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UN CAMMINO GIOVANE

Spumeggia dai siti internet, ma non molte spruzzate arrivano nella stampa usuale e nel parlare comune. Il Sinodo dei Vescovi in corso a Roma continua tuttavia ad aprire ventagli di interesse sui ‘giovani’, nella società e nella chiesa, nelle famiglie e nei gruppi. Che cosa permette agli adulti, e in specie a genitori ed educatori, di intercettare la domanda dei giovani, prima che venga appiattita nella comune omologazione o si spenga nella rassegnazione?

Ad accendere il fuoco non basta più il richiamo a una tradizione ricca di valore e di valori e illuminata da presenze significative di santi, preti, suore, laici. Nemmeno la provocazione a buone decisioni, a ideali e prospettive di rinnovamento, o l’invenzione di nuovi progetti e programmi, di iniziative originali e coinvolgenti, arrivano a svegliare l’interesse e a muovere la partecipazione.

Che cosa è successo quando il cristianesimo è apparso la prima volta sulla soglia della storia? Un fenomeno nuovo, un fatto imprevedibile suscitato da una radicale iniziativa di Dio. Una ‘cosa impossibile all'uomo’ scuote una ragazza di nome Maria. Un invito discreto ma deciso mette Giovanni e Andrea sulle tracce dell’Uomo atteso e sconosciuto. Inizia una scoperta affascinante che risveglia la voglia di partecipare all’avventura del vivere.  Ha continuato ad accadere. Anche a noi. Una scossa, un turbamento, un cambiamento, una rivoluzione, un amore, un attaccamento, una scoperta di se stessi, corpo e anima, cuore e ragione, tempo ed eternità. Abbiamo ancora sotto gli occhi il fatto che ci ha risvegliato, la persona che abbiamo incontrato, l’avvenimento che ci ha preso dentro una compagnia di amici, conquistati da un’invincibile attrattiva.  Quale vento potrà risvegliare una brezza che raggiunga i giovani delle nostre strade, delle scuole, dei siti internet? Un luogo dove tornare a ‘dire io’ con verità, una spinta ad andare oltre.

Per una mattinata domenicale, la città viene invasa da una frotta di giovani: gioco, canti, pranzo, testimonianze. Un’esperienza di bellezza e di unità, un’amicizia che apre il cammino. E’ accaduto a Chioggia e in altre città. Continua ad accadere in vari modi, non con i fuochi di paglia della festa che subito finisce, ma con l’attrattiva di una strada che si apre. Un cammino dove tutto quello che succede aiuta a crescere nella consapevolezza di che cosa è importante. Imparare a giudicare, ad amare, a starci all’avventura della vita. Come la spia d’accensione dell’auto, come il primo fiotto d’acqua alla sorgente, come il desiderio del sole al mattino.                    L’accadere di questo avvenimento chiama in causa la grazia di Dio e provoca gli adulti – genitori ed educatori -  a non ripiegarsi a contare i passi del cammino, ma a lanciarsi – essi per primi - al sèguito del Maestro e Signore della vita.

 

NUOVA NAVIGAZIONE

Due fenomeni si rincorrono quando un sacerdote esce dalla parrocchia in cui ha prestato servizio ed entra in un'altra. L'uscita rappresenta uno stacco da persone, attività, programmi, luoghi. È un allontanamento dalla casa e dalla famiglia, da una impostazione di vita e di lavoro, di orari e di programmi. Il nuovo ingresso ha il timore dell'incertezza e l'attrattiva della novità, il richiamo della scoperta di persone e cose e lo slancio verso un futuro ignoto ma promettente. Qualcosa di simile accade anche nei parrocchiani più fedeli e partecipi. Anch'essi avvertono la scossa dell'uscita e la prospettiva del nuovo ingresso. Quando la fede è desta, il senso della Chiesa è vivo e il desiderio è ardente, può avvenire nelle persone un sommovimento positivo che sospinge a valorizzare quanto si è vissuto con il parroco ormai partito, e che si apre a un nuovo slancio. La fede è sempre una strada di scoperta, e compagni e guide nel cammino costituiscono sempre una novità.
Accade anche che il 'vecchio parroco' non venga lanciato in una nuova avventura pastorale, ma vada a planare ai margini di un campo dove rimane in panchina a godersi la partita giocata da altri protagonisti. Non gli spettano né le strategie né le dritte da lanciare ai giocatori, né i passaggi di palla, né i tiri in porta. Il 'vecchio parroco' è chiamato a svolgere pochissime mansioni di supporto - forse come il ragazzo raccattapalle o che porge la bottiglietta d'acqua. L'unica, infinita partita che gli resta da giocare è nel suo rapporto con il Responsabile ultimo della squadra, con il quale potrà indugiare in silenziosi colloqui, facendosi accompagnare dall'esperienza dei santi più contemplativi. Per il resto, rimane disposto agli scambi, fortuiti e occasionali, con chi gli accadrà di incrociare.
Nella nuova partita il silenzio conta più della parola, la testimonianza più dell'organizzazione, la santità più dell'abilità. Il campo d'azione è sgombro di ogni strategia, liberato da ogni strumentazione, per un gioco libero che assecondi il vento della grazia. Una condizione siffatta provoca un’uscita da se stessi, domanda povertà di spirito, fiducia nell'opera misteriosa del Signore e apertura ad ogni persona. Come non mai, nessuna delle nuove persone incontrate potrà venire qualificata a seconda delle doti e delle prestazioni, ma dovrà essere accolta nella sua realtà di giusto e peccatore, di giovane o vecchio, piacevole o importuno. Si naviga come una barchetta a rimorchio dei grandi barconi della flotta della Chiesa, raccattando qua e là un relitto o un naufrago, lanciando un salvagente o un pezzo di corda, godendosi l'avventura del viaggio e l’ebbrezza della libertà di spirito. Fino all'arrivo al porto finale dove, presto o tardi, tutte le piccole e le grandi imbarcazioni vengono a raccogliersi.

L’uomo si gira e rigira sulla sedia. I dubbi diventano tormento, le domande non si esauriscono. Scandalizzato per il male nel mondo, che nessuno riesce a fermare, chiama in causa Dio. Dichiara che Dio è solitario nell’eternità, e non aveva alcun bisogno di creare uomini che ne combinano di tutti i colori. Dio solitario entra in rapporto con il Figlio solo quando questi appare a Betlemme, diventando uomo per tentare di rimediare il peccato dell’uomo…
In questa ondata di catechèsi bislacca e di teologia sbagliata, nessuna traccia del Dio Trinità, fatto di intelligenza e amore, liberamente traboccante di vita per creare un mondo ‘buono’ e la creatura umana – uomo e donna – ‘molto buona’.
E’ dunque così cattivo il mondo, sono così perversi gli uomini, da non meritare di esistere? Ha sbagliato Dio a creare tutto ciò che esiste? Questa persona turbata si rialza con un supremo atto di fede cieca, abbandonandosi a un Dio incomprensibile e sperando nel giorno in cui vedremo tutto e tutto sarà chiaro.
Tuttavia, come rassegnarsi a questa riduzione di Dio e all’immiserimento dello sguardo sull’uomo? “Io sono contento di esserci; – dico appassionatamente – sono contento che tu ci sia”. Che ci siano le colonne del tempio e il tempio, il sole sulle vetrate e la gente che entra a visitare e pregare.
Di che cosa dunque viviamo? Che cosa fa rivivere e respirare, fa rialzare il capo e dona energia? Che cosa vince il ‘deserto e vuoto’ privo del ristoro di un’oasi e dell’ombra di una pianta? Che cosa rinnova la lucidità dello sguardo e il calore della speranza? Che cosa ripristina il gocciolio della fontana della fede, e riaccende lo sguardo sulla luce del mondo?
“Guardate gli uccelli del cielo e i gigli del campo…” “Vedete il Dio che fa sorgere il sole sui giusti e sui peccatori”. Hanno sentito Cristo parlare e l’hanno visto camminare per le strade del mondo. Come Natalanaele al suo primo incontro con Gesù: in un istante passa dalla diffidenza di chi non si aspetta nulla - men che meno da Nazaret - alla viva percezione di avere incontrato il Salvatore atteso. Come Pietro, che non si ritrova nelle risposte della gente, e vede in lui il Figlio di Dio. Cristo cambia lo sguardo sul peccatore, che si converte; sulla donna perduta, che si ravvede; sul traditore, che viene condannato; sul mondo, condotto a generare cieli nuovi e terra nuova.
Guardiamo la realtà con gli occhi della samaritana che grida di aver incontrato il messia, della donna che gli bagna i piedi di profumo. Con un amore personale, un riconoscimento del cuore, uno sguardo nuovo come quando si sperimenta di essere amati.

IN CERCA DEL CRISTIANESIMO

A fine estate, un'ultima grazia. Non solo il prolungarsi delle giornate di sole, ma la bellezza di nuovi incontri. Arrivi a toccare l'essenziale che entra nell'anima con la scansione delle ore della giornata. "Andiamo a letto come le galline e ci alziamo come i galli", dice sorridendo la monaca sagrestana. Assai prima del canto del gallo le monache trappiste di Vitorchiano, nei pressi di Viterbo, rispondono al primo tocco della campana. Non è particolarmente difficile svegliarsi alle 3 del mattino, se Compieta è alle 19 e vai a letto verso le 20.
La schiera delle settanta e più monache disposte in due file negli stalli della chiesa del monastero ha la solennità e l'evidenza di un popolo. Spuntano alcuni veli bianchi e qualche vestito normale che distinguono le giovani novizie e le postulanti. Presto una decina di monache andrà in Portogallo per una nuova fondazione che si aggiunge alle 7-8 già realizzate in vari continenti.
Nella foresteria del monastero tutto è ordinato e composto al millimetro, gli oggetti della camera e quelli della sala da pranzo. Sei coinvolto per la pulizia e l'ordine: le tre chiavi per l'accesso ai vari locali, i bidoncini distinti per le pulizie, gli orari e la campanella di avviso delle ore di preghiera, i libretti e i fogli per la celebrazione delle ore.
Prima della Messa ecco le sàpide confidenze e le dritte dell’anziano monaco celebrante, fiammingo: "A 5 anni mia mamma mi ha insegnato a lavarmi le mani da solo, e ancora faccio così nella messa” (Non vuole essere aiutato all'offertorio). "Quando sbagliate nelle celebrazioni, cercate di farlo con solennità...".
Nel ritmo delle sette ‘ore’ della preghiera corale, la giornata trascorre tra lavoro e silenzio, con il privilegio di qualche dialogo personale. Vivere per Cristo, nella sua compagnia esteriore e interiore, ricompone la struttura della persona, ne segna il destino, provoca tutte le energie e apre il cuore alla felicità.
Entrando appena nel tessuto di queste vite consacrate a Dio, sorge l’impulso a sollecitare i cristiani a conoscere e visitare luoghi nei quali la fede è proclamata e vissuta. Oggi il deserto d'ignoranza non riguarda più solo la conoscenza dei contenuti della fede ma si allarga nel vuoto di esperienza, come se il cristianesimo non vivesse più da nessuna parte e Cristo fosse sprofondato nella buca del sepolcro. Andate a vedere dove la fede vive, dove ci sono ancora mura che custodiscono una Presenza, dove i campi arati fioriscono con il lavoro di mani e macchine che lodano il Signore, dove la fede diventa forma di vita personale e comunitaria, interiore ed esteriore. Visitate santuari dove si riconosce l’intervento di Dio e dove il popolo di Dio ancora prega. Riconoscete luoghi di esperienza vissuta come la cittadella di Loppiano, come il Meeting di Rimini, come la Comunità Giovanni XXIII di don Benzi. Visitate luoghi di cura e assistenza e incontrate famiglie e persone dove si prega, si ama, si vive la fede e l’amore a Gesù spalancando cuore e porte al mondo.
Nel disfacimento dell'umano, nello spappolamento della società civile e del popolo cristiano, Cristo ancora vive e attrae.

SILENZIO SUL COLLE

Tre giovani vietnamiti, sette africani, due sacerdoti brasiliani, otto suore di quattro diverse congregazioni, tre sacerdoti provenienti da tre diocesi, un diacono che diventa prete a fine mese in una diocesi italiana, e un certo numero di sacerdoti di una stessa congregazione: un piccolo mappamondo della chiesa cattolica, quattro continenti su cinque. La geografia si intreccia con la storia. Nel cammino intrapreso con gli Esercizi spirituali che da domenica sera a venerdì pomeriggio – secondo tradizione - riempiono di silenzio la casa sul colle, ci è dato il tempo per scendere nella profondità del cuore e domandarci chi siamo e che cosa desideriamo, guardando le stelle del cielo e i passi della vita.

Il primo spunto viene dal video della testimonianza di una giovane mamma che racconta della malattia del marito, e della grazia che l’ha accompagnata. Risaliamo alla prima mossa della storia di Abramo; incrociamo i due discepoli che abbandonano il Battista per seguire Cristo; ci imbattiamo in Gesù che invita Zaccheo: "Scendi subito; oggi devo fermarmi a casa tua"; è il binario della settimana, dalla tappa del desiderio alla conversione del cuore e delle mani. Ripercorriamo il fiume dei primi discepoli, che sbocca nel mare della storia della Chiesa rinnovata da Benedetto e dai suoi monaci, sospinti dal desiderio di ‘cercare Dio’. Chiara d'Assisi e il suo maestro Francesco, Ignazio e tutti i fondatori di congregazioni religiose e di gruppi sbocciati nella Chiesa, danno colore alla nostra convivenza e ci rendono partecipi della fioritura di chi ha incontrato il Signore e se ne è lasciato toccare: una memoria che fa vivere il presente. Viene mattina e viene sera, con le due meditazioni che ci buttano a nuotare con ampie bracciate. Interviene l’accento di alcuni autori che segnano i passaggi dell’avventura cristiana, come Guardini e Giussani, e di alcuni poeti che scalpellano i volti e danno carne alle parole. Ecco il grande Eliot, con l'immagine della chiesa che sempre decade e sempre è da edificare; il francese Claudel che nell’Annuncio a Maria costruisce la cattedrale con il cuore e le mani di Pietro di Craon; il suggestivo Péguy con le sue martellanti insistenze. Percorriamo il denso cammino dei monaci di Tibhirine e riconosciamo il permanere del nostro bisogno attraverso la ‘goccia’ di Chopin.

Come un aliante sulla collina, il desiderio del cuore plana nell’abbraccio della familiarità con Cristo. Il sole che fa brillare la croce della Chiesa sul colle, e il dolce panorama che avvolge la casa e si allarga sulle cittadine distese sulla pianura, aprono lo spazio del presente e del futuro. La spruzzata di pioggia dell’ultimo giorno ci invita a scendere a valle, dove altra gente ci attende.

MONTAGNE DI STORIA

Cento milioni di anni fa qui si stendeva una laguna come oggi la si vede alle Bahamas. Qui, dove ora si innalzano le vette delle Dolomiti sullo scenario di San Martino di Castrozza. Dio ha impiegato tutti questi anni per mostrarci lo spettacolo della sua bellezza. Il suo dono fiorisce nella lenta pazienza del tempo, avvenimento dopo avvenimento, goccia dopo goccia, battito su battito.
Anche tutto il procedere della nostra storia personale alza oggi il sipario e si svela come un panorama di monti che sorgono dalla profondità del tempo. Ce ne accorgiamo con una sorpresa di incanto. Succede come nel procedere della storia sacra. Come poteva Abramo, il primo chiamato, contare le stelle e numerare i granelli di sabbia per elencare la fila di uomini e donne che avrebbero portato a compimento la sua storia, arrivando a coinvolgere pure noi? Come poteva Maria immaginare il passaggio di generazione in generazione di tutti coloro che l'avrebbero chiamata beata?
Nelle svolte del tempo, il panorama della vita si chiarisce ad ogni passaggio, svelando le tessere del disegno che sgorga dalla profondità del mistero. Come in un poster nel quale - una foto dopo l'altra - gli amici hanno raccolto i fatti di una, le perle della collana, lo scorrere di strade e sentieri, di giorni e di ore. La semente è fiorita in una pianta, l'albero ha allargato i cerchi degli anni, i volti nuovi sono sopraggiunti componendosi con quelli di chi già c'era. Non è solo la potenza di una fioritura che germoglia. È la grazia nuova delle persone che si incontrano, dei maestri che riaprono il percorso e delle guide che accompagnano, della compagnia che si moltiplica e si infittisce.
Noi siamo la storia che abbiamo vissuto, siamo le persone che abbiamo incontrato, gli amici che abbiamo amato, gli ostacoli che abbiamo superato, i pericoli che abbiamo sfiorato, le contraddizioni che abbiamo subito, le ferite che ci hanno toccato, le grazie che abbiamo ricevuto, le coincidenze che ci hanno esaltato. Tutto - meravigliosamente - è diventato tua carne e tue ossa, purificato dalla grazia del perdono, salvato dal sangue della croce, alimentato dal pane del cammino.
Continuano le trasmigrazioni di Abramo e il deserto di Mosè, la traversata dei discepoli sul lago, la tempesta sedata e la pesca miracolosa. Lui, il Signore riconosciuto da Giovanni e abbracciato dalla Maddalena, ha acceso il fuoco e ha cucinato i pesci e ti attende ancora sull'ultima spiaggia, scrutandoti con la grazia di una domanda tante volte ripetuta: "Mi ami tu?".

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Agili fascicoli raccontano episodi mirabolanti di gente guarita da malattie strane e depressioni rovinose; rapidi dépliant annunciano la venuta in città del famoso psicoterapeuta, che presenta l’ultimo best-seller. Ed ecco un libro regalo per il compleanno dell'amica, nel quale si descrive il 'potere della mente' che realizza interamente ogni potenzialità. Giornali e riviste catturano l’attenzione con diete personalizzate e prescrizioni analitiche sulle 20 cose da fare e altrettante da evitare per una vita ecologica. Amici generosi si prendono cura di te inviandoti giorno per giorno una scenetta di sorriso e di augurio.
La ricerca della felicità invade tutti i settori dell’esistenza e ne percorre tutti i livelli, come i ponti delle autostrade che si intersecano alle periferie delle grandi città, mostrando come uscire dal groviglio delle cose che accadono. Ciascuno elabora un personale prontuario di prescrizioni, formula un proprio galateo che gli promette di stare in pace con sé stesso e con il mondo. A lato di tutto questo, un diluvio di oroscopi e di previsioni fa scendere dalle stelle e dai pianeti il destino di ogni giornata. Aggiungi la succulenta spalmata di santoni e cartomanti televisivi che maneggiano con solerte abilità il presente e il futuro, gli affetti e i soldi.
Dove conducono questi sentieri? Che cosa contengono queste scatole magiche? Meglio l'illusione di un giorno che non la disperazione di una vita!? L'impotenza umana non si rassegna e la promessa vale più della sua realizzazione.
Alla fine della strada, quando si intravvede il vuoto finale e non basta la corda per agganciare il futuro, che cosa ancora rimane da sperare? Quando le illusioni svaniscono e le speranze sono bruciate, che cosa si raccoglie dalla cenere?
Finalmente, sul filo dell’orizzonte, intravedi un corteo di gente che procede dietro a una croce, portando ciascuno in cuore la promessa che gli è stata consegnata nel giorno del Battesimo, e in mano il Vangelo della vita. Cantano e pregano e si accompagnano l’un l’altro lietamente. Ogni tanto qualcuno si stacca, indugia ai bordi della strada, e viene poi riagganciato dal gruppo successivo. Qualcuno che viene da lontano si inserisce nel corteo. Chi conosce la strada sostiene il cammino di tutti verso la mèta riconosciuta. La parabola del viaggio non si perde nel pantano, ma emerge dall’origine della vita e si apre al compimento. Brilla la luce del Maestro, con il soccorso dei sacramenti, il sostegno della compagnia di testimoni e di santi, che rinnovano il coraggio per la grande impresa. La ricerca della felicità non vive di illusioni, ma avanza decisa nella certezza di una grande promessa.

I GIORNI DELLA VITA

Una celebrazione intensa e vera; le due sorelline, con occhi sbarrati o alternativamente in braccio ai nonni o intente a perlustrare non so quale oggetto sotto i banchi, partecipano senza alcun eccesso, come pure altri bambini presenti. L'acqua del Battesimo viene versata tre volte sul capo del fratellino, mentre il canto, classico e vibrante, conduce l'assemblea ad assaporare la profondità del mistero. Un nuovo bambino viene guardato come figlio dal Padre, riconosciuto come fratello da Gesù Figlio di Dio, custodito nell'amore dello Spirito.
Subito dopo la celebrazione il padrino sparisce. Anche nella sua famiglia c'è stata in questi giorni una nascita. Una bimba. Sembra abbia dei problemi. Il giorno dopo veniamo avvisati che la situazione sta precipitando e i genitori decidono di amministrare il Battesimo alla piccola; il papà stesso versa sul capo della bambina poche gocce dell'acqua battesimale. In seguito uno zio sacerdote arriva a benedire mamma, papà e figlia. I genitori avvertono di essere gratificati di una grande consolazione; sono loro stessi a confortare amici e parenti che li contattano per avere notizie. Dopo due o tre giorni la fragile vita della bambina si spegne.
Questo accade nella settimana nella quale rimbalza sui social la notizia del piccolo Alfie, il bambino inglese affetto da grave malattia, per il quale i giovani genitori si trovano in conflitto con la legge inglese, che pretende di interromperne la vita. Il papà vola in Vaticano e Papa Francesco lo riceve personalmente. Il mistero della vita si colloca al centro del cuore, e paradossalmente diventa oggetto di contesa. Le leggi dello Stato inglese - che veniva proclamato come il più democratico del mondo - non ammettono che 'quel' bambino continui a vivere; i ‘giudici’ impediscono persino di lasciarlo ai genitori, che avrebbero già trovato altrove – anche in Italia - la dovuta accoglienza. Il Papa ribadisce e conferma che "l'unico padrone della vita dall'inizio e alla fine naturale è Dio".
Nel nostro mondo rovesciato, siamo diventati padroni di tutto. Lo Stato si riprende l'antico potere spartano di eliminare i figli deboli e non concede nemmeno la libertà di prendersene cura.
Come ai primi tempi del cristianesimo, come nei periodi di barbarie, come nel buio crudele del nazismo e del comunismo bolscevico, si apre davanti a noi la via per testimoniare una libertà più grande, un amore più vero, una ribellione più umana, che permetta di amare la vita bella e quella debole, i figli nostri e quelli degli altri. La via che conduce a sperimentare una paternità più grande e una fraternità più umana, che ci lasci amare figli e fratelli ed estranei per il tempo e per l'eternità.

PS. La sera prima del funerale della bambina battezzata a poche ore dalla nascita, le due sorelline di cui sopra, prima di addormentarsi nei lettini, dialogano con il loro papà; la più grandicella dice che la bambina è andata in cielo. “Perché?”, domanda il papà. “Perché Gesù l’ha chiamata”. La più piccolina alza il braccino e indica il crocifisso alla parete e dice: “Lui, Lui”. Il dialogo prosegue come in un cielo di angeli. Il mondo ricomincia dai bambini.

RESILIENZA COME RISURREZIONE

Resilienza è assai più di resistenza. Resilienza è la capacità di accompagnare l'onda dell'uragano trasformandola in motrice di bene. Non è appena uno spirito di adattamento o una positività di atteggiamento. Resilienza è la spugna secca e imbevuta d'acqua e strizzata, che ritorna sempre al formato iniziale. È la posizione di chi non si limita a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma utilizza anche quello mezzo vuoto. E’ un uomo che, dentro un contesto di guerra e distruzioni, riesce a condurre una vita ‘normale’, andando al lavoro e portando a scuola i bambini.                        Edoardo Tagliani – partito tanti anni fa per la carriera di giornalista e diventato responsabile dell’assistenza che Avsi presta alle popolazioni nel Medioriente di guerra – descrive in questi termini l’audacia, l’adattamento, l’inventiva, la fiducia di chi, nella città distrutta di Qarakosh s'è messo a impiantare - prima delle case o delle chiese o delle fabbriche - un asilo per bambini, come segno di speranza. E’ possibile vivere in modo umano dentro una città distrutta, da cui gli abitanti hanno dovuto scappare nel giro di poche ore per l'arrivo degli assalitori del Daesh? Quando una guerra o uno stato di emergenza permangono per pochi giorni o forse per qualche settimana, si può sospendere ogni attività per poi subito riprenderla. Ma che cosa succede quando l’esilio e la distruzione durano tre anni e mezzo?
Siamo nei giorni di Pasqua e l'accostamento con i fatti accaduti nella piana di Ninive, a Mosul e dintorni, è impressionante. Il giornalista che racconta, descrivendo le situazioni dal vivo e citando per nome persone direttamente conosciute, ha passato vent'anni in Nigeria e ora vive con la famiglia a Beirut, facendo la spola tra campi profughi e città desolate. I suoi tre bambini parlano liberamente tre lingue, a seconda che siano a casa o a scuola e in giro con gli amichetti. Nella settimana di Pasqua gira l’Italia raccontando e mostrando la ‘resilienza’, questo strano fenomeno di ripresa della vita anche nelle condizione più disperate. Una sorta di risurrezione dai sepolcri della disperazione. A una condizione: che si ami la vita, che si amino le persone chiamandole per nome, e il cuore sia abitato da una sorgente di speranza che apre alla gioia e al dono.                          Ascoltando il racconto e guardando le immagini, veniamo percorsi da un brivido. Sono da risanare non solo i muri ma le ferite del cuore e i legami tra le persone. Nella cattedrale dissestata e dilaniata, parroco e fedeli in pochi giorni ripristinano l’altare delle celebrazioni. Miryam, la ragazzina scappata dalla sua città di Qarakosh, della quale abbiamo sotto gli occhi la testimonianza di qualche anno fa, è cresciuta e sorride con occhi brillanti dalla copertina del notiziario ‘Buone Notizie’. La Pasqua prosegue.

QUANDO NASCE UN BAMBINO

Tutto comincia con un bambino. Appena nato o quasi, un bambino subito ti guarda con quegli occhi sbigottiti che scovano il mondo, decisi a scoprirlo in una avventura senza fine. Che cosa nasce quando nasce un bambino? Con un bambino rinasce il mondo, rinasce la donna che, da ragazzina scontrosa e vivace, diventa finalmente mamma attenta a un destino e a un compito; rinasce il giovane sbarazzino, consapevole della responsabilità paterna che lo costruisce. Si rinnova il piccolo mondo tutt'intorno, fatto di zie e cugini e soprattutto di nonne e nonni. L'umanità rinasce dalle radici e si protende verso il cielo. Anche di fronte alle tante miserie e cattiverie del mondo, non è possibile sbarazzarsi della grazia che viene a piovere sul terreno arido dell'umanità attraverso un bambino.
E c'è di più. Nei giorni del Natale percepiamo e sperimentiamo che tutto è cominciato e ancora comincia dal Bambino di Betlemme. Accade all'interno della grande cattedrale avvolta dall'ondata della musica di orchestra e coro, con voci e strumenti addestrati da secoli. Lo vedi e lo senti poi tra le navate percorse dalla fede dell'assemblea liturgica, con la parola annunciata e il canto che sale dalla tradizione e costruisce l'unità di presente e passato, di giovani e vecchi. Un bambino per noi è nato, un figlio ci è stato donato. Dalla nuova semente germoglia ancora l'umanità.
Diventa possibile che un malato ringrazi della malattia che gli fa percepire l'intensità della salvezza venuta dal Natale. Si rinnova l'unità della famiglia e degli amici, in un vincolo sottratto al ricatto dell’altalena dei sentimenti e saldato sull'esperienza della fede condivisa. Riprende la voglia di vivere, che non resta inceppata negli ingranaggi di una economia stentata, e non si ferma delusa nei ghirigori della burocrazia; sorprende tutti la voglia di studiare del bambino, che preferisce i giorni di scuola, quando impara e sta con gli amici, piuttosto che il vuoto dei giorni di vacanza. Tutto nasce da un bambino, da quel Bambino. Ci incamminiamo incontro a lui come le statuine del presepio che vanno verso la capanna, andiamo dietro alla stella della speranza che non procede a caso, ma si ferma sopra una casa con una madre e un bambino. Veniamo ripresi dal nostro vagare sperduti, ciascuno con i propri pensieri e le proprie tentazioni solitarie. Camminiamo con amici e testimoni, con familiari e maestri, gente a cui guardare e con cui sostenere l'anima e le braccia. Ogni bambino che nasce – quel ‘Bambino’! – ci rimette in piedi e ci sospinge a camminare fino alla svolta del prossimo Natale.