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IMPARIAMO A CONDIVIDERE

Impariamo a condividere tra comunità, persone, famiglie. Rendiamo gli altri partecipi del dono della nostra vita, della grazia e delle difficoltà che ci avvolgono. Nei piccoli paesi si arriva a sapere tutto di tutti, con lo scambio rapido tra le persone attraverso proclami o brevi sussurri. Le comunità cristiane, famiglie e persone, hanno un modo proprio di comunicare. Non è solo il tam-tam che rimbalza da persona a persona, non è solo il chiacchiericcio o il pettegolezzo dei perditempo. E’ rendere noto il percorso della grazia, palesare il dono ricevuto, la fatica e la responsabilità. La comunicazione di fatti, problemi, possibilità, occasioni, ridesta la vita della comunità e scioglie energie nascoste. Scoprendo cosa accade in questa o in quella comunità, si ridesta la voglia di muoversi e inventare.

Abbiamo fatto un magnifico viaggio alle isole della laguna veneta: come non raccontare qualcosa, mostrare foto e nei giorni seguenti presentarci al lavoro con una faccia più brillante? Nascono ancora bambini e finalmente vengono battezzati: bisognerà bene che ne vediamo il nome nel foglietto parrocchiale; l’avvenimento così straordinario dei quattro fratelli battezzati insieme è una grazia così grande da proclamare al mondo. Viene celebrato un matrimonio religioso in chiesa: l’annuncio è già un’azione missionaria e un’apertura di speranza. Si fanno lavori ai finestroni di una chiesa, si ricostruisce il tetto del patronato di una parrocchia e si inaugura il patronato di un’altra comunità dopo una lunga serie di lavori; dovrà pur esserci qualcosa di più di un semplice avviso sul foglietto parrocchiale o sul giornale locale, riportando i dati del lavoro svolto; qualcuno racconterà come è stato usato finora il patronato e come si potrà usarlo adesso; un altro racconterà quello che di bello è già capitato.

Niente da dire sull’estate dell’isola, della città, della campagna? La bellezza di albe e tramonti, il via vai di turisti, visitatori, parenti e amici che ritornano… Le grandi feste patronali riempiono l’estate e altri mesi dell’anno con processioni e attività culturali e sportive da mattina a sera e con tavolate ricche di prodotti locali. Non basta appena un avviso degli eventi, occorre spiegarne il contenuto e il perché, la collaborazione che c’è stata, i contatti che si sono vissuti.

Osserviamo il paese che si svuota: le persone lavorano fuori, gli studenti escono ogni mattina, i malati negli ospedali e gli anziani stanno soli nelle case di riposo. Condividiamo il dolore di famiglie e persone. Registriamo nel foglietto parrocchiale nome, età, luogo di abitazione di chi ha lasciato questa vita, e diamo a tutti la possibilità di riconoscerle e di pregare per loro. Ora che si mettono insieme comunità vicine che prima si ignoravano o forse si contraddicevano, è bello veder crescere un senso di appartenenza reciproca, un’unità che avvolge comunità e persone di tutto il circondario. Si condivide la conoscenza delle persone per condividere la fede che edifica, la carità che si dilata, la speranza che risorge. Lo si fa negli incontri spiccioli e occasionali, nell’assemblea parrocchiale, nel bollettino della comunità, per il quale è bello invitare a muoversi e a collaborare: una nota, un avviso, un breve articolo, una foto. La comunicazione si arricchisce e può suggerire rimandi discreti ai giornali locali e ai social che allargano l’orizzonte. Tanti campanili e un’unica comunità, un’unica famiglia, un’unica chiesa di Dio. La vita è come l’acqua della laguna: rimane viva e pescosa se scorre e si rinnova, risplendendo di bellezza.

 

 

 

 

 

 

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