Venticinque anni è un tempo sufficiente a far nascere e maturare un giovane fino al sacerdozio. Nel venticinquesimo anno del pellegrinaggio che precede la festa della Madonna dell’Apparizione a Pellestrina, ideato dai giovani che avevano partecipato al pellegrinaggio notturno Macerata-Loreto, camminiamo ancora sui passi di Natalino, il ragazzo quattordicenne che il 4 agosto 1716 riceve il messaggio della Madonna ‘a far celebrare delle sante Messe per le anime del purgatorio’ per la libertà e la vita delle nostre popolazioni; il 26 Maggio 1725, esattamente 300 anni fa, Natalino diventa sacerdote.
Nella ricorrenza, la decina di sacerdoti nati nell’isola sono stati invitati a raccontarsi lungo il cammino del pellegrinaggio: “Cosa c’entra la tua vita con la Madonna?”. Con la brezza di un lieve sorriso, questi preti vengono chiamati ‘Natalini’. Mentre sole e nubi disegnano a colori cielo e laguna all’ora del tramonto nel cammino da un capo all’altro dell’isola, da Santa Maria del Mare al Santuario, tra un canto e un mistero del rosario fioriscono le testimonianze dei sacerdoti e di una religiosa, in presenza o con la lettura di un testo.
Eccone alcune pennellate che raccontano il rapporto filiale con Maria, maturate nel buon clima religioso dell’isola. A cominciare dal “ragazzo che andava alle elementari in paese e poi alle medie a Chioggia e passando davanti al santuario gettava uno sguardo al Santuario, come fa ogni passante cento volte al giorno”. “In famiglia, la devozione alla Madonna dell’Apparizione viene “inculcata” fin da bambini. Il 4 agosto è semplicemente la “Madona de l’Aparision”, festa di tutti. Mia mamma recitava a memoria l’antica preghiera alla Madonna dell’Apparizione, precedente a quella che preghiamo oggi: “Vergine amabilissima che ti degnasti di apparire ad innocente fanciullo di questo umile lido…”.
“La mia vocazione passa da un incontro che ho fatto con un sacerdote giovane, con questa domanda: “Voglio essere felice nella vita? Di quella felicità che non dura un istante ma dura per sempre”.
“La mia vocazione è nata per gioco: una domenica, avevo 10 anni, tornavo a casa dopo la messa. Con un amico, per gioco ci siamo messi a gridare alla gente che da grandi saremmo diventati come il nostro parroco. Dopo qualche anno, in parrocchia sono venuti due frati vestiti in bianco e nero – domenicani - per delle cure di mare. Sono diventato domenicano”. Per molti anni i frati domenicani avevano avuto in cura il Santuario, come documentano i dipinti degli altari laterali. Il Santuario, luogo di ristoro e preghiera: “I lunghi tempi passati in adorazione davanti all’Eucaristia, l’ascolto del Signore nella Parola del Vangelo e la compagnia di Maria che sentivo forte nella preghiera del Rosario”
“Ricordo tante estati e tante mattine trascorse in Santuario e guardavo la Madonna e Lei mi guardava... viso dolce e accogliente.”
“Ho ricordato il mio 25° di professione, il 25° di ordinazione e spero di ricordare ancora in questo Santuario i 40 anni di vita religiosa” Maria rinnova la chiamata: “In Santuario trovo Colei che nel cammino mai mi ha lasciato solo e tante volte mi ha preso per mano dicendomi: ‘Vien qua’ fantolin’.”
Conclude un invito per tutti, abitanti dell’isola, della diocesi e del mondo: “Vorrei chiedervi di pregare per le vocazioni. Agli adulti dico: incoraggiate i giovani a donarsi, quale che sia la loro vocazione: matrimoniale, sacerdotale, consacrata, missionaria... Ai giovani dico: non abbiate paura di spendervi totalmente per il Vangelo, per Gesù Cristo. Lui dà cento volte tanto... e la vita eterna.”