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IL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO: UNA STORIA SORPRENDENTE

Come tutte le cose preziose della vita, anche la storia del Santo Volto di Manoppello attraversa zone misteriose e spazi aperti. Nei tempi moderni emerge a partire dal terremoto che il 13 gennaio 1915 sconvolse il centro Italia, danneggiando anche il villaggio di Manoppello alle pendici della Maiella e la chiesa di san Michele, dove il sudario era custodito in una cassaforte con tre lucchetti, e veniva mostrato ai fedeli due volte all’anno. Nel corso del restauro della chiesa nel 1923 il sudario venne composto dentro uno scrigno di marmo e pietre preziose, per rimanere esposto alla vista di tutti nella nicchia sopra l’altare centrale. Nel 1964 Padre Domenico da Cese, cittadina del circondario, vedendo per la prima volta il velo del Volto Santo, esclamò quasi incredulo: “Ma questo è l’uomo che cinquant’anni fa mi ha tirato fuori dalla macerie. E’ proprio lui! E’ lui!” Nel terremoto del 1915 la chiesa di Cese era crollata durante la celebrazione della Messa mattutina; perirono due sorelline della sua famiglia mentre il ragazzino e suo padre rimasero sotto le macerie; dopo moltissime ore un soccorritore sconosciuto riuscì a portare in salvo il bambino. Dopo la scoperta del Volto, Padre Domenico chiese di essere trasferito al santuario di Manoppello, divenendone studioso e divulgatore. Nel settembre del 1978 mentre si trovava a Torino in visita alla Sindone, periva in un incidente stradale. La sua testimonianza della scoperta del Santo Volto venne raccolta da Renzo Allegri in un articolo di tre pagine della rivista Gente, dove scriveva di ‘quel panno finissimo, che la madre di Gesù, rispettando un’antica consuetudine, avrebbe steso sul volto del Figlio prima che questi venisse avvolto nella Sindone per la sepoltura”. Dell’articolo venne a conoscenza Suor Blandina Paschalis Schlòmer, trappista, che dedicò la vita allo studio dell’immagine, trasferendosi fino ad oggi a Manoppello come eremita. Venne coinvolto un gesuita studioso della Sindone, padre Heinrich Pfeiffer, secondo il quale il Santo Sudario doveva essere la reliquia che per secoli era stata custodita nella Basilica di San Pietro a Roma, chiamata ‘Veronica’, cioè vera icona. Nel 1506 papa Giulio II aveva fatto innalzare sopra la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro la colonna della Veronica, sulla quale era stato fissato il velo del Santo Volto. Questa antica reliquia è poi scomparsa durante il sacco di Roma del 1527’; si racconta che venne portata in una località remota dello Stato pontificio sull’altipiano della Maiella da un misterioso pellegrino che la consegnò al medico del paese. Manoppello, la cittadina che l’ha custodito quasi in segreto fino alle recenti scoperte, è l’ultima tappa di un viaggio che da Gerusalemme aveva toccato Edessa, Costantinopoli, Roma. Ed ecco che il primo settembre 2006, Benedetto XVI viene a inginocchiarsi davanti al Volto Santo di Manoppello, e sei giorni dopo, all’udienza generale in Piazza San Pietro, esalta il volto umano di Dio contemplato in Gesù. E’ questo Volto che, insieme con quello della Sindone, ha portato fino a noi la ‘vera icona’ del Volto di Gesù, diventando il prototipo di tutte le immagini di Cristo riprodotte fin dai primi secoli. Esposto nella Chiesa di Manoppello, dalla quale lo sguardo spazia nell’anfiteatro dei monti della Maiella, il Volto Santo viene conosciuto e visitato da pellegrini provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo, specialmente Germania, Polonia, Stati Uniti, Filippine, anche attraverso l’intronizzazione dell’immagine che lo riproduce nelle Chiese e lo imprime nei cuori.

 

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