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Il pretesto è un articolo di giornale che riprende l’ipotesi delle tre donne concentrate in un’unica Maddalena: l’adultera salvata dal linciaggio, la donna che profuma i piedi a Gesù e li asciuga con i suoi capelli, la Maria di Magdala sotto la croce e al sepolcro. L’occasione è un incontro tra amiche, proprio nella festa di Maria Maddalena. Non le convince l’ipotesi di cui sopra: “Tutti scrivono sempre le stesse cose sulla Maddalena. Pare che l'unico problema sia scoprire se la Maria dei tre episodi era sempre lei. Che cosa mi colpisce di più della Maddalena? Non la resurrezione o che Cristo l'abbia liberata dai demoni, ma che è rimasta sotto la croce.” Così dice la prima intervenuta. E prosegue: “Gesù, non credo avrebbe resistito se non avesse avuto sua Madre e quei pochi amici lì sotto. Si sentiva abbandonato anche dal Padre, invece loro fisicamente erano lì sotto e Lui li vedeva. Gesù ha dato la vita avendo davanti quei volti e così ha potuto donare la vita per tutti.” Rèplica un’amica: “Deve essere stato tremendo stare sotto la croce, eppure la Maddalena non poteva staccarsi da Cristo neanche in quel momento in cui poteva benissimo tirarsi fuori come gli apostoli.”

Interviene una terza: “Credo che potesse annunciare la resurrezione solo chi aveva visto morire Cristo con i propri occhi. Certo Gesù poteva dare quel compito a Giovanni, ma una donna ha un cuore diverso. Comunque Giovanni è stato il primo ad arrivare al sepolcro anche se ha aspettato Pietro. Era tutto teso a Cristo anche Giovanni.” Una interlocutrice ricorda di aver letto in un libro scritto da una donna che solo le donne sanno prendersi cura del corpo, perché custodiscono un corpo per nove mesi nel grembo; aggiunge: “Ecco, per questo io credo che Maddalena si sia presa molto cura di Cristo anche nel momento della deposizione e della sepoltura e dopo è andata al sepolcro con gli unguenti. Ma si può avere cura di Cristo, di Dio? Può sembrare assurdo, perché è Dio che si prende cura di noi. Eppure credo che il compito di ogni donna e mamma sia di avere cura di Dio, avere a cuore Dio!”
Si finisce con leggere insieme il brano del Vangelo sulla resurrezione annunciata dalla Maddalena. Con commozione. “Come lei quel giorno, quante volte abbiamo cercato in lacrime il Signore domandando dov'era, e quante volte Lui si è fatto riconoscere. Quante volte credevo di aver perso il mio Signore, che mi avesse abbandonata e invece poi m’ha chiamata per nome. Quante volte ho raccontato agli amici di aver incontrato Cristo e poi l’hanno visto anche loro e l’hanno testimoniato a me. Quante volte ancora potremo dire "Rabbuni! Maestro caro!" come la Maddalena.”

La FOLLA E LE LUCI

La folla che segue Gesù viene registrata dai Vangeli, che ripetono: “Lo seguiva molta folla... Erano circa cinquemila uomini… Si radunavano tante persone da non esserci posto davanti alla porta… Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì sua una barca e insegnava loro…”.  E via di seguito. Nel tempo, la folla non diminuisce, e continua a invadere piazze e strade. Ne rimaniamo sorpresi in certe assemblee liturgiche, nel giro di alcune processioni, nelle parrocchie e nei santuari, nei pellegrinaggi di giorno e di notte dove camminano decine di migliaia di persone, senza contare i raduni in piazza San Pietro e altre piazze attorno al Papa, fino alle percentuali di chi ‘si avvale dell’ora di religione’.

Cos’è questo fenomeno che perdura come un’altalena che non cede, come un’acqua che cala per subito crescere, come una fame che rispunta pur dopo un vorace rimpinzamento? Vengono attraversati i deserti della secolarizzazione, i decadimenti e gli smarrimenti del cuore umano, i disorientamenti e le delusioni dei ministri di culto.  Ci sorprende il racconto della vita dei santi del nostro tempo, particolarmente quei giovani che la morte precoce per incidente o malattia ha messo sotto gli occhi di tutti. Dov’erano dunque? O meglio, dove eravamo noi, quando le nostre energie si esaurivano nella lamentela e nel rimpianto di un mondo perduto? In una scuola, in un gruppo di amici, in una vacanza, in una malattia, nell’accoglienza di un bambino malato, nel servizio in un luogo di missione, la vita fioriva. Spuntavano dal nulla nuovi carismi e movimenti che in un batter di pochi decenni hanno invaso il mondo.

Basta sedere in confessionale per essere raggiunti non solo dai peccati della gente, ma da sorprendenti fenomeni di grazia. Da dove vengono i due sposini arrivati freschi al matrimonio e ora in attesa del figlio, con quell’intensità di fede e la lieta testimonianza in paese e nel lavoro? E la donna tradita e offesa, eppure fedele? E i genitori pazienti nell’accoglienza e misericordia verso figli perduti? S’innalzano preghiere a Dio e alla Madonna nel silenzio di un tormento nascosto. Tanti giovani e adulti che dedicano uno spezzone dell’estate ai più piccoli, chi li ha generati? Le donne che pregano il vespero prima del lavoro nella festa patronale, quanto amano nostro Signore? Quanti ragazzi recuperati dal buio della depressione e della droga, da un nuovo carisma che percorre le strade della notte? Torrenti e rigagnoli e sorgenti e canali irrigano il mondo di un’acqua che viene dalla profondità del tempo e dall’altezza del cuore di Dio. Daremo qualche frammento di attenzione a scoprire le luci che illuminano città e campagne?

Don Angelo

 

 

 

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DOPO GLI AUGURI di PASQUA

Quante strade percorrono gli auguri di Pasqua? La più breve conduce dall'altare a un lieto e rapido abbraccio con i fedeli giù dei gradini al termine della Veglia Pasquale. Le strade più intrigate e fantasiose percorrono tutte le fibre dei social. Solo qualche raro biglietto spunta nella mazzetta di giornali e riviste che il postino consegna qualche giorno prima di Pasqua. Occhieggiano sorridenti e malinconici alcuni messaggi che quasi si confondono con la pubblicità pasquale, luminosi di belle promesse fatte di pulcini, colombe, cioccolata, fiorellini e fantasie esotiche. La Pasqua si trasforma in una buona tazzina di caffè o nella sorpresa dell'uovo di cioccolato: tutto bello, simpatico e ...vuoto. Pare sia fuori moda e fuori contesto il riferimento a Gesù risorto e all'avvenimento della Pasqua cristiana: ben se ne guarda anche qualche fedele cristiano e non solo.

Ma la Pasqua di Gesù c’è! Dagli auguri di tutte le specie spunta bellissimo il quadro del Cristo che sorge imponente dal sepolcro in Piero della Francesca; si protendono con levità le mani della Maddalena verso Gesù nel dipinto di Giotto; si slanciano con desiderio le mani di un drappello di discepoli verso il braccio del Signore, scovate in una chiesa di Laggio di Cadore e riprodotte nel volantone degli auguri di Comunione e Liberazione. La Pasqua cristiana esce di Chiesa, percorre le strade della vita e illumina le pareti di casa. Cristo risorto è il punto da cui tutto ricomincia. Con Gesù anche i discepoli e le discepole risorgono dalla paura e dall'incertezza, e si mettono in cammino per le strade del mondo: "Andate e annunciate". Lo richiama uno scrittore francese che non si rassegnava al suo ateismo: Cristo, "almeno lui, ci è permesso ammirarlo e amarlo senza farci troppe domande sulla sua realtà. Se qualcuno ha lasciato una traccia sfolgorante nella mente e nel cuore degli uomini, è proprio Gesù Cristo" (D'Ormesson, Avvenire 21.4.2019). Gesù Cristo è venuto a toccare la nostra vita, a condividere la passione dei suoi fratelli nuovamente percossi e dilaniati dagli attentati proprio nel giorno della sua Pasqua, lanciati nella carità e commossi di misericordia ogni giorno della vita, feriti dai peccati e sanati dalla sua croce, risuscitati nella speranza e viventi per Dio e per i fratelli. Come sarebbe possibile vivere, sperare, generare figli e tirarli su con fiducia, se Cristo non ci prendesse per mano ogni mattina e non si accompagnasse con noi come con i discepoli che tonavano ad Emmaus delusi? Il suo volto brilla negli amici che credono, nei poveri che sperano, nei cristiani che patiscono persecuzione, nei fratelli e sorelle che gli donano la vita.

 

Per libri, giornali e siti, si invoca il Pronto Soccorso degli esperti in scienze umane, persone sagge e navigate, chiamate a sostenere chi viene coinvolto in situazioni drammatiche, come incidenti, terremoti, attentati. Una competenza di cui ha bisogno il mondo dei ragazzi, giovani, fidanzati, famiglie, e non so chi altro. Tuttavia le pur necessarie competenze mostrano la corda di fronte al mistero dell’uomo che supera ogni misura e travolge tutte le proporzioni; il gran lago del cuore umano arriva a profondità insondabili e si estende per meandri impenetrabili alla sapienza umana, arrivando a toccare l’Infinito di cui è immagine e di cui conserva nostalgia. I fiori e i lumini sui luoghi delle stragi e degli incidenti, le sfilate e le fiaccolate per ricordare le vittime o per commemorare eventi drammatici – come il decennale del terremoto de L’Aquila, con la lenta scansione dei nomi delle persone travolte dalle macerie - diventano premessa a un’invocazione che spinge più in là. Anche se la sfilata non si conclude con una preghiera corale, c’è da scommettere che tante persone si lascino andare a una silenziosa invocazione al Signore e alla Madonna, come al tempo in cui si era bambini, e come ancora accade in qualche chiesa.

Non possiamo ridurci alla dimensione orizzontale: la salvezza invocata supera ogni umana competenza e capacità, e non trova risposta nemmeno quando case e contrade vengono ripristinate – cosa peraltro così lontana dall’essere portata a compimento.

L’intervento delle scienze umane viene invocato e praticato anche nell’affronto dei problemi di una comunità cristiana o di una fraternità religiosa. Rimanendo persone umane, con livelli psicologici e intrecci sociologici, veniamo istruiti e indirizzati sulle dinamiche che ci strutturano e ci attraversano. Purtuttavia, una sottile tentazione pelagiana può insinuarsi come serpente: ‘Ci bastano le nostre tecniche e competenze per uscire dal buco’. Il laboratorio delle invenzioni e genialità basterebbe a risolvere i problemi della famiglia, le crisi del prete, le attese dei giovani. Metodologie e tecniche si contendono la piazza nei gruppi convocati, lasciando in superficie l’annuncio della fede, mentre l’efficacia della grazia viene svilita e la preghiera appare intimistica e inutile. Quando l’attrattiva cristiana abbassa l’asticella, svanisce l’immagine di Cristo che salva e perdona, fa rinascere i cuori e fa nuove tutte le cose. Più che di esperti, abbiamo bisogno di accoglienza e perdono. Allora il cuore salta oltre la siepe, invoca la tenerezza di Dio e mèndica il suo abbraccio. Il bisogno di essere accolti e perdonati va ad affiancarsi ai testimoni del passato e del presente, percorrendo le vie misteriose delle acque della grazia, agitate dal vento dello Spirito.

 

IL CENTRO

Trovarsi da soli, tu e Lui con l’Eucaristia, càpita a volte durante l’anno e si ripete a brevi sprazzi nel corso delle 24 Ore per il Signore. Il grande ostensorio che ospita il cerchio bianco di pane, illumina di chiarore l’altare e tutt’intorno le colonne, i muri, le vetrate, i panconi, le panche, nelle grandi cattedrali e nelle chiese moderne, dove vengono a concentrarsi a raggera persone di varie comunità e provenienze ecclesiali. Il segno del pane è impressionantemente esile, tanto più quando lo prendi in mano e quando lo spezzi in due o in quattro per consegnarne appena un frammento a una persona anziana, in famiglia o in casa di riposo. Attorno a questo segno minimale, come alla sottile asse della sfera del mondo, continua a girare l’universo della Chiesa, si svolge il ritmo della vita delle persone, viene coordinato il cammino delle comunità. C’è chi si ritaglia tenacemente - tra casa e lavoro - lo spazio della messa quotidiana, mentre le comunità contemplative segnano le ore della giornata sulla cadenza dei momenti di preghiera e di adorazione. Qua e là spuntano comunità parrocchiali che proseguono l’adorazione eucaristica di giorno e di notte, per tutti i giorni dell’anno. Ma come fanno??!! Con quale fede, con quale amore, con quale cuore e mente guardano l’Ostia consacrata? Se non fosse che le parole pronunciate distintamente ad ogni celebrazione da ciascun sacerdote, fanno risuonare la voce stessa di Gesù nell’ultima cena ed evocano la compagnia dei dodici e delle donne e degli inservienti; se non fosse che vedi vibrare il suo corpo, il suo medesimo corpo che pende dalla croce, davanti ai soldati e davanti alla Madre e al piccolo gruppo di discepoli; se non fosse che – come la Maddalena al sepolcro – tendi le braccia e il cuore per toccare il suo corpo risorto; se non fosse che il fiume dei secoli e il vento dello Spirito trasportano a questa chiesa il grano e l’uva; se non fosse che la fede di nostra madre e forse di nostro padre ci conduceva da bambini a buttare un bacio al crocifisso e al tabernacolo; se non fosse per la Messa della prima Comunione, per il Matrimonio celebrato nella Messa, e pure il funerale e prima ancora il Battesimo; se non fosse per l’unica mensa e l’unico corpo nel quale si compone il popolo cristiano; se non fosse… Chi potrebbe credere, riconoscere, adorare, sperare, amare Gesù in un segno così povero e indifeso, immoto e silenzioso? Come un atomo irradiante, come un sole splendente, un pane fragrante, un vino inebriante, l’Eucaristia si colloca al cuore della vita del cristiano e di tutta la Chiesa. Al centro del mondo.

LA FEDE TAGLIATA

La Trinità è difficile e non merita tempo di spiegarla. Gesù non è da nominare perché se no i ragazzi scappano. La Chiesa è piena di peccati e lasciamola stare. Il Battesimo è una imposizione e lo riceverà da grande se vuole. La Confessione, mi confesso da solo. Il Matrimonio si può fare anche in spiaggia mescolando il mucchio di sabbia verde con quella gialla..... E via sventolando stracci di parole e di opinioni, ciascuno la sua.

Una fede tagliata, snervata, abolita. Il cristianesimo messo da parte, ingessato e raggelato come una montagna d'oro sepolta dalla neve, dove non si va più a scavare. Al massimo, precipitose scivolate fino a valle.

Dimmi cos’è il cristianesimo. Dimmi cosa c’entra Cristo con la vita. Dimmi dove trovi una mano che te lo porga, una voce che te ne parli, un cuore che te lo consegni.

Nella piazza del mercato delle religioni, come Diogene con la fiaccola accesa di giorno, vai cercando un Volto fra tutti i volti. Tra la folla dispersa e oppressa, dopo le fantasie del carnevale e dentro le abitudini della Quaresima, emerge il bisogno di una risposta, l’esigenza di una compagnia per arrivare a Lui, cercando di individuare il cammino della sua croce e lo splendore della sua carne di risorto. Trovi aperta la porta della Chiesa, spalancato il libro della sua parola, sussurrato il mormorio della preghiera. Di comunità in comunità, di stagione in stagione, cerchiamo l’incedere dei suoi passi, il suono della sua voce, lo slancio della sua chiamata. Veniamo introdotti nel mistero della sua vita, per poter svelare il mistero del nostro essere al mondo, il nostro anelito di infinito come sul colle di Leopardi, non per naufragare nel mare del nulla, ma per navigare nel profondo della vita, scorgendo all’orizzonte la meta. Navigazione non solitaria, con il capitano che guida la barca.

Cerchiamo qualcuno che ci consegni la fede con tutti i suoi connotati e ci introduca nella storia nella quale e entrato Dio, Padre che crea e ama, Figlio che diventa uomo, Spirito che lancia nella vita. Cerchiamo una comunità di persone affascinate dal suo amore, attratte dalla sua chiamata, sospinte al largo della missione. L’oscurità si schiarisce, il peccato viene lavato, l’oppressione viene liberata. Chiamati a risorgere ogni giorno, a fiorire ad ogni primavera, a portare i frutti dell’estate e dell’autunno. Ritroviamo fratelli che arrivano da tutte le strade, accogliamo la grazia che ci avvolge da tutti i punti cardinali. Una fede di volti e persone. Il volto di Dio, la storia delle persone.

COINCIDENZE DI QUARESIMA

Coincidenze. Uno si è imbarcato nella lunga crociera della Bibbia che lo conduce per porti e mari, tempeste e bonacce, albe e tramonti non so per quanti mesi e, alla svolta della Quaresima, si trova ad attraversare il mar Rosso insieme con le tribù degli Ebrei che fuggono dall’Egitto insieme con Mosè. La lettura della Bibbia pagina dopo pagina incrocia sorprendentemente il tempo liturgico: la creazione, inizio di tutto, in Avvento; la liberazione in Quaresima. La Bibbia non è solo un libro di carta, e la liturgia non è un calendario di plastica. Accompagna i movimenti della storia e i passi dell’uomo.

A sorpresa, un altro anello della catena. Nei giri in macchina per il percorso abituale o per uscite più larghe, conviene saltare i programmi della radio e riprendere il cd con la lettura dei Promessi Sposi. Tra le svolte della strada di don Abbondio che incrocia i bravi e le traversie del matrimonio che non s’ha da fare, passando per don Rodrigo e Padre Cristoforo, arrivi alla notte in cui la povera Lucia viene condotta al castello dell’Innominato. Le sue lagrime e suppliche toccano il cuore dell’Innominato, il quale al mattino vede la folla muoversi per l’arrivo del Cardinal Borromeo. L’Innominato lo raggiunge e ne riceve l’abbraccio. La lettura di questo episodio scandisce esattamente l’inizio del Mercoledì delle Ceneri, richiamo alla conversione.  L’intreccio di queste coincidenze permette di mettere in fila Bibbia, letteratura, accadimenti. La storia si allunga fino a toccare il cuore della vita, occupata e accidentata da lavoro, famiglia, figli, a volte malattia, oppressione per tante cose, notizie cattive e.o sconcertanti.  Racconta una persona:“Le circostanze della vita spesso non ti danno respiro, sei pieno di problemi, di salute in famiglia, e poi ne arrivano altri inaspettati e altri che non vorresti mai fossero arrivati…’ Si è presi da un intasamento interiore, una tristezza per le situazioni fuori di noi, in ufficio, nel lavoro, per la politica, l’economia, i soprusi, gli incidenti… La nostra umanità ferita è l’Egitto in cui viviamo, è il castello in cui ci rinchiudiamo. Ma è pure la terra che Gesù viene ad abitare e a salvare.  Dentro il nostro deserto di fame e di sete, a noi come a Mosè, Dio dice “«Io camminerò con voi e ti darò riposo». Accadono fatti che ce lo segnalano. C’è una folla, un popolo, una compagnia, che indica e sostiene. Un Mosè, un cardinal Federigo, un Papa Francesco, una Chiesa di carne e sangue, una comunità di amici che ci fa strada verso la liberazione che il Signore compie. Reale come il luogo in cui abitiamo e viviamo. Concreto come il volto delle persone che amiamo. Nelle coincidenze della vita.

TEOLOGIA IN NAVIGAZIONE

Camminando fuori pista, a lato dei percorsi di teologia preventivati dalle scuole e ai margini delle attività pastorali determinate dalla programmazione, le visite in libreria diventano dispersive, e nello stesso tempo accattivanti. Dispersive perché non sei preso da un tema specifico come quando l'insegnamento rubava tutti i ritagli di tempo libero; né sei catturato da impellenti mansioni pastorali. Al largo dalle boe di segnalazione, rischi di vagare senza bussola nel mare di pubblicazioni disperse per mille correnti, tra venti contrastanti. In libreria si trova di tutto, dal breve fascicolo quaresimale al grosso tomo di teologia femminista. Nella nuova situazione puoi acconsentire all’attrattiva di antichi e nuovi autori, e puoi tuffarti alla scoperta inesauribile e affascinante del mistero cristiano, come chi si immerge in siti marini pieni di sorprese: uno straordinario compenso al vuoto che ci circonda.
C’era un tempo in cui una consistente presenza di giovani avviati al sacerdozio faceva del seminario un centro culturale effettivo, dove ci si poteva recare per una consultazione, un confronto, un dialogo, con profitto per l'azione pastorale e l'aiuto spirituale. Da molti decenni gli allievi di teologia sono trasmigrati in seminari di altre diocesi, e ultimamente sono ridotti al lumicino. E’ venuto a mancare anche il lieve rigagnolo di quella che veniva chiamata dapprima 'Teologia per laici' e successivamente 'Formazione teologica'; ne hanno usufruito alcune centinaia di uomini e donne. Nello spazio della laguna le acque della riflessione e dello studio teologico si vanno prosciugando e lasciano emergere la secca come nei giorni di bassa marea. Ci si guarda intorno alla ricerca di un possibile percorso da suggerire a persone di varia provenienza culturale, che desiderano e domandano di conoscere e capire i contenuti della fede, stimolate da una esigenza esistenziale che viene acuita dal vuoto della società. Nel frattempo, ti vai imbattendo in un serie di persone che percorrono canali di altura, appassionandosi e dedicandosi a studi teologici e biblici decisamente impegnativi, frequentati in città vicine e a Roma. Ci si abbevera a nuove fontane, arricchite da originali esperienze personali. Sarà possibile mettere in circolo queste correnti, facendole reciprocamente incontrare e scorrere nelle acque della laguna e dei fiumi nostrani? Il terreno arido della sterminata ignoranza religiosa che isterilisce fede e carità, potrà venire nuovamente irrigato e qualche oasi rifiorirà. Nei nuovi studi e nelle nuove tendenze, si profila la bella novità di una teologia non ingessata entro schemi astratti, ma raccontata come storia di salvezza di persone e popoli. La barca della chiesa va, equipaggio e passeggeri, navigatori del presente e del futuro.

Il mondo naviga in tutte le direzioni, e un senso di smarrimento pervade equipaggio e passeggeri. Nella grande crociera della vita non bastano i supermercati delle distrazioni, né i brevi attracchi in porti famosi che introducono alle città d’arte e alle postazioni del gioco. E’ il soggetto stesso, uomo e donna, a trovarsi disperso, un ‘io’ staccato dalla sua origine e trascinato verso una mèta che rimane ignota. Come Diogene nella piazza del mercato, girovaghiamo con la lampada accesa domandando chi è l’uomo, da dove viene e dove va, chi lo ama e chi gli fa compagnia. “Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male»”. Scriveva così Papa Francesco nella sua prima enciclica Lumen fidei.
Eppure constatiamo che migliaia di giovani si muovono verso una mèta, come accade in questi giorni a Panama nella Giornata Mondiale della Gioventù. Papa Francesco diventa Maestro e testimone e indica il punto verso cui muoversi. C’è dunque ancora un ideale, una speranza da inseguire, una ragione per cui vivere e dare la vita. Lo vediamo emergere dai percorsi della storia nel volto dei santi: uomini e donne che si sono lasciati vincere da un punto di attrattiva, gli sono andati dietro e hanno allargato lo spazio dell’umano. Il calendario di fine gennaio presenta San Paolo convertito, San Francesco di Sales con una proposta che coinvolge il vivere quotidiano, San Giovanni Bosco che le inventa tutte con un cuore di padre verso ragazzini dispersi. La cronaca quotidiana racconta di preti e suore, famiglie e giovani che pregano, accolgono e ospitano e servono. Riemergono dal recente passato i santi della politica, come don Luigi Sturzo con il vangelo in mano e Alcide De Gasperi ricostruttore dell’Italia perduta: hanno aperto sentieri in un sottobosco di piante sane e robuste facendo rivivere l’umano dopo le tragedie della distruzione totale. Una ripresa che ci permette di camminare come nani sulle spalle di giganti. Con la vita dei santi la storia riprende ogni volta un giro virtuoso. Occorre dunque ‘contemplare ogni giorno il volto dei santi’. Fino ad accorgerci della santità usuale che ci circonda, di padri e madri e nonni e giovani che vivono con gusto, con pienezza e dedizione, con fede e carità; si ricostruisce un’umanità vera, un equilibrio che stabilisce avvenimenti e cose nella loro giusta proporzione, nella tensione a un bene più grande e più vero. Un istante di grazia ci viene donato ogni giorno, impregnato di misericordia e di umanità. Canta il poeta Eliot: ‘In luoghi abbandonati / Noi costruiremo con mattoni nuovi / Dove le travi son marcite / Costruiremo con nuovo legname / Dove parole non son pronunciate / Costruiremo con nuovo linguaggio / C’è un lavoro comune / Una Chiesa per tutti / E un impiego per ciascuno / Ognuno al suo lavoro’.

IL COMPITO DELLA VITA

Il mondo naviga in tutte le direzioni, e un senso di smarrimento pervade equipaggio e passeggeri. Nella grande crociera della vita non bastano i supermercati delle distrazioni, né i brevi attracchi in porti famosi che introducono alle città d’arte e alle postazioni del gioco. E’ il soggetto stesso, uomo e donna, a trovarsi disperso, un ‘io’ staccato dalla sua origine e trascinato verso una mèta che rimane ignota. Come Diogene nella piazza del mercato, girovaghiamo con la lampada accesa domandando chi è l’uomo, da dove viene e dove va, chi lo ama e chi gli fa compagnia. “Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male»”. Scriveva così Papa Francesco nella sua prima enciclica Lumen fidei.
Eppure constatiamo che migliaia di giovani si muovono verso una mèta, come accade in questi giorni a Panama nella Giornata Mondiale della Gioventù. Papa Francesco diventa Maestro e testimone e indica il punto verso cui muoversi. C’è dunque ancora un ideale, una speranza da inseguire, una ragione per cui vivere e dare la vita. Lo vediamo emergere dai percorsi della storia nel volto dei santi: uomini e donne che si sono lasciati vincere da un punto di attrattiva, gli sono andati dietro e hanno allargato lo spazio dell’umano. Il calendario di fine gennaio presenta San Paolo convertito, San Francesco di Sales con una proposta che coinvolge il vivere quotidiano, San Tommaso d'Aquino con la sua sterminata sapienza, San Giovanni Bosco che le inventa tutte con un cuore di padre verso ragazzini dispersi. La cronaca quotidiana racconta di preti e suore, famiglie e giovani che pregano, accolgono e ospitano e servono. Riemergono dal recente passato i santi della politica, come don Luigi Sturzo con il vangelo in mano e Alcide De Gasperi ricostruttore dell’Italia perduta: hanno aperto sentieri in un sottobosco di piante sane e robuste facendo rivivere l’umano dopo le tragedie della distruzione totale. Una ripresa che ci permette di camminare come nani sulle spalle di giganti. Con la vita dei santi la storia riprende ogni volta un giro virtuoso. Occorre dunque ‘contemplare ogni giorno il volto dei santi’. Fino ad accorgerci della santità usuale che ci circonda, di padri e madri e nonni e giovani che vivono con gusto, con pienezza e dedizione, con fede e carità. Un istante di grazia ci viene donato ogni giorno, impregnato di misericordia e di umanità. Canta il poeta Eliot: ‘In luoghi abbandonati / Noi costruiremo con mattoni nuovi / Dove le travi son marcite / Costruiremo con nuovo legname / Dove parole non son pronunciate / Costruiremo con nuovo linguaggio / C’è un lavoro comune / Una Chiesa per tutti / E un impiego per ciascuno / Ognuno al suo lavoro’.