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Mercoledì 3 novembre 2021 San Martino De Porres, religioso domenicano, Lima, Perù, 1579-1639

Vangelo secondo Luca 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

LA PRETESA DI GESU’

Può Gesù ‘pretendere’ che lo amiamo più del padre e della madre, più di tutti e perfino di noi stessi? Può farlo perché l’amore a Lui raddrizza la nostra vita e la conduce allo scopo vero: la libertà interiore e la felicità. Questo amore riempie il nostro cuore, e ci abilita ad amare senza possesso e senza lamentele. E’ la giusta misura anche per l’amore coniugale. Ho sentito alcuni sposi dire: “Il mio sì alla moglie – o al marito – è prima di tutto un sì a Gesù”.