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Vangelo secondo Giovanni 13,21-33.36-38

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. ...continua a leggere "Martedì 22 marzo 2016 – San Basilio di Ancira sec. IV; Santa Lea, sec IV"

Vangelo secondo Giovanni 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

GESU’, L’AMICO

Mancano sei giorni a Pasqua, come oggi. Casa di Betania, ospitale per Gesù, a breve distanza da Gerusalemme, a un corto intervallo dalla sua passione e morte. E dalla risurrezione. Restiamo commossi o scandalizzati dal gesto della donna? Gesù aveva bisogno di quell’accoglienza, di quella carezza, di quel profumo, di quell’amicizia. Egli non è un soldato che va coraggiosamente in guerra, non è un automa che affronta imperterrito il pericolo. Gesù è un uomo che ama, ed è amato: disposto a dare tutto se stesso, ma quanto consolato dal gesto dell’amicizia!

Foto Dom Palme 2016Vangelo secondo Luca 19,28-40

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

INGRESSO nella GRANDE SETTIMANA

Questa gente che accoglie in festa il Signore, siamo noi. Noi, contenti di essere cristiani e di riconoscere Gesù che entra in città, in casa, nella vita. Un momento dopo possiamo girargli le spalle. Di solito non con cattiveria, ma per superficialità: subito qualcosa ci distrae, subito c’è un’altra cosa da fare. Nella settimana santa che si apre oggi, Gesù ci invita a guardarlo, pensarlo, seguirlo. Come si guarda, si pensa e si ama un familiare, un amico: il Dio Figlio, nostro fratello che ci ama fino a dare interamente - e dolorosamente - se stesso.

Vangelo secondo Matteo 1,16.18-21.24

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
GIUSEPPE, UN UOMO
La festa di san Giuseppe è un respiro. Incontriamo un uomo concreto, innamorato, sposo, padre. Giuseppe viene preso dentro avvenimenti che si svolgono nella massima discrezione, e che pure segnano una storia nuova. Egli può fidarsi di Dio che gli parla in sogno, poiché nello stesso tempo non riesce a dubitare di Maria, l’amata. La sua piccola vita si mette tutta a disposizione di Dio, che viene a stare con noi per morire e risorgere. Dio non fa mai tutto da solo e il sì umano gli permette di fare cose grandi.

Vangelo secondo Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

IL FASCINO DELL’IDENTITA’

Andiamo verso la partita finale: i Giudei tentano di lapidare Gesù. Gesù li spiazza con una dialettica incalzante: si dichiara figlio di Dio in quanto consacrato e mandato dal Padre, e rimanda alle opere che gli danno testimonianza. Ma quando il cuore rimane duro, la parola non basta e non passa. Gesù prende respiro e va al fiume Giordano, lì dove era stato proclamato Figlio di Dio. A sorpresa molti lo raggiungono e cedono alla sua testimonianza di parole e di opere. A vincere è il fascino della sua identità proclamata e vissuta.

 
Vangelo secondo Giovanni 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
IN VETTA
Con questa pagina di Vangelo, Gesù ci porta in vetta. Egli attribuisce a sé il nome che Dio si è dato quando si è rivelato a Mosè parlando dal fuoco del roveto sul monte Oreb: IO SONO. Egli, un uomo che ‘non ha ancora cinquant’anni’, ha visto Abramo ed E’ prima di Abramo! Una rivelazione di questa pienezza, o viene accolta per la fiducia che merita Colui che la manifesta, oppure si tira addosso le pietre. Chi la accoglie, cammina verso la verità di sé e verso la pienezza della sua stessa vita.

 
Introduzione del celebrante
Iniziando la Settimana della Passione e Morte e Risurrezione del Signore Gesù, gli domandiamo la grazia di seguirlo con cuore di discepoli e amici

1. Signore Gesù, entrando in Gerusalemme tu dài inizio ai giorni della tua Passione, Morte, Risurrezione. Donaci di accompagnarti nella memoria della grande liturgia della Settimana Santa come discepoli, amici e familiari,
Noi Ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

2. O Signore Gesù ti affidiamo tutti i pastori che ci accompagnano a seguirti in questa Settimana; dona nuove vocazioni alla tua Chiesa,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

3. Per quanti condividono nell’anima e nel corpo la passione del Signore: malati, poveri, abbandonati, esiliati e senza patria. O Signore, apri all’accoglienza le frontiere del cuore e quelle degli stati
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

4. Per tutti i fratelli della nostra comunità parrocchiale; perché possano incontrare il Signore nel sacramento della confessione pasquale e nel sacramento dell’Eucaristia
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
O Signore Gesù, concedici di guardarti e di seguirti come Maria, Giovanni, le donne e i discepoli che ti sono stati fedeli. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli

Spunto per la domenica
Ascoltiamo e guardiamo il racconto della Passione del Signore. Si apre una settimana in cui siamo chiamati a porre i nostri piedi sui passi del Signore, nelle grandi celebrazioni della Settimana Santa, in particolare Giovedì sera, Venerdì ore 15, Veglia pasquale del Sabato Santo. Il Signore ha camminato dentro la nostra vita salvandola: noi camminiamo dentro la sua.

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Vangelo secondo Giovanni 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». ...continua a leggere "Mercoledì 16 marzo 2016 – Sant’Agapito di Ravenna III-IV sec."

Vangelo secondo Giovanni 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. ...continua a leggere "Domenica Quinta di Quaresima – Terzo anno di Papa Francesco"