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Gesù in diretta

“Sarebbe piaciuto anche a me ascoltare in diretta le parole di Gesù. Anche se poi, arrivata sotto la croce sarei subito scappata, anzi, non sarei nemmeno arrivata lì sotto. Eppure è meraviglioso sentire echeggiare le parole di Gesù nei suoi amici. Gesù aveva degli amici. Un Dio con amici cari che lo seguivano. Marta e Maria: Gesù a casa loro! Non interessa sapere esattamente cos'ha detto, ma che Lui aveva bisogno, come tutti noi, di un luogo in cui sostare e di amici! Gesù lava i piedi a Pietro: basta il gesto, le parole sono un sovrappiù!...”. Permane l’eco delle ‘parole in diretta’ pronunciate da Gesù e accolte dai testimoni. ...continua a leggere "UN VANGELO DI AMICI"

LE PAROLE VIVE 

Continuano a soffiare all'orecchio le parole del Generale dei Gesuiti, padre Sosa, nelle quali si afferma che - non essendoci i registratori ai tempi di Gesù – ‘come facciamo a sapere le parole esatte che lui ha pronunciato?’ Ben per noi che a quei tempi non esisteva la tecnologia e tutto era affidato ai sensi e al cuore delle persone. Le parole di Gesù non ci sono arrivate nella precisione formale di un registratore, ma nell'intensa vibrazione che hanno suscitato negli ascoltatori. Gesù aveva degli amici: un Dio con amici cari che lo seguivano. ...continua a leggere "Vangelo in diretta"

E DOPO?

Cosa è accaduto dopo? Dopo i saluti e i discorsi di Gesù riferiti nel Vangelo di Giovanni alla tavola dell'Ultima Cena; dopo che i suoi piedi si sono staccati da terra ed è stato visto elevarsi al cielo e sparire dietro le nubi. Che cosa ê successo agli apostoli dopo che hanno smesso di guardare con il naso all'insù? Gesù non è più una compagnia quotidiana, un amico da guardare, da seguire dovunque vada, al lago o al paese, a Gerusalemme o a Gerico. Dopo che è uscito dal mondo, i seguaci continuano a cercarlo. Dove? Non più tra le pietre della tomba nuova e vuota, né tra le nuvole che si aprono a mostrare il cielo.
Lo vanno a cercare dove l'apostolo racconta la sua vita e riunisce il popolo, dove si compiono i miracoli e le azioni della carità. Lo cercano le persone che lo amano e desiderano, lo invocano e attendono. Percepiscono che la sua presenza si è dilatata, ma non si impone allo stesso modo della sua figura fisica, né è riconoscibile attraverso un'azione programmata. Si potrà salire sull'albero imitando Zaccheo o entrare nella sala del convito con la peccatrice a profumargli i piedi? ...continua a leggere "Verso l’Ascensione del Signore"

Dagli Esercizi della Fraternità di                 Comunione e Liberazione

Se tua moglie o un amico ti domandano: “Perché vai a vedere la partita in campo, quando si vede tanto meglio in televisione?”, tu sai bene cosa rispondere. Quello che vedi e vivi in campo, con gli amici, il viaggio di andata e ritorno, i clamori e i colori dagli spalti del campo, è altra cosa. Un avvenimento lo vivi e lo partecipi standoci dentro. Se può valere il paragone, accade lo stesso con l’avvenimento cristiano. Leggi il Vangelo o lo senti raccontare e spiegare: un libro, una lezione, persino un filmato. Poi accade di trovarti dentro una comunità che lo vive. La parola che racconta e chiarisce, risuona dopo una sonata di Mozart o un movimento delle sinfonie di Beethoven, rimbalza nei canti dei neri d’America o di cantautori contemporanei, nelle cantate popolari e nei cori classici. Una voce limpidissima canta: "Al mattino, Signore, al mattino la mia anima è vuota alla fonte…. Uno è l'alveo del mio desiderio, ch'io ti veda, ed è questo il mattino". Un'altra voce canta Mina: "Se tu non fossi qui, povera me, sarei una cosa morta, una candela spenta, una donna inutile". ...continua a leggere "DOVE ACCADE"

CONFESSIONE DI PRIMAVERA

Nel bel sole che anticipa la primavera, la gitarella al mare sospinge i due fidanzati conviventi a una chiesa dove chiedono di confessarsi. E’ inevitabile domandare come mai due bravi ragazzi di parrocchia abbiano tranquillamente scavalcato la celebrazione del sacramento del matrimonio. Il motivo primo questa volta non è la questione economica, ma l'intento di mettersi alla prova prima di una decisione definitiva. Con quel che si vede in giro – dicono -, amici che si lasciano appena sposati, impreviste difficoltà a intendersi, eccetera. ...continua a leggere "Fidanzati conviventi"

L’eleganza dei gigli di campo

Un’amica mi avverte della sfilata di moda in corso a Milano dal 22 al 28 febbraio. Non aspettavo altro. La considerazione per l’ingegno degli stilisti, la soddisfazione per il lavoro delle persone, l’ammirazione per la raffinatezza delle modelle, sospingono a considerare con simpatia - mista a un filo di ironia - il bel mondo della moda. Mi sorprende di botto la perfetta coincidenza di tempo con il Vangelo della domenica corrispondente, dove Gesù dice: “E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro…”. Dio che non dimentica gigli e uccelli dimenticherà noi, lasciandoci nudi e senza cibo? E allora, dovremo buttare le sfilate, le mode, i vestiti? Non sia mai. Non siamo nel paradiso terrestre, dove Adamo e Eva passeggiano davanti a Dio ‘vestiti’ così come Dio li ha fatti. ...continua a leggere "La MODA e i GIGLI"

OLYMPUS DIGITAL CAMERANon è difficile farsi catturare dall’Amoris Laetitia, la gioia dell’amore che traspare dall’esortazione del Papa sulla famiglia. Vengono presentate citazioni dalla prima parte, dove la Bibbia è popolata da famiglie di tutte le specie, a cominciare dalla prima, quella di Adamo, al quale il Signore concede in dono quella che è veramente ‘la prima donna’ del mondo. Il miracolo dell’unità avviene “sia nell’abbraccio fisico, sia nell’unione dei due cuori e della vita e, forse, nel figlio che nascerà dai due”, accolto e introdotto alla fede attraverso i genitori. Un cammino bello, vero, pieno di attrattiva e di problemi, che fa esclamare: “E’ la nostra vita”. ...continua a leggere "IL MAGGIO DELLE MAMME"

Abbiamo una Santa Barbara imponente. Un armamentario di migliaia di libri e di studi, di inchieste e di interviste. Centinaia di locali e di programmi. Ma spesso tutto appare morto o almeno appassito. Dov’è la miccia? La miccia per accendere il fuoco, per far scoppiare l'incendio, per iniziare il cammino. Tutti travolti dalla crisi e soffocati dagli impegni. Delusi e abbacchiati. Incerti e impacciati. Rincantucciati dentro i nostri timori e i nostri calcoli.
E’ possibile vivere la semplicità della fede? E’ possibile il riconoscimento diretto e esplicito di Cristo, il brillio della sua presenza nei nostri occhi e nelle nostre mosse? ...continua a leggere "LA MICCIA"

2016-03-24 18.41.31Al sepolcro di Gesù, gli Angeli erano due o uno? Il mattino di Pasqua, le donne accorse erano una o tre? Gli apostoli nel cenacolo, dieci o undici? Non basta raccontare i fatti di Pasqua. Occorre vederli, immaginarli, riprodurli. Nei giorni che seguono la Pasqua, con i ragazzi viene facile: un’immediata fantasia permette di immaginare e impersonare gli avvenimenti, trasportandoci con agilità presso il sepolcro o sul lago, sulla via di Emmaus o nel cenacolo. I ragazzi sono la Maddalena, gli Angeli, Tommaso, Pietro; sono il sepolcro e la corsa, sono il vento e le vele. Il Vangelo diventa vivo nei volti e nelle mosse. Il Vangelo si ridesta nelle persone. ...continua a leggere "LA PASQUA RIDESTATA"

Crocifisso Giubileo

Gesù risorge ferito: mani e piedi e costato. Il crocifisso trecentesco che domina il presbiterio del Duomo di Chioggia nell’anno del Giubileo, risalta con un incarnato pulito da ogni macchia di sangue, mentre si intravvedono appena le ferite dei chiodi. Solo dal petto sgorga un getto di sangue che scende in una breve arcata. E’ facile rilevare, soprattutto nelle riproduzioni a stampa, che la figura tende al verde, come verde è lo sfondo sul quale è disegnata la croce. E’ il ‘legno verde’ di cui parla Gesù nel Vangelo della passione. E’ il verde degli alberi dai quali rinasce la vita in questa nuova primavera. Colui che risorge a Pasqua è il Crocifisso e porta impresse le sue vive ferite, che egli mostra agli apostoli e nelle quali introduce il dito di Tommaso.

La Pasqua non cancella le ferite, ma le esalta come feritoie dalle quali promana la luce, e come germogli fioriti di vita nuova. In Cristo la morte è vinta, e i facitori di morte sono sbaragliati; Egli diventa l’inizio anche della nostra vittoria sulla morte e su ogni male che la produce; la risposta agli attentati e alle guerre, ai disastri e alle tragedie che insanguinano città e strade. Tutte le nostre difese e protezioni sono provvisorie e precarie: una breve cortina che facilmente viene sconvolta. La bellezza della vita alla quale ci spalanca Gesù – il Crocifisso e il Risorto – è una realtà che non si perde più. La commozione che esplode di gioia amorosa in coloro che per primi l’hanno visto risorto, è il primo germoglio di vita che si comunica al mondo. Stralunati anche noi, come gli apostoli, corriamo al sepolcro, dando credito alla Maddalena peccatrice convertita, e facendo noi stessi esperienza dell’incontro con il risorto. Come la Maddalena nel giardino fiorito, come l’hanno visto gli undici rimasti nel Cenacolo, come Pietro dopo la pesca miracolosa sulle rive del lago, così anche noi oggi possiamo incontrare Cristo.

Nel nostro mondo ferito, Lui è la guarigione e la risurrezione; dentro il nostro male di vivere e dentro i maldestri tentativi di scavare una tunnel di felicità nel baratro dell’esistenza quotidiana, nei problemi della corruzione e dei malgoverni. “Per quanto appaia strano, Gesù è più reale di tutto il resto”, scrive una persona in mezzo agli stravolgimenti della sua esistenza. Non potremo togliere il Crocifisso dalla nostra vita, come nelle chiese cattoliche della Germania, ristrutturate senza più le croci perché queste ‘danno tristezza’. Non possiamo togliere il Crocifisso che è Risorto e che vive Risorto: perché nell’albero della Croce rifioriscono i rami della speranza, della vita, della felicità, per gli uomini che se ne lasciano abbracciare.