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LA VITA BUONA: REGOLA O RELAZIONE?

Imperversano le regole. Vecchie e nuove regole per tutto: uso dei cellulari, veicoli e velocità sulle strade, lavoro nella calura, e via regolando. Spesso le ‘regole’ diventano un ‘pacchetto’ da sfilare con cura, un protocollo da eseguire riga per riga in azienda o in una sala d’ospedale.

Un mondo senza regole va a catafascio. Ma un mondo con le regole, si salva? Possono le regole suscitare l’attrattiva del bene, provocare la libertà, sostenere il cammino? Un ragazzo viene educato a suon di regole? Le regole sono figlie della mentalità giuridica che definisce i comportamenti secondo un giudizio di bene e di male. Con un trabocchetto evidenziato già da San Paolo: è proprio la legge a renderci peccatori perché, mentre indica il da farsi, non dà la forza di realizzarlo. Le regole costituiscono una parete scivolosa sulla quale l’arrampicata si fa difficile e pericolosa. Può succedere che la conoscenza delle regole induca a fare il contrario, come accade al bimbo capriccioso che non vuole obbedire. L’insistenza sulle regole ha inaridito tante strade lungo la storia, ha irrigidito persone e istituzioni, bloccando lo sviluppo e l’armonia di gruppi sociali e di comunità religiose. Le regole non hanno volto, come il dio dei filosofi infinitamente grande e perfetto, ma lontano e inconoscibile.

A un certo punto della storia accade che l’umanità si trova a fare i conti non con delle regole da seguire, ma con un rapporto da vivere. Quando Dio presenta a Mosè le tavole della Legge con i dieci comandamenti, apre un rapporto, stabilisce un’alleanza con il grande profeta e con il suo popolo. E’ la consegna di un’appartenenza, fino al punto che la disubbidienza ai comandamenti viene paragonata all’adulterio, cioè al tradimento del rapporto a due. Non si tratta quindi solo di obbedire o contraddire una regola scritta, ma di corrispondere a un amore o di tradirlo. Quando viene Gesù, il rapporto con Dio si fa immediato e personale. I due comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo conducono a riconoscere Gesù: ”Ogni volta che avete fatto questa cosa a qualcuno l’avete fatto a me”. Dice il santo John Henry Newman in uno dei suoi preziosi sermoni: ”Il Salvatore riceve nella scrittura tutti i titoli astratti di eccellenza morale inventati dai filosofi. Egli è la Parola, la Luce, la Vita, la Verità, la Sapienza, la Gloria divina”. Non dunque un richiamo al dettato della legge, ma alla relazione con il Signore, riconosciuto non solo nei cieli e nel profondo del cuore, ma nel volto del fratello e nel cuore della comunità. Il giovane ricco che si dichiara rispettoso dei comandamenti fin dalla giovinezza, subito dopo chiude il cuore a Gesù che gli dice di seguirlo, e se ne va via triste.  Conviene dunque metterci in ginocchio e dire: “Signore Dio, ti amo con tutto il cuore, perdona la mia fragilità e il mio peccato”.  Il perdono che il Signore concede rinnova il rapporto con lui e fa rinascere l’amicizia; a Pietro che l’ha rinnegato tre volte, Gesù tre volte chiede: “Mi ami tu?”.  Osserva ancora Newman: “Finché la virtù rimane un’astrazione, come poteva conquistare i cuori?... La regola dell’onestà, fino a che non era né vista, né udita, né toccata, non poteva attrarre e cambiare le persone”. Ma noi abbiamo visto e udito Gesù Cristo, Lui in persona, dono di grazia che attrae sulla via dell’amore.

Foto:

Due stili a confronto: la regola senza volto – la relazione che accompagna

 

 

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