Vangelo secondo Giovanni 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
RIMANETE….
L’agricoltore, la vite, i tralci: una successione, un legame, un frutto. Gesù lo specifica dicendo: “Rimanete in me”. E aggiunge: “E io in voi”. Non è solo un rapporto tra il maestro e i discepoli, nemmeno una semplice relazione tra amici. E’ una fusione di vita, una immersione di pensieri, affetti, libertà. Per capirlo, possiamo ricercare come l’hanno vissuto alcuni santi, da Paolo a Francesco, da donne come Angela da Foligno, Caterina da Siena, Emma Galgani. Un tratto di quella linfa percorre la nostra anima.

La splendida fissità delle icone orientali con il volto di Cristo viene travolta da Cimabue che piega il Crocifisso nei tormenti e dalla linea narrativa dei dipinti di Giotto nella cappella degli Scrovegni di Padova, dove Cristo si muove in normali scene di vita. Il Vangelo si rianima nel dipinto di Masaccio nella scena in cui Gesù invita Pietro ad andare a prendere la moneta del tributo nella bocca del pesce. In seguito assume la forma delle figure del presepio e delle rappresentazioni della passione, fino a diventare il soggetto privilegiato dei primi tempi dell’arte cinematografica. Quando il piccolo libro va a finire sul comodino delle camere d’albergo, diventa una ‘rivelazione’. Pierpaolo Pasolini rimane catturato per un’intera notte dalla lettura del Vangelo, e compie uno straordinario percorso per i sassi di Matera e tra i popolani di campagna, forgiando scene e volti del film Il Vangelo secondo Matteo. In quegli stessi anni ‘60 del Novecento, attraversati da un’incipiente secolarizzazione, il Vangelo arriva per la prima volta in mano al giovane Vittorio Messori, ateo spensierato, innestando una formidabile e accuratissima ricerca alle fonti della figura di Cristo, della storicità e autenticità della tradizione cristiana. Le strade del Vangelo si aprono al mondo. La sua storia accompagna i missionari, che rispondono rispondere all’invito di annunciarlo a tutti. Chi ascolta la storia di Gesù, la sua nascita, i miracoli, i discorsi, la morte e la risurrezione - siano le popolazioni autoctone dell’America Latina, siano i primi ascoltatori dell’India e del Giappone, dell’Africa o dell’Europa Orientale - rimane sorpreso di un Dio che vive la vita umana, muore in croce e risorge. Uno sconvolgimento della mente e un’attrattiva del cuore, che riempiono di fascino molti, mentre in altri suscitano opposizione e ostilità fino alla persecuzione verso chi aderisce alla nuova fede. Il Vangelo viene impersonato nella vita dei cristiani che vivono la semplicità del Natale, imitano e allargano la carità di Cristo che raddrizza gli storpi e dona la vista ai ciechi, si vendono ai compratori di schiavi per liberare i prigionieri, crocifiggono l’anima e la carne per riprodurre nella propria persona la passione del Signore. Proprio in questi giorni, l’immagine del crocifisso violentato da un soldato israeliano è venuta a rappresentare tutti i crocifissi dilaniati dalla guerra e dalla prepotenza. Il Cristo del Vangelo si riscontra nella vita di chi lo ama e nella carne di chi viene crocifisso. E’ una storia sempre da raccontare.