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LA FEDE, “BUONA NOTIZIA” PER TUTTI 

Nello scoppiettante dialogo fra i tre relatori che ragionano del ‘bene della vita’ nell’incontro combinato tra Fondaco e Festival Biblico Giovedì 28 maggio, vola una scintilla che ne rappresenta un po’ la sintesi. Guido Marangoni, papà di Anna, bimba meravigliosa che possiede un cromosoma in più, racconta di intervenire sulle pagine di ‘Buone notizie’ del Corriere della sera, con una nota settimanale. Aveva pensato di mettere come titolo: ‘Il Vangelo di Anna’, tramutato poi in ‘La Buona Notizia di Anna’, più opportuno per un giornale laico, anche perché, poi, Vangelo e Buona Notizia coincidono.

Uscendo grato e lieto dalla serata brillante, mi vien da rilevare che la scelta di non esprimere alcun riferimento cristiano è in uso anche in ambienti cattolici: per parlare a tutti occorrerebbe nascondere l’appartenenza religiosa. La mente mi si affolla di una miriade di esempi, che vanno dalla decantata ‘neutralità confessionale’ di alcune ‘nostre’ proposte pubbliche, al fatto che preti e religiosi hanno smesso in buona misura qualsiasi segno esteriore di riconoscimento. Libertà per tutti! Accade tuttavia di venire interpellato in luoghi pubblici - fosse solo per una indicazione stradale o per una questione personale - proprio perché sei riconosciuto come prete. La possibilità di ‘arrivare a tutti’ non viene dall’oscuramento dell’identità, ma dall’apertura della mente e del cuore verso persone e situazioni.

Coincidenza vuole che alla fine della stessa serata mi arrivi un messaggio via mail di due fidanzati che raccontano il loro cammino di preparazione al matrimonio, dove non ci si limita alle questioni psicologiche e giuridiche. Dopo aver chiesto il permesso, ecco la bella testimonianza di una fede libera e aperta:

Io e il mio fidanzato abbiamo scelto il sacramento del matrimonio perché, nel cammino del nostro fidanzamento, abbiamo riconosciuto la presenza viva di Cristo accanto a noi. Non è stata soltanto una decisione nata dall’amore che proviamo l’uno per l’altra, ma dalla consapevolezza che Dio ci stava chiamando a costruire qualcosa di più grande: un amore vissuto nella fede e nella sua presenza. Fin dall’inizio abbiamo desiderato mettere Cristo al centro della nostra relazione, e questa scelta ha trasformato il nostro modo di amarci. Nei momenti belli abbiamo imparato a ringraziare, in quelli più difficili a sostenerci senza sentirci soli. Proprio nelle fatiche la sua presenza ci dona pace, forza e la certezza di essere accompagnati ogni giorno. Abbiamo scoperto davvero che Dio “fa nuove tutte le cose”, anche il modo di amare, di ascoltare e di camminare insieme. Un dono prezioso nel nostro percorso è stato il cammino fidanzati vissuto con il movimento francescano, che continuiamo ancora oggi nella fraternità famiglie. Attraverso questa esperienza abbiamo potuto vedere concretamente la bellezza di una vita condivisa nella fede: famiglie unite dall’amore di Dio, capaci di accogliersi, aiutarsi e camminare insieme. Lì abbiamo davvero capito quanto sia bello vivere la fede insieme agli altri e sentirsi parte di una famiglia più grande. Nei gesti semplici, nelle parole condivise e nella quotidianità abbiamo percepito l’amore di Dio farsi presenza viva nelle nostre vite. È un amore che tocchiamo con mano ogni giorno anche attraverso le tante persone che stanno pregando per noi in attesa del nostro matrimonio. Per questo desideriamo sposarci in Chiesa: perché sentiamo che il nostro amore trova la sua pienezza in Dio. Vogliamo costruire la nostra famiglia affidandoci a Lui, certi che, con Cristo al centro, anche le fatiche possano diventare occasione di crescita e ogni gioia possa essere vissuta con un cuore ancora più pieno”.

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