E’ proprio vero che i santi li fa Dio. Con tutte le nostre legittime e doverose iniziative per promuovere la santità nei fedeli e nelle comunità cristiane, veniamo poi sorpassati e sorpresi dall’opera che Dio realizza aprendo vie che non sono le nostre.
Nel caso di Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis - i due giovani del ‘900 proclamati santi insieme da Papa Leone domenica 7 settembre - è lampante. Le loro vite sono sbocciate alla santità non in forza dell’educazione cristiana ricevuta dai genitori o in ambienti parrocchiali ma in un incrocio imprevisto di incontri e di circostanze. Papà e mamma di Piergiorgio e di Carlo erano sostanzialmente estranei alla fede. Ed ecco che nella casa di Carlo entra una donna polacca – una straordinaria baby-sitter, - la quale gli racconta il Vangelo e lo accompagna in chiesa dove il piccolo Carlo scopre l’Eucaristia. E’ l’inizio dello sviluppo della sua vita di fede e carità, accompagnato da un ambiente scolastico cristiano e dall’incontro con un sacerdote che gli diventa padre nella fede. Il papà di Piergiorgio rimane estraneo alla educazione dei figli, in quanto direttore del quotidiano La Stampa e preso da impegni politici; la mamma ha una religiosità formale. Le biografie descrivono Piergiorgio come ‘autodidatta del Vangelo’. L’entrata all’Istituto Sociale dei padri Gesuiti è un momento decisivo; Padre Pietro Lombardi gli consiglia la comunione quotidiana, superando la contrarietà della madre. La sua città, Torino, è ambiente vivace che raccoglie l’eredità di grandi santi come il Cottolengo e don Bosco; al giovane Piergiorgio si aprono tante prospettive che lo conducono a prendere contatto con varie istituzioni e spiritualità religiose, fino ad aderire come universitario alla Fuci.
Cosa significa questo oggi? Anche nel tempo presente constatiamo l’estraneità della famiglia nell’educazione cristiana dei figli e la difficoltà dell’impegno educativo delle parrocchie nei riguardi della fede di ragazzi e giovani. C’è uno strato giovanile che appare disperso, ragazzi chiusi in se stessi, o al contrario girovaghi in gruppetti equivoci.
Occorre tuttavia che i nostri occhi si addestrino a guardare fino al cuore delle persone, cogliendone il disagio e il desiderio, attenti a non mortificarne gli spunti di bellezza e verità. Ci sorprendiamo a vedere l’impegno di tanti giovanetti, ‘animatori’ nelle iniziative estive per i ragazzi; constatiamo che la partecipazione a campi-vacanze di parrocchie o altre comunità, in montagna o altrove è sempre piena di entusiasmo. Partecipando al Meeting di Rimini, si rimane impressionati dalla marea di giovani e ragazzi che percorrono i padiglioni e partecipano agli eventi, come pure dal gran numero di giovani volontari. Si tratta di fiammate che subito si spengono, o di buone seminagioni che nel tempo daranno frutto? Il Vangelo è ancora proposta di vita? Gesù è ancora il maestro, il salvatore, l’amico, il Dio della vita? L’annuncio cristiano non può finire sotto il tappeto, per un’insulsa discrezione o per mancanza di coraggio. Gesù si è giocato apertamente in strada, nelle case, nelle piazze, nelle sinagoghe e nel tempio. Persone, gruppi, comunità non possono bendarsi il volto cristiano, ma potranno esprimersi per quel che sono, vivendo la fede e la carità come la forma più affascinante della vita. Lo Spirito Santo è un buon vento – di volta in volta pacato o burrascoso – che attraversa monti, mare, laguna, case e chiese. Chi mi dice che attorno a noi non siano stati gettati quei semi di santità che improvvisamente vedremo spuntare e fiorire?