Il mistero cristiano può venire paragonato a un palazzo dalle tante porte. Si entra dalla porta principale che è Cristo, con il Vangelo e la Chiesa. C'è chi entra da una delle tante porte della facciata e delle pareti dell'edificio.

Alcune molto frequentate. Tra queste, una è identificata dalla figura di padre Pio, richiamata nei calendari, nelle statue disseminate per borghi e città, e al centro di tanti incontri di preghiera. Anche altri santi segnano un passaggio frequentato: San Francesco, Sant'Antonio, Madre Teresa hanno conquistato tante persone; recentemente è apparso Carlo Acutis. Dietro la prima fila scorgiamo varie porticine segnalate da grandi evangelizzatori del nostro tempo, come Josemaría Escrivá de Balaguer, Chiara Lubich, Kiko Argüello, Don Oreste Benzi, don Luigi Giussani, insieme con una miriade di altri testimoni della fede. A ciascuno il suo santo. Su tutte le figure del passato e del presente emerge Maria, la Madre del Signore: il suo portale è largo e ben addobbato. Il mistero cristiano mantiene antichi varchi e ne apre di nuovi; effonde la sua luce in ogni direzione e attrae con il suo bagliore. Il vento dello Spirito soffia dove vuole e penetra in tutti gli anfratti del grande palazzo ecclesiale.
Tutte le porte sono vere e buone quando non appaiono solo disegnate sulle pareti dell'edificio ma realmente introducono nei corridoi che aprono su stanze ospitali a destra e a sinistra, fino a condurre alla sala del Re. Ci accorgiamo allora che il palazzo in cui siamo entrati è piuttosto una chiesa, anzi una cattedrale, una basilica dove incontriamo il papa e il vescovo e i sacerdoti che celebrano i sacramenti e annunciano autorevolmente la parola di Dio. Qui veniamo accolti insieme con i fratelli e le sorelle che sono entrati da altre porte; con canti e fogge diverse convergiamo verso l’altare del Signore sul quale splende l’Eucaristia con accanto il libro della Parola di Dio.
La ricerca che ci ha affannato, il cammino che abbiamo percorso, le difficoltà e le attrattive che abbiamo attraversato ci conducono ad amare l’unità della Chiesa nella varietà dei suoi carismi.
Avvertiamo ben presto che il nostro palazzo ecclesiale si apre su una grande piazza, in un abbraccio ospitale che non chiude ma apre su tutte le strade del mondo, che conducono in famiglia, nel lavoro, nei viaggi, nelle imprese che tentano la costruzione di un mondo più umano, nella carità e nella pace. Partecipando alle vicende del mondo, non saremo neutrali ma, definiti dal Vangelo, potremo essere identificati dal sentimento di gioia che manifestiamo, dal proposito di accoglienza, di misericordia e perdono da cui sempre ricominciamo, e insieme da una nuova capacità di giudizio. Non è un’opera individualistica e solitaria. Ciascuno è proteso in due direzioni complementari: il riconoscimento con gli altri fratelli e sorelle di fede, con simpatia, collaborazione e apertura alla diversità. La seconda direzione spalanca verso tutti, uomini e donne, con qualunque identità e colore si presentino, nel desiderio di riconoscere la competenza e il bene che custodiscono, e nella pazienza per l’eventuale indifferenza o contrasto. In ogni condizione di vita, in ogni spazio del mondo, potranno nascere intesa e fraternità. Così accade ai missionari – religiosi e laici, da soli o in comunità – che vivendo e operando un po’ dovunque nel mondo, comunicano quello che hanno ricevuto: un dono di vita più vero, più umano, più carico di speranza e di carità.