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Tempo di coronavirus

La MASCHERINA sul CUORE

Sono spariti i volti. “Chi sei?”, devi domandare anche a persone note. Non solo senti estranei gli altri, ma ti senti estraneo tu, quasi svincolato anche da rapporti familiari e amichevoli. Quando celebri l’Eucaristia, e soprattutto quando leggi il Vangelo e fai l’omelia, la distanza sembra aumentare, per te che vorresti rivolgerti a persone riconoscibili, e per i presenti che sembrano quasi difendersi dal flusso della parola. La solitudine anche visiva - pur apprezzata per ritrovare se stessi - quando supera un certo livello, arriva a invadere l’anima come un’acqua alta. Allora la mascherina viene a nascondere anche il cuore. La vita appassisce, e si riduce la voglia di iniziare la giornata.
E dunque, ogni spiraglio di volto appare come una novità che accompagna a sbrogliare l’intrigo delle incombenze quotidiane; rimanda a un oltre, a quel fiato di Provvidenza che sempre scorre nell’aria.
Non viviamo per risolvere i problemi nostri o quelli degli altri. Né ci riduciamo a diventare schiavi delle notizie frivole o drammatiche della tv e del chiacchiericcio politico. Ci scopriamo invece partecipi dell’impossibile miracolo del bambino che s’alza in volo, afferrato dall’immenso aquilone davanti alla folla sbigottita. In mezzo ai fatti della vita, nei vuoti della società, nell’abisso dei mali che attraversano il pianeta, sentiamo vibrare il vento lieto e soffice dello Spirito. Il brillio degli occhi si sporge al di sopra della mascherina: nel celebrante che ti porge l’Eucaristia, nei fedeli che tendono le mani a riceverla, nel bimbetto che sbuca furbescamente accanto ai genitori, nella persona amica che ti sorride, nel conoscente che ti rincorre per salutarti. Si ridesta tutto un piccolo e grande mondo: le famiglie che desiderano tornare a respirare, i ragazzi che ricominciano in qualche modo a incontrarsi a scuola e riprendono il contatto con libri e insegnanti, la fatica del lavoro che ritorna ad essere amata, l’ospedale ridiventato accessibile per le visite degli amici, l’asperità dei rapporti personali che si ricompone. Perfino l’ottusità di taluni responsabili della cosa pubblica comincia a sciogliersi in un sussulto di intelligenza e di benevolenza. Un rivolo di speranza percorre strade e case e si infila nel desiderio degli insegnanti di comunicare qualcosa di più della singola materia. Al di sopra e al di sotto di tante paure e incertezze, scoppia la voglia di incontrarsi, nel desiderio di riprendere in mano il filo interrotto di alcune iniziative, per dare valore e significato al vivere quotidiano. Pare che il Signore non usi affatto la mascherina, sempre pronto a svelarsi a chi lo invoca: “Mostraci il tuo volto, Signore”.