo.

Vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue
né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

DALL’ETERNO AL TEMPO

Giovanni, con il volo d’aquila del suo Vangelo, ci innalza fino alla immensa e infinita profondità di Dio. Con il suo sguardo penetrante arriviamo a scrutare la vita di Dio, nel dinamismo del rapporto tra Padre e Figlio. Attraverso il suo Verbo, il Padre è all’origine di tutta la creazione. Nella pienezza del tempo, è il Verbo stesso che si fa carne e prende dimora tra noi. Egli può comunicarci il volto, il cuore, la vita di Dio Padre, facendoci diventare figli di Dio. Qui è il principio del nostro cambiamento e del cambiamento del mondo. Accogliendo Gesù, la vita umana entra nella corrente divina, che la trasfigura e la salva.

Vangelo secondo Giovanni 1,35-42

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

LE QUATTRO DEL POMERIGGIO

Ecco il momento decisivo: il passaggio da Giovanni a Gesù, dall’antico al nuovo Testamento, dalla promessa al compimento, dall’indicazione alla sequela. Tra i discepoli del Battista, due si muovono dietro a Gesù: è il primo rigagnolo del gran fiume di discepoli che seguono Gesù. Avviene quasi senza parole, se non fosse per la domanda concretissima: “Maestro dove dimori?”, e la risposta che introduce a un’esperienza: “Venite e vedete”. La nuova corrente di vita nella storia degli uomini, è giunta a toccare anche noi.