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OLTRE LA ‘NARRAZIONE’, LA REALTA’ DEI FATTI “La Chiesa di Roma è viva!”

Le ‘narrazioni’ invadono giornali e dibattiti, diffondono idee e opinioni. Quanto ai fatti, le narrazioni permettono che esistano, non solo quando si tratta di fatti realmente accaduti, ma anche quando i fatti si inventano o si amplificano. Oggi una cosa esiste realmente solo quando è narrata. L’invasione delle ‘narrazioni’ conforma la mentalità e orienta le scelte. Lo si constata secondo diversi filoni. Il primo è quello della guerra, anzi delle guerre. In breve tempo le guerre hanno cominciato a rincorrersi l’una con l’altra, divenendo le ‘narrazioni’ principali dei telegiornali e dei dibattiti televisivi. Si è venuta a creare una mentalità per cui la guerra non è più ritenuta qualcosa di evitabile o addirittura impossibile, ma diventa un’ospite di casa; la guerra viene considerata come strumento necessario e ovvio per condurre a termine ogni contesa. Lo sottolinea Papa Leone nel messaggio per la pace del 2026: “Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato.” Un mondo rassegnato all’ineluttabilità della guerra, è un mondo che snerva il desiderio della pace e ne indebolisce ogni tentativo.

Un altro caso di ‘narrazione’ invasiva e corrosiva è quello che presenta in modo negativo la situazione della Chiesa, in particolare nei riguardi dei giovani. Non c’è verso di parlare di Chiesa se non per elencarne i mali. Ora che s’è smorzato il tema degli abusi, imperversa la narrazione secondo la quale ‘le presenze in chiesa continuano a calare’. Quanto ai giovani, si insiste nel denunciarne l’assenza, accusandoli di chiusura e indolenza. Questa narrazione deriva dalla memoria illusoria di un passato ritenuto ‘bello’ e ‘sano’, e dalla chiusura rispetto al presente. Non bastano a far cambiare prospettiva le statistiche che numerano 33 milioni di pellegrini alle celebrazioni dell’Anno santo, con la marea di giovani a Tor Vergata e in diverse altre circostanze. Anche nell’udienza del Papa ai giovani romani nel post-giubileo, si è constatato che l’aula Paolo VI non bastava a contenerli, e si è deciso che il prossimo anno l’incontro avverrà in piazza San Pietro. Dopo aver stretto centinaia di mani, Papa Leone ha gridato: “La Chiesa di Roma è viva”.

Occorrono dunque ‘nuove’ narrazioni. Da dove potranno ripartire? Non ci ridurremo a fare il gioco dei sociologi e dei vari ‘esperti’ - più o meno lamentosi - sulla vita della Chiesa e del mondo. Conviene invece riprendere le fila dalla risurrezione del Signore, da quel mattino di Pasqua in cui tre-quattro donne sono andate al sepolcro trovandolo vuoto e due discepoli sono corsi a vedere; le une e gli altri hanno poi incontrato Gesù risorto e, insieme con tanti testimoni, calzando i sandali o salendo su carri e navi sono andati a dirlo a tutto il mondo. Ai nostri giorni sono di grande consolazione le piccole comunità cristiane che vivono con gioia e fortezza in mezzo a popolazioni indifferenti o di un’altra religione; come pure le migliaia di convertiti che in vari paesi d’Europa ricevono ogni anno il battesimo. E qui da noi, che cosa succede? Nelle nostre contrade e città dovremo fare attenzione alla domanda e al bisogno che agitano il cuore di tutti e ai quei fermenti di fede che fioriscono nei campi e tra le pietre, con la potenza del piccolo seme che cresce, ove il trenta, ove il sessanta, ove il cento per uno….

Foto: Incontro dei giovani con papa Leone, sabato 10 gennaio 2026

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