“C’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?». Queste parole di papa Leone ai cardinali riuniti in Concistoro prolungano il fascio di luce della stella dell’Epifania. Si dipana la sequenza dei giorni segnati dal mistero cristiano: Natale, Epifania, Battesimo di Gesù, e tutto il percorso dell’anno liturgico fino a Pasqua e oltre. Il Natale inserisce nello scorrere del tempo e nel cuore delle persone una radice diversa, una presenza nuova che vediamo fiorire appena vi porgiamo attenzione. Con sincerità disarmata papa Leone dice di sè: ‘Questi mesi, se non l’avessi vissuto prima, certamente ho avuto tantissime belle esperienze della vita della Chiesa’. Lui, all’incrocio dei drammi del mondo e con addosso un cumulo di responsabilità, parla di ‘tantissime belle esperienze’. Certamente si riferisce in particolare alle occasioni offerte dal Giubileo, con le comunità e i gruppi incontrati, con le persone guardate in faccia e accolte nel cuore. La fede cristiana si svela come principio di novità e bellezza in tutte le dimensioni della vita. Lo riscontriamo in modo più evidente là dove imperversano i mali della guerra e le persecuzioni verso i cristiani. Nel disastro di Gaza la gente mantiene un filo di speranza con il sostegno di sacerdoti e la guida del Cardinal Pizzaballa. Una stella continua a brillare nel Baby Hospital di Betlemme, dove avanza la costruzione del reparto di chirurgia, nonostante ritardi e inceppamenti: un segno di vitalità per i bambini che continuano a nascere e vengono accompagnati a crescere. In tanti luoghi del mondo in cui i cristiani sono perseguitati con attentati alle chiese e discriminazione nel lavoro e nella società, la condivisione della fede rinnova un reciproco sostegno tra famiglie e con i sacerdoti. Anche nella tragedia dei giovani morti e feriti nell’incendio in Svizzera la fede apre spiragli di consolazione, nella preghiera e nella carità; al funerale di Giovanni Tamburi a Bologna, pur nello strazio del dolore, nelle parole del papà, nessun cenno di rabbia o rancore: solo l’amore e la gratitudine per i 16 anni del figlio.
Da dove sorge questo fiato di vita, questo vento di speranza? Disgrazie che accadono, guerre che uccidono, forme politiche che disorientano, provocando un senso di smarrimento che ci prostra a terra. Urge la domanda: “Dov’è Dio, il nostro Dio?” La fede annuncia che il Figlio di Dio è venuto e viene nella nostra umanità, e prende su di sé il nostro dramma e il nostro dolore. Si fa strada per mezzo dell’annuncio cristiano che si pone vicino come un amico, nella carità che si china con pazienza accanto a chi soffre, nella speranza che apre l’orizzonte alla prospettiva dell’eternità e all’abbraccio dell’amore infinito di Dio. Insieme con il soccorso delle ambulanze, con la cura premurosa degli ospedali, con la vicinanza degli psicologi e il cordoglio dei rappresentanti della cosa pubblica, occorre che si apra il varco che fa intravvedere il Suo volto e accogliere la Sua mano: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi…”. In qualunque modo la fatica del vivere e i travagli della storia ci pesino addosso e ci travolgano, occorre la grazia di riconoscere questo Cristo presente attraverso i fatti e le persone che lo testimoniano come salvatore per il tempo presente e per il cielo futuro.
Nuova Scintilla di domenica 18 gennaio 2026
