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Vangelo secondo Giovanni 15,1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

RIMANETE….

L’agricoltore, la vite, i tralci: una successione, un legame, un frutto. Gesù lo specifica dicendo: “Rimanete in me”. E aggiunge: “E io in voi”. Non è solo un rapporto tra il maestro e i discepoli, nemmeno una semplice relazione tra amici. E’ una fusione di vita, una immersione di pensieri, affetti, libertà. Per capirlo, possiamo ricercare come l’hanno vissuto alcuni santi, da Paolo a Francesco, da donne come Angela da Foligno, Caterina da Siena, Emma Galgani. Un tratto di quella linfa percorre la nostra anima.

Introduzione del celebrante
E’ ancora il Cristo pasquale, Gesù risorto a convocarci in questa eucaristia. Uniti ai nostri fratelli e sorelle ci affidiamo a Lui con l’aiuto di Maria nostra Madre, con la testimonianza di Papa Leone a Pompei.

1.    Gesù risorto, rendici attenti alla testimonianza e all’insegnamento di Papa Leone, accompagna con lo Spirito Santo tutti i nostri pastori, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi e i catechisti e tutti coloro che svolgono un compito nella Chiesa,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Gesù risorto, sostieni l’amore e la missione dei genitori, dona alle mamme la grazia di una presenza attenta e amorevole. Ti affidiamo le famiglie che nel mondo soffrono per mancanza di libertà e di beni necessari per vivere.

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Gesù risorto, concedi il dono della pace al cuore e alle decisioni dei governanti. Nelle città e paesi, nella vita sociale e nelle famiglie, donaci di sperimentare accoglienza e misericordia.

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Gesù risorto, donaci la grazia di essere ‘pronti sempre a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi’.

Ti affidiamo le giovani generazioni, uniti a Maria nella preghiera del mese di maggio.

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

 Conclusione del celebrante
Dio Padre invochiamo da te lo Spirito Santo che dona energia e vita, perché Cristo viva nel nostro mondo come pace e salvezza. Tu che vivi e regni.

PER LA VITA DEL MONDO

Cristo risorto dona un saluto, e apre a una nuova missione i suoi discepoli e amici.

I ‘comandamenti’ ci portano a vivere l’amore di Dio e del prossimo per una vita vera e lieta, con la grazia della fede e della testimonianza, vissute con semplicità davanti a tutti, affinché il mondo cammini sulla via della fraternità e della pace, a cominciare dalle nostre famiglie e comunità. Ci sostiene la preghiera a Maria con il Rosario del mese di maggio.

Vangelo secondo Giovanni 14,27-31

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

LA PACE DI GESÙ

La pace di Gesù la ricorda il Vangelo e la ripete papa Leone. È la pace di chi riconosce Dio come Padre, inizio e compimento della vita nostra e degli altri. Gesù lascia gli apostoli per ascendere al Padre ma non ci abbandona in braccio al maligno. La forza della sua grazia percorre la terra, ed Egli rimane tra noi con il suo Santo Spirito che agisce attraverso la Parola, I Sacramenti, la testimonianza di una Chiesa viva. Apriamo il cuore a riconoscerlo.

Vangelo secondo Giovanni 14,21-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

PERCHE’ A NOI?

La domanda dell’apostolo Giuda Taddeo ci fa guardare il dono che abbiamo ricevuto: è a noi che il Signore ha scelto di manifestarsi. Non come privilegio esclusivo, ma come chiamata a un compito, una missione verso il mondo. Occorre aprire il cuore ad accogliere quello che Gesù dice, amandolo come Signore, Maestro e Amico. Gesù allora viene ad abitare la nostra vita, come testimoniano tanti cristiani, con il Padre e con il dono dello Spirito che ci conduce alla piena comprensione del mistero di Dio.

Vangelo secondo Giovanni 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

VEDERE IL PADRE

Gesù è la via che conduce alla casa del Padre, dove prepara un posto per noi. Dov’è questa casa e come arrivarvi? Quale cielo dovremo attraversare? Il cielo si è abbassato, ma i discepoli non aprono occhi e cuore a riconoscerlo. Gesù lo ripete dritto dritto: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Guardando Gesù, toccandolo, accogliendolo, seguendolo, vediamo il Padre e siamo abbracciati da lui. Se diciamo ancora di non vederlo, possiamo credere almeno per le sue opere.

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Il pregio di questo libro è semplicemente quello di essere una storia da raccontare ai bambini, come quando chiedono "Raccontami una storia". Una storia, non una favola. Lasciamo perdere le leggende che infiorano parte dei Vangeli apocrifi, come pure i vacui sentimentalismi che riempiono di nuvole e angioletti le raffigurazioni del Natale in certi opuscoli. Questa è una vera e propria storia, come la riportano i quattro Vangeli e come la riesprime il cuore di chi la sa leggere. Il Vangelo non è una trascrizione storicamente ordinata dei fatti della vita di Gesù, ma una memoria vivace dei primi testimoni. Proprio per questo il racconto del Vangelo - la Buona Notizia - comincia dalla fine, dall’evento della risurrezione. In modo sorprendente ma decisamente appropriato anche il racconto di questa storia comincia dagli avvenimenti della Pasqua: le donne al sepolcro, la corsa di Pietro e Giovanni, e avanti fino alla promessa di Gesù ‘Io sarò sempre con voi’ e all’ascensione. L’inizio è la solenne ouverture di una sinfonia. Si riparte poi con l’annuncio dell’angelo a Maria e si procede con i fatti dell’infanzia fino ai dodici anni. Avanti con le parole e i fatti del Vangelo, pervasi dalla domanda cruciale: ”Chi è mai costui?”, fino alla risurrezione e ascensione. La storia non finisce qui. Prosegue con la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste e con il racconto dei primi cristiani che custodiscono la memoria di Cristo fino a scrivere il Vangelo. La Terrasanta, dove Gesù è vissuto, custodisce le orme dei suoi passi: li va a cercare per prima la madre dell’imperatore Costantino, Elena, e in seguito i frati di San Francesco che vanno ad abitarvi per custodirne luoghi e i tracciati.

A questo punto possiamo immaginare un nonno o una nonna, un papà o una mamma, che dopo i giochi del pomeriggio o di sera dopo cena, raccontano la storia ai nipoti leggendo una-due pagine di questo libro, mostrando le immagini che fregiano ciascuna pagina o ne occupano l’intero spazio, tratte dai codici miniati del Museo diocesano di Imola, che costituiscono una vera novità, e vengono catalogate in un Atlante nelle ultime pagine. Gli occhi dei bambini si illuminano e la memoria va a collocare nel cuore quello che è stato visto e udito. Ci si può augurare che questo libro cartonato, semplice, illuminato e bellissimo, possa diventare un prezioso ‘vademecum’ per tanti bambini, a partire dall’età della scuola materna fino a tutta la primaria, non solo come il classico regalo da compleanno o da prima Comunione, ma come una compagnia che dura tutta la vita e la riempie di bellezza e di significato.

Eugenio Dal Pane, STORIA DI GESU’, Un dono disceso dal cielo, Itaca 2025 pp 274, € 18,00

 

 

Vangelo secondo Giovanni 14,7-14

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

MOSTRACI IL PADRE

Una domanda bellissima quella di Filippo, che nasce dall’esigenza del cuore e soprattutto dall’insistenza con la quale Gesù volge lo sguardo e la voce al Padre da cui trae eterna origine. Più bella e affascinante è la risposta di Gesù: “Chi vede me, vede il Padre”. Non è quindi da scrutare in alto per dire che il cielo è vuoto. Guardando Gesù, il suo Vangelo, la sua compagnia, la sua amicizia riconosciamo il Padre che ci vede e ci ama.

 

Vangelo secondo Matteo 13,54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

IL FIGLIO DEL FALEGNAME

Gesù viene riconosciuto come ‘figlio del falegname’. Ci poteva essere un ‘padre umano’ più adatto? Un lavoratore di casa, di paese, nell’ingegno delle piccole costruzioni, con l’attento maneggio degli strumenti e del legno. Gesù guarda il padre Giuseppe, come guarderà Dio Padre, ‘eterno lavoratore’. Quanta dignità, quanto valore e apprezzamento nei riguardi di chi lavora, dando intelligenza, energia fisica, dedizione, tempo??  Il lavoro di Giuseppe di Gesù e del Padre celeste apre sguardo e cuore su ogni persona che lavora

Da dove comincia il Vangelo? Come tutte le storie ben ordinate, ci aspetteremmo un bell’inizio dalla nascita, con la descrizione dell’ambiente storico e geografico. In realtà, solo l’evangelista Luca inizia con qualche ambientazione, in una successione ordinata degli avvenimenti che conducono a Gerusalemme e da qui camminano per le strade del mondo. Matteo inserisce la nascita di Gesù nella linea genealogica che da Abramo giunge a Giuseppe, e prosegue in uno stretto paragone con l’antica promessa. Marco attacca subito con il Battista che apre la strada a Gesù e prosegue con una collana di fatti fino alla risurrezione. Giovanni risale al principio dell’eternità di Dio, da dove il Verbo viene ad abitare tra noi come luce e vita. Le trascrizioni dei Vangeli negli scrittoi dei monasteri e delle cattedrali illuminano le pagine con fregi colorati da cui emergono le figure dei protagonisti. Il Vangelo assume i contorni del tempo in cui viene trascritto. La splendida fissità delle icone orientali con il volto di Cristo viene travolta da Cimabue che piega il Crocifisso nei tormenti e dalla linea narrativa dei dipinti di Giotto nella cappella degli Scrovegni di Padova, dove Cristo si muove in normali scene di vita. Il Vangelo si rianima nel dipinto di Masaccio nella scena in cui Gesù invita Pietro ad andare a prendere la moneta del tributo nella bocca del pesce. In seguito assume la forma delle figure del presepio e delle rappresentazioni della passione, fino a diventare il soggetto privilegiato dei primi tempi dell’arte cinematografica. Quando il piccolo libro va a finire sul comodino delle camere d’albergo, diventa una ‘rivelazione’. Pierpaolo Pasolini rimane catturato per un’intera notte dalla lettura del Vangelo, e compie uno straordinario percorso per i sassi di Matera e tra i popolani di campagna, forgiando scene e volti del film Il Vangelo secondo Matteo. In quegli stessi anni ‘60 del Novecento, attraversati da un’incipiente secolarizzazione, il Vangelo arriva per la prima volta in mano al giovane Vittorio Messori, ateo spensierato, innestando una formidabile e accuratissima ricerca alle fonti della figura di Cristo, della storicità e autenticità della tradizione cristiana. Le strade del Vangelo si aprono al mondo. La sua storia accompagna i missionari, che rispondono rispondere all’invito di annunciarlo a tutti. Chi ascolta la storia di Gesù, la sua nascita, i miracoli, i discorsi, la morte e la risurrezione - siano le popolazioni autoctone dell’America Latina, siano i primi ascoltatori dell’India e del Giappone, dell’Africa o dell’Europa Orientale - rimane sorpreso di un Dio che vive la vita umana, muore in croce e risorge. Uno sconvolgimento della mente e un’attrattiva del cuore, che riempiono di fascino molti, mentre in altri suscitano opposizione e ostilità fino alla persecuzione verso chi aderisce alla nuova fede. Il Vangelo viene impersonato nella vita dei cristiani che vivono la semplicità del Natale, imitano e allargano la carità di Cristo che raddrizza gli storpi e dona la vista ai ciechi, si vendono ai compratori di schiavi per liberare i prigionieri, crocifiggono l’anima e la carne per riprodurre nella propria persona la passione del Signore. Proprio in questi giorni, l’immagine del crocifisso violentato da un soldato israeliano è venuta a rappresentare tutti i crocifissi dilaniati dalla guerra e dalla prepotenza. Il Cristo del Vangelo si riscontra nella vita di chi lo ama e nella carne di chi viene crocifisso. E’ una storia sempre da raccontare.

Masaccio, Firenze, cappella Brancacci, Il tributo

Vangelo secondo Giovanni 13,16-20

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

LA CONSEGNA DELLA VITA

Gesù, che ha ricevuto il suo essere dal Padre, si attribuisce il nome stesso di Dio: “Io sono”, che gli antichi ebrei non si sentivano degni di pronunciare. Ora Gesù, nell’ultima cena, è consapevole che la sua vicenda terrena sta per finire. Gli apostoli che egli ha scelto verranno inviati nel mondo come messaggeri e testimoni: occorre che si rendano conto di essere inviati, rimanendo fedeli a quanto hanno ricevuto. Neppure il tradimento ferma la consegna che Gesù fa della sua vita e della sua missione.