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Non l’avessi sentito con le mie orecchie, stenterei a crederlo. Nella trasmissione di Rai3 che si ascolta volentieri nei giorni feriali a cavallo delle ore 13, Vito Mancuso taglia via la credibilità della risurrezione di Gesù perché i quattro evangelisti che la raccontano divergono sul numero delle donne che vanno al sepolcro e lo trovano vuoto: erano una, o due, o quattro? Non si accorge - lo studioso dei Vangeli – che le differenze marginali sulla documentazione di un fatto raccontato da testimoni diversi sono segno di autenticità e di credibilità. Chi ha mai sentito raccontare con identici particolari da persone diverse lo stesso fatto che hanno vissuto?

Mancuso mi aveva già fatto sobbalzare in un precedente libro in cui si mostrava scandalizzato per il fatto che Dio dice ad Abramo di uccidere il figlio; Abramo sale il monte e alza il coltello per uccidere Isacco; l’angelo del Signore gli ferma la mano. Mancuso esclama: “Un Dio così non può esistere”. Non si accorge – il teologo! – che proprio attraverso questo episodio Dio abolisce i sacrifici umani e sconfessa i sacrifici puramente esteriori, domandando l’offerta del cuore. Se il nostro autore si professa teologo, dica che la sua è una religione da lui inventata, diversa da quella di Cristo e dei Vangeli professata dalla Chiesa. Quando si stacca ‘Cristo’ da ‘Gesù’, quasi si trattasse di due persone diverse, e si riduce il cristianesimo all’idea di ‘fare il bene’, qui il cristianesimo finisce; crolla la possibilità di sapere quel che è bene e svanisce la forza di compierlo. Uomini e donne fragili come siamo, incapaci di salvarci da soli, la sola morale non ci basta.

Abbiamo il dono di aver ricevuto e di professare la fede in Gesù Figlio eterno di Dio, fatto uomo e Salvatore. Morto e risorto, Egli ci accompagna e sostiene con la Chiesa e i suoi sacramenti. E’ l’avvenimento raccontato dai Vangeli e spiegato in termini inequivocabili dal concilio di Nicea, che già 1700 anni fa ha sbarazzato le letture insufficienti o sbagliate sulla figura di Cristo.  La storia documenta altri esempi del mistero di Cristo presentato con approcci menzogneri. Tra i più famosi, quello di Renan, che un secolo e mezzo fa scrisse una vita di Cristo immaginaria: i racconti del Vangelo ridotti a simboli, la risurrezione di Cristo diventata una immaginazione della esaltazione amorosa della Maddalena… Renan cancella il realismo del Vangelo, taglia ogni riferimento ad usi e costumi del tempo, tralascia le scoperte di studiosi e archeologi che confermano la verità storica dei Vangeli. Nell’epoca del romanticismo, rimane solo l’esaltazione del sentimento.

La vita cristiana si nutre con la lettura realistica del Vangelo, in sintonia con la fede proclamata e praticata nei secoli dalla Chiesa. Entrando nella storia raccontata dai Vangeli, veniamo introdotti a sperimentarne la validità per la nostra storia personale. Lo facciamo in compagnia di buoni maestri. I discorsi di Papa Leone a Natale e nei giorni seguenti ci ricentrano sulla figura reale di Cristo, così come le udienze del mercoledì a conclusione dell’anno liturgico, dedicate alla risurrezione del Signore; e insieme il limpido e preciso documento su Nicea, con la visita alla città del concilio. Abbiamo la grazia di percorrere i tre libri di Papa Benedetto sulla vita di Gesù, e possiamo pure ascoltare la voce di don Luigi Giussani, che racconta il Vangelo avendo davanti agli occhi e al cuore Gesù vivo e reale.

  1. Beato Angelico, Donne al sepolcro di Gesù, 1439

2. Gerard van Honthorst, L’adorazione dei Magi, 1622, Colonia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vangelo secondo Marco 6,34-44

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

DALLA BARCA E NELLA VITA

Come dalla barca di Pietro e dalla spiaggia, Gesù ci guarda, vede il bisogno e la fame del mondo e coinvolge i suoi amici perché provvedano. Quello che essi gli prestano è del tutto insufficiente, eppure Gesù lo fa diventare pane per tutti. Di fronte al grande bisogno del mondo e al male che affligge popoli e persone, cosa possiamo fare più che dedicare la nostra vita? Eppure è del tutto insufficiente, Ma nelle mani di Gesù si moltiplica e diventa salvezza che apre la via al cielo.

Vangelo secondo Matteo 4,12-17.23-25

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

UNA GRANDE LUCE

La luce del Natale, che ha percorso il mondo con la stella dell’Epifania, continua a splendere nel cielo della vita. Gesù è venuto e percorre le nostre strade, entra con noi al lavoro, a scuola, a casa. Lo riconosciamo nel volto di chi crede con noi, di chi Lo cerca, di chi soffre e domanda. Gesù ci affida il compito di riflettere nella nostra vita un raggio della sua luce, manifestato nella gioia di vivere e nella carità.

Vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

IL DESIDERIO E LA RICERCA

La festa dell’Epifania illumina il mondo e fa risplendere il volto dei bambini.  Rinasce il desiderio del cuore e si muovono i passi alla ricerca della verità e della felicità annunciate dal Bambino Gesù, per viverle personalmente e per comunicarle a figli e nipoti. La fede si irradia attraverso le opere, le parole, il nostro atteggiamento e il nostro giudizio sulle cose e gli avvenimenti della vita. Siamo testimoni di Lui in casa e di fronte al mondo: la ricerca, come i Magi, e la professione della fede costituiscono il compito della vita.

Un buco nero in cui affondano gli sguardi, i giudizi, le valutazioni, sommersi nella voragine del nulla: come un palombaro che sprofonda sfilandosi dallo scafandro. Di fronte a persone che colorano di nero la vita e le cose, cancellando ogni volto e rinnegando ogni avvenimento, viene voglia di scappare, andando a respirare l’aria che fa vivere.

C’è un’alba che sorge, una vita che ricomincia, una misericordia che rigenera, una speranza che rinasce. Se non la possediamo noi, la vediamo spuntare nella luce del mattino, nel sorriso di un bimbo, nell’invito di un amico, nello sventolio della bandiera. E’ la luce che rispunta la notte di Natale e illumina i giorni che seguono, spandendosi tra le macerie della guerra, dell’egoismo, dell’isolamento, della cattiveria. Come scuotere chi si ritira dagli altri per disprezzo, senza vedere i fiori che spuntano tra le rocce e in mezzo ai sassi? E anche, cosa dire alla donna che ha perso figlio e marito, poi i ladri in casa hanno razziato i suoi pochi beni? Lei ha il coraggio della preghiera, e si abbandona alla provvidenza. Quando ti vengono raccontate le miserie della vita, non puoi ammansire la tragedia spargendo piume al vento. Occorre una mossa. Non è tua la mossa, è Colui che si muove dal cielo in terra a vivere con noi, trasformando in bene questa vita che alcuni denunciano sporca e solitaria, inutile e sprecata.                                                Quando gli occhi si aprono a vedere tanta voglia di vivere attorno al papa che per settimane racconta la risurrezione di Gesù nelle udienze, va a Nicea a cantare la divinità del Figlio di Dio, benedice i Bambinelli che i ragazzi gli presentano in piazza san Pietro, e scende a venerare il Bambino di Betlemme nel presepio. La luce si espande tutt’intorno: diventa speranza tra i cristiani della Palestina, bloccati da innumerevoli muri di frontiera; diventa misericordia per il peccatore che passa in rassegna la sua vita e ha un sussulto di ripresa; riluce in un lampo di gioia nel ragazzino che si infervora per una materia di scuola, nel malato pieno di gratitudine per il medico che lo guarda con affetto, nella sposa che continua ad amare il marito ‘difficile’, nel marito che ha pazienza con la sposa piena di pretese. La riconosci nella donna che viene a servirti e ti porta la spesa, e nel ‘solito’ straniero povero che tende la mano in strada. C’è speranza per un mondo nel quale la gente canta in chiesa, accompagna i ragazzi in strada a cantare l’annuncio del Natale, va in casa di riposo per il concerto ‘di una volta’, dialoga con l’anziano chiuso in stanza. Nel piazzale della Chiesa dopo Messa, i fedeli indugiano davanti a tavoli di patatine e fettine di panettone. In famiglia, i due fratellini cantano in inglese il Natale di chi riconosce il Signore che lo cerca e lo ama e poi accuratamente lo traducono.           Da dove comincia il mondo nuovo, da dove rinasce la speranza per tutti? “Venne ad abitare in mezzo a noi”. Nella grotta e per le strade, in casa e tra i bambini, nella famiglia che si ritrova grandissima con figli e nipoti. La liturgia prolunga i giorni del Natale e ci conduce a cantare e a pregare, a offrire e ricevere, davanti a un Bimbo piccolissimo che apre le porte della vita, fino a spalancare le porte del cielo.

foto: presepio nella Chiesa di S.Pietro in Volta, Pellestrina (particolare)

Vangelo secondo Giovanni 1,43-51

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

UNA CATENA DI INCONTRI

E’ straordinaria questa prima catena di incontri: Gesù e Filippo, Filippo e Natanaele, Natanaele e Gesù… Un intreccio che prosegue lungo la storia, e ha raggiunto anche noi, ultimi seguaci di Cristo. Continuerà ancora questa consegna reciproca del Signore, questa missione nel mondo. Gesù è con noi a prepararci la strada per le vie del mondo e nel cuore delle persone. Lo accogliamo personalmente, affinché Egli possa raggiungere tutti…

Vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue
né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

FIGLI NEL FIGLIO

La nostra vera identità ci viene donata dal Figlio eterno di Dio, Verbo del Padre, Creatore del mondo, che si fa uomo e viene ad abitare in mezzo a noi. Siamo figli, voluti e amati, per un destino di felicità eterna. Impariamo a riconoscerci così. Questo è il principio dell’uguaglianza e della fraternità, di una umanità nuova che risplende nella vita dei santi che ci accompagnano in tutti i giorni del calendario. Viviamo con gioia la comunione dei santi.

Martedì 6 gennaio 2026 – Epifania del Signore

GIORNATA DELL’INFANZIA MISSIONARIA

Introduzione del celebrante:

Continua la manifestazione di Gesù, ai Magi, al mondo, a noi. Oggi domandiamo che tutti lo possano incontrare, particolarmente i bambini.

  1. Signore Gesù, affidiamo a te la domanda e il desiderio che abitano il cuore di ogni persona e ci rendono cercatori di verità e di pace come i magi. Fa che tutti ti possano incontrare come Dio Salvatore, Maestro e Signore.

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù, dona sapienza e cuore a genitori, sacerdoti, educatori e a tutte le comunità cristiane che hanno la missione di introdurre piccoli e grandi alla fede cristiana.

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù, ti ringraziamo per il dono dei figli che allietano le nostre case, la Chiesa, la società. Tutti i bambini possano godere del dono della famiglia, della scuola, in un mondo di pace e di fraternità,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù, donaci di collaborare con chi opera per la pace, assiste i malati, sostiene le persone deboli e sole, protegge i perseguitati.

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante:

Signore Gesù, ti consegniamo la nostra preghiera. Apri il nostro cuore alla fiducia e all’accoglienza. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

IL DESIDERIO E LA RICERCA

La festa dell’Epifania illumina il mondo e fa risplendere il volto dei bambini.  Fa rinascere desiderio del cuore e fa muovere i passi alla ricerca della verità e della felicità, da vivere personalmente e da comunicare a figli e nipoti. La fede si irradia attorno a noi attraverso le opere, i i discorsi, il nostro atteggiamento e il nostro giudizio sulle cose e gli avvenimenti della vita. Siamo testimoni di Lui in  casa e di fronte al mondo. La fede è il compito della vita.

 

Domenica 11 gennaio 2026 – Battesimo del Signore

Introduzione del celebrante:

E’ un ritorno alle sorgenti della vita cristiana, al Battesimo nostro e dei figli. E’ un ringraziamento per essere diventati cristiani, e una missione verso vicini e lontani. Per questo preghiamo insieme.

  1. Signore Dio Padre, che nel Battesimo ci hai reso tuoi figli nel Figlio Gesù, donaci di vivere una vita illuminata dalla fede e confortata dalla presenza della nostra comunità e dei cristiani nel mondo,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù, manifestato agli uomini come Dio e Salvatore, ti ringraziamo per i nostri maestri nella Chiesa, Papa, vescovo, sacerdoti e tanti testimoni. Donaci di manifestare al mondo la novità della vita cristiana,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Spirito Santo, apri un cammino di santità e di pace per il nostro popolo e per il mondo. Sostieni chi patisce per la guerra, disgrazie, calamità. Rendici partecipi delle gioie e delle sofferenze dei nostri fratelli e sorelle, vicini e lontani,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Santissima Trinità, grazie perché ci rendi partecipi del dono della tua sapienza e del tuo amore. Donaci di vivere da cristiani la nostra vocazione in famiglia, nel lavoro, nella società, nel mondo,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante

Signore Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, vi affidiamo la preghiera della Chiesa, della nostra comunità e della nostra famiglia. Per Cristo nostro Signore.

BATTESIMO: DONO DI VITA

Oggi prendiamo coscienza del nostro Battesimo. Inseriti in Cristo, siamo parte del suo Corpo che è la Chiesa e ci viene donato un principio di vita nuova. Apparteniamo a Dio come figli, viviamo nella chiesa come fratelli, siamo testimoni di vita nuova nel mondo. Ogni giorno possiamo ravvivare la nostra mentalità in senso cristiano, nelle scelte e nelle opere. Il Battesimo è principio di unità con gli altri fratelli e sorelle nella fede: riconoscimento, accoglienza, comunione.