E’ sempre una sorpresa accorgersi che la nostra piccola storia personale scorre nel gran fiume della Chiesa cattolica. Uno dei momenti in cui lo si percepisce vivamente è quando ci si trova in piazza San Pietro a Roma all’udienza del mercoledì o in occasione di grandi assemblee.
Ancor più quando si ha l’opportunità di partecipare a una celebrazione papale all’interno della basilica, avvolti nella splendida armonia della sua architettura, in occasione di avvenimenti che coinvolgono da vicino la nostra vita cristiana, come accade nella festa dei santi Pietro e Paolo.
E’ bello poter seguire anche solo dallo schermo della tv la grande celebrazione per il conferimento del pallio a un gruppo di arcivescovi tra i quali il neoeletto arcivescovo di Gorizia Giampaolo Dianin, accompagnato dai fedeli delle diocesi di Chioggia e Gorizia. Il corteo che attraversa la navata, sacerdoti, vescovi, i cardinali convocati per l’annuale concistoro e papa Leone, si sviluppa come un abbraccio alla folla di fedeli che riconoscono i propri pastori da tutte le zone della terra. La solennità della celebrazione, con la compostezza e l’ordine dei partecipanti, il calore dei canti, l’armonia dei gesti precisi ma non artefatti, la chiarezza e incisività delle letture e dell’omelia, ci convocano dai quattro angoli della terra per ‘abitare la casa del Signore‘. La fede in Gesù Cristo non è solo una luce personale e privata che illumina la mente e riscalda il cuore; essa ci costituisce nell’unità della Chiesa rendendoci appartenenti l’uno all’altro in una dipendenza che non mortifica, ma esalta e rilancia l’esistenza di ciascuno. Disseminati nei continenti, e quasi dispersi nel deserto di paesi e città, nel tumulto di strade che si aprono a tutte le direzioni, nei viaggi per mare e per cielo, nella diversità di lingue, culture, tradizioni, sperimentiamo visivamente i colori dell’unità. L’esperienza della cattolicità dona respiro alla nostra vita quotidiana, si tratti del livello di lavoro pastorale che non manca mai nella vita del prete, o delle circostanze che appesantiscono o alleggeriscono il ritmo della giornata. La nostra piccola vita si intreccia con la grande storia della Chiesa, dagli apostoli e dai primi martiri di Roma ai cristiani che soffrono a Gaza e nel Libano. Nella vicenda della nostra diocesi, sorpresa e sospesa per l’imprevisto cambio del vescovo, non navighiamo smarriti in una barca solitaria. Partecipi della grande Chiesa di Dio, prende valore il legame con papa Leone XIV, punto di unità e guida per tutto il popolo cristiano. Avvertiamo con dolore lo strappo di quei fratelli cristiani che decidono di rimanere ‘fuori casa’ rompendo il vincolo con Pietro. Come potremmo dirci cristiani, staccati dalla roccia donata come fondamento? Diocesi e parrocchie, gruppi di riferimento e tutte le modalità associative e comunitarie dove cresce e germoglia la pianticella della fede, diventeremmo alberi secchi qualora ci staccassimo dall’unità della Chiesa. La vitalità di quella che noi continuiamo a definire ‘la nostra piccola diocesi’ ci accompagna con il Vangelo proclamato nella liturgia, la guida autorevole dei pastori che non predicano se stessi ma seguono Gesù, la testimonianza di fratelli e sorelle che ci riconducono al centro della fede; tutt’intorno, il giro delle amicizie e delle iniziative, la fragilità dei caratteri e la saldezza dei temperamenti, la fede popolare e l’attesa dei ragazzi e dei giovani. Niente di quello che viviamo, professiamo, operiamo ci appartiene e ci definisce, eppure “Tutto è nostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.
Venerdì 10 luglio 2026; + Sante Rufina e Seconda. martiri di Roma, 260; + Santa Vittoria, martire, 250
Vangelo secondo Matteo 10,16-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».
INDOMABILE MISSIONE
Continua il discorrere di Gesù con gli apostoli sulla missione. Non è una passeggiata tranquilla o un discorso suadente. E’ una presenza che intriga, considerata nemica e contrastata fino alla persecuzione e alla eliminazione. Quasi ogni giorno la liturgia ricorda i martiri, singoli o in gruppo. Chi perde la vita per Cristo, attesta che Cristo vale la vita, più della vita. Manifestando Cristo nei nostri ambienti, famiglia o lavoro, diventiamo noi stessi e ‘costringiamo’ altri a guardare oltre la nostra persona.
Giovedì 9 luglio 2026, + Santi Martiri Cinesi, Agostino Zhao Rong E 119 Compagni dal 1648 al 1930; + Santa Veronica Giuliani, mistica, Mercatello, Urbino, 27 dicembre 1660 – Città di Castello, 9 luglio 1727; + Beato Luigi Caburlotto, sacerdote e fondatore, Venezia, 7 giugno 1817 – 9 luglio 1897
Vangelo secondo Matteo 10,7-15)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
STRADA FACENDO
Per la stessa strada di Gesù camminano i suoi messaggeri, i cristiani: sacerdoti, religiose, missionari, uomini e donne sposati, giovani, famiglie. I cristiani vivono nel mondo, compiono le atttività di tutti, ma hanno un altro cuore e un altro scopo. Portano con sé quello che hanno ricevuto ‘gratuitamente’, cioè l’esperienza vissuta con Gesù, e la ripropongono nell’accoglienza, nella misericordia, nell’amicizia. Ciascuno da solo e insieme realizzano l’inizio di un mondo nuovo, che tutti desideriamo. E’ una grazia da chiedere.
Mercoledì 8 luglio 2026; + Sant’ Adriano III, papa, IX secolo – Nonantola, 885; + Santi Aquila e Priscilla, sposi e martiri, discepoli di San Paolo, I sec.
Vangelo secondo Matteo 10,1-7
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
LA CHIAMATA
Gesù non vuole soltanto dei discepoli, cioè persone che lo seguono. Egli ci chiama espressamente ad agire insieme con lui nella sua missione. La sua vita, la sua persona, la sua azione, non sono soltanto il centro del nostro affetto e della nostra ammirazione; diventano principio della nostra missione e motore della nostra azione. Il bene ricevuto è espansivo, e si comunica con parole e opere, nel modo di muoverci, amare, agire: da tutto traspare la sua chiamata.
12 luglio 2026 – Domenica XV Tempo Ordinario, anno A
Introduzione del celebrante
Anche oggi, in riva al mare e nelle nostre chiese di paese e città il Signore Gesù getta la sua parola come semente di vita. Domandiamo di accoglierla perché cresca e porti frutto.
- Signore Gesù, apri la nostra mente e il nostro cuore ad accogliere la semente del Vangelo, per custodirla e portare frutto nei nostri pensieri, nelle decisioni e nelle azioni,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
- Signore Gesù, sostieni quanti seminano la tua parola nella liturgia della Messa e nelle circostanze della vita. Ti affidiamo Papa Leone (il vescovo Giampaolo nel giorno del suo ingresso a Gorizia) e tutti i nostri pastori,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
- Signore Gesù, nella confusione di tante proposte che attraversano il mondo, donaci di ascoltare parole di verità e di vita, per vincere la tentazione della violenza, della vendetta, della guerra,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
- Signore Gesù, in questo tempo di estate, donaci di veder fiorire l’amicizia tra le persone, la gioia delle opere di carità, la bellezza del mondo,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
Conclusione del celebrante
Signore Dio Padre, la parola del Vangelo donata dal Figlio Gesù alla Chiesa, trovi un buon terreno in noi e giunga a maturazione nella vita nostra e dei nostri fratelli con la grazia dello Spirito Santo. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen
LA PAROLA CHE FA VIVERE
La parola da ascoltare, la traccia da seguire: questo per i cristiani è il Vangelo, che rimane vivo nella persona di Gesù. Rendiamoci disposti ad accoglierlo ogni giorno e nell’annuncio della liturgia domenicale. Nella confusione delle parole di ogni giorno, viviamo con gioia la lettura, l’ascoltò, la vita della Parole di Dio, come respiro della giornata. Parliamone insieme in famiglia e tra amici, nell’impegno e nella pazienza di ogni giorno. Quanti santi e quante opere sono nate dalla parola vissuta e praticata. Gesù ci accompagni.
Martedì 7 luglio 2026, + Beato Benedetto XI, Papa, Treviso, 1240 – 1304; + San Pietro To Rot, laico, catechista, martireRakunai, Papua Nuova Guinea, 1912 – luglio 1945
Vangelo secondo Matteo, 9,32-38
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
MISSIONE CONTINUA
Questo Gesù che percorre ‘tutte le città e i villaggi’, insegna, guarisce malati e indemoniati, sente compassione per le folle ‘stanche e sfinite come pecore senza pastore’, è il Figlio di Dio donato all’umanità per riscattarla dal male, dal disorientamento, dalla dispersione. Mentre lo guardiamo, accogliamo l’invito a pregare perché la sua missione si estenda attraverso altri ‘operai della messe’. Non solo dedicandosi come specifica vocazione, ma esprimendo lo spirito evangelico e missionario attraverso tutte le opere e le condizioni della vita.
Lunedì 6 luglio 2026, + Santa Maria Goretti, ragazza martire, Corinaldo, Ancona 1890 – Nettuno, Roma 1902
Vangelo secondo Matteo 9,18-26
In quel tempo, (mentre Gesù parlava) giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: "Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà". Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata". Gesù si voltò, la vide e disse: "Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata". E da quell'istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: "Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme". E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando: "Figlio di Davide, abbi pietà di noi!". Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: "Credete che io possa fare questo?". Gli risposero: "Sì, o Signore!". Allora toccò loro gli occhi e disse: "Avvenga per voi secondo la vostra fede". E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: "Badate che nessuno lo sappia!". Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
L’INCONTRO CHE SALVA
Appare tutto casuale, come quando si va in strada. Arriva uno dei capi a chiedere l’intervento di Gesù per ridare vita alla figlia appena morta. Approfittando della concitazione, una donna da dietro ariva a toccare il mantello di Gesù sperando nella guarigione. Gesù è un punto luminoso: incontrandolo rinasce la vita. Non in modo automatico, come per magia. Gesù loda la donna per la fede che l’ha salvata e si fa largo nella diffidenza degli astanti. Quello con Gesù è l’incontro che salva.
5 Luglio 2026 XIV DOMENICA, Tempo ordinario, Anno A: omelia
5 Luglio 2026 XIV DOMENICA, Tempo ordinario, Anno A; + Sant’Antonio Maria Zaccaria, sacerdote, Cremona, 1502 – Cremona, 5 luglio 1539
Vangelo secondo Matteo 11,25-30
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
UN CUORE APERTO
Gesù viene a incontrarci, alza il nostro sguardo, rilancia il nostro cuore. Non abbiamo paura della nostra debolezza e fragilità e domandiamo il sostegno della sua grazia con la compagnia dei fratelli. Nel mondo, una speranza nuova viene dai bambini che nascono, dai giovani che si muovono, dalla misericordia e dall’apertura di tante persone. Nell’unità della preghiera e della comunità, accogliamo il dono dell’estate e le occasioni di incontro e di bene che il Signore ci offre.
IL PANE CONDIVISO
Appartengo alla generazione del pane; la generazione delle persone che hanno mangiato pane e non creckers, pane e non pasticcini; la generazione dei ragazzi per i quali il primo compito di fiducia che veniva affidato era: “Va’ a prendere il pane”. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Il pane per ogni giorno, fresco, anzi caldo. Ogni giorno, quotidiano. Come la casa, come la vita che il Signore ci regala, un boccone al giorno. Un pane ‘rispettato’, amato, condiviso. Un pane che non si spreca, nemmeno una briciola. Il pezzettino di pane caduto per terra viene raccolto, lo si bacia e lo si mette in bocca. 
Gesù moltiplica i pani per tutta quella gente con i cinque pani e i due pesci del ragazzo che s’è portato la provvista di tutta la famiglia. Gli apostoli raccolgono dodici ceste. Pane condiviso, pane moltiplicato. Continua ad accadere nelle circostanze della vita. Lo senti fiorire nel racconto di una cena di fraternità a cui non hai potuto partecipare per un improvviso inceppamento muscolare: condivisione della situazione di un’amica in rianimazione dopo un incidente, partecipazione al dramma di un’altra famiglia. Lo sguardo sulla situazione non si scurisce nella tenebra della solitudine, ma si apre a riconoscere la Presenza di Colui che ama e accompagna esattamente in quello che ci sta capitando. Indotto a rimanere a casa, ti ritrovi circondato di premure che rispondono ad ogni incombenza sanitaria e alimentare. Non è solo il servizio fraterno, è il gusto di appartenere a una storia che permane, una compagnia che rende concreta la fraternità, un senso della vita donato dal Risorto che vive. Non avendo possibilità di partecipare in presenza, le brevi parole previste per un incontro in un Centro parrocchiale prendono il largo sulla barchetta dei social. Anche la ’omelia’ della Messa festiva non celebrata rimbalza breve breve da un cellulare all’altro. Il pezzo di pane donato a Gesù si moltiplica nelle sue mani, da quando Lui ha trasformato la serata dell’addio nel circolo dell’amore di Dio e dell’amore fraterno. Da quel pane spezzato è nata e ancora nasce la Messa, vive la Chiesa. Un solo pane, un solo corpo. I cristiani anima del mondo non per grandi imprese dentro l’impero romano, ma come esperienza di unità e vincolo di pace. Il pane condiviso fa rivivere alle persone il ‘sacrificio’ della Messa come offerta fruttuosa ‘per voi’ e per tutti’. Rivive il segno sacramentale: il pane dell’Eucaristia non è un segno che rimanda a un’altra cosa, come la bandiera che indica la patria, o l’anello che indica l’unità dell’amore. Il pane eucaristico ‘è’ misteriosamente il corpo di Cristo: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo”. Non ‘rappresenta’ ma è.
Così la vita del cristiano, nella salute e nella malattia, nel giro delle incombenze quotidiane e nell’impegno delle cose importanti, diventa il luogo dove Cristo vive e opera, muore e risorge. Come racconta il vescovo Ignazio di Antiochia che va al martirio come ‘frumento di Dio macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo’. Nell’imprevista degenza all’ospedale di una coppia per il ‘solito’ incidente che esige un intervento operatorio, alla domanda su ‘Come procede?’ la moglie risponde: “Mio marito ha passato una notte buona. Io un po’ meno, ma sono lieta, che strano! Sono ben accompagnata, la preghiera si fa sentire”. E’ il miracolo della Sua Presenza, il miracolo del ‘pane’ condiviso.