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Martedì 13 maggio 2025, + Beata Vergine Maria di Fatima, apparsa nel 1917,   + Beata Giuliana di Norwich, mistica, m. 1423

Vangelo secondo Giovanni 10,22-30

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

CREDERE, NON CREDERE…

Credere non solo per le parole di Gesù, che già dichiarano la sua origine e identità, ma anche per le opere che la manifestano. Non opere che vengono dalla capacità umana, ma opere che vengono dalla potenza e dall’amore del Padre. Perché non si crede? Per una posizione del cuore, per il distacco dalla non appartenenza. Non si crede a Dio, a Gesù, perché non lo si ama. Domandiamo per noi e per le persone che incontriamo la libertà del cuore.

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