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Vangelo secondo Giovanni 12,24-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

IL CHICCO DI GRANO

Il chicco di grano è Gesù, che muore, risorge, diventa vita per noi. Il chcco di grano è il diacono Lorenzo, che muore per i suoi poveri, e diventa fermento di carità per tutti. Il chicco di grano siamo noi, nella misura in cui accettiamo di perderci per ritrovarci in Lui. Perderci nel senso che non badiamo al nostro successo, non agiamo per ottenere la benevolenza altrui, non curiamo i nostri ‘affari’a scapito degli altri… E così via. Desideriamo seguire Gesù, nostra vita e nostra gioia.

Vangelo secondo Matteo 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

LA MANO CHE SALVA

Il Vangelo racconta un fatto reale che rappresenta un simbolo della vita. Nella tempesta dei giorni il Signore è presente, ci raggiunge e ci solleva. Di questa fede abbiamo bisogno per sperare, lavorare, amare, perdonare, riprendere ogni giorno il cammino. Con l’entusiasmo di Pietro e insieme con la sua fragilità, afferrati da Cristo in un luogo di chiesa vivo e concreto, dove camminare e lottare insieme. Apriamo occhi e cuore per riconoscere il segno di un vento leggero nel quale Egli ci accarezza.

 

Vangelo di Matteo, 17,14-20

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: "Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo". E Gesù rispose: "O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me". Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: "Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?". Ed egli rispose loro: "Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile".

I MIRACOLI E LA FEDE

Due volte viene richiamata la incapacità dei discepoli a compiere il miracolo: nella richiesta del padre e nella domanda dei discepoli stessi. Gesù risponde in modo deciso, richiamando la ‘generazone incredula e perversa’ e rinfacciando ai discepoli la loro poca fede. Per compiere le opere di Gesù occorre fede, cioè quell’attaccamento a Gesù e quella fiducia in lui che conducono a identificarci con la sua persona e la sua opera. Quanto vale per noi?

Vangelo secondo Matteo 16,24-28

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

VITA NUOVA

Queste parole così irruenti da apparire violente, dicono la verità su chi è Gesù e su chi siamo noi. Gesù è l’origine della vita. Incontrandolo, passiamo attraverso un crogiolo di cambiamento, per lasciare quel che è falso e assumere la sua vita nuova: perdere se stessi in Cristo per ritrovarsi, anzi rinnovarsi. E’ un processo che dura tutta la vita. Quando Gesù glorioso arriverà alla fine dei tempi, allora troverà compimento. Uno spiraglio che fa vedere Il Figlio che viene spunta anche davanti ai nostri occhi.

Vangelo secondo Matteo 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

CRISTO TRASFIGURA LA STORIA

Nello splendore della calda estate, la festa della Trasfigurazione ci conduce sul monte insieme con Pietro, Giacomo, Giovanni, davanti al Signore Gesù dal volto trafigurato nel sole brillante, le vesti candide di neve, che parla con gli antichi profeti: Egli è il compimento di tutta la storia. Accogliamo la voce del Padre che conferma l’identitù del Figlio e la sua missione. E’ un anticipo della risurrezione e della gloria di Cristo che pervade l’universo entrando nei nostri occhi e nelle nostre anime.

Vangelo di Matteo 15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritiràò verso la zona di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono e lo implorarono: «Esaudiscila, peerchè ci viene dietro gridando». Egli rispose: «Non sono stato inviato se non alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».  «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

IL CAMPO DELLA MISSIONE

La fede è dialogo, rapporto, fiducia, anche invadenza, come fa la donna cananea che supera la barriera di ogni estraneità, lei, donna e straniera. Gesù si lascia invadere dal suo grido, e attraverso questo incontro spalanca i confini della sua missione, che dovrà arrivare a raggiungere ogni uomo e ogni donna sulla terra. Pur fedele a un processo di sviluppo – da Israele al mondo – Gesù non rimane dentro uno schema, ma salva ‘il povero che invoca’.

Romanzo
FINALMENTE VOLA L’AQUILONE
Una copertina agile, un titolo evocativo ma misterioso, e il nome dell’autrice che nel retro di copertina assume il volto sorridente di una giovane donna. Cosa sarà questo romanzo che una persona amica mi presenta con entusiasmo?
Le pagine procedono con una cadenza leggera che saltella da un personaggio all’altro. C’è un bambino che si lamenta con la mamma di essere senza papà, insegue il suo supereroe e fa domande che vanno sempre oltre; c’è questa donna che, in un panorama di neve in riva al mare o in qualsiasi altro posto, tratteggia con l matita paesaggi e fisionomie. Attorno spuntano le figure del nonno ‘che profuma di pane e di storie’, di un anziano che vive in strada, di qualche compagno di scuola o di giochi, di un’infermiera e di un medico. La vicenda non viene quasi raccontata nel suo accadere; traspare invece dai dialoghi a due, germoglia tra le tante cose che si dicono quando ci si incontra. Pagine piene di dialoghi, che man mano vanno a toccare il punto. Il bambino è malato, ha bisogno di un trapianto che pare non avvenire mai. Intanto i sentimenti corrono ed emergono gesti delicati. Il vecchio barbone gradisce il panino con il prosciutto, il nonno svela il suo passato dalla chiusura insondabile, il medico sperimentatore che intervalla le sue ricerche tra Italia e Parigi riappare nuovo come da una velatura di nebbia. Pietro, il bambino, con lo sguardo ingenuo e le domande spiazzanti, è il vento che spalanca l’orizzonte. Finalmente si scioglie, come un sussurro tra le righe, il dramma che è all’origine della nascita di Pietro, e il misterioso intreccio di eventi e di persone apre a nuova vita, come l’aquilone che si alza nel vento della spiaggia.
MARIA SEGATO, TI ASPETTERO’ NEL VENTO, romanzo, Edizioni Ares, Milano 2026 pp 246 € 16

Introduzione del celebrante
Mentre navighiamo nella barca della vita, il Signore viene a raggiungerci in questa Eucaristia. Come gli apostoli sul lago, lo riconosciamo presente e gli affidiamo la nostra vita, la Chiesa e il mondo.

  1. Signore Gesù, donaci la grazia di affidarci a te mentre viviamo, lavoriamo, amiamo, consegnandoti fatiche e sofferenze, gioie e speranze,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù ti affidiamo la barca della Chiesa che attraversa tutti i mari del mondo. Sostieni la parola e l’iniziativa di Papa Leone, e di quanti hanno responsabilità nel popolo di Dio; (dona alla nostra diocesi un nuovo vescovo secondo il tuo cuore),

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù, il nostro mondo è un mare in tempesta; nelle guerre, ingiustizie e tradimenti che ci affliggono domandiamo che la tua presenza diventi consolazione, redenzione e salvezza,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù ti affidiamo la nostra città e le nostre famiglie, il lavoro e il riposo, perché il tempo dell’estate porti frutti di fraternità e di pace per tutti,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
La nostra preghiera giunga al Padre celeste attraverso Gesù, nell’amore dello Spirito Santo, nella comunione della Chiesa. Per Cristo nostro Signore.

LA MANO CHE SALVA

Il Vangelo racconta un fatto reale e insieme rappresenta un simbolo della vita. Nella tempesta dei giorni il Signore è presente, ci raggiunge e ci solleva. Di questa fede abbiamo bisogno per sperare, lavorare, amare, perdonare, riprendere ogni giorno il cammino. Con l’entusiasmo di Pietro e insieme con la sua fragilità, afferrati da Cristo in un luogo di chiesa vivo e concreto, dove cammina e lottare insieme: apriamo occhi e cuore per riconoscere il segno di un vento leggero nel quale Egli si manifesta.

 

Vangelo secondo Matteo 14,22-36

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

LA MANO CHE SALVA

Un episodio clamoroso, che sorprende i discepoli e attira Pietro, trascinandolo a imitare Gesù. E’ grande la sua fiducia nel Signore ed è come al solito impulsiva la sua richiesta. Eppure non possiamo non ammirare Pietro, immaginando che - forse - avremmo fatto come lui. Ci sono nella vita stuazioni che appaiono impossibili e che ci sommergono, come è accaduto a Pietro per ‘poca fede’. Ma la mano del Signore ci afferra e ci salva. Possiamo fidarci del ‘Figlio di Dio’!

Vangelo secondo Matteo 14,13-21

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

GESU’ E IL BISOGNO DEL MONDO

Guardiamo Gesù che cerca un luogo solitario. E’ il bisogno di ritrovare il volto del Padre affidandosi, mentre intravvede nella morte del Battista il mistero di dolore che dovrà affrontare. Subito lo sguardo e il cuore di Gesù sono attratti dalla folla che lo segue: “Ho compassione…”. Gesù incontra il bisogno dell’umanità, e vi risponde coinvolgendo i discepoli: pane della carità, pane dell’amicizia, pane dell’Eucaristia. Intorno, i vicini, gli ‘estranei’ gli stranieri e i ‘lontani’. Per tutti, un bisogno di pane, di amicizia, un bisogno di Gesù.