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OMELIA: DIO CONTINUA (ancora?) A PARLARE AL SUO POPOLO

Il relatore è venuto all’incontro dei sacerdoti della diocesi a darci una dritta per fare le omelie come Dio comanda. Allieta l’uditorio con un florilegio di citazioni da omelie che annoiano per la lunghezza, distraggono per le tante cose dette, disorientano dalla parola di Dio rincorrendo temi a piacere. Accade che l’omelia navighi a vista per venti minuti, e la celebrazione, tra omelia, commenti, intramezzi, avvisi, tagli il traguardo dopo un’ora e mezza. Anche per un prete è una penitenza ascoltare le omelie dei confratelli, osserva il relatore; cosa sarà per i fedeli, sottoposti alla tortura settimanale e per quelli occasionali, confermati nel proposito di stare alla larga da preti e messe?  Certo non sempre è così. L’aggiustamento comincia dal riconoscere che Dio continua a parlare al suo popolo non solo con la Bibbia letta nella Messa, ma anche con l’omelia del prete, nello specchio di Gesù che spiega le profezie ai due amici che tornano a Emmaus, tristi e delusi come tanta gente. Conviene disporsi a farsi correggere. Riaffiora un ricordo. Negli anni ruggenti della contestazione, quando la protesta rumoreggiava per le piazze, capitava che anche le omelie tenessero un tono di denuncia; una domenica dopo la Messa, una maestra in pensione avvicina il sacerdote celebrante e gli dice: “Caro don, ogni domenica dopo la sua predica esco di chiesa con un magone così, che mi rimane nel cuore…”. Pare che quel celebrante abbia cambiato rotta, predicando il Vangelo più che le proteste, sostenendo l’assemblea con il buon annuncio e non col rimprovero e l’elenco dei mali. Lo Spirito Santo soffia anche nel cuore dei battezzati il dono della sapienza e dell’intelletto; è possibile verificarlo in quello che decenni fa veniva chiamato ‘incontro del Vangelo’ e oggi più nobilmente si svolge nella forma della ‘lectio’. Tutte le settimane un gruppetto di fedeli si ritrova a leggere, capire, pregare la parola della domenica successiva. Il primo a trarne vantaggio è il sacerdote, qualora sia disposto a lasciar spazio agli interventi dei fedeli. Il cuore del prete vibra sapendosi chiamato a ‘dare voce’ alla parola che Dio consegna al suo popolo, e a raccontare la storia di cui ci rende partecipi nell’Eucaristia che celebriamo. La Chiesa accompagna il sacerdote nella missione di annunciatore della parola di Dio con materni suggerimenti e buoni esempi. Tra questi ultimi, le omelie di Papa Leone, sempre brevi e centrate nei contenuti. Ci viene ricordato Papa Francesco, che aveva offerto quasi un prontuario nella Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, suggerendo ai predicatori di ‘dare tempo, interesse e dedizione gratuita’ alla preparazione dell’omelia. Non è necessario riprendere tutti i contenuti delle letture, tanto meno tutto quello che si ha in testa. Meglio concentrarsi “su un’idea, un sentimento, un’immagine”, che illuminano la mente e accendono il cuore, senza distrarlo con digressioni. Dipingere la parola di Dio con un’immagine, la rende viva e concreta. Se Gesù dice “io sono la porta” come spiegarlo? Possiamo ricordare a fedeli della domenica la porta di casa o di chiesa sempre aperta e accogliente, in paragone con la porta chiusa degli hikikomori, adolescenti o adulti solitari che si ritirano dalla vita: l’immagine rimarrà impressa con vigore. E’ bello avere in mente Gesù che annuncia le beatitudini, parla il linguaggio dei pescatori, dei pastori, della donna che impasta il pane… Una buona parola di Dio!

 

 

 

 

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