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Vangelo secondo Giovanni 2,1-11

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

INVITARE A NOZZE GESU’

Ora che le celebrazioni dei Matrimoni, religiosi e civili, diradano, questo vangelo diventa quasi una provocazione. Invitare a nozze Gesù? Perché? Si invitano amici, parenti e qualche persona che ‘si deve’. Poi, se si invita a nozze Gesù, bisogna invitarlo con il codazzo dei discepoli: prete, sagrestano e suonatori. E anche sua Madre: magari rappresentata oggi da qualche persona di fede, che potrebbe proclamare le letture della Messa e preparare le preghiere dei fedeli. Tuttavia, non basta la ‘bella cerimonia’.
Nel matrimonio di Cana di Galilea, Gesù garantisce che alla festa non venga a mancare il vino. Nei matrimoni di oggi non è il vino che potrebbe mancare. Potrebbero venir meno l’amore, la speranza, la fiducia, la fedeltà, la stima, il rispetto e tutto ciò che fa dei due coniugi ‘una sola cosa’, pur mantenendo la specificità e l’originalità dell’uomo e della donna. Basta la presenza di Gesù come garanzia? Quando ci si ama, la reciprocità io-tu non è sufficiente. Occorre una terza sponda, occorre una spiaggia infinita dove continuare a correre: l’uno e l’altra si amano, e ciascuno dei due ama Gesù e si fa amare da Lui. Questo ‘terzo amore’ sostiene, rinnova, recupera l’amore reciproco tra marito e moglie. Un vino buono, novello o invecchiato, che allieta tutta la vita.

Vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

IL DITTICO DEL BATTESIMO

Come nel dittico di un grande pittore, l’evangelista Luca dipinge due scene parallele. Da una parte Giovanni Battista - ricercato e circondato dal popolo – il quale in pochi tratti definisce la sua missione e quella di Colui che deve venire. Dall’altra - in disparte - Gesù che prega, il cielo aperto, la colomba dello Spirito, la voce del Padre. Una novità, un’irruzione dal cielo, un cambiamento di scena per una avventura sorprendente. Avviene un cambio di prospettiva: Gesù viene consacrato messia e sta per iniziare la sua missione.
E’ il momento in cui l’iniziativa di Dio, che ci ha commosso nel volto del Bambino Gesù a Natale e che era sbocciata nel grembo di Maria con l’annuncio dell’Angelo, viene apertamente manifestata. La novità di Gesù, Figlio amato, diventa un dono per tutti. Un nuovo formidabile protagonista si affianca agli uomini e alle donne di ogni tempo come Agnello che si carica dei peccati del mondo, come Maestro che indica la via della vita, come Salvatore che redime dal male. Il battesimo di Gesù si diffonde tra gli uomini non come fuoco che brucia, ma come acqua che lava e come Spirito che fa vivere. Una nuova sorgente dove gli uomini possono nuotare come pesci nell’acqua; un mare nel quale le barche vengono condotte in porto dal vento dello Spirito.

Vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

SEGUENDO LA STELLA DEL DESIDERIO

Uomini intelligenti, che scrutano il cielo e identificano i percorsi delle stelle, con acume di scienziati. Uomini curiosi, che domandano e cercano come bambini. Uomini pieni di desiderio, mossi e sospinti da un’attrattiva indomabile. I Magi vedono spuntare la stella che annuncia la nascita del re dei Giudei e ne seguono il percorso. Come i Magi siamo – o almeno vorremmo essere – anche noi, alla ricerca di un punto chiaro, un volto, una persona davanti alla quale prostrarci, e deporre i nostri doni. Quale grazia più grande per colui che, cercando lo scopo della vita, lo trova nel volto di un bambino, accanto alla madre? La vita non gira a vuoto; non corriamo come trottole, non restiamo bloccati dagli inganni dei potenti, non ci lasciamo schiacciare dalla filosofia del dubbio. Continuiamo piuttosto a cercare, scrutiamo i segni, seguiamo la stella. Infine, tutto si rivela semplice. La scoperta del Bambino non avviene a conclusione di un ragionamento, né come elaborata soluzione di un problema, ma attraverso la grazia di un incontro, desiderato, ricercato e domandato per tutta la vita.

Vangelo secondo Luca 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

MADRE DI DIO E DEGLI UOMINI

Il nuovo anno che si apre ci pone di fronte a ‘Maria e Giuseppe e il bambino’. Attorno ad essi troviamo i pastori e tutti coloro che ne ascoltano e accolgono il racconto. Maria, la Madre, custodisce nel cuore gli avvenimenti accaduti e ne attende la maturazione. La maternità di Maria è accogliente e diffusa. Ella è madre di un Bambino che manifesta il volto, il cuore, le opere di Dio, fino a farsi riconoscere come Figlio eterno di Dio Padre. Maria, che ha l’accolto nel grembo e coltivato nella crescita, vedrà svelarsi il suo Mistero nei giorni e negli anni che seguiranno, fino alla morte e risurrezione e fino all’ultima effusione dello Spirito Santo, la cui ombra l’aveva ricoperta nel giorno dell’annuncio. La Maternità di Maria avvolge tutti coloro che – nello scorrere del tempo fino ai nostri giorni - credono nel Figlio Gesù e lo accolgono come Dio e Signore della vita.

Vangelo secondo Luca 2,41-52

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

LA MISSIONE DEL FIGLIO

Genitori distratti? Maria e Giuseppe – piuttosto - sono genitori che si fidano, sia perché il figlio è ormai grandicello, sia perché riconoscono che non c’è migliore protezione della compagnia offerta dagli ‘amici e conoscenti’ che si recano al tempio per la festa di Pasqua. Il figlio tuttavia è attratto da una paternità più grande che lo conduce al tempio e lo fa rimanere ‘in mezzo ai maestri’ come discepolo e come maestro. La ‘fuga’ di Gesù dai genitori è piena di suggestioni rispetto il suo futuro. Gesù continuerà a dedicarsi alle ‘cose del Padre suo’, fino a consegnarsi a Lui nell’offerta del sacrificio della croce. Inoltre, la ‘fuga’ di Gesù mostra che la vita dei figli non appartiene ai genitori, ma deve compiersi secondo una destinazione – anzi, secondo una vocazione – che i genitori non determinano. A loro volta i genitori sono chiamati – come Maria e Giuseppe - a mettersi al servizio di un compito che li supera, e che realizza la loro piena identità.

Vangelo secondo Luca 2,1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

UN NATALE NUOVO

Natale è sempre nuovo, come è nuova la nascita di un bambino. Quando un Bambino nasce, il mondo si rinnova. La nascita avvenuta a Betlemme, in una notte cantata dagli Angeli e percorsa dai pastori, ha dato inizio a una nuova umanità. Da quella notte viene donato un nuovo modo di stare al mondo, di amare e sperare, di desiderare e di condurre la vita al compimento. Da quella nascita una nuova umanità si ridesta nel mondo anche oggi, e diventa speranza attiva, fraternità gioiosa, misericordia praticata. Si riversa ancora nelle famiglie, tra i giovani, nel mezzo delle imprese economiche e delle iniziative politiche. Occorre lasciarsi muovere con la immediata semplicità dei pastori, con la ricerca paziente dei magi, con il bisogno di ogni uomo. Il Bambino Gesù si ripresenta davanti a noi nell’annuncio del Vangelo, nell’abbraccio dei sacramenti, nell’ospitalità dell’Eucaristia, nella vita dei santi, nel volto dei fratelli, nel grido dei bisognosi. Per incontrarlo e riconoscerlo, domandiamo lo spirito di povertà evangelica e la compagnia dei fratelli che camminano verso di Lui.

Vangelo secondo Luca 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

DUE DONNE, DUE BAMBINI

Un incontro nel quale passato e presente si congiungono e si aprono al futuro: Elisabetta, con il figlio Giovanni in grembo, raccoglie l’attesa e la speranza d’Israele, che si compie nel riconoscimento del germoglio di vita presente in Maria. L’antica promessa si realizza attraverso la fragilità e la nettezza di due donne e di due bimbi.
Nella disponibilità e nell’accoglienza del cuore e del corpo di Elisabetta e Maria, Dio agisce con l’ampiezza della sua iniziativa. L’ultimo profeta dell’Antico Testamento – Giovanni Battista – riconosce già dal seno della madre Elisabetta il Messia che egli stesso annuncerà al mondo con la parola e con la vita. L’Uomo Nuovo – Gesù – entra nel mondo come Bambino riconosciuto e proclamato. I passi della storia e il destino del mondo sbocciano in questo incontro tenero come un amore di mamma, forte come un cuore di donna, aperto e totalmente consegnato all’opera di Dio.
Questa storia viene consegnata a noi e si prolunga nella nostra vita come speranza di salvezza per tutti.

Vangelo secondo Luca 3,10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

LA MORALE E LA GRAZIA

Giovanni Battista dètta le regole. Compie il lavoro del buon maestro che accompagna gli allievi, del genitore che sostiene i figli. Noi cerchiamo sempre di stare al passo dei precettori, ma ne perdiamo spesso la misura.

In realtà c’è un altro passo da fare. Al popolo in attesa, Giovanni confessa di non essere lui il Cristo. Quando Cristo viene, non cammina sull'orlo dell'acqua del fiume, ma battezza con Spirito Santo e fuoco. E’ la differenza. Non bastano gli insegnamenti e le esortazioni, i comandamenti e i precetti per sostenere la nostra moralità. Occorre un'altra cosa, non inventata da noi, superiore alla nostra misura. Occorre la grazia di una Presenza dall'alto. È la differenza tra la morale  e la grazia. Cristo viene a fare compagnia all'uomo, si mette a camminare con noi, ci guarisce il cuore e ritempra le energie. Giovanni Battista lo presenta come giudice e fustigatore. Questo compito, Cristo lo eserciterà negli ultimi tempi, mettendo alla sua destra i buoni e alla sinistra i cattivi. Nel lungo 'frattempo' che ci separa dalla sua ultima venuta, Gesù ci purifica con il lavacro della misericordia e ci riscalda con il fuoco dello Spirito Santo.

 

Sabato 8 dicembre 2018

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Vangelo di Luca, 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Il mondo da capo

L’hanno intuito assai presto i cristiani: la venuta di Gesù, Figlio di Dio che diventa uomo, apre un nuovo inizio per l’umanità. San Paolo dice che Cristo è il secondo Adamo, nuova origine per l’umanità. Pochi decenni dopo il paragone si estende a Maria, la Madre di Gesù, denominata ‘seconda Eva’, nuova progenitrice.
Con Gesù, Dio comincia da capo, aprendo il fiume di una nuova umanità. La prima a beneficiarne, con una manovra di anticipo, è la sua stessa Madre, pervasa dalla grazia salvatrice fin dal primo germoglio della sua esistenza nel grembo materno: Immacolata Concezione. Anche Lei salvata dal Figlio, salvata in anticipo, con tutte le conseguenze per la sua personalità: piena di grazia, concepisce in modo verginale Gesù Figlio di Dio, vive come cristiana perfetta, condivide la vita del Figlio fino alla Croce e viene resa partecipe della sua risurrezione con la assunzione al cielo. Un destino singolare che anticipa e apre il percorso che per grazia ogni cristiano – e conseguentemente ogni uomo – è chiamato a percorrere. Maria Immacolata è un segno di speranza per ogni persona e per tutto il mondo.

9 dicembre 2018   Seconda Domenica di Avvento

Vangelo secondo Luca 3,1-6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

DENTRO LA STORIA

Dentro la storia umana, dominata dai capi delle nazioni e segnata dai rappresentanti delle religioni, risuona una voce nuova che fa eco all’attesa degli antichi profeti. Il grido di Giovanni Battista nel deserto richiama l’antica promessa e ridesta la speranza. La salvezza del nostro vivere umano non viene dalle legioni dell’impero romano o da Erode; non viene dalle astuzie dell’economia o dalle trame della politica e nemmeno dall’inventiva audace della nostra fantasia. La salvezza viene da Dio. Scende dall’alto e percorre le vie della storia, partecipa delle vicende umane e raggiunge il cuore di ogni uomo. Per questo occorre preparare la via che il Signore, venendo, vorrà percorrere. Significa che la grazia della salvezza non ci raggiunge in modo automatico, ma rispetta la nostra condizione di persone umane e la nostra libertà. Bussa alla porta del cuore e ci domanda di partecipare con le nostre energie. Giovanni Battista ci ridesta, ci sollecita a muoverci. Riapre la nostra speranza e sospinge in avanti il nostro sguardo e il nostro cuore.

Vangelo di Luca  21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo

LA FINE E L’INIZIO

La storia umana corre verso la fine e riprende poi con un nuovo inizio. Alla ripresa dell’anno liturgico, il Vangelo di Luca lo segnala con decisione. Nel nostro tempo, quando l‘immagine del progresso si concretizza nei tentativi di prolungare la vita umana, di ampliare l’ambito delle capacità fisiche e intellettive, e perfino di modificare le sorgenti della vita, il Vangelo annuncia lo scuotimento e l’annientamento di cose e persone, e nello stesso tempo apre all’attesa di una seconda venuta di Gesù, Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio. La vita nuova e il mondo nuovo non saranno il risultato della ricerca e dei successi delle scienze umane, ma sgorgheranno dall’incontro con il Cristo glorioso.

Noi possiamo sperimentare e presentire l’estinzione della vita umana, uno per uno nella morte personale e poi insieme nella catastrofe finale. Possiamo anche prevedere il collasso del nostro sistema solare. Custodiamo tuttavia nel cuore e nella mente la parola di Gesù che annuncia la nostra liberazione da quanto appesantisce e mortifica la vita umana.