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CUSTODISCE DORMENDO

Un contenitore di legno, appena più grande che se dovesse contenere una buona bottiglia: me lo consegna con totale gratuità un amico. Districo lo spago che avvolge il legno, sfilo attentamente il leggero coperchio e mi appare davanti la statua di San Giuseppe disteso a dormire assai più profondamente che non quando s’è appisolato nella Natività di Giotto. Realizzata da un artista napoletano, è dipinta a mano. Un leggero rotolo di pergamena riporta un articolo di spiegazione, con le parole di Papa Francesco: «Vorrei anche dirvi una cosa molto personale. Io amo molto san Giuseppe, perché è un uomo forte e silenzioso. Sul mio tavolo ho un’immagine di san Giuseppe che dorme. E mentre dorme si prende cura della Chiesa! Sì! Può farlo, lo sappiamo. E quando ho un problema, una difficoltà, io scrivo un foglietto e lo metto sotto san Giuseppe, perché lo sogni! Questo gesto significa: prega per questo problema!». Come nota il giornalista Tornielli, la statua del santo dormiente si trova nello studio della Casa Santa Marta, dove Papa Bergoglio ha deciso di abitare dopo la sua elezione, in un cassettone a fianco della piccola scrivania. San Giuseppe ha ricevuto in sogno gli ordini dell'Angelo che gli comandava dapprima di accogliere Maria come sposa, insieme con il bambino che sarebbe nato, e poi di sottrarre il piccolo Gesù alla minaccia di Erode che voleva ucciderlo. Obbedì in silenzio e con decisione, senza che nessuna sua parola sia stata registrata nel Vangelo.

Ora che a San Giuseppe papa Francesco affida problemi, intenzioni, richieste di grazie, potrò anch'io reperire un posto opportuno in cui collocare la sua statua, sufficientemente riservato e personale ma non nascosto. L'esperienza della vita consegna tante situazioni che hanno bisogno di un aiuto dall'alto, attraverso un intervento silenzioso e discreto, come è accaduto nella vita del ‘padre putativo’ di Gesù. A un sacerdote vengono confidate situazioni che non si possono condividere, se non con gli Angeli e i santi, e Giuseppe silenzioso si presta ottimamente alla bisogna. Sposo di Maria e padre eletto di Gesù, Giuseppe è stato eletto a patrono della Chiesa universale, e quindi la sua competenza si estende in un ambito senza confini. Strada facendo ci rendiamo sempre più conto di non poter garantire con la nostra capacità o inventiva la soluzione dei problemi né di poter sostenere un adeguato opportuno accompagnamento delle persone. San Giuseppe custodisce dormendo, e così muove il cuore e le mani delle persone. Attendiamo in silenzio e fiducia l’adempiersi della sua azione di padre.

 

PAPA FRANCESCO - UDIENZA GENERALE - Mercoledì, 8 novembre 2017

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, che punterà lo sguardo sul “cuore” della Chiesa, cioè l’Eucaristia. È fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio.
Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale. Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe.
In effetti, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,53-54). ...continua a leggere "La Santa Messa – 1. Introduzione"

Ti invito a leggere l'udienza del Papa Mercoledi scorso. Ti dice quanto è bella e vera l'Eucaristia che celebri la domenica. 

Vangelo secondo Luca 16,9-15

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

IL BENE

La misericordia del Signore ci concede persino di trasformare in bene il male che abbiamo fatto: è la prima forma di riparazione. Gesù ci richiama al buon uso delle nostre energie e di tutta la nostra umanità: siamo costituiti di una grande ricchezza umana. Perché non usarla per il bene? Non gioviamo a noi e non gioviamo agli altri quando sprechiamo tempo, energie, doni di affetto e di intelligenza. Dio ci guarda come un genitore che desidera la nostra felicità. Seguiamo l’esempio di San Martino!

Gesù l’unico vero Maestro – diceva il Vangelo domenica scorsa. Cosa ci dirà la prossima domenica? Scopriamolo insieme stasera ore 21 in Cattedrale a Chioggia

Vangelo secondo Luca 16,1-8

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

UN PO' DI SCALTREZZA

Gesù fa di tutto per stimolarci a prendere iniziativa usando un po’ di inventiva e di scaltrezza. Porta persino l'esempio dell'amministratore infedele, non per invitarci a imitarne gli imbrogli, ma per provocarci a essere prudenti come serpenti, oltre che semplici come colombe. Dio non vuole fare a meno di noi nella costruzione del suo Regno, ma ci domanda di utilizzare intelligenza e cuore, grandi o piccoli, istruiti o incolti. Ciascuno con un compito, tutti lanciati nell'unica missione.

 Vangelo secondo Giovanni 2,13-22

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

UNA CHIESA, UNA COMUNITA’

 

Ciascun cristiano ha una chiesa di riferimento, non solo come luogo in cui prega con altri cristiani, ma anche come punto di riferimento e comunità di appartenenza. Si crede e si vive non in modo solitario, ma nel legame di una fraternità e nel vincolo di una tradizione. Neppure la singola chiesa o comunità vive solitaria, ma dentro la comunione della Chiesa cattolica. La Basilica del Laterano a Roma è la cattedrale del Papa, riconosciuta come ‘Chiesa Madre di tutte le chiese della Città e del mondo’.

Vangelo secondo Luca 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

LA PREFERENZA

Rinunciamo alla casa, ai soldi, ai vestiti, e diventiamo tutti come San Francesco? La vita insegna in che cosa consista la vera rinuncia per un cristiano, che sia genitore, lavoratore, o magari prete. La ‘rinuncia’ coincide con una ‘preferenza’, come dice Gesù in questo Vangelo: amare Lui più di ogni altra persona cara. Così si impara ad amare con verità e senza possesso il padre, la madre, i figli, gli amici, i parrocchiani e tutti gli altri. E si riprende a vivere con gioia.

 

Vangelo secondo Luca 14,15-24

In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

ALTRI INVITI

Continuano gli inviti. Gesù apre. Non si ferma al primo cerchio, non si blocca ai primi rifiuti, che anzi gli diventano motivo per allargare gli inviti. E’ un bel criterio per quanti sono impegnati nell’azione pastorale, e anche per tutti coloro che svolgono un compito nella società. La delusione è in agguato dietro ad ogni rifiuto. Gesù insegna a non tirare i remi in barca, ma ad aprire l’orizzonte. La Chiesa in uscita allarga la sua navigazione a tutte le periferie.

Vangelo secondo Luca 14,12-14

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

INVITI A PRANZO

L’esperienza di chi mette in pratica il suggerimento di Gesù, dice che i poveri, invitati a tavola, non sono più solo persone bisognose; diventano uomini e donne, e li puoi riconoscere come amici. Cambia il loro atteggiamento nei tuoi riguardi, e cambi tu nel guardarli e trattarli. Per favorire questo, è opportuno che tu non sia solo, ma che tu condivida l’accoglienza con persone amiche. Si allarga la cerchia della comunità e il clima di fraternità si tocca con mano.

Il MAESTRO oggi ci parla nella liturgia della Messa.

Vangelo secondo Matteo 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

IN CERCA del PADRE

Il Vangelo ci provoca a non farci chiamare padre o maestro. Eppure, di padri e maestri abbiamo bisogno. Non possiamo costruirci da soli le strade per le quali camminare, né da soli indovinare la direzione da prendere. La maturità non consiste in uno spoglio individualismo. La maturità è relazione e figliolanza, è amicizia e compagnia. Dove trovare dunque un padre e un maestro, una guida e un sostegno? Lo troviamo in chi a sua volta riconosce un padre e segue un maestro. Percorrendo questa trafila, arriviamo all’unico vero Maestro, autore e protagonista del Vangelo: Gesù guardava e seguiva il Padre che sta nei cieli. La libertà si realizza nell’appartenenza e nella sequela. E’ una grazia sperimentare l’affetto, l’aiuto, la guida, la dolce autorità del padre e del maestro. San Paolo scrivendo agli abitanti di Tessalonica, dice di essersi comportato come ‘una madre che ha cura dei suoi figli’. Il top è guardare e seguire chi guarda e segue Cristo.