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Dall’Annuncio della VEGLIA PASQUALE

Esulti il coro degli angeli,
esulti l'assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.

Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore….
Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli…

Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro…

Davvero era necessario il peccato di Adamo, che è stato distrutto con la morte del Cristo. Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!...

IL SILENZIO DEL SABATO SANTO

Nel silenzio del Sabato Santo ‘il Re dorme’, come dice un antico autore. Il Credo ‘breve’ ricorda che Gesù ‘discese agli inferi’; le icone orientali raffigurano Gesù che va a liberare l’antico Adamo. Oggi la liturgia è spoglia, come gli altari delle Chiese. Si risveglia con il fuoco nuovo che brilla nella Veglia pasquale e con il canto dell’Exsultet che annuncia la beata notte della risurrezione del Signore. Nelle notti desolate della nostra umanità, freme un’attesa e una speranza; Gesù, calato dalla croce e riposto nel sepolcro, è una semente che fiorisce nella risurrezione, per donare una vita nuova a tutta l’umanità.

Venerdì Santo 19 aprile 2019

Vangelo secondo Giovanni, 19,25-37
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

ACCANTO ALLA CROCE

Sul Venerdì Santo si innalza la Croce di Gesù. La liturgia della Chiesa ne fa memoria con il lungo racconto della Passione, ripreso dal Vangelo di Giovanni. I cristiani adorano la Croce e la baciano, e ricevono il Corpo di Cristo nella Comunione eucaristica. In quanti modi siamo convocati sotto la Croce del Signore, come Maria e Giovanni e le donne? Una fatica, una sofferenza, una malattia; la persecuzione, la contraddizione, i contrattempi dolorosi. Gesù assume su di sé tutta l’umana esistenza, con la sua debolezza e il suo peccato. Volgiamo lo sguardo ‘a Colui hanno trafitto’.

Vangelo secondo Giovanni 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

UN MISTERO VIVO

Il Giovedì Santo è una grande giornata per Gesù e per i cristiani. Al mattino – se non è stato anticipato alla sera del Mercoledì – il Vescovo celebra in Cattedrale con tutti i sacerdoti la Messa per la Consacrazione degli Oli. Alla sera in tutte le chiese si celebra la Messa dell’Ultima Cena, con la lavanda dei piedi ai dodici apostoli impersonati da uomini e giovani e anche donne. Gesù ci dona i segni attraverso i quali si perpetua la sua presenza tra noi: l’Eucaristia – corpo consegnato e sangue versato – e la carità-servizio ai fratelli. I cristiani partecipano, celebrano, imparano. Nella storia dei discepoli che lo guardano e lo seguono, il Signore Gesù vive anche oggi il mistero della sua vita, passione, morte e risurrezione.

Vangelo secondo Matteo 26,14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

IL TRADITORE

Dall’evangelista Giovanni passiamo a Matteo, per conoscere in dettaglio i momenti del tradimento di Giuda. La Pasqua del Signore Gesù, grande festa del popolo che celebra la memoria della liberazione dall’Egitto, si colora di lampi di fiamme e di nuvole fosche, come nell’incendio della cattedrale di Parigi. L’amicizia si rovescia in inimicizia, la fiducia diventa inganno. E’ strano che ciascuno dei dodici si trovi a dubitare di se stesso, e domandi: “Sono forse io”. E dunque, sono forse io il traditore?

Vangelo secondo Giovanni 13,21-33.36-38

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

LA CROCE E LA GLORIA

Dopo la cena di Betania, entriamo nell’ultima Cena. L’evangelista Giovanni ci conduce nel cuore del dramma: Gesù annuncia il traditore, ne svela l’identità e lo sospinge a fare presto. Comincia ‘la notte’ della Passione. Mentre incombe la tenebra, Gesù ripete per ben cinque volte che questa è l’ora della glorificazione di Dio e del suo Figlio. Scopriremo in seguito come il momento della Croce diventa momento di gloria. Intanto il cerchio dei traditori si allarga: anche l’amico Pietro sta per rinnegare il suo Signore.

Vangelo secondo Giovanni 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

IL PROFUMO DI BETANIA

Entrati nella Settimana Santa, entriamo in casa di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria, dove accade un fatto pieno di tenerezza e di profumo come il nardo prezioso che Maria sparge sui piedi di Gesù, anticipo della sua sepoltura. L’amore a Gesù, dimostrato attraverso il sentimento del cuore e i gesti della vita, non contraddice affatto l’amore a la dedizione ai poveri. Invece, ne è fondamento e condizione. Gesù è ben lieto quando sappiamo ritrovare nei poveri il suo stesso volto, crocifisso e risorto.

Vangelo secondo Luca 19,28-40

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

I GIORNI DELLA STORIA

Entrata trionfale: su un puledro d’asino! Gesù sembra giocare sul registro dell’ironia, quasi a misurarsi di fronte alla drammatica realtà che incombe, e a rendere consapevoli i discepoli e la folla che la gloria di questo momento è fugace come un colpo di vento. In tal modo - come accadrà anche di fronte a Pilato - Gesù dichiara apertamente la sua condizione di discendente e successore del grande re Davide, principe e promotore di pace e di gloria.
L’ingresso a Gerusalemme introduce nei giorni dell’Ultima Cena, della cattura nell’Orto degli Ulivi, la condanna, la via dolorosa verso il Calvario, la crocifissione, la morte e la sepoltura.
Il racconto evangelico, che oggi nelle chiese risuona con tre lettori, riporta in modo sorprendentemente analitico gli ultimi giorni, ed esprime con intensità narrativa la condizione umana di Gesù e il livello divino della sua personalità, che verrà compiutamente svelato nella risurrezione del terzo giorno.
Siamo messi di fronte a un fatto ‘piccolo e occasionale’, come poteva essere in quei tempi una condanna a morte. Nello stesso tempo, partecipiamo a un fatto che dà una svolta alla storia, non solo per le persone che credono in Cristo, ma anche per tutti coloro che entrano nella storia umana. Gesù, l’uomo libero che si è consegnato alla morte ed è risuscitato il terzo giorno, segna il destino dell’intera umanità.

Vangelo secondo Giovanni, 11,45-56

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

MINACCIA DI MORTE

Dopo la risurrezione di Lazzaro, molti Giudei credettero in Gesù. Ma fu proprio la risurrezione di Lazzaro a dare l’ultima spinta ai suoi oppositori: l’uomo Gesù è pericoloso per il popolo, e per il bene del popolo bisogna farlo fuori. E’ la logica perversa dei potenti. Avvertendo questa minaccia, Gesù si allontana da Gerusalemme. Che farà dunque? Egli ha in mente solo una cosa: attendere l’ora scritta nel cuore del suo Padre celeste. L’ora della Pasqua si avvicina.

Vangelo secondo Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

LA DIFFERENZA DEL FIGLIO

Noi siamo figli chiamati a partecipare alla vita di Dio. Gesù entra nella storia come Figlio che dall’eternità è generato dal Padre nell’unità dello Spirito Santo. Gli interlocutori di Gesù si scandalizzano perché Egli si dichiara Dio. Per essi è una bestemmia e uno scandalo. Per noi cristiani è la grazia più grande accaduta all’umanità. Come dicevano i Padri della Chiesa, ‘Uno della Trinità diventa uomo. Uno di noi è Dio’, affinché ciascun uomo venga introdotto nella figliolanza divina. Noi siamo figli chiamati a partecipare alla vita di Dio.

Vangelo secondo Giovanni 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

LA VITA

Colui che possiede la vita ed è la vita, la può donare. Gesù uomo non ha visto Abramo, ma Abramo ha esultato nella speranza di vedere Dio. Gesù Figlio di Dio, eterno con il Padre e lo Spirito Santo, ha visto Abramo e ha preparato il giorno della salvezza, il giorno della sua venuta tra gli uomini, dell’esaltazione sulla croce e della risurrezione. Le misure dell’umano vengono sconvolte. Gesù travolge le frontiere della morte, per se stesso e per coloro che credono in lui.