Nel linguaggio della scienza, della tecnica, della filosofia e perfino nel discorrere comune, volano parole grandi e grosse che superano il confine dell’umano.
L’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone ne riferisce due. La prima è transumanesimo, definita come potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie per aumentarne prestazioni e capacità. La seconda, più radicale e decisiva, è postumanesimo che prospetta una ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a entrare in un nuovo stadio evolutivo dell’umanità. Non è una novità che l’uomo tenda a superare se stesso. La storia è il racconto del continuo superamento dell’uomo dal punto di vista intellettuale e affettivo e soprattutto tecnico e funzionale; per secoli ci si è mossi a piedi, mentre oggi si comunica istantaneamente da un capo all’altro del globo.
Le novità segnalate dal papa tendono a superare l’umano sconvolgendolo dall’interno, con la pretesa di ‘creare’ un ‘altro’ essere umano e quindi una ‘altra umanità’. Il papa reagisce a questa drammatica eventualità segnalando due piste. La prima è la valorizzazione del limite, personale e funzionale, che prima di essere un ostacolo da superare, è una dimensione da vivere. Tutto ciò che appare come limite non è ‘un di meno’, ma un richiamo ad aprire nuovi spazi di intelligenza, amore, umanità. Si potrebbero citare esempi all’infinito, in particolare raccontando la storia della medicina e della carità. La seconda pista conduce al cuore della promessa cristiana, che parla di ‘uomo nuovo’, vita nuova, rinascita. Fino a pochi decenni fa era in uso negli ambienti cristiani il termine ‘soprannaturale’, per indicare quel che ‘supera’ la capacità umana. Prima e oltre i tentativi della scienza e della tecnica, il cristianesimo apre la possibilità di generare una creatura nuova. Con la differenza che mentre il transumanesimo e il postumanesimo aggiungono elementi esterni che ne deformano la struttura, la grazia soprannaturale la conduce a piena realizzazione. Entra in gioco Dio, che fa fiorire la natura creata come i fiori di un suntuoso giardino. “Ciò che salva l’umano non è l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera”, dice l’Enciclica. Non l’uomo-robot modificato con nuovi aggeggi, ma un uomo spalancato alla relazione con Dio e con il prossimo. Questa è la vera 'salvezza', che la tradizione orientale la chiama senza timore 'divinizzazione', partecipazione alla vita di Dio attraverso lo Spirito Santo che ci abita e ci trasforma. Che siano esistiti ed esistano uomini così, lo dice la storia. Dalle origini fino ai tempi moderni, insieme con persone che hanno provocato tragedie, sono vissuti donne e uomini magnifici che hanno elevato il tono dell’umano liberandolo dal male e aprendolo a una novità di bene. Per i tempi moderni il papa cita tra gli altri Martin Luther King, Nelson Mandela, Madre Teresa, Dorothy Day. Anche nella nostra esperienza quotidiana si ritrovano persone che hanno vissuto con una misura estesa e profonda. La memoria riporta una varietà di storie di preti e suore, monaci e consacrati, mamme e papà, lavoratori della terra e dell’artigianato, persone malate e sane, operatori di pace e di carità nelle case e nelle strade. Quella tensione al ‘di più’ che abita il cuore di ognuno, non trova risposta frantumando i confini dell’umano attraverso le promesse dell’intelligenza artificiale, ma nel dono di una pioggia leggera che fa germogliare fiori e frutti: è la ‘grazia’ che ad ogni generazione rinnova la faccia della terra con una potenza soprannaturale che ci fa ‘simili a Dio’.