In un libro che riporta alcune meditazioni su episodi evangelici, il cardinal Battaglia arcivescovo di Napoli parla degli occhi del cuore. Racconta che “nella tradizione ebraica e in generale nel vicino Oriente la fisiologia della vista era concepita al contrario a quanto suggeritoci dalla scienza moderna. L’essere umano, si riteneva, è capace di vedere non perché la luce colpisce il suo occhio, ma perché dal suo occhio fuoriesce una luce che illumina il mondo intorno”. Già sant’Agostino parlava della ‘luce interiore’ e degli ‘occhi dell’anima’ che intuiscono la verità. Certamente i nostri occhi sono aperti sulla realtà che ci circonda, ma noi vediamo quello che scegliamo di vedere, ci accorgiamo delle cose che cerchiamo e dei volti che desideriamo, e inconsapevolmente ‘oscuriamo’ quegli aspetti della realtà che non ci interessano o che non apprezziamo.
Entrando in chiesa, gli occhi di un cristiano vedono cose diverse rispetto a quelle che vede il non credente, gli occhi dell’architetto guardano diversamente rispetto a chi vi si reca per pregare; un bambino scorge cose a cui il nonno che lo tiene per mano non bada, e viceversa. Ciascuno può dire all’altro: “Guarda!”, facendogli notare qualcosa che l’altro non aveva visto. Noi ‘coloriamo’ la realtà con l’acquerello interiore, amiamo o respingiamo cose e persone a seconda degli impulsi del cuore, aperto o chiuso, generoso o egoista, allegro o triste. Il salmo 39,9 annuncia che la legge di Dio si riceve nel cuore; e Gesù dice: “La bocca parla dalla pienezza del cuore” (Mt 12, 34); “Dal cuore provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie” (Mt 15, 19). Cuore, occhi, mani si corrispondono reciprocamente e si rapportano insieme verso la realtà, accogliendola o respingendola. Quando Gesù afferma: "Se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te“ (Mt 18,9) non induce a procurarci la cecità, ma a risanare lo sguardo.
E’ bello desiderare di guardare con gli occhi di una madre che abbraccia il suo bambino, con gli occhi degli amici che si cercano e si capiscono, con quelli dello scienziato che indaga e della monaca che contempla… Ci spaventano gli occhi del vendicatore, dell’assassino, del capo di stato che decide la guerra e la persegue con occhi e cuore d’acciaio. Ricordiamo con gratitudine lo sguardo di un insegnante che ci ha riempito di fiducia, lanciandoci alla scoperta della vita, mentre ancora rabbrividiamo alla memoria dell’occhio di chi ci ha stroncato. Chi si lascia guardare negli occhi, si apre a farci entrare nel suo mondo interiore fino a scorgerne il cuore.

La linea dello sguardo riconosce il vero e incontra la persona. L’occhio di Gesù scorge Zaccheo sull’albero e si piega sulla donna peccatrice: uno sguardo di misericordia, capace di dare la vita. Un cieco non può condurre e un altro cieco, ma qualcuno che vede gli porge la mano per camminare insieme. Con quali occhi vorremmo essere guardati, e come possiamo imparare a guardare? L’occhio amorevole illumina l’oscurità del cuore di chi è smarrito e incerto. L’occhio del cuore vede l’invisibile e giunge a scoprire la luce del mistero: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete", dice Gesù. L’occhio di Dio Padre illumina la strada, la mano del Figlio Gesù ci sostiene nel cammino, l’amore dello Spirito santo rende limpida la vista.
don Angelo Busetto