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Giovedì 19 maggio 2016 San Celestino V – Pietro di Morrone, Eremita e Papa, 1215-1296.

 

IL GUADAGNO DELLA VITA

Che cosa desideriamo se non guadagnare la vita? Non vogliamo perdere un granello di felicità. Gesù ci segna la strada che risponde al desiderio profondo dell’anima. Ci mostra che non tutti i desideri sono sani, non tutte le pretese vanno accontentate. Occorre distinguere tra la soddisfazione immediata che brucia l’anima, e il sacrificio volontario che conduce alla mèta. La fatica della scalata nasce dall’attrattiva della vetta. Non si tratta di uno sforzo eroico: piuttosto è un esercizio di buon senso, di ‘sale in zucca’ che per cogliere il vero sapore alla vita.

Vangelo secondo Marco 9,41-50

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

 

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