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Giovedì 2 agosto 2018 S.Eusebio di Vercelli, vescovo 283-371; San Pier Giuliano Eymard, sacerdote, 1811-1868.

Vangelo secondo Matteo 13,47-53

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

LA RETE DEL GIUDIZIO

Molto efficace l’immagine della rete, che Gesù doveva avere sotto gli occhi, per descrivere la cernita che Dio compierà nel giudizio finale. Gesù rilancia questo giudizio alla saggezza dello ‘scriba divenuto discepolo del regno dei cieli’. Anche noi possiamo distinguere ciò che vale e ciò che non vale, quel che è bene e quel che è male. Sarà cosa opportuna questo ‘esame di coscienza’ in questi giorni, come premessa alla confessione richiesta per ottenere l’indulgenza plenaria del Perdon d’Assisi.