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IL PANE CONDIVISO

Appartengo alla generazione del pane; la generazione delle persone che hanno mangiato pane e non creckers, pane e non pasticcini; la generazione dei ragazzi per i quali il primo compito di fiducia che veniva affidato era: “Va’ a prendere il pane”. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Il pane per ogni giorno, fresco, anzi caldo. Ogni giorno, quotidiano. Come la casa, come la vita che il Signore ci regala, un boccone al giorno. Un pane ‘rispettato’, amato, condiviso. Un pane che non si spreca, nemmeno una briciola. Il pezzettino di pane caduto per terra viene raccolto, lo si bacia e lo si mette in bocca.

Gesù moltiplica i pani per tutta quella gente con i cinque pani e i due pesci del ragazzo che s’è portato la provvista di tutta la famiglia. Gli apostoli raccolgono dodici ceste. Pane condiviso, pane moltiplicato. Continua ad accadere nelle circostanze della vita. Lo senti fiorire nel racconto di una cena di fraternità a cui non hai potuto partecipare per un improvviso inceppamento muscolare: condivisione della situazione di un’amica in rianimazione dopo un incidente, partecipazione al dramma di un’altra famiglia. Lo sguardo sulla situazione non si scurisce nella tenebra della solitudine, ma si apre a riconoscere la Presenza di Colui che ama e accompagna esattamente in quello che ci sta capitando. Indotto a rimanere a casa, ti ritrovi circondato di premure che rispondono ad ogni incombenza sanitaria e alimentare. Non è solo il servizio fraterno, è il gusto di appartenere a una storia che permane, una compagnia che rende concreta la fraternità, un senso della vita donato dal Risorto che vive. Non avendo possibilità di partecipare in presenza, le brevi parole previste per un incontro in un Centro parrocchiale prendono il largo sulla barchetta dei social. Anche la ’omelia’ della Messa festiva non celebrata rimbalza breve breve da un cellulare all’altro. Il pezzo di pane donato a Gesù si moltiplica nelle sue mani, da quando Lui ha trasformato la serata dell’addio nel circolo dell’amore di Dio e dell’amore fraterno. Da quel pane spezzato è nata e ancora nasce la Messa, vive la Chiesa. Un solo pane, un solo corpo. I cristiani anima del mondo non per grandi imprese dentro l’impero romano, ma come esperienza di unità e vincolo di pace. Il pane condiviso fa rivivere alle persone il ‘sacrificio’ della Messa come offerta fruttuosa ‘per voi’ e per tutti’. Rivive il segno sacramentale: il pane dell’Eucaristia non è un segno che rimanda a un’altra cosa, come la bandiera che indica la patria, o l’anello che indica l’unità dell’amore. Il pane eucaristico ‘è’ misteriosamente il corpo di Cristo: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo”. Non ‘rappresenta’ ma è.

Così la vita del cristiano, nella salute e nella malattia, nel giro delle incombenze quotidiane e nell’impegno delle cose importanti, diventa il luogo dove Cristo vive e opera, muore e risorge. Come racconta il vescovo Ignazio di Antiochia che va al martirio come ‘frumento di Dio macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo’. Nell’imprevista degenza all’ospedale di una coppia per il ‘solito’ incidente che esige un intervento operatorio, alla domanda su ‘Come procede?’ la moglie risponde: “Mio marito ha passato una notte buona. Io un po’ meno, ma sono lieta, che strano! Sono ben accompagnata, la preghiera si fa sentire”. E’ il miracolo della Sua Presenza, il miracolo del ‘pane’ condiviso.

 

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