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Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo: dagli scritti

santateresa_bambino_gesuS. Teresa di Gesù Bambino, Papa Benedetto, Udienza di 6 aprile 2011

Inseparabile dal Vangelo, l'Eucaristia è per Teresa il Sacramento dell'Amore Divino che si abbassa all'estremo per innalzarci fino a Lui. Nella sua ultima Lettera, su un'immagine che rappresenta Gesù Bambino nell'Ostia consacrata, la Santa scrive queste semplici parole: "Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo! Io Lo amo! Infatti, Egli non è che Amore e Misericordia!"

Dai manoscritti autobiografici di s. Teresa di Gesù bambino, dottore della Chiesa

Essere tua Sposa, Gesù, essere carmelitana, essere, per l’unione con te madre delle anime, tutto questo dovrebbe bastarmi... Sento la vocazione del sacerdote. Con quale amore, Gesù, ti porterei nelle mie mani quando, alla mia voce, discenderesti dal Cielo! Con quale amore ti darei alle anime! Ma, pur desiderando di essere sacerdote, ammiro e invidio l’umiltà di san Francesco d’Assisi, e sento la vocazione d’imitarlo, rifiutando la dignità sublime del sacerdozio. […] Nonostante la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i profeti, i dottori, ho la vocazione di essere apostolo. Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome, e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa, ma, oh Amato, una sola missione non mi basterebbe . Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, ed esserlo fino alla consumazione dei secoli. Ma vorrei soprattutto, amato mio Salvatore, vorrei versare il mio sangue per te, fino all’ultima goccia... Gesù mio, che cosa risponderai a tutte le mie follie? Esiste un’anima più piccola, più incapace della mia? Eppure, proprio per la mia debolezza, ti sei compiaciuto, Signore, di colmare i miei piccoli desideri infantili, e vuoi oggi colmare altri desideri più grandi che l’universo...
Dai manoscritti autobiografici di s. Teresa di Gesù bambino, dottore della Chiesa

Nell’ultima cena, quand’egli sa che il cuore dei suoi discepoli brucia ancor più di amore per lui che
si è dato ad essi nell’ineffabile mistero della Eucaristia, questo dolce cuore vuole dare un comandamento nuovo. Dice loro con tenerezza inesprimibile: “Vi do un comandamento nuovo di
amarvi reciprocamente; come io ho amato voi, amatevi uno l’altro. Il segno dal quale tutti
conosceranno che siete miei discepoli sarà che vi amate scambievolmente”.
In qual modo Gesù ha amato i suoi discepoli e perché li ha amati? Ah non erano le loro qualità naturali che potevano attirarlo, c’era tra loro e lui una distanza infinita. Egli era la Scienza, la Saggezza eterna; essi erano dei poveri pescatori ignoranti e pieni di pensieri terrestri. Tuttavia Gesù li chiama suoi amici, suoi fratelli. Vuole vederli regnare con lui nel regno di suo Padre, e per aprire loro questo regno vuole morire sopra una croce, perché ha detto: “Non c’è amore più grande che dare la vita per coloro che amiamo”.
Meditando su queste parole di Gesù ho capito quanto l’amore mio per le mie sorelle era imperfetto, ho visto che non le amavo come le ama Dio. Capisco ora che la carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che essi praticano, ma soprattutto ho capito che la carità non deve restare affatto chiusa nel fondo del cuore.
Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore
Dall'«Autobiografia» di santa Teresa di Gesù Bambino, vergine
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarmi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l'occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi la pace.
Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte» (1 Cor 12, 31). L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità é la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace.
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spentp questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore é tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore é eterno.
Allora con somma gioia ed estasi dell'animo grida: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione é l'amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.

Dai manoscritti autobiografici di s. Teresa di Gesù bambino, dottore della Chiesa

Mio Dio! Trinità beata, desidero amarvi e farvi amare, la¬vorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvan¬do le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la vo¬stra volontà e arrivare al grado di gloria che m’ave¬te pre¬parato nel vostro regno. In una parola, desi¬dero esse¬re santa, ma sento la mia impotenza e vi do¬mando, o mio Dio, di essere voi stesso la mia santità. Poiché mi avete amata fino a darmi il vostro unico Figlio perché fosse il mio salvatore e il mio sposo, i tesori infini¬ti dei suoi meriti appartengono a me ed io ve li offro con gio¬ia, supplicandovi di non guardare a me se non attra¬verso il volto di Gesù e nel suo cuore bruciante d’amore. Vorrei consolarvi dell’ingratitudine dei cattivi e vi sup¬plico di togliermi la libertà di dispiacervi.
Vi rin¬grazio, o mio Dio, di tutte le grazie che m’avete accord¬ate, in par¬ticolare di avermi fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza. Sarò felice di vedervi compa¬rire, nel giorno fi¬nale, con lo scettro della croce. Poiché vi siete degnato di darmi come eredità questa croce tanto preziosa, spero di rassomigliare a voi nel cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stim¬mate della vostra passione. Dopo l’esilio della terra, spero di venire a godervi nella patria, ma non voglio ammassare dei meriti per il cielo, voglio lavorare solo per vostro amore, con l’unico scopo di farvi piacere, di consolare il vostro Sacro Cuore e di salvare anime, che vi ameranno eternamente. Alla sera di questa vita, comparirò davanti a voi a mani vuote, perché non vi chiedo, Signore, di contare le mie opere.Per vivere in un atto di perfetto amore, mi offro come vit¬tima d’olocausto al vostro amore misericordioso, suppli-candovi di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i frutti d’infinita tenerezza che sono rac¬chiusi in voi, e così possa diventare martire del vostro amore, o mio Dio!... [...]. Voglio, o mio Diletto, a ogni battito del cuore rinnovar¬vi questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, sva-nite le ombre, possa ridirvi il mio amore in un faccia a faccia eterno!