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NEL TEMPO PASQUALE, UNA STORIA DI VOLTI       

Il tempo pasquale ridesta la memoria di quei piccoli grandi uomini e donne che ci hanno introdotto alla fede. Persone che hanno fatto la storia delle nostre contrade, hanno educato generazioni di giovani, hanno sfamato poveri, riconciliato nemici, insegnato un lavoro: un panorama vario e vasto di umanità. Emergono dalla nebbia dei ricordi, spuntano da un ritaglio di giornale, affiorano nella conversazione tra amici. Sono persone di casa, gente di paese: hanno costruito una famiglia, trasmesso una competenza. Non hanno solo custodito il giro abituale della tradizione, ma hanno trasmesso il gusto della vita, degli affetti duraturi, del lavoro ben fatto. Hanno abitato un piccolo mondo antico: la suora dell’asilo, la maestra delle elementari, l’insegnante delle medie, il parroco autorevole, il cappellano frizzante, la donna di carità, gli amici della prima ora. A volte non ne ricordi nemmeno il nome, ne hai smarrito il volto e perduto le parole, ma avverti un segno di presenza, un tratto di terra buona dove cresce ancora l’erba e spuntano i fiori. E’ la memoria bella di persone che ti hanno aperto la mente e il cuore alla vita e alla fede. Insieme con la fila dei volti incontrati personalmente, riaffiora la sequenza di chi ti è stato fatto conoscere a catechismo, a scuola, in famiglia. Una schiera di santi, giovani e ragazze e adulti che hanno lasciato un’orma nell’animo giovanile. Nell’antica compagnia di amici di scuola e di chiesa abbiamo conosciuto Tarcisio ragazzo martire dell’eucaristia, Luigi Gonzaga santo della preghiera e carità, Maria Goretti martire della purezza, Domenico Savio in cortile con don Bosco, Piergiorgio Frassati robusto e lieto, e tanti missionari che hanno dato la vita: Francesco Saverio nelle Indie, Massimiliano Kolbe nel bunker della fame, Padre Damiano con i lebbrosi; fino a Suor Bakita, la schiava moretta. In seguito sono apparsi nuovi santi, con il volto, il cuore, la parola dei papi da Pio X a Leone XIV. Uomini e donne, con l’amicizia e l’intelligenza di Benedetta Bianche Porro, la dedizione dei medici Giuseppe Moscati e Riccardo Pampuri, l’imponenza di figure sacerdotali che sono venute a insediarsi nell’immaginario fino a tracciare il percorso dei pensieri e delle azioni, Mazzolari, Minzoni, Milani, con i loro scritti ed epistolari...

Ciascuno di noi custodisce un suo personale elenco. Rimane il frutto della loro presenza, come il cibo che fa crescere, l’acqua che bevi, le strade che percorri. Rimangono nella memoria anche persone e avvenimenti che vorresti cancellare, strati di male e di cattiveria che oscurano l’anima. Ma il dono è più grande, il bene vince il male, i germogli fioriscono sul terreno fangoso. Come scrive San Paolo a Timoteo, sei grato per il dono di Dio che ti ha segnato con l’imposizione delle mani, per la compagnia di fede che ti ha sostenuto nei tornanti della vita, da ragazzo fino al presente, con l’intensità della grazia e la fantasia della Provvidenza. Riconosci che non ti sei fatto tu, ma sei stato fatto e donato a te stesso. Con lo scorrere degli anni, il dono di Cristo risorto prosegue nella compagnia ecclesiale, e si palesa in modo evidente in questi giorni pasquali in cui vedi il cielo aperto ad accogliere altri due amici, riconosciuti come testimoni di fede e di carità. Ieri, oggi e domani, hai da ringraziare per il dono ricevuto, domandando di custodirlo affinché fruttifichi per te e per tutti.

 

 

 

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