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Vangelo secondo Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

LA DIFFERENZA DEL FIGLIO

Noi siamo figli chiamati a partecipare alla vita di Dio. Gesù entra nella storia come Figlio che dall’eternità è generato dal Padre nell’unità dello Spirito Santo. Gli interlocutori di Gesù si scandalizzano perché Egli si dichiara Dio. Per essi è una bestemmia e uno scandalo. Per noi cristiani è la grazia più grande accaduta all’umanità. Come dicevano i Padri della Chiesa, ‘Uno della Trinità diventa uomo. Uno di noi è Dio’, affinché ciascun uomo venga introdotto nella figliolanza divina. Noi siamo figli chiamati a partecipare alla vita di Dio.

14 aprile 2019
Domenica delle Palme e della Passione del Signore
Giornata mondiale della Gioventù

Introduzione del celebrante
Insieme con il Signore Gesù che entra in Gerusalemme, iniziamo la Settimana Santa. Lo accompagniamo con i nostri fratelli cristiani e gli domandiamo che la grazia della sua Passione e Morte e Risurrezione apra la via della salvezza per noi e per tutti.

1. Signore Gesù, donaci di seguirti ogni giorno di questa Settimana santa, accompagnandoti come discepoli, amici e familiari,
Noi Ti preghiamo: PER LA TUA PASSIONE, ASCOLTACI O SIGNORE

2. Signore Gesù, ti ringraziamo per i pastori che ci accompagnano nelle grandi celebrazioni della Settimana Santa: Papa Francesco, il nostro vescovo e i sacerdoti; dona nuove vocazioni sacerdotali e missionarie alla tua Chiesa,
Noi Ti preghiamo: PER LA TUA PASSIONE, ASCOLTACI O SIGNORE

3. Signore Gesù, ti affidiamo i giovani, sostieni il loro slancio e i loro desideri veri perché possano seguirti con gioia nei passi della loro vita,
Noi Ti preghiamo: PER LA TUA PASSIONE, ASCOLTACI O SIGNORE

4. Signore Gesù, guarda con misericordia i fratelli della nostra comunità parrocchiale; concedici di godere il frutto del mistero
Noi Ti preghiamo: PER LA TUA PASSIONE, ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
O Signore Gesù, donaci di guardarti e di seguirti come Maria e Giovanni, come le donne e i discepoli che ti sono stati fedeli. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Spunto per la domenica
Ascoltiamo e guardiamo in silenzio il racconto della Passione del Signore. Si apre una settimana in cui siamo chiamati a porre i nostri piedi sui passi di Gesù che patisce, muore e risorge, nelle grandi celebrazioni della Settimana Santa, in particolare Giovedì sera, Venerdì ore 15, Veglia pasquale del Sabato Santo. Il Signore ha camminato dentro la nostra vita salvandola: noi camminiamo dentro la sua.

Giovedì Santo 18 aprile 2019
Messa vespertina nella «Cena del Signore»

Introduzione del celebrante
Oggi, nella Vigilia della sua Passione, Gesù ci invita a partecipare alla sua Ultima Cena, come discepoli e amici. A Lui ci rivolgiamo con fiducia.

1. Signore Gesù, la tua passione inizia con la consegna del tuo corpo e del tuo sangue per noi nell’Eucaristia; il dono del tuo amore rinnovi nella Chiesa il miracolo della carità,
Noi ti preghiamo: GESU’, PANE DI VITA, ASCOLTACI

2. Signore Gesù, ti affidiamo il ministero del Papa, del nostro vescovo, dei sacerdoti, che celebrano il sacrificio del tuo corpo donato e del tuo sangue versato per la salvezza del mondo,
Noi ti preghiamo: GESU’, PANE DI VITA, ASCOLTACI

3. Signore Gesù, raduna nell’unità il tuo popolo; salva il mondo ferito da ingiustizie e tradimenti; libera gli uomini perseguitati e oppressi; rendici testimoni di speranza e di pace,
Noi ti preghiamo: GESU’, PANE DI VITA, ASCOLTACI

4. Signore Gesù, ti affidiamo i ragazzi, le famiglie, i malati, i poveri, e quanti sono deboli nel corpo e nello spirito; donaci di imitarti nel servizio ai nostri fratelli,
Noi ti preghiamo: GESU’, PANE DI VITA, ASCOLTACI

Conclusione del celebrante
Padre Santo, in questa sera in cui il tuo Figlio Gesù ci offre nell’Eucaristia il segno permanente della sua presenza e della sua grazia, donaci un amore profondo a te e ai fratelli. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Uno sguardo
Oggi è il ‘giorno della grande memoria’: ‘Fate questo in memoria di me’. Un avvenimento del passato diventa presente per tutti e per sempre: Gesù nel sacrificio dell’Eucaristia.
Oggi è il giorno del sacerdozio. Gesù permane tra noi attraverso la vita e il servizio dei sacerdoti.
Non possiamo togliere dagli occhi e dal cuore la presenza permanente e viva di Gesù nel mondo.

Per libri, giornali e siti, si invoca il Pronto Soccorso degli esperti in scienze umane, persone sagge e navigate, chiamate a sostenere chi viene coinvolto in situazioni drammatiche, come incidenti, terremoti, attentati. Una competenza di cui ha bisogno il mondo dei ragazzi, giovani, fidanzati, famiglie, e non so chi altro. Tuttavia le pur necessarie competenze mostrano la corda di fronte al mistero dell’uomo che supera ogni misura e travolge tutte le proporzioni; il gran lago del cuore umano arriva a profondità insondabili e si estende per meandri impenetrabili alla sapienza umana, arrivando a toccare l’Infinito di cui è immagine e di cui conserva nostalgia. I fiori e i lumini sui luoghi delle stragi e degli incidenti, le sfilate e le fiaccolate per ricordare le vittime o per commemorare eventi drammatici – come il decennale del terremoto de L’Aquila, con la lenta scansione dei nomi delle persone travolte dalle macerie - diventano premessa a un’invocazione che spinge più in là. Anche se la sfilata non si conclude con una preghiera corale, c’è da scommettere che tante persone si lascino andare a una silenziosa invocazione al Signore e alla Madonna, come al tempo in cui si era bambini, e come ancora accade in qualche chiesa.

Non possiamo ridurci alla dimensione orizzontale: la salvezza invocata supera ogni umana competenza e capacità, e non trova risposta nemmeno quando case e contrade vengono ripristinate – cosa peraltro così lontana dall’essere portata a compimento.

L’intervento delle scienze umane viene invocato e praticato anche nell’affronto dei problemi di una comunità cristiana o di una fraternità religiosa. Rimanendo persone umane, con livelli psicologici e intrecci sociologici, veniamo istruiti e indirizzati sulle dinamiche che ci strutturano e ci attraversano. Purtuttavia, una sottile tentazione pelagiana può insinuarsi come serpente: ‘Ci bastano le nostre tecniche e competenze per uscire dal buco’. Il laboratorio delle invenzioni e genialità basterebbe a risolvere i problemi della famiglia, le crisi del prete, le attese dei giovani. Metodologie e tecniche si contendono la piazza nei gruppi convocati, lasciando in superficie l’annuncio della fede, mentre l’efficacia della grazia viene svilita e la preghiera appare intimistica e inutile. Quando l’attrattiva cristiana abbassa l’asticella, svanisce l’immagine di Cristo che salva e perdona, fa rinascere i cuori e fa nuove tutte le cose. Più che di esperti, abbiamo bisogno di accoglienza e perdono. Allora il cuore salta oltre la siepe, invoca la tenerezza di Dio e mèndica il suo abbraccio. Il bisogno di essere accolti e perdonati va ad affiancarsi ai testimoni del passato e del presente, percorrendo le vie misteriose delle acque della grazia, agitate dal vento dello Spirito.

 

Vangelo secondo Giovanni 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

LA VITA

Colui che possiede la vita ed è la vita, la può donare. Gesù uomo non ha visto Abramo, ma Abramo ha esultato nella speranza di vedere Dio. Gesù Figlio di Dio, eterno con il Padre e lo Spirito Santo, ha visto Abramo e ha preparato il giorno della salvezza, il giorno della sua venuta tra gli uomini, dell’esaltazione sulla croce e della risurrezione. Le misure dell’umano vengono sconvolte. Gesù travolge le frontiere della morte, per se stesso e per coloro che credono in lui.

Vangelo secondo Giovanni 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

LIBERI PERCHE’ FIGLI

Gesù dice una cosa vera, che sperimentiamo ma che ci sorprende. I figli, in casa e in famiglia, si sentono liberi. Occorre però riconoscere questa figliolanza: Gesù ce la rivela e ce la dona, e così ci affranca dai vincoli del male e della menzogna che ci catturano e ci deformano. Pensiamo a tante schiavitù della nostra società, dalla droga al denaro, al sesso, al successo, alla vendetta…. Attraverso Gesù, ci rivolgiamo al Padre e ritroviamo il cuore e la libertà dei figli.

Vangelo secondo Giovanni 8,21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

IL FIGLIO INNALZATO

Da dove viene Gesù e dove va? Il punto di partenza e quello di arrivo è lo stesso: Gesù viene dal Padre e torna al Padre. E’ la sua identità divina. Gesù si attribuisce il nome con il quale Dio si era presentato a Mosè sul monte Oreb: “Io sono”. Il momento in cui Egli si rivela più chiaramente e in cui noi possiamo conoscerlo, è l’innalzamento in Croce: il Figlio del Padre si rivela donandosi totalmente al Padre per gli uomini.

Vangelo di Giovanni 8,12-20

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».
Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

GESU’ E IL PADRE

Il continuo rimando di Gesù al Padre, dice che Egli non è l’eroe solitario che avanza con la sua forza. Gesù è il Figlio che vive attivamente la sua figliolanza, riferendosi sempre al Padre, dal quale è stato mandato nel mondo e dal quale continua ad essere generato e amato. Dentro questa figliolanza egli può far fronte ai suoi avversari con libertà e vivacità e può andare incontro alla sua ora. Con le dovute proporzioni, vale per ogni cristiano: solo un’appartenenza vissuta ci salva.

Vangelo secondo Giovanni 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

GESU’ E LA DONNA

L’unica scrittura che Gesù ha fatto, l’ha tracciata con il dito per terra: subito cancellata dalla sabbia o da una scarpata. Quella che invece resta incisa nel Vangelo e nella storia degli uomini è l’immagine di quella donna circondata da un giro di uomini pronti a condannarla e a eseguire la condanna; e insieme, l’immagine di Gesù, che si china e scrive per terra, si alza e interpella la cerchia di scribi e farisei. Un flusso di ghiaccio deve aver percorso le vene degli astanti, che uno dopo l’altro escono dalla fila degli accusatori. Restano in mezzo Gesù e la donna. Dobbiamo continuare a guardarli.

Nella donna riconosciamo la nostra condizione, quando pecchiamo e quando siamo percossi dalle umiliazioni della vita. Abbiamo mai sperimentato il giudizio degli altri, la loro minaccia, la loro condanna?

In Gesù ritroviamo lo sguardo e la voce di cui abbiamo bisogno ogni giorno per tornare a vivere, a muoverci e ad amare. In Gesù troviamo Colui che ci ridona speranza. Una speranza per noi e per tutti, per ciascun uomo e ciascuna donna che abita questo nostro mondo disperso e disperato.