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PAPA FRANCESCO - UDIENZA GENERALE - Mercoledì, 8 novembre 2017

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, che punterà lo sguardo sul “cuore” della Chiesa, cioè l’Eucaristia. È fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio.
Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale. Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe.
In effetti, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,53-54). ...continua a leggere "La Santa Messa – 1. Introduzione"

Andrea Tornielli scrive: 

L'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi ha ricordato il precedente di Padre Marella, candidato agli altari, che negli anni Cinquanta e Sessanta offriva da mangiare in chiesa a chi non ne aveva

«Posso capire chi si è scandalizzato. È chiaro che c’è un punto importante che riguarda la sacralità del luogo. Ma quello che è successo non significa desacralizzare anzi ci aiuta a capire ancora meglio e a sentire ancora più umana l’eucarestia», ha detto l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche italiane, commentando le polemiche seguite alla decisione di accogliere in San Petronio un migliaio di poveri per il pranzo con Papa Francesco.

Una decisione che poteva essere legittimamente discussa sulla sua opportunità e magari criticata, ma che da alcuni è stata presentata come una vera e propria «profanazione». Siamo di fronte a un esempio di una delle malattie del nostro tempo amplificate dai social: si è smarrito il significato delle parole. Così, la presenza dei poveri a tavola in chiesa diventa una «profanazione», termine che si sarebbe dovuto usare per un'offesa grave nei confronti dell'eucaristia, per un omicidio avvenuto in chiesa, per uno show delle Femen che interrompe una messa.  Il Codice di Diritto canonico (1211), a proposito di profanazioni, recita: «I luoghi sacri sono profanati se in essi si compiono con scandalo azioni gravemente ingiuriose, che a giudizio dell'Ordinario del luogo sono tanto gravi e contrarie alla santità del luogo da non essere più lecito esercitare in essi il culto finché l'ingiuria non venga riparata con il rito penitenziale, a norma dei libri liturgici». È evidente che la mensa per i poveri una tantum, come è avvenuto nei secoli scorsi, anche nella basilica di San Pietro, o come faceva quotidianamente san Gregorio Magno, non rientra affatto in questa categoria. L'incontinenza verbale di cui stiamo parlando è in fondo la stessa che trasforma un dissenso e una critica per alcune parole o atteggiamenti dell'attuale Pontefice in accusa di “eresiaˮ (come è accaduto per la nota "correctio filialisˮ). L'arcivescovo Zuppi, nell'intervista a InBlu Radio ha anche ricordato un precedente recente e bolognese di poveri accolti in chiesa per dar loro da mangiare.

«Qui a Bologna – ha detto - padre Marella, un uomo che negli anni Cinquanta e Sessanta ha animato la carità della città, tutte le domeniche celebrava la messa e faceva un offertorio al contrario: invece di raccogliere distribuiva ai poveri. E quindi mangiava in chiesa insieme a loro, una specie di colazione-pranzo con cui continuava l’agape fraterna. La gioia e la bellezza di questa immagine ci aiuta a capire e contemplare in maniera più religiosa l’unità tra le due mense».

Giuseppe Olinto Marella, nato a Pellestrina (Venezia) nel 1882 e morto a Bologna nel 1969, aveva studiato all’Apollinare di Roma, l’Istituto superiore di studi ecclesiastici, avendo compagno di corso Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII. Laureatosi in Teologia e Filosofia, ordinato prete nel 1904, aveva inaugurato a Pellestrina un Ricreatorio popolare per raccogliere ed educare i bambini della parrocchia. Sono gli anni della lotta senza quartiere al modernismo condotta da Pio X e nel 1909 Marella viene sospeso “a divinisˮ per aver dato ospitalità al suo amico e compagno di seminario Romolo Murri, prete fondatore del cristianesimo sociale in Italia e fautore del partito dei cattolici, scomunicato quello stesso anno per essersi fatto eleggere alla Camera dei Deputati (la scomunica sarà tolta nel 1943 da Pio XII). Don Marella è costretto a lasciare la sua terra e inizia a peregrinare per tutta l'Italia come insegnante. Nel 1924 approda a Bologna come docente di storia e filosofia nei prestigiosi licei. Il 2 febbraio 1925, festa della “Presentazione al Tempio”, il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, da tre anni arcivescovo della città, toglie a don Olinto Marella la sospensione “a divinisˮ, lo riabilita e lo incardina nella diocesi di Bologna, dove può finalmente tornare a fare il prete. Diventa per tutti “Padre Marellaˮ, sceglie di vivere nella periferia della città tra i poveri e i derelitti. Negli anni Trenta trasforma in piccole cappelle alcune cantine dei palazzoni appena costruiti detti degli “umili”. Ospita a casa sua bambini orfani e perseguitati politici. Don Marella sceglie di farsi mendicante, chiedendo lui stesso l'elemosina per i suoi poveri fuori dai cinema o alla stazione, tenendo il suo vecchio basco nero ai passanti. Costruisce nuove chiese e nel Dopoguerra offre accoglienza nelle sue case rifugio a tantissimi orfani, poveri, sbandati. La sua fama di santità cresce tra la gente, come attestano anche le parole di Indro Montanelli (non propriamente un baciapile né un simpatizzante del progressismo) che lo ebbe come insegnante di filosofia e rimase legato a lui. Nel 1960 Giovanni XXIII scrive una lettera al cardinale Giacomo Lercaro, dal 1952 arcivescovo di Bologna, a favore dell’«Opera assistenziale del mio carissimo amico e Padre Marella», inviando l’offerta di un milione.   Nel settembre 1996 il cardinale Giacomo Biffi ha aperto il processo per la beatificazione di padre Marella. L'iter diocesano è stato chiuso il 17 dicembre 2005 dall'arcivescovo Carlo Caffarra, che nell'ottobre 2008 ha concluso anche il processo per il miracolo attribuito all'intercessione di Marella.

Infine, sempre a proposito delle polemiche per i poveri a tavola in San Petronio, sul web domenica 1° ottobre è circolata la presunta notizia di bagni chimici che sarebbero stati montati all'interno della basilica per l'occasione, che ha provocato notevole indignazione. Si trattava perà di una notizia falsa. Alcuni bagni chimici erano stati infatti predisposti, ma all'esterno di San Petronio.

 

 

Consiglio agli amici preti e anche agli amici laici, di leggere questo testo del vescovo Camisasca.  Aiuta a riposare e a lavorare.... 

 

Nell’immagine: V. Van Gogh, Mezzogiorno: riposo dal lavoro, 1890

Meditazione del vescovo Massimo Camisasca

sul senso autentico del riposo

settembre 2017

L’esperienza del riposo è, paradossalmente, un’esperienza difficile da vivere in modo equilibrato e sano per la maggior parte dei preti e forse oggi per moltissimi uomini e donne.
La vita del prete, infatti, è, nei nostri tempi, assediata da molte richieste e perciò da molte attività. Sembra che non ci debba essere posto per il riposo. Anche perché i giorni tradizionalmente assegnati al riposo, quelli che oggi sono chiamati coMn termine laico week-end, e che nella tradizione cristiana sono piuttosto l’inizio della settimana, costituiscono in realtà un tempo di grande occupazione per la maggior parte dei sacerdoti.
Come uscire da questa difficoltà? Innanzitutto occorre riprendere coscienza del significato e del posto del riposo nella nostra vita. In secondo luogo occorre mettere in atto tutto ciò che serve per custodirlo e per viverlo nella sua giusta dimensione. ...continua a leggere "Il riposo che desideriamo"

A Villa Nazaret, sabato 18 giugno, il Papa Francesco ha risposto ad alcune domande. Mi pare formidabile la prima risposta.

Il coraggio della scelta - Domanda di Valentina Piras

Santo Padre, prima di maestri, noi giovani abbiamo bisogno di testimoni credibili. Sovente abbiamo la consapevolezza di abitare una realtà complessa nella quale non ci sono punti di riferimento costanti e dove vengono proposte esperienze senza sostanza. A volte siamo ragazzi e adulti ‘parcheggiati’ nella vita, preda dell’illusione del successo e del culto del proprio ego, incapaci di donarci agli altri. Santo Padre, noi vorremmo che Lei ci desse una parola che ci aiuti a far luce sulle tenebre che sovrastano i nostri cuori. Come possiamo ridestare la grandezza e il coraggio di scelte di ampio respiro, di slanci del cuore per affrontare sfide educative e affettive?

Papa Francesco:

Grazie. Una parola-chiave è: “Noi giovani abbiamo bisogno di testimoni credibili”. E questa è proprio la logica del Vangelo: dare testimonianza. Con la propria vita, il modo di vivere, le scelte fatte… Ma testimonianza di che? Di diverse cose. Testimonianza, noi cristiani, di Gesù Cristo che è vivo, ci ha accompagnato: ci ha accompagnato nel dolore, è morto per noi, ma è vivo. Detto così, sembra troppo clericale. Ma io capisco qual è la testimonianza che i giovani cercano: è la testimonianza dello “schiaffo”. Lo schiaffo è una bella testimonianza quotidiana! Quella che ti sveglia, ti dice: “Guarda, non farti illusioni con le idee, con le promesse…”. Anche illusioni più vicine a noi. L’illusione del successo: “No, io vado per questa strada e avrò successo”. Del culto del proprio ego. Oggi, tutti lo sappiamo, lo specchio è di moda! Guardarsi. Il proprio ego, quel narcisismo che ci offre la cultura di oggi. E quando non abbiamo testimonianze, forse la vita ci va bene, guadagniamo bene, abbiamo una professione, c’è un bel posto di lavoro, una famiglia…, ma tu hai detto una parola molto forte: “Siamo uomini e donne parcheggiati nella vita”, cioè che non camminano, che non vanno. Come i conformisti: tutto è abitudine, un’abitudine che ci lascia tranquilli, abbiamo il necessario, non manca niente, grazie a Dio… “Come possiamo ridestare la grandezza e il coraggio di scelte di ampio respiro, di slanci del cuore per affrontare sfide educative e affettive?”. La parola l’ho detta tante volte: rischia! Rischia. Chi non rischia non cammina. “Ma se sbaglio?”. Benedetto il Signore! Sbaglierai di più se tu rimani fermo, ferma: quello è lo sbaglio, lo sbaglio brutto, la chiusura. Rischia. Rischia su ideali nobili, rischia sporcandoti le mani, rischia come ha rischiato quel samaritano della parabola. Quando noi nella vita siamo più o meno tranquilli, c’è sempre la tentazione della paralisi. Non rischiare: stare tranquilli, quieti… “Come possiamo ridestare la grandezza e il coraggio di scelte di ampio respiro”, hai domandato, “di slanci del cuore per affrontare sfide educative e affettive?”. Avvicinati ai problemi, esci da te stesso e rischia, rischia. Altrimenti la tua vita lentamente diventerà una vita paralitica; felice, contenta, con la famiglia, ma lì, parcheggiata – per usare la tua parola. E’ molto triste vedere vite parcheggiate; è molto triste vedere persone che sembrano più mummie da museo che esseri viventi. Rischia! Rischia. E se sbagli, benedetto il Signore. Rischia. Avanti! Non so, questo mi viene di dirti.

Parole di un Ratzinger trentatreennne....

“È invece il pane del pellegrino che Dio ci porge in questo mondo, che ci porge dentro la nostra debolezza”. Così scriveva nel 1960 Joseph Ratzinger. “Idee fondamentali del rinnovamento eucaristico del XX secolo” è un saggio tratto da una conferenza dell’allora giovane professore di teologia. Il testo, anticipato dal quotidiano «Avvenire» apre il primo dei due tomi del volume 7 dell’Opera omnia che raccoglie gli scritti sul Concilio e sarà pubblicato in autunno dalla Libreria Editrice Vaticana
JOSEPH RATZINGER – VATICAN INSIDER 29/05/2016
Negli ultimi tre/quattro secoli, in modo alquanto unilaterale, era stato posto l’ accento sul fatto che nell’ ostia consacrata è presente Dio stesso. È, senza dubbio, qualcosa di molto importante e grande, in fin dei conti è comprensibile che tutta l’ attenzione si concentrasse su questo punto. E tuttavia non è la cosa decisiva in questo sacramento, e soprattutto non è quello che Cristo con la sua istituzione in realtà si proponeva. Il risultato della concezione di un tempo era stato che l’ Eucaristia veniva intesa soprattutto come sacramento da adorare: Dio è presente, dunque bisogna adorarlo. L’ ostensorio fu arricchito sempre più (esiste solo dal tardo Medioevo), il tabernacolo divenne sempre più maestoso, coprendo quasi del tutto la mensa dell’ altare, nacquero le processioni e le preghiere per l’ adorazione eucaristica. Ma soprattutto non si osava quasi più comunicarsi. Dio lo si può adorare: ma lo si può anche ricevere? ...continua a leggere "“La Comunione non è un premio per chi è virtuoso”. J.Ratzinger"

Gli amici riferiscono di un messaggio lasciato negli ultimi giorni da Marco Pannella ai militanti radicali: «Ragazzi, niente tristezza, alla fine abbiamo vinto noi». Vinto, un piccolo partito sempre sul limite della sopravvivenza, sempre lontano dalle stanze del potere? Eppure sì, c’è molto di vero in questo bilancio, e soprattutto pensando al Pannella degli anni Settanta e inizio Ottanta, quello delle battaglie per divorzio e aborto – meno, purtroppo, se ci si riferisce ad altre sue – queste sì belle e condivisibili – lotte: contro la pena di morte, la fame nel mondo, per un carcere sempre umano. ...continua a leggere "Pannella e la libertà, ma quella vera"

Carissimi
Si tratta di una breve risposta a chi ha creduto, in una lunga ed interessante argomentazione, richiamare l’impegno della Chiesa e di ogni cristiano ad assumere una forma più decisiva nel combattere il male sociale che domina nella mentalità moderna.
Certamente esiste da sempre il pericolo di “spiritualizzare” il cristianesimo. Cristo è venuto a salvare e perfezionare tutto ciò che è umano. Non possiamo escludere nulla.
Mi sembra che il problema affrontato dai nostri amici sia piuttosto sul metodo come combattere il male, oppure , se vogliamo andare alla radice, della consistenza del male. La crisi che stiamo affrontando oggi, soprattutto in Europa, è una delle più grandi crisi che conosca la storia, ma la potenza del male non è mai paragonabile alla potenza della fede, alla potenza di Cristo. ...continua a leggere "IL NOSTRO COMPITO… Lettera di Padre Romano Scalfi"

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro Domenica, 24 aprile 2016

«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

Cari ragazzi e ragazze, che grande responsabilità ci affida oggi il Signore! Ci dice che la gente riconoscerà i discepoli di Gesù da come si amano tra di loro. L’amore, in altre parole, è la carta d’identità del cristiano, è l’unico “documento” valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù. L’unico documento valido. Se questo documento scade e non si rinnova continuamente, non siamo più testimoni del Maestro. Allora vi chiedo: volete accogliere l’invito di Gesù a essere suoi discepoli? Volete essere suoi amici fedeli? Il vero amico di Gesù si distingue essenzialmente per l’amore concreto; non l’amore “nelle nuvole”, no, l’amore concreto che risplende nella sua vita. L’amore è sempre concreto. Chi non è concreto e parla dell’amore fa una telenovela, un teleromanzo. ...continua a leggere "PAPA FRANCESCO AL GIUBILEO DEI RAGAZZI E DELLE RAGAZZE"