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QUANDO LA VITA ENTRA IN UNA STORIA PIU’ GRANDE

La fede è una storia. Cresce con la nostra vita, si incrementa con gli avvenimenti che incrociamo e con gli incontri che accadono. Ce ne accorgiamo in modo vivace nel mezzo di circostanze imprevedibili. E’ capitato nei giorni scorsi. Mi trovo a proporre la breve omelia della messa feriale in un giorno non programmato, festa di San Mattia tredicesimo apostolo aggregato dopo la risurrezione di Gesù. Le letture della Messa offrono l’opportunità di accennare alla conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione di don Luigi Giussani, prevista per il pomeriggio. A mezzogiorno arriva di sorpresa l’annuncio che il vescovo della nostra diocesi, Giampaolo, viene nominato arcivescovo di Gorizia. Ancora una volta - in un tempo imprevisto e imprevedibile – un cambio, proprio mentre vanno maturando alcuni frutti della azione pastorale del nostro vescovo. A conti fatti, è il ‘mio’ sesto cambio di vescovo. Se la vita del popolo cristiano è sempre legata al vescovo, alla sua persona e alla sua azione pastorale, questo vale ancor più per un sacerdote diocesano. La tua storia corre in parallelo con la sua, il tuo cammino è segnato dal cammino che il vescovo imposta per la diocesi, e in particolare da quelle decisioni che vengono a toccare personalmente la vita del singolo sacerdote. La memoria percorre il tempo passato. Evocando il racconto della ‘Montagna dalle sette balze’ nella quale il monaco Thomas Merton vedeva raffigurata la sua vita, ti vedi saltellare da una mansione a un’altra, dal mare alla laguna, dalla città alla campagna, dalla stanza dello studio alla strada del quartiere. Tuttavia non sono tanto i cambiamenti logistici o i confusi traslochi a determinare i tratti della storia di un prete. Sono piuttosto gli incontri che impostano la vicenda della fede, segnano i passi dell’adesione a Cristo e determinano i tratti dell’impresa di edificare la Chiesa nel mondo.  Dopo la trafila degli anni di formazione in seminario, è lo scontro vivace con la novità degli anni del Concilio, mentre il mondo sembra rovesciarsi da sotto in su con i sommovimenti del ’68 e il contraccolpo delle ‘rivoluzioni’ giovanili. Ti domandi come mai la tua vocazione non si è perduta, il cuore non si è smarrito, la mente non si è confusa. Fosse stato solo per te, per la tua capacità di tenuta, per la tua misura sbrigativa… In compagnia di amici preti e laici, sei stato raggiunto dalla grazia di una storia bella, che proprio oggi viene evocata nella celebrazione per la chiusura della causa di beatificazione di Giussani. La strada che hai percorso nella Chiesa con la variegata compagnia di vescovi e sacerdoti, ha intercettato un santo, è stata illuminata da una sapienza impensata, e il tuo breve cerchio d’onda è stato trascinato in un mare più vasto. Tante piccole storie sono entrate nella grande storia della Chiesa, segnata da preti santi, laici adulti e giovani che hanno amato Gesù e hanno vissuto l’esistenza come missione. Mentre ti invade una gratitudine lieta, ti sorprendi a riconoscere che l’avvenimento cristiano passa di generazione in generazione. Ne percepisci l’eco in un messaggino che arriva mentre segui sul computer la cerimonia del cammino di santità di Giussani a Milano: “Mio nipote Michele è lì! Capite la commozione di uno che contempla da casa sua quella comunicazione che da noi, dalla nostra sgangherata postazione cittadina, ha raggiunto figli e nipoti con questa efficacia e verità…!?!“

foto:

+ Don Luigi Giussani con papa Giovanni Paolo II

+ Il vescovo Giampaolo Dianin con papa Leone XIV

 

 

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