DALL'OPERA ALLA PERSONA![]()
Accade che l’opera realizzata da un grande personaggio, come una pianta con tanti frutti, finisca con il farne dimenticare le radici. Così era capitato a Padre Olinto Marella. L’opera di carità iniziata a Pellestrina e fiorita in modo imponente a Bologna, ha finito con il nascondere la sua personalità di studioso di storia, filosofia e scienze dell’educazione, collaboratore a livello nazionale per l’impostazione di programmi scolastici e libri di testo. L’interesse per la sua tempra di studioso è emerso a cinquant’anni dalla morte in occasione della proclamazione a Beato nella Chiesa di Bologna. Era accaduto anche per don Giovanni Bosco: l’azione educativa in oratorio e nei luoghi di lavoro, nel seguito degli anni è stata considerata e studiata come un compiuto ‘sistema educativo’. Qualcosa di analogo si riscontra per un terzo educatore, don Luigi Giussani. La dedizione ai giovani studenti di liceo e università ha preso forma nel movimento di Comunione e Liberazione e il suo carisma ha suscitato una vasta serie di opere educative, sociali, caritative, missionarie. Di conseguenza, la persona di Giussani è stata letta, interpretata, ammirata, elogiata, equivocata e contestata a partire dal giudizio espresso nei riguardi di persone e opere che a lui si richiamavano per origine e metodo, con tutti i possibili equivoci. Finalmente, il cammino intrapreso dalla diocesi di Milano in vista della canonizzazione, va spostando l’attenzione dall’opera alla persona di don Luigi Giussani.
Chi è realmente questo prete ambrosiano, come si è formato intellettualmente e spiritualmente, quale l’impostazione della sua vita personale, quale il pensiero, la fede, l’anima? Nei giorni scorsi è stato aperto a Roma un Centro studi sul pensiero di Giussani; il Comitato scientifico ha come presidente il cardinale Péter Erdo arcivescovo di Budapest, coordinatore il filosofo Giovanni Maddalena; vi partecipano i cardinali Kevin Joseph Farrel e Angelo Scola, l’arcivescovo Giuseppe Baturi segretario generale della CEI, studiosi come Angela Ales Bello, Rémi Brague, Javier Prades, Andrea D’Auria, Lorenzo Ornaghi, Stefano Zamagni. Già in occasione del ventennale della morte erano stati dedicati alcuni convegni alla impostazione educativa, filosofica e teologica di Giussani, confluiti in tre corposi volumi,
L’ambito del ‘pensiero’ di don Giussani percorre due livelli. Il primo è quello proprio dello studioso, corrispondente agli anni di insegnamento della teologia nel Seminario di Venegono, con gli studi sull’ecumenismo e sulla teologia protestante americana. Il secondo ambito è più complesso. Si tratta infatti cogliere i fondamenti del suo pensiero dall’esame di una produzione letteraria che non nasce dalla stesura di testi scritti ma dall’incontro con le persone nelle lezioni all’Università Cattolica e in una serie di innumerevoli riunioni e conferenze in Italia e all’estero. Bibbia e storia della salvezza, storia della Chiesa, vita dei santi, grandi teologi e scrittori, storia contemporanea, musica, esperienza vissuta costituiscono gli ambiti di svolgimento del suo pensiero. Giussani è stato fedele a un preciso ‘percorso’ di fede, e nello stesso tempo ha reagito in modo dinamico ai fatti della vita e all’esperienza sua e di quanti – persone e comunità – a lui si riferivano. Alcune categorie e alcune parole della sua vivace espressività sono rifluite nel vocabolario della Chiesa italiana e universale, con influssi sull’orientamento della comunicazione della fede. Si tratta a volte di un richiamo implicito e non dichiarato, che tuttavia costituisce un terreno fecondo per la fede e la vita di un certo numero di cristiani e dell’intera Chiesa. Come l’ha definito il cardinal Scola, quello di Giussani è un ‘pensiero sorgivo’, che promette di continuare a scorrere nel tempo.