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Vangelo secondo Luca 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

LA BELLA ATTESA DI COLUI CHE CI VIENE INCONTRO

Constatiamo la fragilità del nostro mondo personale e di quanto ci circonda, persone e cose. Che cosa ci resta? Di fronte ai drammi e alle difficoltà, l’Avvento ci mostra una vita che rinasce sulla promessa di Gesù: alzatevi e levate il capo. La nostra attesa si volge a Colui che ci viene incontro. La liberazione da ogni male, promessa per il futuro, abita già il germoglio del presente. Manteniamo una speranza certa, grati di essere accompagnati da una comunità, una Chiesa, un Papa, senza disperderci in attese vuote e in dissipazioni, ubriachezze, e senza farci schiacciare dagli affanni della vita.

Venerdì 26 novembre - San Leonardo da Porto Maurizio sacerdote, Imperia 1676 - Roma 1751

Vangelo secondo Luca 21,29-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

IL GERMOGLIO DELLA SPERANZA

Nel contesto drammatico della descrizione della fine del mondo - in quello che viene chiamato il ‘discorso escatologico’ - Gesù annuncia il germoglio che fiorisce. Nella prospettiva della vita e nell’andamento dei discorsi quotidiani, non è il caso di rigirare la frittata delle lamentele. Non siamo profeti di sventura, ma annunciatori di speranza. Non per una illusione ma per una presenza che ci viene consegnata come un germoglio già in fioritura. E’ il compito che ci viene affidato ogni mattina.

Vangelo secondo Luca 21,20-28

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

TEMPO DI LIBERAZIONE

Distruzione in terra, sconvolgimento in cielo. Forse Luca, quando scriveva il Vangelo, aveva già visto l’avverarsi della profezia di Gesù su Gerusalemme, che nell’anno 70 venne distrutta dall’esercito romano. Non ha potuto invece vedere lo sconvolgimento in cielo. Il Figlio dell’uomo, Gesù, lo ha accolto prima nel suo regno, nell’attesa di rivelarsi a tutti nell’ultimo giorno. La nostra liberazione procede a tappe: già qui sulla terra la vicinanza di Gesù è vita e dolcezza, di cui attendiamo il compimento.

Vangelo secondo Luca 21,12-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

LIBERTA’ NELLA PERSECUZIONE

Gesù ha visto tutto in anticipo: anche la persecuzione dei suoi amici, che ha irrorato di sangue i secoli di storia della Chiesa. Il cuore avvinto da Cristo, come grande amore, non tradisce ma rimane fedele. Non per coerenza e per forza propria, ma per un vincolo che precede e accompagna, per una grazia dello Spirito che sostiene. La semente di chi ha dato la vita per Cristo germoglia in nuovi cristiani e diventa testimonianza che fa permanere la fedeltà di molti.

Vangelo secondo Luca 21,5-11

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

DENTRO E OLTRE LA STORIA

Nel corso della storia, quanti sono venuti ad annunciare la fine del mondo, o almeno un particolare cataclisma che avrebbe sconvolto l’umanità? Aldilà dell’annuncio apocalittico, quanti vengono a proporsi come salvatori e liberatori? Con rivoluzioni che avrebbero dovuto cambiare la faccia della terra, o almeno un suo quadratino, e che si sono risolte in una tragedia o in un bluff. Il nostro presente e il nostro futuro, pur nell’imperversare di drammi e minacce, sono attraversati dalla presenza salvatrice di Cristo Re.

Vangelo secondo Luca 21,1-4

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

IL DONO DI SE’

L’evangelista Luca ci pone e davanti agli occhi quello che ci aveva raccontato Marco qualche domenica fa. Lo sguardo si concentra sulla vedova e su tante persone povere che donano se stesse. Una cosa donata vale se include il dono della persona che dona. Non abbiamo bisogno tanto di soldi o di cose, ma di persone, di presenze, di una Presenza. Così Gesù continua a fare con noi. Mentre noi gli domandiamo cose, Lui continua a donarci l’essenziale: se stesso.

Vangelo secondo Giovanni 18,33-37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

QUALE RE

Gesù e Pilato, l’uno di fronte all’altro. Una scena imponente, che fa ricordare il Racconto dell’Anticristo di Soloviev: l’Imperatore davanti allo staretz Giovanni che gli dice: ”Quello che abbiamo di più caro è Cristo…”. Due ‘regni’, due modi di concepire la vita e di viverla.             A conclusione dell’anno liturgico, nella Giornata Mondiale dei Giovani, e nel giorno che ricorda nel territorio veneziano la Madonna della Salute, stiamo di fronte a Cristo, perché la sua signoria ci liberi dal potere del male. Fissando lo sguardo su Gesù, possiamo ritrovare la verità di noi stessi e del nostro compito nel mondo.

 

Vangelo secondo Luca 20,27-40

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

RIVERBERO DEL PARADISO

Chi può immaginare il paradiso? Come si ama, come si è amati in paradiso? Lo sguardo di fede, l’intelligenza raffinata, l’alta fantasia di Dante si sono lanciate nella grande avventura. Gli uomini banali cercano sciocche scorciatoie. Gesù svela il Dio della vita, Colui che fa vivere per il tempo e l’eternità; il Dio dell’amore, il sole che fa risplendere ogni uomo e ogni donna. Domandiamo che anche l’amore vissuto sulla terra ne sia un primo riverbero.