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Vangelo secondo Luca 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

OPPOSIZIONE E DETERMINAZIONE

Era dunque tanto dura l’opposizione di scribi e farisei contro Gesù, se il Vangelo la ricorda così frequentemente. Gesù tuttavia procede dritto, e il bene che deve compiere lo compie. Può essere questo anche il metodo della Chiesa e di ciascun cristiano. Non pretendiamo di avere la strada libera e gli applausi della gente, per deciderci di fare il bene. Imitiamo da determinazione di Gesù. Soprattutto, domandiamo l’energia della grazia, insieme con la purificazione del cuore.

Vangelo secondo Luca 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

IL CALCOLO VERO

Abbiamo l’abitudine di calcolare tutto: stipendio, pensione, spese, tempo, orari, appuntamenti, quello che conviene e quello che non conviene. Calcoliamo le misure e le condizioni della casa da costruire e della macchina da cambiare. Gesù suggerisce un altro calcolo e un’altra misura. Egli si propone come l’amore più grande, sul quale vanno proporzionati tutti gli altri amori; come il bene più grande, sul quale si misurano tutti gli averi. Questo è il vero calcolo da fare, particolarmente all’inizio del mese di settembre, quando riprendono tutte le attività: lavoro, scuola, affari…

Sabato 7 settembre 2019 Sant' Albino di Chalons, vescovo, sec.V

Vangelo secondo Luca 6,1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

LA LEGGE E IL BENE

A cosa servono leggi e prescrizioni? Il loro valore sta nella salvaguardia della persona, del vivere civile di ciascuno e di tutti. Dio dona le leggi dei comandamenti e specifica alcune prescrizioni liturgiche. Coloro che fanno le leggi devono tener conto del bene di ciascuno e dell’intera società. Altrimenti la legge prevale sulla persona e si irrigidisce nel legalismo e trascura i più deboli e indifesi. Quale legge può impedire di dare cibo agli affamati e di salvare chi sta annegando?

 

Venerdì 6 settembre 2019

Santi Donaziano, Presidio, Mansueto e compagni Martiri in Africa, sec. V

Vangelo secondo Luca 5,33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

LA PRESENZA E L’ATTESA

Il cristianesimo non è religione di ascesi e rinuncia. Il cristiano non piange un’assenza, ma gode di una presenza. Lo sposo Gesù non ha abbandonato la Chiesa sua sposa, ma la ama e sostiene con lo Spirito Santo che agisce nei sacramenti e soffia il vento della carità. Poiché sperimenta la presenza del suo Signore, il cristiano desidera parteciparvi con pienezza. Accadrà solo dopo la vita terrena. Ora, insieme con ogni creatura, gemiamo e soffriamo in attesa della sua ultima venuta.

 

Vangelo secondo Luca 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

SULLA BARCA DELLA CHIESA

Grande scena del Vangelo di oggi: Gesù annuncia la parola dalla barca di Pietro. E’ un fenomeno che, dopo la prima volta, continua a ripetersi nella barca della Chiesa, di fronte agli uomini di tutte le epoche e di tutti i continenti. Anche la pesca miracolosa è continuata, aggregando nuovi popoli al Vangelo e salvando persone di ogni generazione: n disegno e un compito che coinvolge non solo preti e predicatori, ma tutti i cristiani, testimoni della novità di Cristo che incontra e salva.

Mercoledì 4 settembre 2019  Santa Rosalia, eremita di Palermo, m.1160

Vangelo secondo Luca 4,38-44


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

GESU’ IN MISSIONE

 

Gesù in casa e fuori. Il Maestro, fin dal suo inizio, non ha tempi prefissati per la missione. La sua stessa vita è missione, con le parole e le azioni, e il confine si allarga ‘alle altre città’, nella prospettiva di rivolgersi al mondo intero. L’apostolo Paolo, in particolare, imiterà alla lettera la missione di Gesù. Non possiamo dimenticare il punto di partenza della missione: il luogo deserto in cui Gesù, fin dal primo mattino, si ritira a pregare, con lo sguardo rivolto al Padre.

 

Vangelo secondo Luca 4,31-37

In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

AUTORITA’ CHE SALVA

L’autorità di Gesù si svolge come insegnamento convinto e convincente, proprio di una persona che non dice parole vuote ma apre alla realtà; comanda con potenza al ‘demonio impuro’ che tormenta un uomo. L’autorità di Gesù è in azione anche oggi, e la sua parola è viva nella Chiesa, particolarmente nella liturgia e nei sacramenti, ma anche attraverso un amico che ce la suggerisce. Frequentandola assiduamente, è parola autorevole che libera il cervello e il cuore da falsi miti e apre alla verità.

Lunedì 2 settembre 2019

Santi Guido e Alberto da Pontida, sec XI

Vangelo secondo Luca 4,16-30

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

UN NUOVO INIZIO

E’ bello, in questo inizio del mese di settembre, incrociare l’episodio che rimanda a un nuovo inizio della missione di Gesù, a partire dal paese della sua giovinezza. Si comincia e si ricomincia, certi della chiamata di Dio, pur in mezzo a difficoltà e contraddizioni. Per noi, oltre a opposizioni esteriori, ci può essere pesantezza del cuore e pigrizia della volontà. Chiediamo a Gesù il dono del suo Spirito, che gli ha dato l’energia per compiere la missione che il Padre gli affidava.

Vangelo secondo Luca 14,1.7-14

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

REALISMO E GRATUITA’

Gesù non è venuto a insegnarci il galateo delle buone maniere. Per come reagisce alle formalità dei farisei, a lui interessa ben altro. Che cosa? Gesù è realista. Ciascuno di noi tende inevitabilmente a esaltare se stesso, considerandosi il migliore della squadra e dell’intera società, quello che merita il primo posto. Gesù ci invita ad avere il senso della misura e un grammo di umiltà. Ci penserà la vita – anzi, il Padrone del convito – a portarci avanti.
Inoltre, Gesù ci butta nel gioco della gratuità, che dona libertà e gioia. Fare le cose senza pretendere il contraccambio apre una strada bellissima.

Vangelo secondo Matteo 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”»

I DONI E IL DONATORE

I talenti sono le qualità e le doti di cui ciascuno è fornito fin dalla nascita, ma possiamo considerare   anche i doni acquisiti per eredità. Tutta la vita è dono e ciascuno può realmente considerarsi come dono. Ne nasce una gratitudine attiva. Molti doni di natura crescono per impulso proprio, ma tutti esigono una collaborazione per svilupparsi a bene nostro e degli altri. E’ importante vivere avendo in cuore il donatore, il Padre che, volendoci bene, ci vuole veder crescere, per noi e per tutti.