L’aria di Natale è avvolgente. Luci, colori, addobbi, festoni… Concerti, musiche, canti… Sfilate, bancherelle, mercatini… Prima, durante e dopo le feste, ci travolge l’assalto insinuante di mille spot pubblicitari
. Lo sapeva Gesù che il suo Natale avrebbe invaso così tanto case e palazzi, strade e negozi, occhi e cuori? C’è un bel dire che si tratta di un can-can superficiale, con la che pubblicità dimentica il Bambino, nascosto dalla barba bianca di Babbo Natale. Possiamo ben lamentarci che la sindaca di Genova non voglia il presepio in Comune, in buona compagnia con alcune scuole e istituzioni. Il Natale rimane una ricorrenza dalla quale non si sfugge. Lo si festeggia nel cenone con amici e parenti, nel giocone in famiglia con piccoli e grandi; lo si porta a volteggiare sulle piste di sci e a girovagare nelle visite alle città d’arte, fino a buttarsi in qualcuno dei grossolani film di stagione. Eppure si tratta appena di un bambino piccolo come tutti i bambini che nascono, e nascono piccoli. Come ha fatto a invadere così tanto il nostro mondo e un poco anche quello degli altri?
Inevitabilmente il Natale resta. Sparite o quasi le novene di Natale, resiste la Chiara Stella con ragazzini, genitori e magari anche il parroco, che ti vengono a cantare in casa. Resiste in qualche proporzione la Messa della Notte di Natale. Imperversano le ‘iniziative di bene’ del tempo natalizio, che si riversano in vecchi e nuovi rivoli. Permane uno stillicidio di confessioni, emergono qua e là i cori natalizi, spuntano iniziative di pace e incontri su raffinati temi di attualità. Brevi fiammate che presto si spengono, sotto le quali rimane una brace che continua a scaldare. L’aria di Natale si dilegua, ma non potremo scrollarci di dosso la nostalgia del Natale passato e l’attesa del Natale che verrà. La stella natalizia continuerà a percorrere il cielo e a lambire con un raggio la nostra anima.
Il Bambino crescerà e ce lo troveremo penitente e crocifisso, e subito risorto e glorioso. E’ vivo nel cuore di alcuni e nel fervore di qualche comunità, come una presenza che vigila e accompagna, un amico che ci intercetta nelle strade della vita e interloquisce con noi nelle circostanze che accadono. I nostri figli cresciuti non potranno ricordare le filastrocche di Natale che non sono mai arrivati a imparare, non avranno memoria dei presepi viventi ai quali non hanno partecipato come figuranti. Eppure non andrà perduta quell’immagine di bontà e di pace, quella nostalgia di bellezza pervasiva svelata dalle tele dei pittori che disegnano il Natale nella sua rotonda semplicità o nell’intreccio di colonne e di personaggi variopinti. Non svanirà l’attrattiva di rapporti pervasi dalla amicizia e riconoscenza di chi ha incontrato il Bambino. L’avvenimento del Natale, che attraversa la storia e percorre le strade al di là dei paesi cristiani, traccia la linea della verità dell’umano, del bimbo che nasce, del giovane che cresce e della ragazza che diventa donna; abbraccia l’umanità delle persone nel cerchio dell’amicizia, delinea il confine di un orizzonte che rimanda oltre, all’infinito che ci ha creati e che ci attende nell’ultimo destino. Per trovare la verità e la bellezza delle cose, per sperimentare il gusto della compagnia, avremo sempre bisogno di riconoscere che il Bimbo fatto uomo come tutti i nostri bimbi, è il Figlio di Dio che ci vuole uomini e donne vere, pieni di gusto del vivere e ricchi di speranza.