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UNITA’ E DIVERSITA’ NELLA CHIESA. UN BENE PER TUTTI 

Con linguaggio magniloquente e tuttavia efficace, il grande storico della Chiesa, Eusebio, così descrive il riunirsi dei ‘trecento’ vescovi al concilio di Nicea millesettecento anni fa: “Quando tutti furono riuniti, ciò che accadde si rivelò un’opera di Dio. In un solo luogo si erano raccolte persone lontanissime tra loro non solo nello spirito ma anche diverse fisicamente, per luogo d’origine e per provenienza; un’unica città accolse tutti costoro e a vedersi erano come un’immensa ghirlanda di sacerdoti, ornata dei fiori più belli”  Questa citazione, ripresa da un libro che racconta il concilio di Nicea dal punto di vista storico, viene paragonata alle parole con le quali Giovanni Battista Montini descrive l’inaugurazione del Concilio Vaticano II avvenuta l’11 ottobre 1962: “…i pastori d’anime di tutto il mondo, il loro numero, la loro varietà, le moltitudini dei popoli che sono dietro di loro, le fatiche pastorali, le persecuzioni, le speranze di cui quest’unica assemblea è espressione…”. Otto mesi dopo Montini diventa papa Paolo VI, segno visibile di unità

La storia continua. Il ritrovarsi insieme nella Chiesa è un fenomeno che si riproduce e si allarga, coinvolgendo vescovi e fedeli. Le ‘assemblee sinodali’ in corso in Italia e nel mondo manifestano la varietà e l’unità nella Chiesa, tra ministri sacri, religiosi, laici. La ‘sinodalità’ indica il cammino insieme tra vescovi e fedeli; si distingue da ‘collegialità’ che esprime l’unità dei vescovi come pastori della Chiesa. In un caso e nell’altro, che cosa permette ai cristiani di considerarsi insieme e di collaborare? Lo dice in modo lampante Papa Leone, nell’introduzione al suo libro “La fede cristiana in 10 parole”: “Questa pluralità diventa comunione nell’unico Cristo”. Ed è già scritto nel suo stemma episcopale: ‘In Illo uno, unum’.

La diversità e insieme l’unità dei cristiani si manifesta fin dall’origine. La vita di Gesù viene raccontata da quattro Vangeli diversi ma convergenti nella stessa storia e nella stessa figura di Gesù Cristo uomo e Figlio di Dio. La predicazione evangelica, dagli Atti degli Apostoli in poi, si svolge secondo lo stile di Pietro, quello di Giovanni, quello di Paolo e secondo lo stile di innumerevoli missionari. Una pluralità di sguardo, di amore, di accento che non ‘fabbrica’ tanti Cristi diversi, ma converge ad illuminare, approfondire, proclamare la grandezza e la bellezza dell’Unico Cristo. Diversità e unità continuano a manifestarsi nella storia della Chiesa e vengono a esprimersi nelle comunità e nelle persone. Storie e luoghi diversi, incontri e testimoni diversi, così come le lingue, le musiche, i temperamenti… Dove e come convergere nell’unità? La tentazione è sempre quella di guardare se stessi e la propria esperienza come la ‘forma unica’ della fede, con il rischio di emarginare espressioni diverse. Che cosa conduce all’unità e all’accoglienza reciproca?Riconoscendosi parte di un tutto che è Cristo, ci si apre a valorizzare il dono di ciascuno, il suo carisma personale e comunitario, per il bene della Chiesa e la sua missione, in un luogo particolare e nel mondo. L’unità è una radice che sempre fiorisce, un inesauribile cammino di fratelli e sorelle, ciascuno chiamato da Cristo a edificare nel mondo il suo Corpo, la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Il riconoscimento dello stesso battesimo e della fede in Cristo, Figlio di Dio e Salvatore, fa convergere in unità i cristiani che appartengono a ‘confessioni’ diverse, come ha mostrato papa Leone nel suo viaggio a Nicea.

 

 

 

 

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