Non mi attraggono i libri che parlano di Gesù finendo il racconto con la sua morte. E’ come veder crescere un fiore e poi buttarlo nel fosso; come vedere l’uva maturata nei vigneti e poi strapazzata dalla tempesta. Descrivono Gesù grande uomo, il più originale e intelligente; splendido esempio di vita e maestro di una dottrina che sfida i secoli. Martire dell’umana ingiustizia, la sua croce può troneggiare nelle aule di tribunale, negli uffici comunali e statali e sulle pareti di tutte le scuole. Questo Gesù, crocifisso e morto, ma non risorto, non salva più nessuno e lascia tutti e ciascuno miseramente soli. A parte che, se la sua risurrezione non avesse sconvolto la vita di seguaci e oppositori, nessuno più lo ricorderebbe. Nessuno dei discepoli, finiti nel dileggio della gente, scappati per sottrarsi alla vergogna, sarebbe rimasto sul filo della storia a raccontare alcunché. Gesù stesso non ha lasciato scritta una parola, se non la riga tracciata sulla sabbia.
Qualcuno che si ritiene conoscitore delle Sacre Scritture ha inventato che discepoli e discepole esaltati abbiano sognato la risurrezione, allargando con fantasia le storie del Vangelo. Peccato che a quel tempo Omero fosse morto da secoli, e le fantasie di Ovidio non si adattavano.
I fatti accaduti alla resurrezione di Gesù sono stati raccontati con tale ingenua verità da renderli subito credibili. Persino la differenza su alcuni particolari dei racconti è segno di credibilità: accade così quando i fatti vengono raccontati da testimoni oculari diversi, passando le informazioni di bocca in bocca. Concordi tuttavia i diversi testimoni nel raccontare e descrivere Cristo risorto, che appare, parla, mangia, si fa toccare… La grande conferma viene da quello che è capitato a quanti l’hanno incontrato risorto: il clamoroso cambiamento delle loro vite poteva essere provocato solo da un avvenimento potente come un terremoto, grande come una montagna, invasivo come il fuoco dello Spirito Santo. Non si capirebbe come alcuni discepoli, spariti per paura nel corso della passione, abbiamo potuto fare una tale giravolta da diventare decisi e spavaldi, capaci di annunciare al mondo un avvenimento che appariva assurdo. Questa grande prova prosegue nelle migliaia e milioni di uomini e donne, bambini e ragazzi, persone rudi o delicate, semplici o intellettuali che hanno amato e servito il Signore Gesù, dal primo secolo al presente, amandolo e dando la vita per lui crocifisso, morto, risorto e vivo nei cieli di Dio e nell’esistenza reale sulla terra.
Insieme con la testimonianza di chi lo riconosce e lo segue come Persona vivente; insieme con l’accurato esame sulla storicità e attendibilità dei Vangeli, personalmente rimango stupito dalla suprema attendibilità della figura di Gesù riprodotta nel lenzuolo della Sindone, che mostra un’esatta corrispondenza con la descrizione della passione fatta dai Vangeli; la tela riporta i tratti della tessitura e i segni dell’aria e del polline della Palestina di quel tempo. Più stupiti ancora si rimane davanti al telo del Santo Volto di Manoppello, che nessuno ha dipinto e che riflette come in uno specchio il volto di Cristo risorto.
Ecco perché preferisco il Vangelo che narra la storia di Gesù fino alla risurrezione e ascensione, e insieme i libri che la riportano e la commentano senza tagliare il gran finale di quel Gesù che vive nelle nostre liturgie e continua ad operare nelle nostre povere vite.
GIOTTO di Bondone
Cappella Scrovegni (Arena Chapel), Padova