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La RISCOPERTA del PADRE

1. Chi sei?
La liturgia quaresimale ci mette davanti agli occhi la domanda che Mosè rivolge a Dio sul monte Oreb: “Chi sei?” Esodo 3,13-15
Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?».  Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». Dio aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.

“Io sono colui che sono”. In questo nome non c’è filosofia, ma piuttosto storia. In quel nome c’è la storia di un’alleanza. Io Sono significa: Io Sono qui, Io ci sono e ci sarò, Io Sono Presente. Sono Fuoco che brucia e non divora, sono Luce che rivela e non acceca.
“Io sono colui che sono” Il Dio dei padri, che manda Mosè a salvare il popolo.
Io sono la pienezza dell’essere. Chi è – che cos’è questo Dio che trabocca di vita, e la effonde, come un vino spumeggiante, come un fiume che irrora di canali e ruscelli la campagna del mondo. Che vita ha questo Dio, come fa ad essere quello che noi vediamo? Perché lo chiamiamo Padre?
Noi vediamo la primavera che sboccia, vediamo la luna piena come non l’abbiamo vista mai. Noi vediamo il volto e il sorriso di un bambino che cresce. Vediamo la vita che si agita dentro di noi. Noi vediamo l’opera dell’uomo nella genialità dell’arte e delle imprese ingegneristiche o nelle profondità del laboratorio.

2. Io sono: Com’è questo Io sono? Dio, come è fatto??
Esprimendoci con il realismo e l’approssimazione del linguaggio umano, possiamo dire che l’essere di Dio ‘si espande’ in una triplice personalità: Padre – Figlio – Spirito Santo. Le parole umane sono inadeguate, ma contengono comunque la verità, come un catino contiene la qualità dell’acqua dell’immenso oceano.
“In un libro di catechesi tedesco si legge questo racconto. Un insegnante pone a una bambina la domanda: “Il Padre celeste è Dio. Gesù Cristo è Dio, lo Spirito Santo è Dio. Come vanno insieme queste cose?” La bambina pensa un momento e poi risponde: “Dio sarà il nome della famiglia”. La classe ride, ma l’insegnante resta pensierosa…”(T.Spidlik, Noi nella Trinità, Ed Lipa p11)
Anche noi rimaniamo pensierosi. Dio è una realtà viva, un fiume che scorre, un sole che promana luce e calore, un albero che produce frutto. Dio è una ‘famiglia’ di persone. Buttiamoci a tuffo nel gran mare di Dio:
“Il Padre genera dall’eternità il Figlio, cioè gli comunica liberamente la sua natura divina. Dato che questa è indivisibile, Egli dà se stesso integralmente, senza riserve. D’altra parte, il Figlio accetta questa natura divina dal Padre liberamente e senza riserve.” (Spidlik p 55)
La persona – divina e anche umana - nasce dalla relazione con un’altra persona. Ogni figlio può dire alla madre e al padre: “Tu sei, quindi io sono. Senza di te non esisto, non posso esistere”. “Io sono tu che mi fai”: ripeteva con una frase folgorante don Giussani. Non solo mi hai fatto, mi stai facendo ora. Il Figlio eterno può dire al Padre: “Io sono tu che mi generi”
Il Padre conosce il Figlio, il Figlio conosce il Padre; la figura si riflette nello specchio che ha di fronte; conoscenza, logos, verbo, parola.
Ma la conoscenza non si limita a conoscere. Per entrare nel mistero di una persona, occorre che si svolga un processo di reciproca fiducia e di amore. Conosci una persona quando le vuoi bene. Allora ‘entri’ nell’altro. La conoscenza reciproca avviene tra l’amante e l’amata, tra padre-madre e figlio, tra l’amico e l’amico. La comunicazione, la conoscenza vera avviene in ambito affettivo, accade nel reciproco amore. In Dio, la perfetta conoscenza esiste nel perfetto amore. La conoscenza è più di una conoscenza: è una relazione, è un legame, è una comunicazione. La conoscenza puramente intellettuale è un ‘sapere le cose’ e non costituisce un vero rapporto personale. La conoscenza in senso biblico è addirittura il rapporto intimo tra uomo e donna.
“Colui che contempla e ammira, colui che costituisce il mutuo amore del Padre e del Figlio è lo Spirito Santo. Contemplando, egli costituisce se stesso come terza persona divina, egli diventa ciò che vede, personifica l’amore mutuo tra le persone divine. Lo Spirito è Spirito d’amore” (Spidlik p 55)
Ecco la Trinità, Padre che è l’inizio, il Figlio che è lo specchio, lo Spirito che è il legame amoroso. Questa realtà divina corrisponde alla realtà umana, perchè anche noi siamo fatti così: l’acqua contenuta nel piccolo bicchiere è la stessa del grande oceano. Anche noi siamo fatti dalla relazione, siamo relazione.
Un inno dei Primi Vespri della solennità della Santissima Trinità delle monache trappiste di Vitorchiano esprime con intensità lo svolgimento della vita divina:
“O Trinità infinita
cantiamo la tua gloria in questo vespro,
perché nel Cristo tu ci hai resi figli
e i nostri cuori sono tua dimora.
Eterno senza tempo,
sorgente della vita che non muore,
a te la creazione fa ritorno
nell’incessante flusso dell’Amore.
Noi ti cantiamo, o Immenso,
in questo breve sabato del tempo
che annuncia il grande giorno senza sera
in cui vedremo te, vivente luce.
A te la nostra lode,
o Trinità dolcissima e beata
che sempre sgorghi e sempre rifluisci
nel quieto mare del tuo stesso Amore. Amen.” ...continua a leggere "Meditazione di Quaresima 2019"

LA FEDE TAGLIATA

La Trinità è difficile e non merita tempo di spiegarla. Gesù non è da nominare perché se no i ragazzi scappano. La Chiesa è piena di peccati e lasciamola stare. Il Battesimo è una imposizione e lo riceverà da grande se vuole. La Confessione, mi confesso da solo. Il Matrimonio si può fare anche in spiaggia mescolando il mucchio di sabbia verde con quella gialla..... E via sventolando stracci di parole e di opinioni, ciascuno la sua.

Una fede tagliata, snervata, abolita. Il cristianesimo messo da parte, ingessato e raggelato come una montagna d'oro sepolta dalla neve, dove non si va più a scavare. Al massimo, precipitose scivolate fino a valle.

Dimmi cos’è il cristianesimo. Dimmi cosa c’entra Cristo con la vita. Dimmi dove trovi una mano che te lo porga, una voce che te ne parli, un cuore che te lo consegni.

Nella piazza del mercato delle religioni, come Diogene con la fiaccola accesa di giorno, vai cercando un Volto fra tutti i volti. Tra la folla dispersa e oppressa, dopo le fantasie del carnevale e dentro le abitudini della Quaresima, emerge il bisogno di una risposta, l’esigenza di una compagnia per arrivare a Lui, cercando di individuare il cammino della sua croce e lo splendore della sua carne di risorto. Trovi aperta la porta della Chiesa, spalancato il libro della sua parola, sussurrato il mormorio della preghiera. Di comunità in comunità, di stagione in stagione, cerchiamo l’incedere dei suoi passi, il suono della sua voce, lo slancio della sua chiamata. Veniamo introdotti nel mistero della sua vita, per poter svelare il mistero del nostro essere al mondo, il nostro anelito di infinito come sul colle di Leopardi, non per naufragare nel mare del nulla, ma per navigare nel profondo della vita, scorgendo all’orizzonte la meta. Navigazione non solitaria, con il capitano che guida la barca.

Cerchiamo qualcuno che ci consegni la fede con tutti i suoi connotati e ci introduca nella storia nella quale e entrato Dio, Padre che crea e ama, Figlio che diventa uomo, Spirito che lancia nella vita. Cerchiamo una comunità di persone affascinate dal suo amore, attratte dalla sua chiamata, sospinte al largo della missione. L’oscurità si schiarisce, il peccato viene lavato, l’oppressione viene liberata. Chiamati a risorgere ogni giorno, a fiorire ad ogni primavera, a portare i frutti dell’estate e dell’autunno. Ritroviamo fratelli che arrivano da tutte le strade, accogliamo la grazia che ci avvolge da tutti i punti cardinali. Una fede di volti e persone. Il volto di Dio, la storia delle persone.

COINCIDENZE DI QUARESIMA

Coincidenze. Uno si è imbarcato nella lunga crociera della Bibbia che lo conduce per porti e mari, tempeste e bonacce, albe e tramonti non so per quanti mesi e, alla svolta della Quaresima, si trova ad attraversare il mar Rosso insieme con le tribù degli Ebrei che fuggono dall’Egitto insieme con Mosè. La lettura della Bibbia pagina dopo pagina incrocia sorprendentemente il tempo liturgico: la creazione, inizio di tutto, in Avvento; la liberazione in Quaresima. La Bibbia non è solo un libro di carta, e la liturgia non è un calendario di plastica. Accompagna i movimenti della storia e i passi dell’uomo.

A sorpresa, un altro anello della catena. Nei giri in macchina per il percorso abituale o per uscite più larghe, conviene saltare i programmi della radio e riprendere il cd con la lettura dei Promessi Sposi. Tra le svolte della strada di don Abbondio che incrocia i bravi e le traversie del matrimonio che non s’ha da fare, passando per don Rodrigo e Padre Cristoforo, arrivi alla notte in cui la povera Lucia viene condotta al castello dell’Innominato. Le sue lagrime e suppliche toccano il cuore dell’Innominato, il quale al mattino vede la folla muoversi per l’arrivo del Cardinal Borromeo. L’Innominato lo raggiunge e ne riceve l’abbraccio. La lettura di questo episodio scandisce esattamente l’inizio del Mercoledì delle Ceneri, richiamo alla conversione.  L’intreccio di queste coincidenze permette di mettere in fila Bibbia, letteratura, accadimenti. La storia si allunga fino a toccare il cuore della vita, occupata e accidentata da lavoro, famiglia, figli, a volte malattia, oppressione per tante cose, notizie cattive e.o sconcertanti.  Racconta una persona:“Le circostanze della vita spesso non ti danno respiro, sei pieno di problemi, di salute in famiglia, e poi ne arrivano altri inaspettati e altri che non vorresti mai fossero arrivati…’ Si è presi da un intasamento interiore, una tristezza per le situazioni fuori di noi, in ufficio, nel lavoro, per la politica, l’economia, i soprusi, gli incidenti… La nostra umanità ferita è l’Egitto in cui viviamo, è il castello in cui ci rinchiudiamo. Ma è pure la terra che Gesù viene ad abitare e a salvare.  Dentro il nostro deserto di fame e di sete, a noi come a Mosè, Dio dice “«Io camminerò con voi e ti darò riposo». Accadono fatti che ce lo segnalano. C’è una folla, un popolo, una compagnia, che indica e sostiene. Un Mosè, un cardinal Federigo, un Papa Francesco, una Chiesa di carne e sangue, una comunità di amici che ci fa strada verso la liberazione che il Signore compie. Reale come il luogo in cui abitiamo e viviamo. Concreto come il volto delle persone che amiamo. Nelle coincidenze della vita.

TEOLOGIA IN NAVIGAZIONE

Camminando fuori pista, a lato dei percorsi di teologia preventivati dalle scuole e ai margini delle attività pastorali determinate dalla programmazione, le visite in libreria diventano dispersive, e nello stesso tempo accattivanti. Dispersive perché non sei preso da un tema specifico come quando l'insegnamento rubava tutti i ritagli di tempo libero; né sei catturato da impellenti mansioni pastorali. Al largo dalle boe di segnalazione, rischi di vagare senza bussola nel mare di pubblicazioni disperse per mille correnti, tra venti contrastanti. In libreria si trova di tutto, dal breve fascicolo quaresimale al grosso tomo di teologia femminista. Nella nuova situazione puoi acconsentire all’attrattiva di antichi e nuovi autori, e puoi tuffarti alla scoperta inesauribile e affascinante del mistero cristiano, come chi si immerge in siti marini pieni di sorprese: uno straordinario compenso al vuoto che ci circonda.
C’era un tempo in cui una consistente presenza di giovani avviati al sacerdozio faceva del seminario un centro culturale effettivo, dove ci si poteva recare per una consultazione, un confronto, un dialogo, con profitto per l'azione pastorale e l'aiuto spirituale. Da molti decenni gli allievi di teologia sono trasmigrati in seminari di altre diocesi, e ultimamente sono ridotti al lumicino. E’ venuto a mancare anche il lieve rigagnolo di quella che veniva chiamata dapprima 'Teologia per laici' e successivamente 'Formazione teologica'; ne hanno usufruito alcune centinaia di uomini e donne. Nello spazio della laguna le acque della riflessione e dello studio teologico si vanno prosciugando e lasciano emergere la secca come nei giorni di bassa marea. Ci si guarda intorno alla ricerca di un possibile percorso da suggerire a persone di varia provenienza culturale, che desiderano e domandano di conoscere e capire i contenuti della fede, stimolate da una esigenza esistenziale che viene acuita dal vuoto della società. Nel frattempo, ti vai imbattendo in un serie di persone che percorrono canali di altura, appassionandosi e dedicandosi a studi teologici e biblici decisamente impegnativi, frequentati in città vicine e a Roma. Ci si abbevera a nuove fontane, arricchite da originali esperienze personali. Sarà possibile mettere in circolo queste correnti, facendole reciprocamente incontrare e scorrere nelle acque della laguna e dei fiumi nostrani? Il terreno arido della sterminata ignoranza religiosa che isterilisce fede e carità, potrà venire nuovamente irrigato e qualche oasi rifiorirà. Nei nuovi studi e nelle nuove tendenze, si profila la bella novità di una teologia non ingessata entro schemi astratti, ma raccontata come storia di salvezza di persone e popoli. La barca della chiesa va, equipaggio e passeggeri, navigatori del presente e del futuro.

LA SPOSA BELLA

(Francesco Ferrari, da Fraternità e Missione)

La santità della Chiesa, riflesso del volto di Cristo, è ciò che rende santi i cristiani e che salva dal male. Una riflessione di Francesco Ferrari

Sant’Ambrogio diceva che la Chiesa è come la luna, che non brilla di luce propria ma di quella del sole: così la Chiesa brilla ed è raggiante perché è riflesso della luce di Cristo.
È un’immagine ricca e affascinante, che ci aiuta a riguardare la bellezza originaria della Chiesa. È possibile oggi parlare di una Chiesa bella, di una Chiesa santa?
La Chiesa è composta da uomini peccatori, e il peccato non ha nulla di bello. Certo ci sono anche tante esperienze positive, ma l’amore alla Chiesa non può reggersi su un equilibrio in cui i buoni sono più dei cattivi.
Penso che la strada sia riconquistare un giudizio chiaro su che cosa sia la santità, e quindi quale sia la bellezza della Chiesa.
Sempre di più, principalmente a causa di slogan mediatici, si fa strada in noi un equivoco: valutiamo la santità della Chiesa a partire dalla bontà o dalla malvagità dei suoi membri. Un po’ come valuteremmo una squadra di calcio a partire dalla bravura dei giocatori. Ma è una logica troppo mondana, che porta con
sé aspetti disastrosi. Innanzitutto, nasconde un’idea di santità ridotta a perfezione morale, a irreprensibilità, una sorta di santità senza Cristo che non ha nulla di affascinante. Di conseguen­za, riduce la santità della Chiesa alla ca­pacità dei fedeli. Se la Chiesa è santa perché i cristiani sono buoni o coerenti, si aprono due alternative: o neghiamo la santità della Chiesa perché ci sono troppi peccati, oppure la riduciamo a una associazione destinata a uomini perfetti, già salvati.
La santità della Chiesa non nasce dalla nostra santità. Ha un’altra origine. La Chiesa è santa perché Cristo l’ha scelta. Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (Ef 5,25). La santità non è una conquista della coerenza umana, ma un dono di Dio che sceglie alcuni uomini. San Paolo usa l’immagine del matrimonio per spiegare questo legame definitivo tra Cristo e la Chiesa. La Chiesa è la sposa di Cristo. È da lui che trae la sua santità e quindi la sua bellezza. Come la luna, che brilla della luce del sole. ...continua a leggere "CHIESA SANTA"

Papa Francesco invita tutti a leggere pezzo per pezzo questo prezioso Documento, frutto del suo viaggi negli Emirati Arabi. E'  importante e prezioso.

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
NEGLI EMIRATI ARABI UNITI
(3-5 FEBBRAIO 2019)

DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA

PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE

PREFAZIONE

La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.

Partendo da questo valore trascendente, in diversi incontri dominati da un’atmosfera di fratellanza e amicizia, abbiamo condiviso le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo, al livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; al livello della povertà, delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

Da questi fraterni e sinceri confronti, che abbiamo avuto, e dall’incontro pieno di speranza in un futuro luminoso per tutti gli esseri umani, è nata l’idea di questo »Documento sulla Fratellanza Umana « . Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli.

DOCUMENTO

In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

...continua a leggere "DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE"

Il mondo naviga in tutte le direzioni, e un senso di smarrimento pervade equipaggio e passeggeri. Nella grande crociera della vita non bastano i supermercati delle distrazioni, né i brevi attracchi in porti famosi che introducono alle città d’arte e alle postazioni del gioco. E’ il soggetto stesso, uomo e donna, a trovarsi disperso, un ‘io’ staccato dalla sua origine e trascinato verso una mèta che rimane ignota. Come Diogene nella piazza del mercato, girovaghiamo con la lampada accesa domandando chi è l’uomo, da dove viene e dove va, chi lo ama e chi gli fa compagnia. “Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male»”. Scriveva così Papa Francesco nella sua prima enciclica Lumen fidei.
Eppure constatiamo che migliaia di giovani si muovono verso una mèta, come accade in questi giorni a Panama nella Giornata Mondiale della Gioventù. Papa Francesco diventa Maestro e testimone e indica il punto verso cui muoversi. C’è dunque ancora un ideale, una speranza da inseguire, una ragione per cui vivere e dare la vita. Lo vediamo emergere dai percorsi della storia nel volto dei santi: uomini e donne che si sono lasciati vincere da un punto di attrattiva, gli sono andati dietro e hanno allargato lo spazio dell’umano. Il calendario di fine gennaio presenta San Paolo convertito, San Francesco di Sales con una proposta che coinvolge il vivere quotidiano, San Giovanni Bosco che le inventa tutte con un cuore di padre verso ragazzini dispersi. La cronaca quotidiana racconta di preti e suore, famiglie e giovani che pregano, accolgono e ospitano e servono. Riemergono dal recente passato i santi della politica, come don Luigi Sturzo con il vangelo in mano e Alcide De Gasperi ricostruttore dell’Italia perduta: hanno aperto sentieri in un sottobosco di piante sane e robuste facendo rivivere l’umano dopo le tragedie della distruzione totale. Una ripresa che ci permette di camminare come nani sulle spalle di giganti. Con la vita dei santi la storia riprende ogni volta un giro virtuoso. Occorre dunque ‘contemplare ogni giorno il volto dei santi’. Fino ad accorgerci della santità usuale che ci circonda, di padri e madri e nonni e giovani che vivono con gusto, con pienezza e dedizione, con fede e carità; si ricostruisce un’umanità vera, un equilibrio che stabilisce avvenimenti e cose nella loro giusta proporzione, nella tensione a un bene più grande e più vero. Un istante di grazia ci viene donato ogni giorno, impregnato di misericordia e di umanità. Canta il poeta Eliot: ‘In luoghi abbandonati / Noi costruiremo con mattoni nuovi / Dove le travi son marcite / Costruiremo con nuovo legname / Dove parole non son pronunciate / Costruiremo con nuovo linguaggio / C’è un lavoro comune / Una Chiesa per tutti / E un impiego per ciascuno / Ognuno al suo lavoro’.

Caro Direttore,
“LA MEMORIA RENDE LIBERI”: uno degli slogan più efficaci apparso nella giornata della Memoria. Fa eco alla drammatica e irrisoria iscrizione sbandierata all'ingresso di Auchswitz,’il lavoro rende liberi’. La memoria dell'Olocausto.Shoah dovrebbe liberarci dalla tentazione di ripetere altre stragi. E’ una memoria che andrebbe dunque estesa a ogni tipo di sterminio e genocidio.
Sembra tuttavia che la grande macchina della memoria, che muove un numero sterminato di iniziative e viene amplificata dai media per intere giornate, rimanga inceppata rispetto ad altri genocidi, contemporanei o precedenti o seguenti la Shoah. Dove esiste qualche proposta di memoria per le vittime della rivoluzione russa del 1917 e delle stragi facenti capo a Lenin e a Stalin? Chi è disposto a ricordare i milioni di morti per la fame indotta da Stalin in Ucraina? Qualcosa di simile si può dire per il primo 'esemplare' di genocidio moderno, perpetrato sugli Armeni da parte dei Turchi. E le stragi della Cina di Mao, e la sistematica abolizione dell'uomo nella Cambogia di Pol Pot? Dimentichiamo a piè pari le violenze dei regimi coloniali in Africa.
Queste e altre sono memorie non liberate e non liberanti. Perché?
Dove va a nascondersi la coscienza umana e come arriva a giustificarsi?
Perché coloro che circondavano i capi e i generali non si sono ribellati? Perché non hanno bloccato leggi perverse? Come hanno potuto approvare e collaborare?
Nella nostra società persistono varie forme di 'abolizione dell'uomo'. Tre su tutte. La prima riguarda la mancanza di soccorsi e accoglienza verso chi lascia la propria terra e trasmigra. Tutta la storia è attraversata da migrazioni, raramente tranquille, spesso piene di razzie e violenze. Milioni di italiani hanno cercato l'oro dell'America e i pascoli dell'Australia; molte nazioni sono costituite da una varia mescolanza di colori della pelle. Se oggi provochiamo patimenti e morte con barriere, respingimenti, mancanze di soccorso, come potremo evitare che le generazioni future ci dicano: “Ma voi, dove eravate? Perché non vi siete opposti e non avete organizzato accoglienza, istruzione, integrazione?”
La seconda abolizione dell’uomo riguarda la diretta uccisione del bambino nel seno materno. Siamo ancora gente civile se questo precoce ‘genocidio’ ‘accade in modo sempre più usuale e scontato?
La terza si riferisce ai milioni di cristiani violentati, esiliati, uccisi nel mondo.
Non avremo dunque bisogno di venire liberati attraverso un altro tipo di memoria?

 

IL COMPITO DELLA VITA

Il mondo naviga in tutte le direzioni, e un senso di smarrimento pervade equipaggio e passeggeri. Nella grande crociera della vita non bastano i supermercati delle distrazioni, né i brevi attracchi in porti famosi che introducono alle città d’arte e alle postazioni del gioco. E’ il soggetto stesso, uomo e donna, a trovarsi disperso, un ‘io’ staccato dalla sua origine e trascinato verso una mèta che rimane ignota. Come Diogene nella piazza del mercato, girovaghiamo con la lampada accesa domandando chi è l’uomo, da dove viene e dove va, chi lo ama e chi gli fa compagnia. “Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male»”. Scriveva così Papa Francesco nella sua prima enciclica Lumen fidei.
Eppure constatiamo che migliaia di giovani si muovono verso una mèta, come accade in questi giorni a Panama nella Giornata Mondiale della Gioventù. Papa Francesco diventa Maestro e testimone e indica il punto verso cui muoversi. C’è dunque ancora un ideale, una speranza da inseguire, una ragione per cui vivere e dare la vita. Lo vediamo emergere dai percorsi della storia nel volto dei santi: uomini e donne che si sono lasciati vincere da un punto di attrattiva, gli sono andati dietro e hanno allargato lo spazio dell’umano. Il calendario di fine gennaio presenta San Paolo convertito, San Francesco di Sales con una proposta che coinvolge il vivere quotidiano, San Tommaso d'Aquino con la sua sterminata sapienza, San Giovanni Bosco che le inventa tutte con un cuore di padre verso ragazzini dispersi. La cronaca quotidiana racconta di preti e suore, famiglie e giovani che pregano, accolgono e ospitano e servono. Riemergono dal recente passato i santi della politica, come don Luigi Sturzo con il vangelo in mano e Alcide De Gasperi ricostruttore dell’Italia perduta: hanno aperto sentieri in un sottobosco di piante sane e robuste facendo rivivere l’umano dopo le tragedie della distruzione totale. Una ripresa che ci permette di camminare come nani sulle spalle di giganti. Con la vita dei santi la storia riprende ogni volta un giro virtuoso. Occorre dunque ‘contemplare ogni giorno il volto dei santi’. Fino ad accorgerci della santità usuale che ci circonda, di padri e madri e nonni e giovani che vivono con gusto, con pienezza e dedizione, con fede e carità. Un istante di grazia ci viene donato ogni giorno, impregnato di misericordia e di umanità. Canta il poeta Eliot: ‘In luoghi abbandonati / Noi costruiremo con mattoni nuovi / Dove le travi son marcite / Costruiremo con nuovo legname / Dove parole non son pronunciate / Costruiremo con nuovo linguaggio / C’è un lavoro comune / Una Chiesa per tutti / E un impiego per ciascuno / Ognuno al suo lavoro’.

PRIMI PASSI

Un bimbo piccolissimo muove i primi passi. E’ uno spettacolo guardarlo. La mamma gli è accanto, seduta sul tappeto del pavimento. Il bimbo, aggrappato con le manine alla sedia, se ne distacca di un passo, barcolla e finisce nelle braccia della mamma scoppiando in un riso di conquista. La scena subito si ripete. La mamma si allontana appena, e i passi del bimbo diventano due, poi ancora, tre passi e un clamore di risata e il battito delle mani di chi sta a guardare. Sono i primi passi della vita. Si comincia sempre così, desiderando e barcollando, attratti da un volto che ci guarda e da braccia che accolgono. Comincia la vita, la strada, l’avventura. Un passo, due passi, tanti passi.
Il cristianesimo comincia con i passi di Maria verso la casa di Elisabetta, con i passi di Giuseppe verso la casa di Maria, e poi con i passi di Gesù che esce di casa, arriva al fiume, cammina sull’argine. Il cristianesimo comincia con i primi passi di Giovanni e Andrea dietro a Gesù, ai margini del fiume Giordano. I passi dei due discepoli portano a una casa di cui non sappiamo l’indirizzo, perché ‘il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo’, sbucano nella piazzetta del paese dove abita Pietro e dove si incontra Filippo, indugiano accanto all’albero sotto il quale riposa Natanaele.
E’ accaduto anche nella nostra vita. I primi passi da bambini verso la chiesa, la compagnia degli amici, lo sguardo sulle persone. Ogni anno che spunta ricomincia con i primi passi per incontrare gli amici, arrivare parrocchia, entrare nelle case. Ogni giorno. Col passare degli anni i passi ingagliardiscono e in seguito tremano e declinano. Tuttavia la sicurezza e lo slancio del cammino non sgorgano dalla robustezza fisica, bensì dall’attrattiva della meta, come per i Magi, i missionari, gli esploratori; ricominciano dal fascino della Presenza che conquista e accoglie, come il bambino verso la mamma.
A volte i passi si perdono e disperdono. Crisi, dimenticanze, distrazioni, depressioni, lavoro, carriera, altri amori. Scivolano fuori pista. Per questo, ogni anno lancia un nuovo inizio. Ogni stagione una ripresa. Pensa al matrimonio, con le sue stagioni fredde e le sue primavere; alla vita sacerdotale, con le sue secche e le sue rinascite; a un giovane avvilito che riprende il cammino o a un uomo che invecchia senza sfiorire. Il Signore è buono, sostiene con legami di bontà, come fa una madre con il bambino. Rispunta la stella del cammino, rinasce la compagnia cristiana, per giungere all’incontro desiderato che salva la vita