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CRISTIANI PECCATORI, CHIESA SANTA

 “Penso a nostra Madre, la Santa Madre Chiesa. Gli ultimi tre numeri sulla santità (nel documento finale del Sinodo sui giovani) fanno vedere cosa è la Chiesa: la nostra Madre è Santa, ma noi figli siamo peccatori. Siamo peccatori tutti. Non dimentichiamo quell’espressione dei Padri, la “casta meretrix”, la Chiesa santa, la Madre santa con figli peccatori.” Così si esprime Papa Francesco nel discorso che conclude il Sinodo. La Chiesa è come una buona famiglia nella quale c’è qualche figlio scapestrato. Possiamo anzi dire che ogni componente della Chiesa, come ogni membro della famiglia, è peccatore per la sua parte. E’ quello che in ogni Messa proclama la liturgia eucaristica: “Signore, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa”. A volte sentiamo che questa espressione viene stravolta in un’altra: “Non guardare ai peccati ma alla fede della tua Chiesa”: anche dall’altare ci si fa accusatori della Chiesa, e si smorza la speranza e la fiducia dei cristiani. Dice ancora il Papa: “Ma la Chiesa non va sporcata; i figli sì, siamo sporchi tutti, ma la Madre no. E per questo è il momento di difendere la Madre”. In molte occasioni, quando sentiamo accusare la Chiesa per lo scandalo di qualcuno dei suoi figli, è come se sentissimo offendere la Madre che ci ha dato la vita e ancora ci dona il respiro della fede.

Da chi potremo andare, dunque, se viene rubata la fiducia nella Chiesa e viene bloccata la possibilità di fidarci di una Madre e di un cammino al quale Gesù stesso ci affida? Resteremo nella nostra solitudine, arroccati in un giudizio di condanna e chiusi nella presunzione di inventare noi stessi strade migliori che conducano a santità e salvezza? Detto con l’efficacia di sintesi della lingua latina, la santità della Chiesa viene definita da tre parole: sancta, sancti, sancte.

Sancta: la Chiesa è costituita da realtà sante, che sono in modo particolare la Parola di Dio custodita e proclamata, le azioni sacramentati nelle quali Cristo stesso agisce, e i luoghi stessi che ospitano la presenza del Signore.                                                         Sancti: la fisionomia della Chiesa risplende nel volto dei santi che brillano nella luce delle vetrate delle Chiese e nelle opere di carità e verità che ne continuano la storia. Sancte: vivere e operare santamente imitando il Signore Gesù e la vita dei santi che hanno attraversato la storia e la geografia, rinnovando la faccia della terra. L’immagine compiuta della Chiesa è impersonata in una Donna tutta santa, Maria di Nazaret: abbracciati e accompagnati da lei, i cristiani di tutte le generazioni, purificati dalla misericordia, vengono attratti alla santità.

i giorni
TUTTI E CIASCUNO

Tu dici 'i poveri', tu dici 'le famiglie', tu dici 'i bambini', i migranti, gli islamici, i marocchini e via dicendo. Poi, improvvisamente sulle strisce pedonali ti trovi di fronte D. tutto curvo, che procede a passettini a sghimbescio e scambi due parole veloci; in un dialogo fortuito incroci quella famiglia tagliata a metà da un disaccordo tra fratelli; ti imbatti nella ragazza straniera malmenata dall'amico e dall'amica, e altri stranieri ti chiedono di conoscere il cristianesimo. E via di seguito. Non incontri ‘categorie’, non hai di fronte numeri, sigle, statistiche. C’è il tale e la tale, con quella faccia, quel carattere, quel nome. E improvvisamente tutto cambia. Non puoi passare dritto come il sacerdote e il levita della parabola, non puoi limitarti a ragionare per parametri che salgono e scendono come nelle riviste di sociologia, non puoi procedere per scadenze e programmi. Devi fermarti, scendere dalla tua posizione, come Gesù di fronte al grido del cieco e del lebbroso; come Gesù che ha guardato – tra la folla che premeva da ogni lato - la donna che perdeva sangue. Ti fermi mentre hai fretta, quando non hai voglia e non tocca a te. Imbarchi ondate di parole e di problemi che non sai come risolvere e, mentre ascolti, ti sorprende la memoria di quante opere di carità sono nate dall’incontro con una singola persona, dall’imbattersi in un bisogno particolare: don Bosco con il primo ragazzino, il Cottolengo con la donna morta di parto, don Gnocchi con ciascuno dei soldati e poi dei mutilatini, e mille altri. Si sono mossi prima di aver tempo di organizzare un programma, di contare le persone, di impiantare una struttura. Tutto si è svolto in una sorta di corpo a corpo, guardandosi in faccia, afferrando una spalla, aprendo la propria casa.
Tante volte ti càpita davanti la singola persona: il racconto di un dramma familiare si prolunga nel dialogo della confessione; la vita scende negli abissi della violenza e risale la china faticosa del perdono; la speranza torna a fiorire quando lo sguardo si posa sul crocifisso e si apre la strada della condivisione della Passione e della gioia della sua Risurrezione. Nell’esperienza dell’incontro, percorri i passi dell’Eucaristia celebrata: la parola che annuncia e consola, l’offertorio, il sacrificio, la comunione. “Per voi e per tutti”, come proclama Gesù nella preghiera eucaristica. E per ciascuno. Quando arriva il momento della comunione, davanti a ciascuna persona proclami: “Il Corpo di Cristo”. Ciascuno è unico, amato e creato, redento e salvato da Cristo. Ciascuno ridiventa se stesso davanti a Colui che lo salva chiamandolo per nome.

Catechesi sui Comandamenti, 11/A: Non commettere adulterio

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel nostro itinerario di catechesi sui Comandamenti arriviamo oggi alla Sesta Parola, che riguarda la dimensione affettiva e sessuale, e recita: «Non commettere adulterio».

Il richiamo immediato è alla fedeltà, e in effetti nessun rapporto umano è autentico senza fedeltà e lealtà.

Non si può amare solo finché “conviene”; l’amore si manifesta proprio oltre la soglia del proprio tornaconto, quando si dona tutto senza riserve. Come afferma il Catechismo: «L’amore vuole essere definitivo. Non può essere “fino a nuovo ordine”» (n. 1646). La fedeltà è la caratteristica della relazione umana libera, matura, responsabile. Anche un amico si dimostra autentico perché resta tale in qualunque evenienza, altrimenti non è un amico. Cristo rivela l’amore autentico, Lui che vive dell’amore sconfinato del Padre, e in forza di questo è l’Amico fedele che ci accoglie anche quando sbagliamo e vuole sempre il nostro bene, anche quando non lo meritiamo.

L’essere umano ha bisogno di essere amato senza condizioni, e chi non riceve questa accoglienza porta in sé una certa incompletezza, spesso senza saperlo. Il cuore umano cerca di riempire questo vuoto con dei surrogati, accettando compromessi e mediocrità che dell’amore hanno solo un vago sapore. Il rischio è quello di chiamare “amore” delle relazioni acerbe e immature, con l’illusione di trovare luce di vita in qualcosa che, nel migliore dei casi, ne è solo un riflesso. ...continua a leggere "PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 24 ottobre 2018"

UN CAMMINO GIOVANE

Spumeggia dai siti internet, ma non molte spruzzate arrivano nella stampa usuale e nel parlare comune. Il Sinodo dei Vescovi in corso a Roma continua tuttavia ad aprire ventagli di interesse sui ‘giovani’, nella società e nella chiesa, nelle famiglie e nei gruppi. Che cosa permette agli adulti, e in specie a genitori ed educatori, di intercettare la domanda dei giovani, prima che venga appiattita nella comune omologazione o si spenga nella rassegnazione?

Ad accendere il fuoco non basta più il richiamo a una tradizione ricca di valore e di valori e illuminata da presenze significative di santi, preti, suore, laici. Nemmeno la provocazione a buone decisioni, a ideali e prospettive di rinnovamento, o l’invenzione di nuovi progetti e programmi, di iniziative originali e coinvolgenti, arrivano a svegliare l’interesse e a muovere la partecipazione.

Che cosa è successo quando il cristianesimo è apparso la prima volta sulla soglia della storia? Un fenomeno nuovo, un fatto imprevedibile suscitato da una radicale iniziativa di Dio. Una ‘cosa impossibile all'uomo’ scuote una ragazza di nome Maria. Un invito discreto ma deciso mette Giovanni e Andrea sulle tracce dell’Uomo atteso e sconosciuto. Inizia una scoperta affascinante che risveglia la voglia di partecipare all’avventura del vivere.  Ha continuato ad accadere. Anche a noi. Una scossa, un turbamento, un cambiamento, una rivoluzione, un amore, un attaccamento, una scoperta di se stessi, corpo e anima, cuore e ragione, tempo ed eternità. Abbiamo ancora sotto gli occhi il fatto che ci ha risvegliato, la persona che abbiamo incontrato, l’avvenimento che ci ha preso dentro una compagnia di amici, conquistati da un’invincibile attrattiva.  Quale vento potrà risvegliare una brezza che raggiunga i giovani delle nostre strade, delle scuole, dei siti internet? Un luogo dove tornare a ‘dire io’ con verità, una spinta ad andare oltre.

Per una mattinata domenicale, la città viene invasa da una frotta di giovani: gioco, canti, pranzo, testimonianze. Un’esperienza di bellezza e di unità, un’amicizia che apre il cammino. E’ accaduto a Chioggia e in altre città. Continua ad accadere in vari modi, non con i fuochi di paglia della festa che subito finisce, ma con l’attrattiva di una strada che si apre. Un cammino dove tutto quello che succede aiuta a crescere nella consapevolezza di che cosa è importante. Imparare a giudicare, ad amare, a starci all’avventura della vita. Come la spia d’accensione dell’auto, come il primo fiotto d’acqua alla sorgente, come il desiderio del sole al mattino.                    L’accadere di questo avvenimento chiama in causa la grazia di Dio e provoca gli adulti – genitori ed educatori -  a non ripiegarsi a contare i passi del cammino, ma a lanciarsi – essi per primi - al sèguito del Maestro e Signore della vita.

 

NUOVA NAVIGAZIONE

Due fenomeni si rincorrono quando un sacerdote esce dalla parrocchia in cui ha prestato servizio ed entra in un'altra. L'uscita rappresenta uno stacco da persone, attività, programmi, luoghi. È un allontanamento dalla casa e dalla famiglia, da una impostazione di vita e di lavoro, di orari e di programmi. Il nuovo ingresso ha il timore dell'incertezza e l'attrattiva della novità, il richiamo della scoperta di persone e cose e lo slancio verso un futuro ignoto ma promettente. Qualcosa di simile accade anche nei parrocchiani più fedeli e partecipi. Anch'essi avvertono la scossa dell'uscita e la prospettiva del nuovo ingresso. Quando la fede è desta, il senso della Chiesa è vivo e il desiderio è ardente, può avvenire nelle persone un sommovimento positivo che sospinge a valorizzare quanto si è vissuto con il parroco ormai partito, e che si apre a un nuovo slancio. La fede è sempre una strada di scoperta, e compagni e guide nel cammino costituiscono sempre una novità.
Accade anche che il 'vecchio parroco' non venga lanciato in una nuova avventura pastorale, ma vada a planare ai margini di un campo dove rimane in panchina a godersi la partita giocata da altri protagonisti. Non gli spettano né le strategie né le dritte da lanciare ai giocatori, né i passaggi di palla, né i tiri in porta. Il 'vecchio parroco' è chiamato a svolgere pochissime mansioni di supporto - forse come il ragazzo raccattapalle o che porge la bottiglietta d'acqua. L'unica, infinita partita che gli resta da giocare è nel suo rapporto con il Responsabile ultimo della squadra, con il quale potrà indugiare in silenziosi colloqui, facendosi accompagnare dall'esperienza dei santi più contemplativi. Per il resto, rimane disposto agli scambi, fortuiti e occasionali, con chi gli accadrà di incrociare.
Nella nuova partita il silenzio conta più della parola, la testimonianza più dell'organizzazione, la santità più dell'abilità. Il campo d'azione è sgombro di ogni strategia, liberato da ogni strumentazione, per un gioco libero che assecondi il vento della grazia. Una condizione siffatta provoca un’uscita da se stessi, domanda povertà di spirito, fiducia nell'opera misteriosa del Signore e apertura ad ogni persona. Come non mai, nessuna delle nuove persone incontrate potrà venire qualificata a seconda delle doti e delle prestazioni, ma dovrà essere accolta nella sua realtà di giusto e peccatore, di giovane o vecchio, piacevole o importuno. Si naviga come una barchetta a rimorchio dei grandi barconi della flotta della Chiesa, raccattando qua e là un relitto o un naufrago, lanciando un salvagente o un pezzo di corda, godendosi l'avventura del viaggio e l’ebbrezza della libertà di spirito. Fino all'arrivo al porto finale dove, presto o tardi, tutte le piccole e le grandi imbarcazioni vengono a raccogliersi.

L’uomo si gira e rigira sulla sedia. I dubbi diventano tormento, le domande non si esauriscono. Scandalizzato per il male nel mondo, che nessuno riesce a fermare, chiama in causa Dio. Dichiara che Dio è solitario nell’eternità, e non aveva alcun bisogno di creare uomini che ne combinano di tutti i colori. Dio solitario entra in rapporto con il Figlio solo quando questi appare a Betlemme, diventando uomo per tentare di rimediare il peccato dell’uomo…
In questa ondata di catechèsi bislacca e di teologia sbagliata, nessuna traccia del Dio Trinità, fatto di intelligenza e amore, liberamente traboccante di vita per creare un mondo ‘buono’ e la creatura umana – uomo e donna – ‘molto buona’.
E’ dunque così cattivo il mondo, sono così perversi gli uomini, da non meritare di esistere? Ha sbagliato Dio a creare tutto ciò che esiste? Questa persona turbata si rialza con un supremo atto di fede cieca, abbandonandosi a un Dio incomprensibile e sperando nel giorno in cui vedremo tutto e tutto sarà chiaro.
Tuttavia, come rassegnarsi a questa riduzione di Dio e all’immiserimento dello sguardo sull’uomo? “Io sono contento di esserci; – dico appassionatamente – sono contento che tu ci sia”. Che ci siano le colonne del tempio e il tempio, il sole sulle vetrate e la gente che entra a visitare e pregare.
Di che cosa dunque viviamo? Che cosa fa rivivere e respirare, fa rialzare il capo e dona energia? Che cosa vince il ‘deserto e vuoto’ privo del ristoro di un’oasi e dell’ombra di una pianta? Che cosa rinnova la lucidità dello sguardo e il calore della speranza? Che cosa ripristina il gocciolio della fontana della fede, e riaccende lo sguardo sulla luce del mondo?
“Guardate gli uccelli del cielo e i gigli del campo…” “Vedete il Dio che fa sorgere il sole sui giusti e sui peccatori”. Hanno sentito Cristo parlare e l’hanno visto camminare per le strade del mondo. Come Natalanaele al suo primo incontro con Gesù: in un istante passa dalla diffidenza di chi non si aspetta nulla - men che meno da Nazaret - alla viva percezione di avere incontrato il Salvatore atteso. Come Pietro, che non si ritrova nelle risposte della gente, e vede in lui il Figlio di Dio. Cristo cambia lo sguardo sul peccatore, che si converte; sulla donna perduta, che si ravvede; sul traditore, che viene condannato; sul mondo, condotto a generare cieli nuovi e terra nuova.
Guardiamo la realtà con gli occhi della samaritana che grida di aver incontrato il messia, della donna che gli bagna i piedi di profumo. Con un amore personale, un riconoscimento del cuore, uno sguardo nuovo come quando si sperimenta di essere amati.

IN CERCA DEL CRISTIANESIMO

A fine estate, un'ultima grazia. Non solo il prolungarsi delle giornate di sole, ma la bellezza di nuovi incontri. Arrivi a toccare l'essenziale che entra nell'anima con la scansione delle ore della giornata. "Andiamo a letto come le galline e ci alziamo come i galli", dice sorridendo la monaca sagrestana. Assai prima del canto del gallo le monache trappiste di Vitorchiano, nei pressi di Viterbo, rispondono al primo tocco della campana. Non è particolarmente difficile svegliarsi alle 3 del mattino, se Compieta è alle 19 e vai a letto verso le 20.
La schiera delle settanta e più monache disposte in due file negli stalli della chiesa del monastero ha la solennità e l'evidenza di un popolo. Spuntano alcuni veli bianchi e qualche vestito normale che distinguono le giovani novizie e le postulanti. Presto una decina di monache andrà in Portogallo per una nuova fondazione che si aggiunge alle 7-8 già realizzate in vari continenti.
Nella foresteria del monastero tutto è ordinato e composto al millimetro, gli oggetti della camera e quelli della sala da pranzo. Sei coinvolto per la pulizia e l'ordine: le tre chiavi per l'accesso ai vari locali, i bidoncini distinti per le pulizie, gli orari e la campanella di avviso delle ore di preghiera, i libretti e i fogli per la celebrazione delle ore.
Prima della Messa ecco le sàpide confidenze e le dritte dell’anziano monaco celebrante, fiammingo: "A 5 anni mia mamma mi ha insegnato a lavarmi le mani da solo, e ancora faccio così nella messa” (Non vuole essere aiutato all'offertorio). "Quando sbagliate nelle celebrazioni, cercate di farlo con solennità...".
Nel ritmo delle sette ‘ore’ della preghiera corale, la giornata trascorre tra lavoro e silenzio, con il privilegio di qualche dialogo personale. Vivere per Cristo, nella sua compagnia esteriore e interiore, ricompone la struttura della persona, ne segna il destino, provoca tutte le energie e apre il cuore alla felicità.
Entrando appena nel tessuto di queste vite consacrate a Dio, sorge l’impulso a sollecitare i cristiani a conoscere e visitare luoghi nei quali la fede è proclamata e vissuta. Oggi il deserto d'ignoranza non riguarda più solo la conoscenza dei contenuti della fede ma si allarga nel vuoto di esperienza, come se il cristianesimo non vivesse più da nessuna parte e Cristo fosse sprofondato nella buca del sepolcro. Andate a vedere dove la fede vive, dove ci sono ancora mura che custodiscono una Presenza, dove i campi arati fioriscono con il lavoro di mani e macchine che lodano il Signore, dove la fede diventa forma di vita personale e comunitaria, interiore ed esteriore. Visitate santuari dove si riconosce l’intervento di Dio e dove il popolo di Dio ancora prega. Riconoscete luoghi di esperienza vissuta come la cittadella di Loppiano, come il Meeting di Rimini, come la Comunità Giovanni XXIII di don Benzi. Visitate luoghi di cura e assistenza e incontrate famiglie e persone dove si prega, si ama, si vive la fede e l’amore a Gesù spalancando cuore e porte al mondo.
Nel disfacimento dell'umano, nello spappolamento della società civile e del popolo cristiano, Cristo ancora vive e attrae.

SILENZIO SUL COLLE

Tre giovani vietnamiti, sette africani, due sacerdoti brasiliani, otto suore di quattro diverse congregazioni, tre sacerdoti provenienti da tre diocesi, un diacono che diventa prete a fine mese in una diocesi italiana, e un certo numero di sacerdoti di una stessa congregazione: un piccolo mappamondo della chiesa cattolica, quattro continenti su cinque. La geografia si intreccia con la storia. Nel cammino intrapreso con gli Esercizi spirituali che da domenica sera a venerdì pomeriggio – secondo tradizione - riempiono di silenzio la casa sul colle, ci è dato il tempo per scendere nella profondità del cuore e domandarci chi siamo e che cosa desideriamo, guardando le stelle del cielo e i passi della vita.

Il primo spunto viene dal video della testimonianza di una giovane mamma che racconta della malattia del marito, e della grazia che l’ha accompagnata. Risaliamo alla prima mossa della storia di Abramo; incrociamo i due discepoli che abbandonano il Battista per seguire Cristo; ci imbattiamo in Gesù che invita Zaccheo: "Scendi subito; oggi devo fermarmi a casa tua"; è il binario della settimana, dalla tappa del desiderio alla conversione del cuore e delle mani. Ripercorriamo il fiume dei primi discepoli, che sbocca nel mare della storia della Chiesa rinnovata da Benedetto e dai suoi monaci, sospinti dal desiderio di ‘cercare Dio’. Chiara d'Assisi e il suo maestro Francesco, Ignazio e tutti i fondatori di congregazioni religiose e di gruppi sbocciati nella Chiesa, danno colore alla nostra convivenza e ci rendono partecipi della fioritura di chi ha incontrato il Signore e se ne è lasciato toccare: una memoria che fa vivere il presente. Viene mattina e viene sera, con le due meditazioni che ci buttano a nuotare con ampie bracciate. Interviene l’accento di alcuni autori che segnano i passaggi dell’avventura cristiana, come Guardini e Giussani, e di alcuni poeti che scalpellano i volti e danno carne alle parole. Ecco il grande Eliot, con l'immagine della chiesa che sempre decade e sempre è da edificare; il francese Claudel che nell’Annuncio a Maria costruisce la cattedrale con il cuore e le mani di Pietro di Craon; il suggestivo Péguy con le sue martellanti insistenze. Percorriamo il denso cammino dei monaci di Tibhirine e riconosciamo il permanere del nostro bisogno attraverso la ‘goccia’ di Chopin.

Come un aliante sulla collina, il desiderio del cuore plana nell’abbraccio della familiarità con Cristo. Il sole che fa brillare la croce della Chiesa sul colle, e il dolce panorama che avvolge la casa e si allarga sulle cittadine distese sulla pianura, aprono lo spazio del presente e del futuro. La spruzzata di pioggia dell’ultimo giorno ci invita a scendere a valle, dove altra gente ci attende.

MONTAGNE DI STORIA

Cento milioni di anni fa qui si stendeva una laguna come oggi la si vede alle Bahamas. Qui, dove ora si innalzano le vette delle Dolomiti sullo scenario di San Martino di Castrozza. Dio ha impiegato tutti questi anni per mostrarci lo spettacolo della sua bellezza. Il suo dono fiorisce nella lenta pazienza del tempo, avvenimento dopo avvenimento, goccia dopo goccia, battito su battito.
Anche tutto il procedere della nostra storia personale alza oggi il sipario e si svela come un panorama di monti che sorgono dalla profondità del tempo. Ce ne accorgiamo con una sorpresa di incanto. Succede come nel procedere della storia sacra. Come poteva Abramo, il primo chiamato, contare le stelle e numerare i granelli di sabbia per elencare la fila di uomini e donne che avrebbero portato a compimento la sua storia, arrivando a coinvolgere pure noi? Come poteva Maria immaginare il passaggio di generazione in generazione di tutti coloro che l'avrebbero chiamata beata?
Nelle svolte del tempo, il panorama della vita si chiarisce ad ogni passaggio, svelando le tessere del disegno che sgorga dalla profondità del mistero. Come in un poster nel quale - una foto dopo l'altra - gli amici hanno raccolto i fatti di una, le perle della collana, lo scorrere di strade e sentieri, di giorni e di ore. La semente è fiorita in una pianta, l'albero ha allargato i cerchi degli anni, i volti nuovi sono sopraggiunti componendosi con quelli di chi già c'era. Non è solo la potenza di una fioritura che germoglia. È la grazia nuova delle persone che si incontrano, dei maestri che riaprono il percorso e delle guide che accompagnano, della compagnia che si moltiplica e si infittisce.
Noi siamo la storia che abbiamo vissuto, siamo le persone che abbiamo incontrato, gli amici che abbiamo amato, gli ostacoli che abbiamo superato, i pericoli che abbiamo sfiorato, le contraddizioni che abbiamo subito, le ferite che ci hanno toccato, le grazie che abbiamo ricevuto, le coincidenze che ci hanno esaltato. Tutto - meravigliosamente - è diventato tua carne e tue ossa, purificato dalla grazia del perdono, salvato dal sangue della croce, alimentato dal pane del cammino.
Continuano le trasmigrazioni di Abramo e il deserto di Mosè, la traversata dei discepoli sul lago, la tempesta sedata e la pesca miracolosa. Lui, il Signore riconosciuto da Giovanni e abbracciato dalla Maddalena, ha acceso il fuoco e ha cucinato i pesci e ti attende ancora sull'ultima spiaggia, scrutandoti con la grazia di una domanda tante volte ripetuta: "Mi ami tu?".

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Agili fascicoli raccontano episodi mirabolanti di gente guarita da malattie strane e depressioni rovinose; rapidi dépliant annunciano la venuta in città del famoso psicoterapeuta, che presenta l’ultimo best-seller. Ed ecco un libro regalo per il compleanno dell'amica, nel quale si descrive il 'potere della mente' che realizza interamente ogni potenzialità. Giornali e riviste catturano l’attenzione con diete personalizzate e prescrizioni analitiche sulle 20 cose da fare e altrettante da evitare per una vita ecologica. Amici generosi si prendono cura di te inviandoti giorno per giorno una scenetta di sorriso e di augurio.
La ricerca della felicità invade tutti i settori dell’esistenza e ne percorre tutti i livelli, come i ponti delle autostrade che si intersecano alle periferie delle grandi città, mostrando come uscire dal groviglio delle cose che accadono. Ciascuno elabora un personale prontuario di prescrizioni, formula un proprio galateo che gli promette di stare in pace con sé stesso e con il mondo. A lato di tutto questo, un diluvio di oroscopi e di previsioni fa scendere dalle stelle e dai pianeti il destino di ogni giornata. Aggiungi la succulenta spalmata di santoni e cartomanti televisivi che maneggiano con solerte abilità il presente e il futuro, gli affetti e i soldi.
Dove conducono questi sentieri? Che cosa contengono queste scatole magiche? Meglio l'illusione di un giorno che non la disperazione di una vita!? L'impotenza umana non si rassegna e la promessa vale più della sua realizzazione.
Alla fine della strada, quando si intravvede il vuoto finale e non basta la corda per agganciare il futuro, che cosa ancora rimane da sperare? Quando le illusioni svaniscono e le speranze sono bruciate, che cosa si raccoglie dalla cenere?
Finalmente, sul filo dell’orizzonte, intravedi un corteo di gente che procede dietro a una croce, portando ciascuno in cuore la promessa che gli è stata consegnata nel giorno del Battesimo, e in mano il Vangelo della vita. Cantano e pregano e si accompagnano l’un l’altro lietamente. Ogni tanto qualcuno si stacca, indugia ai bordi della strada, e viene poi riagganciato dal gruppo successivo. Qualcuno che viene da lontano si inserisce nel corteo. Chi conosce la strada sostiene il cammino di tutti verso la mèta riconosciuta. La parabola del viaggio non si perde nel pantano, ma emerge dall’origine della vita e si apre al compimento. Brilla la luce del Maestro, con il soccorso dei sacramenti, il sostegno della compagnia di testimoni e di santi, che rinnovano il coraggio per la grande impresa. La ricerca della felicità non vive di illusioni, ma avanza decisa nella certezza di una grande promessa.