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A Villa Nazaret, sabato 18 giugno, il Papa Francesco ha risposto ad alcune domande. Mi pare formidabile la prima risposta.

Il coraggio della scelta - Domanda di Valentina Piras

Santo Padre, prima di maestri, noi giovani abbiamo bisogno di testimoni credibili. Sovente abbiamo la consapevolezza di abitare una realtà complessa nella quale non ci sono punti di riferimento costanti e dove vengono proposte esperienze senza sostanza. A volte siamo ragazzi e adulti ‘parcheggiati’ nella vita, preda dell’illusione del successo e del culto del proprio ego, incapaci di donarci agli altri. Santo Padre, noi vorremmo che Lei ci desse una parola che ci aiuti a far luce sulle tenebre che sovrastano i nostri cuori. Come possiamo ridestare la grandezza e il coraggio di scelte di ampio respiro, di slanci del cuore per affrontare sfide educative e affettive?

Papa Francesco:

Grazie. Una parola-chiave è: “Noi giovani abbiamo bisogno di testimoni credibili”. E questa è proprio la logica del Vangelo: dare testimonianza. Con la propria vita, il modo di vivere, le scelte fatte… Ma testimonianza di che? Di diverse cose. Testimonianza, noi cristiani, di Gesù Cristo che è vivo, ci ha accompagnato: ci ha accompagnato nel dolore, è morto per noi, ma è vivo. Detto così, sembra troppo clericale. Ma io capisco qual è la testimonianza che i giovani cercano: è la testimonianza dello “schiaffo”. Lo schiaffo è una bella testimonianza quotidiana! Quella che ti sveglia, ti dice: “Guarda, non farti illusioni con le idee, con le promesse…”. Anche illusioni più vicine a noi. L’illusione del successo: “No, io vado per questa strada e avrò successo”. Del culto del proprio ego. Oggi, tutti lo sappiamo, lo specchio è di moda! Guardarsi. Il proprio ego, quel narcisismo che ci offre la cultura di oggi. E quando non abbiamo testimonianze, forse la vita ci va bene, guadagniamo bene, abbiamo una professione, c’è un bel posto di lavoro, una famiglia…, ma tu hai detto una parola molto forte: “Siamo uomini e donne parcheggiati nella vita”, cioè che non camminano, che non vanno. Come i conformisti: tutto è abitudine, un’abitudine che ci lascia tranquilli, abbiamo il necessario, non manca niente, grazie a Dio… “Come possiamo ridestare la grandezza e il coraggio di scelte di ampio respiro, di slanci del cuore per affrontare sfide educative e affettive?”. La parola l’ho detta tante volte: rischia! Rischia. Chi non rischia non cammina. “Ma se sbaglio?”. Benedetto il Signore! Sbaglierai di più se tu rimani fermo, ferma: quello è lo sbaglio, lo sbaglio brutto, la chiusura. Rischia. Rischia su ideali nobili, rischia sporcandoti le mani, rischia come ha rischiato quel samaritano della parabola. Quando noi nella vita siamo più o meno tranquilli, c’è sempre la tentazione della paralisi. Non rischiare: stare tranquilli, quieti… “Come possiamo ridestare la grandezza e il coraggio di scelte di ampio respiro”, hai domandato, “di slanci del cuore per affrontare sfide educative e affettive?”. Avvicinati ai problemi, esci da te stesso e rischia, rischia. Altrimenti la tua vita lentamente diventerà una vita paralitica; felice, contenta, con la famiglia, ma lì, parcheggiata – per usare la tua parola. E’ molto triste vedere vite parcheggiate; è molto triste vedere persone che sembrano più mummie da museo che esseri viventi. Rischia! Rischia. E se sbagli, benedetto il Signore. Rischia. Avanti! Non so, questo mi viene di dirti.

Parole di un Ratzinger trentatreennne....

“È invece il pane del pellegrino che Dio ci porge in questo mondo, che ci porge dentro la nostra debolezza”. Così scriveva nel 1960 Joseph Ratzinger. “Idee fondamentali del rinnovamento eucaristico del XX secolo” è un saggio tratto da una conferenza dell’allora giovane professore di teologia. Il testo, anticipato dal quotidiano «Avvenire» apre il primo dei due tomi del volume 7 dell’Opera omnia che raccoglie gli scritti sul Concilio e sarà pubblicato in autunno dalla Libreria Editrice Vaticana
JOSEPH RATZINGER – VATICAN INSIDER 29/05/2016
Negli ultimi tre/quattro secoli, in modo alquanto unilaterale, era stato posto l’ accento sul fatto che nell’ ostia consacrata è presente Dio stesso. È, senza dubbio, qualcosa di molto importante e grande, in fin dei conti è comprensibile che tutta l’ attenzione si concentrasse su questo punto. E tuttavia non è la cosa decisiva in questo sacramento, e soprattutto non è quello che Cristo con la sua istituzione in realtà si proponeva. Il risultato della concezione di un tempo era stato che l’ Eucaristia veniva intesa soprattutto come sacramento da adorare: Dio è presente, dunque bisogna adorarlo. L’ ostensorio fu arricchito sempre più (esiste solo dal tardo Medioevo), il tabernacolo divenne sempre più maestoso, coprendo quasi del tutto la mensa dell’ altare, nacquero le processioni e le preghiere per l’ adorazione eucaristica. Ma soprattutto non si osava quasi più comunicarsi. Dio lo si può adorare: ma lo si può anche ricevere? ...continua a leggere "“La Comunione non è un premio per chi è virtuoso”. J.Ratzinger"

Gli amici riferiscono di un messaggio lasciato negli ultimi giorni da Marco Pannella ai militanti radicali: «Ragazzi, niente tristezza, alla fine abbiamo vinto noi». Vinto, un piccolo partito sempre sul limite della sopravvivenza, sempre lontano dalle stanze del potere? Eppure sì, c’è molto di vero in questo bilancio, e soprattutto pensando al Pannella degli anni Settanta e inizio Ottanta, quello delle battaglie per divorzio e aborto – meno, purtroppo, se ci si riferisce ad altre sue – queste sì belle e condivisibili – lotte: contro la pena di morte, la fame nel mondo, per un carcere sempre umano. ...continua a leggere "Pannella e la libertà, ma quella vera"

Carissimi
Si tratta di una breve risposta a chi ha creduto, in una lunga ed interessante argomentazione, richiamare l’impegno della Chiesa e di ogni cristiano ad assumere una forma più decisiva nel combattere il male sociale che domina nella mentalità moderna.
Certamente esiste da sempre il pericolo di “spiritualizzare” il cristianesimo. Cristo è venuto a salvare e perfezionare tutto ciò che è umano. Non possiamo escludere nulla.
Mi sembra che il problema affrontato dai nostri amici sia piuttosto sul metodo come combattere il male, oppure , se vogliamo andare alla radice, della consistenza del male. La crisi che stiamo affrontando oggi, soprattutto in Europa, è una delle più grandi crisi che conosca la storia, ma la potenza del male non è mai paragonabile alla potenza della fede, alla potenza di Cristo. ...continua a leggere "IL NOSTRO COMPITO… Lettera di Padre Romano Scalfi"

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro Domenica, 24 aprile 2016

«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

Cari ragazzi e ragazze, che grande responsabilità ci affida oggi il Signore! Ci dice che la gente riconoscerà i discepoli di Gesù da come si amano tra di loro. L’amore, in altre parole, è la carta d’identità del cristiano, è l’unico “documento” valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù. L’unico documento valido. Se questo documento scade e non si rinnova continuamente, non siamo più testimoni del Maestro. Allora vi chiedo: volete accogliere l’invito di Gesù a essere suoi discepoli? Volete essere suoi amici fedeli? Il vero amico di Gesù si distingue essenzialmente per l’amore concreto; non l’amore “nelle nuvole”, no, l’amore concreto che risplende nella sua vita. L’amore è sempre concreto. Chi non è concreto e parla dell’amore fa una telenovela, un teleromanzo. ...continua a leggere "PAPA FRANCESCO AL GIUBILEO DEI RAGAZZI E DELLE RAGAZZE"