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Vangelo secondo Luca 9,18-22

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

IL VANGELO IN VETTA

Il Vangelo ci conduce in vetta, lì dove Gesù entra in contatto con il Padre nella preghiera, e dove i discepoli che sono con lui intuiscono chi è veramente Gesù. E’ una scoperta che viene dalla convivenza con il Signore, aperta alla rivelazione del Padre. Per arrivare allo svelamento totale della personalità di Gesù, sarà necessario percorrere il cammino della croce e della morte, fino alla risurrezione. In modo diverso, questo è il cammino di chiunque segue il Signore. Padre Pio apre la strada.

Vangelo secondo Luca 9,7-9

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

LA MERAVIGLIA PER GESU’

La meraviglia suscitata da Gesù è tale che per definirlo la gente lo assimila ai personaggi più importanti della sua storia. Tuttavia, Gesù non è un fenomeno per curiosi come Erode. Egli si presenta alla nostra umanità con la sua grandezza divina e con la debolezza della croce. Non ci chiede di ammirarlo, ma di amarlo e seguirlo. Accade per noi quel che è accaduto per i primi che l’hanno incontrato.

Otto storie d’amore nel comunismo

Quanta storia in queste otto ‘storie d’amore nel comunismo’. Storie di persone che si incontrano, si innamorano, si sposano, generano e crescono i figli, nel crudo panorama della Russia sovietica, si intersecano con la persecuzione tagliente, tormentosa, progressiva di un regime cieco e perverso. La recrudescenza dei tempi di Stalin allunga i tempi delle detenzioni, uccide le persone e demolisce la personalità.   Che cosa sorprende in questi racconti? Il fatto della memoria, cioè della custodia nel cuore: lo sposo assente per detenzione in un luogo lontano porta nella mente e nel cuore la sposa, e viceversa. Si svelano l’intensità e la verità dell’amore, che resiste anche nel vuoto della distanza.

«Che cosa chiedere, se non di “entrare insieme nell’alba radiosa della Pasqua”? Ho fatto Pasqua da solo, ma sapendo con certezza che tu saresti andata alla liturgia ci sono stato anch’io, e ho provato una grande pace, un grande benessere. Vuol dire che eravamo insieme». Così Sergej Fudel’ scrive alla moglie Vera; i due vivono separati da grande distanza: lei manda avanti la vita familiare, con numerose bocche da sfamare; lui in una località sperduta della Russia del nord.

Le testimonianze registrano una fitta documentazione di solidarietà tra parenti e amici o anche tra persone che prima non si conoscevano. Sorprende la partecipazione dei figli, spesso ancora molto piccoli, che non dimenticano la figura del padre. Sullo sfondo del regime bolscevico che nasce dalla rivoluzione russa del 1917 e si protrae fino alla morte di Stalin nel 1951 e addirittura fino alla caduta del regime comunista nel 1991, davanti al lettore sfilano personaggi divenuti celebri anche in Occidente, come Nadežda e Osip Mandel’štam, uno dei più grandi poeti del XX secolo, oppure Kamila e Václav Benda, uno dei filosofi che hanno preparato la «rivoluzione di velluto» in Cecoslovacchhia. C’è anche la storia di un prete teologo che in vario modo accompagna varie copie nella resistenza e nella novità cristiana attraverso l’insegnamento dei contenuti della fede. Ci sono testimoni e fautori di una resistenza e di una rinascita umana e cristiana, operatori di scelte coraggiose che si scontrano con difficoltà e restrizioni assurde, fino alla reclusione o alla fucilazione e al martirio. “Queste famiglie - nota Carlotta Dorigo - sono dei veri rivoli di acqua nuova; attirano parenti, amici, esuli, membri della Chiesa clandestina, monache rimaste senza dimora, gente che compariva e scompariva nell’arco di una notte, e di cui era meglio non conoscere l’identità per evitare di lasciarsi sfuggire informazioni nel caso di un interrogatorio. Nel contesto odierno, tra pandemia e guerre, queste storie assumono una particolare attualità perché testimoniano una speranza possibile in ogni condizione e circostanza, nella concretezza di scelte che affermano la tenerezza dell’amore coniugale, l’attaccamento all’unità familiare, un amore carico di abnegazione per i figli, la passione educativa, l’esperienza del perdono e della solidarietà”.

Angelo Bonaguro, Marta Dell’Asta, Giovanna Parravicini, Insieme. Storie d’amore nel comunismo, pp. 240 + 8 pp. di foto € 12,00, La Casa di Matriona – Itaca 2022

Angelo Busetto

 

Vangelo secondo Matteo 9,9-13

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

LA SORPRESA DI MATTEO

Un racconto spiccio per una chiamata precisa e una risposta immediata. L’evangelista Matteo, o colui al quale questo avvenimento è stato riferito per l’ultima redazione del Vangelo, ha in mente piuttosto quel che segue: Gesù a pranzo con pubblicani e peccatori. Non è una religione rovesciata ma un’umanità raddrizzata: persone incontrate e amate, peccatori e malati guardati e salvati. Se Gesù è venuto a ‘chiamare non i giusti ma i peccatori’, non faremo più fatica a considerarci per quel che siamo: peccatori.

25 settembre 2022 - Domenica XXVI del Tempo Ordinario, Anno C
Congresso Eucaristico Nazionale di Matera
Giornata del migrante e del rifugiato

Introduzione del celebrante
La nostra comunità riunita prega insieme e presenta le domande e invocazioni al Signore Gesù.

1. Signore, tu in questa Eucaristia ci fai dono del tuo pane vivo. Fa di noi un pane buono per gli altri, che “si spezza” in briciole di fraternità e si fa mangiare come il Maestro. Donaci d’essere pane che consola famiglie, raccoglie il pianto, ascolta fatiche, sostiene stanchezze.*
Preghiamo: DONACI IL TUO PANE, SIGNORE

2. Signore tu sei il pane della festa sulla tavola dei figli. Nutrici nel corpo, dà gioia al nostro cuore e parlaci del tuo amore. Crea condivisione e rafforza i legami in ogni comunità cristiana e in ogni famiglia, ridonaci il gusto della comunione. Dona al mondo la pace.*
Preghiamo: DONACI IL TUO PANE, SIGNORE

3. Signore Gesù, rendici attenti e semplici nel seguire coloro che ci accompagnano nella strada che conduce a te: papa, vescovo, sacerdoti, suore, catechisti, educatori, genitori, amici,
Preghiamo: DONACI IL TUO PANE, SIGNORE

3. Signore Gesù, ti presentiamo il nostro paese. Donaci di scegliere governanti attenti al bene comune, nel rispetto della persona, della famiglia, della vita comunitaria,
Preghiamo: DONACI IL TUO PANE, SIGNORE

4. Signore Gesù, ti affidiamo tutto coloro che lasciano la loro terra a causa di guerre, carestie, persecuzioni. Apri il nostro cuore e le nostre mani,
Preghiamo: DONACI IL TUO PANE, SIGNORE

Conclusione del celebrante
Affidiamo al Signore Gesù le nostre domande per noi, per la Chiesa e per il mondo, confidando nella sua misericordia. Per Cristo nostro Signore.

*Preghiere riprese dal Congresso Eucaristico Nazionale

“TORNIAMO AL GUSTO DEL PANE”
Un pranzo sontuoso. Alla porta, un povero malato e affamato. Ciascuno può colmare un poco il dislivello soccorrendo il vicino e il lontano. La carità trova le sue vie, e sa incontrare sempre una (almeno una!) persona da soccorrere.
Nel pane dell’Eucaristia, Gesù dona se stesso, per nutrirci con la sua presenza, il suo amore, la sua parola: una condivisione che diventa fraternità e dona gioia per la vita altrui e nostra. Non una vita da spensierati e buontemponi - profeta Amos - ma una strada di vita buona - Paolo a Timoteo. Il pane sulla tavola e il pane eucaristico sono il segno di questa condivisione.
Cfr Messaggio del vescovo di Matera per il Congresso Eucaristico.

Vangelo secondo Luca 8,19-21

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

FINO AI CONFINI DEL MONDO

Se li va a pescare in tutto il mondo, fino alla Corea, coloro che gli diventano madre, fratelli e sorelle. Il martirio dei discepoli di Gesù non conosce confini, come l’invito ad annunciare il Vangelo fino ai confini del mondo. Quale attrattiva, quale fascino, quale risposta al cuore offre Gesù, se tanti uomini e donne sono disposti a dare la vita per Lui? La felicità che Egli promette e dona, è risposta piena al cuore per il tempo e per l’eternità.

Vangelo secondo Luca 8,16-18

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

IL VANGELO E’ VIVO

Il Vangelo è visibile come le persone che lo vivono. Il Vangelo vive nelle persone. La missione, prima di essere un progetto o un programma, è una vita che cresce, è una luce che illumina, è una presenza che si pone. Gesù non ha proposto dottrine segrete, per iniziati, non percorre i territori dell’occulto, non confonde con teorie misteriche. Il cristianesimo è Gesù accolto, amato, seguito, conosciuto, raccontato, testimoniato. Cristo risorto è vivo oggi.

Vangelo secondo Luca 16,1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

SCALTREZZA E DECISIONE

Di quanta intelligenza e scaltrezza c’è bisogno per vivere? Gesù ci mette in paragone con chi usa intelligenza e scaltrezza per salvarsi da situazioni difficili attraverso l’imbroglio. Usiamo per il bene quello che altri usano per il male! Uno spunto di intelligenza, un lampo di decisione, una presa di iniziativa che smuova noi e il mondo attorno. Senza stare al balcone (balconear, direbbe papa Francesco). Ciascuno si muova in base alla propria vocazione e alle proprie capacità, perché le circostanze diventino occasioni. Il Vangelo dice: “Sveglia cristiani”.

Vangelo secondo Luca 8,4-15

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

UN FRUTTUOSO GERMOGLIO

Il cuore è composto di tutti i terreni descritti nella parabola di Gesù: aridità, superficialità, fecondità. Il seme della Parola arriva attraverso la testimonianza della Chiesa e la vita delle persone. Può rimanere sepolto nel profondo per lungo tempo. Poi improvvisamente si risveglia e germoglia. Nel cuore, nella mente e nelle azioni di Ildegarda, le sementi gettate dallo Spirito Santo sono germogliare in frutti di scienza, sapienza, amore che ne rendono utile la vita per la Chiesa e per tutta l’umanità.