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Domenica 15 settembre 2019 - XXIV DEL TEMPO ORDINARIO, Ciclo C

Introduzione del celebrante
La nostra famiglia è convocata a pregare nell’unità della fede e della carità. Rivolgiamo al Signore la nostra preghiera, accompagnati da Maria Addolorata,

1. Dio nostro Padre, tu attendi e accogli nella tua casa i tuoi figli amati. Salvaci per la croce del tuo figlio Gesù e donaci di accogliere l’abbraccio del tuo perdono nel sacramento della Confessione e nella fraternità della Chiesa,
2. Noi ti preghiamo. ASCOLTACI O SIGNORE

3. O Dio Padre, ti preghiamo per coloro che hanno abbandonato la casa la tua, travolti dal dubbio e dallo scoraggiamento. Dona loro la nostalgia del ritorno e la speranza della misericordia,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

4. O Dio Padre, sostieni le persone che stanno accanto alla croce come del tuo Figlio come Maria Addolorata, nella persecuzione, nella malattia e nelle fatiche della vita. Apri il nostro cuore alla condivisione,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

5. Signore Gesù, ti affidiamo le nostre comunità cristiane e i sacerdoti chiamati a servirle. Ti affidiamo le famiglie, gli educatori, i ragazzi nella ripresa della scuola,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
Nel cuore di Maria Addolorata affidiamo a Gesù la nostra preghiera per noi e per tutti. Per lo stesso Signore Gesù Cristo che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen

Spunto della domenica
La preghiera di Mosè ottiene misericordia per il popolo peccatore. Paolo rende grazie per la sua conversione. Nel Vangelo, il pastore va in cerca della pecora, la donna rovista la casa per trovare la moneta; il padre attende con fiducia il figlio. Veniamo dall’estate, dalle vacanze, da una settimana di lavoro, in famiglia, nel mondo. Una casa ci accoglie, un padre ci abbraccia come figli e forma nuovamente il suo popolo: accanto alla Madre del Signore, insieme con i fratelli.

Vangelo secondo Luca 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

LA VITA RADDRIZZATA

Gesù insiste con un linguaggio che ci rovescia la vita. O meglio, la raddrizza, finalmente. Egli converte l’opposizione, l’inimicizia, l’odio, la pretesa su cui i rapporti umani vengono impostati. Converte il nostro sguardo sull’estraneo e sul nemico, aprendo una corrente di vita nuova, nella fraternità e nella misericordia. Gesù prende a modello il Padre e la sua misericordia. Per noi, è Gesù stesso il modello di una nuova umanità, resa possibile dalla grazia della sua presenza.

Vangelo secondo Luca 6,20-26

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti»

IL NUOVO CAMMINO DELLE BEATITUDINI

Il Vangelo di Luca riporta le beatitudini insieme con il contrappunto del loro rovescio: i ‘guai’. Gesù, che viene dal Padre e compie la sua volontà fino alla croce, è l’immagine viva di colui che consiste non in se stesso, né nelle ricchezze, né nell’orgoglio, né nella buona fama. Gesù è il Figlio che vive del respiro del Padre e dell’affidamento alla sua volontà. Questo è il cammino che si apre anche per noi, per diventare testimoni di libertà e di fraternità.

Vangelo secondo Luca 6,12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

UNA GIORNATA, UNA VITA

Tre passaggi: Gesù prega il Padre, sceglie gli apostoli, incontra la folla. Lo sguardo a Dio, la scelta di amici e collaboratori, la missione. Una successione ‘virtuosa’. Ogni giornata, ogni prospettiva di vita, ogni impresa comincia dal dialogo con Dio e dall’affidamento a Lui. Si allarga alla compagnia delle persone, condividendo e collaborando. Infine la missione, non come eroi solitari, ma come figli di Dio, inviati da Lui per un compito che non è nostro e ha il respiro della Chiesa.

Vangelo secondo Luca 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

OPPOSIZIONE E DETERMINAZIONE

Era dunque tanto dura l’opposizione di scribi e farisei contro Gesù, se il Vangelo la ricorda così frequentemente. Gesù tuttavia procede dritto, e il bene che deve compiere lo compie. Può essere questo anche il metodo della Chiesa e di ciascun cristiano. Non pretendiamo di avere la strada libera e gli applausi della gente, per deciderci di fare il bene. Imitiamo da determinazione di Gesù. Soprattutto, domandiamo l’energia della grazia, insieme con la purificazione del cuore.

Vangelo secondo Luca 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

IL CALCOLO VERO

Abbiamo l’abitudine di calcolare tutto: stipendio, pensione, spese, tempo, orari, appuntamenti, quello che conviene e quello che non conviene. Calcoliamo le misure e le condizioni della casa da costruire e della macchina da cambiare. Gesù suggerisce un altro calcolo e un’altra misura. Egli si propone come l’amore più grande, sul quale vanno proporzionati tutti gli altri amori; come il bene più grande, sul quale si misurano tutti gli averi. Questo è il vero calcolo da fare, particolarmente all’inizio del mese di settembre, quando riprendono tutte le attività: lavoro, scuola, affari…

Sabato 7 settembre 2019 Sant' Albino di Chalons, vescovo, sec.V

Vangelo secondo Luca 6,1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

LA LEGGE E IL BENE

A cosa servono leggi e prescrizioni? Il loro valore sta nella salvaguardia della persona, del vivere civile di ciascuno e di tutti. Dio dona le leggi dei comandamenti e specifica alcune prescrizioni liturgiche. Coloro che fanno le leggi devono tener conto del bene di ciascuno e dell’intera società. Altrimenti la legge prevale sulla persona e si irrigidisce nel legalismo e trascura i più deboli e indifesi. Quale legge può impedire di dare cibo agli affamati e di salvare chi sta annegando?

 

Venerdì 6 settembre 2019

Santi Donaziano, Presidio, Mansueto e compagni Martiri in Africa, sec. V

Vangelo secondo Luca 5,33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

LA PRESENZA E L’ATTESA

Il cristianesimo non è religione di ascesi e rinuncia. Il cristiano non piange un’assenza, ma gode di una presenza. Lo sposo Gesù non ha abbandonato la Chiesa sua sposa, ma la ama e sostiene con lo Spirito Santo che agisce nei sacramenti e soffia il vento della carità. Poiché sperimenta la presenza del suo Signore, il cristiano desidera parteciparvi con pienezza. Accadrà solo dopo la vita terrena. Ora, insieme con ogni creatura, gemiamo e soffriamo in attesa della sua ultima venuta.

 

Vangelo secondo Luca 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

SULLA BARCA DELLA CHIESA

Grande scena del Vangelo di oggi: Gesù annuncia la parola dalla barca di Pietro. E’ un fenomeno che, dopo la prima volta, continua a ripetersi nella barca della Chiesa, di fronte agli uomini di tutte le epoche e di tutti i continenti. Anche la pesca miracolosa è continuata, aggregando nuovi popoli al Vangelo e salvando persone di ogni generazione: n disegno e un compito che coinvolge non solo preti e predicatori, ma tutti i cristiani, testimoni della novità di Cristo che incontra e salva.