La figura del cardinal Ravasi, tante volte incontrata in tv e nelle pagine di libri e di innumerevoli articoli, si è finalmente concretizzata nell’atteggiamento di una persona cordiale e aperta, lucida di mente e lineare nell’esposizione. La folla che ha gremito la cattedrale di Chioggia in occasione del Festival Biblico, lo ha accolto con un applauso che alla fine dell’incontro è diventato quasi un’ovazione.
Siamo tutti stati catturati dalla sua descrizione piana, precisa, coerente, di che cos’è il limite secondo la Bibbia. Con un’autorevolezza pacata e convincente, il cardinale ha disegnato due ‘tavole’ per descrivere quel ‘limite’ strutturale che ci definisce come creature. Secondo Wittgenstein, filosofo del Novecento, studiare l’uomo è come circoscrivere i contorni di un’isola, ma da qui ‘ho visto le frontiere dell’oceano’. Paradossalmente, è un limite dentro il quale Dio stesso si ritira per far posto all’uomo creato. E’ il limite che sospinge Adamo – l’uomo! - nel desiderio dell’altro, dell’altra che gli viene donata in una corrispondenza perfetta al suo bisogno di relazione. E’ anche il limite che Adamo-Eva sorpassano invadendo il territorio di Dio, e sprofondando nella solitudine. Sarà altra la risposta che Dio, nel corso della storia successiva, gli darà, attraverso il Figlio fatto uomo: il divino diventa creatura. Cristo raccoglie tutto il limite umano: paura, solitudine, tradimento, torture, silenzio di Dio, morte per asfissia; la sua estrema ferita diventa feritoia attraverso la quale passa la luce della risurrezione e per noi il dono di una vita senza confini.
Nel limite di Gesù, il cardinale fa brillare la bellezza della sua umanità, percepita perfino dai soldati inviati a catturarlo, i quali tornano indietro a mani vuote e dicono ai capi-popolo loro mandanti: “Non abbiamo sentito mai nessuno parlare come quest’uomo”. A mezzo fra l’Adamo della Genesi e il nuovo Adamo Cristo, ci viene mostrato il racconto di Giobbe, che il cardinale definisce ‘uno dei dieci libri più preziosi dell’umanità’, dove viene descritta la maledizione del peccato e dell’abbandono di Dio. Chi ci può salvare da questo limite estremo se non l’intervento di Dio? E’ Lui che rovescia i potenti e innalza i piccoli. Ravasi propone una carrellata di personaggi che stanno tutti in ultima della fila. Dio sceglie Giacobbe, Mosè, Geremia, Davide, i più difettosi e i più piccoli, e continua poi con Maria la serva innalzata, con le beatitudine che esaltano i poveri, con la scelta di Pietro pescatore e di Paolo persecutore; costui avverte il limite di una spina che gli brucia la carne, e non gli viene sottratta nonostante ripetute richieste; Dio gli dice: “Ti basta la mia grazia”.
Dovremo dunque pregare perché ci siano tolti i nostri limiti? Ravasi cita uno scrittore decisamente ateo, restio per tutta la vita a svelare il segreto della figlia fortemente limitata nella salute; in un racconto di Ennio Flaiano Gesù torna sulla terra, tutti i malati gli corrono incontro e lui guarisce tutti, con grande clamore. Un giorno Gesù se ne va finalmente solitario in una strada deserta; incontra un padre con una figlioletta malata in carrozzina. Gesù si avvicina per guarirla. Il padre gli dice: “Non voglio che tu la guarisca, ma che la ami”. Gesù la bacia e la lascia com’è. Realmente, nella normale esperienza e in quella più drammatica che sperimentiamo in noi stessi e negli altri - conclude il vescovo Giampaolo – “i limiti sono benedetti perché fanno desiderare Dio, fanno amare la terra e amare gli altri”. Ci basta la Sua Grazia.